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Petrolio, inquinamento e povertà nel Delta del Niger

Petrolio, inquinamento e povertà nel Delta del Niger

“La mia terra, le mie zone di pesca, le mie canoe, i miei orti e i frutteti sono andati distrutti”.

Barizaa Dooh ha perso tutto ciò che aveva a causa di una fuoriuscita di petrolio. Centinaia di migliaia di persone, che come Barizaa vivono nel Delta del Niger, sono costrette a bere, a cucinare e a lavarsi con acqua inquinata; mangiano pesce contaminato da petrolio, se sono abbastanza fortunate da trovarlo. Le loro terre o i loro stagni sono ormai inutilizzabili. E questo perché le attività estrattive delle multinazionali causano inquinamento, mettendo a rischio la salute delle persone e minacciando l’accesso a cibo e acqua.
Il governo della Nigeria e le compagnie che da anni fanno profitti grazie al petrolio non possono più ignorare i diritti umani. Il Delta del Niger deve essere bonificato e le aziende devono rispondere dell’impatto delle loro attività sui diritti umani.

http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/5131?utm_source=Newsletter&utm_medium=Email&utm_campaign=Settembre2011

Amnesty ci chiede ancora una volta di mobilitarci per una buona causa e al link indicato qui sopra è possibile anche firmare un appello per la bonifica del Delta del Niger.

Olmi: una grande anima.

Vorrei suggerire ai cattolici, e io sono tra questi, di ricordarsi più spesso di essere anche cristiani. Il vero tempio è la comunità umana. Più la Chiesa, la casa e noi tutti ci liberiamo degli orpelli, meglio è. Sennò siamo maschere, uomini di cartone. La vera fede, la cultura ideale la si ha solo quando il peso dei dubbi è maggiore delle nostre certezze. Dobbiamo pensare in proprio, sempre. Anche essendo religiosi ci si pongono domande, ci si devono porre domande.”
Olmi risponde seccamente a chi domanda se non si rischia di ridurre il Cattolicesimo a mera accoglienza: “Cos’è più importante dell’accoglienza? Cosa? La sacralità dei simboli? Il simbolo deve rimandare ad una realtà di carne per avere valore. Non è possibile che ci genuflettiamo davanti ad un Cristo di cartone o di legno e poi non abbiamo solidarietà per chi soffre. È troppo comodo . http://www.voto10.it/cinema/not.php?NewsID=2285&Titolo=Ermanno%20Olmi:%20i%20Cattolici%20si%20devono%20ricordare%20di%20essere%20Cristiani

Cosa aggiungere a queste parole pronunciate ieri da Ermanno Olmi durante la presentazione della sua opera, “Il villaggio di cartone”, al festival di Venezia? E’ questo un modo di intendere la religiosità che mi è particolarmente vicino e che invece pare non essere condiviso da molti al giorno d’ oggi. Infatti tanti che frequentano regolamente la parrocchia e le funzioni religiose, non si sentono a disagio nel mostrare insofferenza per chi allunga la mano per le strade o per chi chiede di avere una possibilità di sfuggire alle guerre e alle persecuzioni. 

Sarebbe auspicabile veramente ritornare alle radici  e liberarci degli “orpelli” per dirla con Olmi, che dimostra ancora una volta la sua grande anima.

P.S. Troverete un ottimo articolo su questo argomento anche  a questo link  http://www3.lastampa.it/focus/venezia-2011/articolo/lstp/419013/