Quando una telefonata impegnava un pomeriggio.

– Puoi venire con me a telefonare? – Mi aveva chiesto la mia amica Maria. Certamente non potevo rifiutarle questo piacere. Eravamo agli inizi degli anni sessanta e ci trovavamo in una casa di montagna in Val Camonica, lontano dai centri abitati
Si era alla fine di giugno, ma come capita spesso in montagna, l’estate sembrava scomparsa di colpo: pioggia mista a nevischio e vento gelido ci sferzarono durante tutto il cammino lungo una strada sterrata, che sembrava appesa al fianco della montagna; finalmente vedemmo l’agognata insegna del telefono pubblico accanto a quella di un bar isolato su quella che più che una strada sembrava una mulattiera.
Al nostro ingresso fummo assalite dall’odore di vino e di tabacco, mentre alcune facce di montanari segnate dalle fatiche e dal tempo ci scrutarono stupite; certamente si chiedevano cosa ci facessero  lì due ragazze con quel tempaccio .
Maria non si perse d’animo e si avvicinò al gestore chiedendogli di poter chiamare al telefono la persona che doveva contattare.
Il centralino dopo un po’ ci disse di attendere. E noi attendemmo in un angolo pazientemente.

Il fatto è che il centralino doveva contattare il posto pubblico della località interessata, lì  qualcuno doveva andare a chiamare la persona richiesta, che a sua volta doveva raggiungere il posto telefonico pubblico e dare l’ok . A questo punto la telefonata poteva aver luogo  e se il gestore era dotato di contatore, la telefonata poteva procedere tranquillamente, ma se dovevi inserire i gettoni dovevi stare attento al bip che segnalava la prossima fine del collegamento.
Quando Maria potè telefonare era ormai passato tutto il pomeriggio e rientrammo alla base che faceva quasi buio.

Ai nostri giorni tutto questo sembra appartenere alla preistoria, perciò  io non finirò mai di restare a bocca aperta davanti ai progressi attuali dei mezzi di comunicazione.

Teppisti allo stadio.

12 OTTOBRE ORE 23 : Ho appena assistito a un avvenimento triste: una partita della Nazionale di calcio sospesa per le intemperanze di un manipolo di energumeni serbi. Avrebbe potuto essere una bella serata di sport, invece i bambini delle scuole genovesi invitati per l’ occasione hanno dovuto tornarsene a casa delusi, per non parlare degli appassionati di calcio serbi che si son fatti un lungo inutile viaggio per seguire la propria nazionale.

13 OTtOBRE – ore 9 : Scontri a Genova  /   Foto   -   Video        In manette  il serbo   mascherato

 Leggo con piacere che il capo dei teppisti serbi è stato arrestato; spero che a lui e ai suoi seguaci vengano addebitate le spese per risarcire i danni provocati in città e nello stadio di Genova.

Spero anche che gli sia interdetto per sempre l’ accesso a qualunque stadio, naturalmente dopo essere uscito di prigione…