Elisa e la gita.

– Sai, nonna, che domani  andrò in gita?- queste le prime parole di Elisa (9 anni fra pochi giorni), accorsa a rispondere al telefono.  Era emozionata e anche un po’ agitata.

Quando la sua mamma (mia figlia) è venuta al telefono mi ha spiegato che la meta della gita era a suo parere poco entusiasmante: un museo dellla bilancia in un paese a pochi chilometri di distanza. Come lei la pensavano anche molti altri genitori un po’ delusi dalla scelta delle insegnanti, che io invece difendevo a spada tratta .

Il mattino seguente Elisa era talmente agitata che  non è riuscita nemmeno a fare colazione. Al rientro era felicissima della sua esperienza .

Questo viene a confermare ciò che andavo dicendo anche quand’ ero ancora in servizio: le gite scolastiche non devono seguire criteri “turistici”, ma criteri didattici. I bambini hanno modo di fare i turisti con le proprie famiglie, vale dunque la pena di far conoscere bene l’ ambiente in cui vivono e le sue opportunità per poterne fare oggetto di attività scolastiche .

Per questo sono contraria alle settimane bianche, alle settimane verdi ecc. ecc.. che impongono spese notevoli alle famiglie, escludendo i pochi che non possono aderire per svariati motivi, e in più costringono gl’ insegnanti a sobbarcarsi fatiche e responsabilità enormi senza essere retribuiti (almeno ai miei tempi).