Pensieri di una notte insonne. (Piera)

E’ notte, ma la mia amica Piera non può dormire: in una stanza poco distante dalla sua il dolore si fa urlo….

ansia_bUn lamento, un lamento, tutto un lamento.

Odo grida non umane che ti raschiano il cuore.

Senza sosta, urla senza interruzione, urla. Cara anima, perché devi soffrire così tanto, perché?

Qual e’ il fine di tanta sofferenza? Vorrei avere una spiegazione. Signore, perché non  la prendi con te e l’accarezzi da padre?

Io credo che tu non intervieni per fini cattivi, ma per dare sollievo potresti farlo

Tanta indifferenza per chi non chiede di venire al mondo non può trovare giustificazione.

Mi sento impotente, mi raccolgo in preghiera; chissà se mi ascolti…. dalle un poco di pace.

Il mio cuore sanguina vorrei portarti conforto ed affetto.

La mia mente è invasa da tanti perché purtroppo senza risposta.

 

Di fronte al dolore,  ci sentiamo tutti impotenti, piccoli e disorientati e l’angoscia, che viene da domande senza risposta, diventa preghiera.

Grazie, Piera!

UTE: Sulle tracce di Segantini. (sintesi di A. d’Albis)

Ricollegandosi all’argomento della scorsa lezione, il rapporto tra uomo e natura, il professor Creuso ci introduce alla conoscenza di un pittore dell’’800: Giovanni Segantini.

Questa scelta è dovuta al fatto che egli esprime nelle sue opere il rapporto che c’è tra l’uomo e la natura e anche perché ha trascorso qualche anno della sua vita in Brianza, precisamente a Pusiano, dove c’è il “Percorso Segantini”, lungo il quale si possono ammirare le riproduzioni di alcune opere di questo pittore.

Segantini nasce ad Arco di Trento nel 1858, quando il Trentino era ancora sotto la dominazione austriaca. E’ fuori dalla politica italiana e, per questo, si sentirà sempre privo di terra e diventerà un “apolide”.

Perde la madre a 7 anni e va a Milano col padre che lo affiderà alla sorella. A Milano vive una vita ai margini, viene arrestato per vagabondaggio e rinchiuso in riformatorio.

In riformatorio gli insegnano il mestiere di calzolaio, tuttavia notano la sua bravura nel disegno e gli danno la possibilità di frequentare l’Accademia di Brera.

Viene notato da due mecenati milanesi, i fratelli Grubicy, che lo aiutano e, soprattutto Vittore Grubicy instaura con lui un rapporto di lavoro e di amicizia.

In questo periodo dipinge alcuni quadri tra cui. ”Il coro della Chiesa di Sant’Antonio” che lo consacra pittore.

Conosce, poi una donna (Bice Bugatti) della quale si innamora e che vorrebbe sposare. Purtroppo non può perché apolide, ma convive con lei e sarà la madre dei suoi 4 figli.

Segantini_Ave_Maria_bei_der_Überfahrt_1886Nel 1883 Segantini si svincola dal rapporto con Grubery e si trasferisce a Pusiano, in Brianza, dove dipinge opere ispirate alla vita contadina. Una di queste è:”La raccolta delle zucche”, che racconta l’attimo in cui passa un treno che sconvolge la vita contadina. Qui l’autore vuole sottolineare il contrasto che c’è tra modernità e tradizione.

Da Pusiano si trasferisce a Eupilio, dove prende in affitto una bella villa seicentesca abbandonata. In questo periodo dipinge: ”La benedizione delle pecore”, dove è evidenziato il rapporto positivo fra uomo e animale.

Infine, si trasferisce a Caglio, dove dipinge l’ultimo quadro del suo periodo brianzolo

Si reca in Svizzera, a Savognin, dove si avvicina al movimento “divisionista”.Vive qui per 8 anni.

In questo periodo dipinge dei quadri il cui tema è quello della maternità, centrale della sua produzione artistica.

Segantini_Le_due_madriUno è “Le due madri”, ambientato all’interno di una stalla, dove il calore della paglia riscalda una mucca col proprio vitellino, che riposa con la testa sulla zampa della madre, mentre un neonato si addormenta fra le braccia di sua madre.

In svizzera Segantini guadagna un po’ di soldi che gli permettono di trasferirsi a Maloja, in Engadina. La sua ultima opera è:” Il trittico della natura”.

Infatti Segantini muore, a soli quarantuno anni, il 28 settembre del 1899 per un attacco di appendicite che provoca una peritonite, che gli viene mentre è bloccato per il maltempo in un rifugio in alta quota in cui era andato per dipingere.

 

Grazie, Angela!

Dantedì …. e il rosicamento.

Là , in Germania, qualcuno non ci ama….

In Germania, infatti, ogni tanto salta fuori  qualcuno che ci attacca duramente dalle pagine di un giornale: ora questo, ora quello. Ricordo una copertina con spaghetti e pistola  e accuse ricorrenti di essere scrocconi; oggi, nella giornata del DANTEDI’ attaccano Dante come uomo e come poeta….

Come uomo avrà certo avuto i suoi difetti, i suoi limiti, ma rimproverarlo perchè parla di Beatrice e non di sua moglie vuol dire non aver mai letto nulla a proposito della poesia stilnovista in cui l’amore veniva identificato con una figura ideale, eterea, perfetta. Si celebrava più l’idea dell’amore che non l’amore umano, reale, che a quel tempo, in genere, aveva anche  ben poco a che fare col matrimonio e non solo in Italia. Come politico poi  dev’essere stato un uomo di forti passioni se si è fatto esiliare dai suoi concittadini di avversa fazione.

Come poeta però credo che nessuno possa negare la sua inarrivabile grandezza. Il giornale tedesco lo accusa di scrivere in una lingua che  non è l’italiano di oggi, ma le lingue vive si modificano e non credo che per i tedeschi sia così semplice leggere oggi le leggende medioevali dei Nibelunghi.

E’ vero, ha attinto da Virgilio e da chissà quanti altri, ma il risultato delle sue fatiche è stupendo e per ricordarci di quanto grande sia la sua arte basta riportare solo qualche stralcio dei suoi versi, scegliendoli tra i più noti:

Tanto gentile e tanto onesta pare/ la donna mia quand’ella altrui saluta,/ ch’ogne lingua deven tremando muta,/ e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,/ benignamente d’umiltà vestuta;/ e par che sia una cosa venuta/ da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira,/ che dà per li occhi una dolcezza al core, che ’ntender no la può chi no la prova:/ e par che de la sua labbia si mova/ un spirito soave pien d’amore,/ che va dicendo a l’anima: Sospira.

E cosa dire di questi versi dedicati alla Madonna?

Vergine madre, figlia del tuo figlio,

umile e alta più che creatura,

  termine fisso d’etterno consiglio,

tu se’ colei che l’umana natura

nobilitasti sì, che ‘l suo fattore

   non disdegnò di farsi sua fattura.

Non è che ci sia alla base di queste critiche una buona dose di invidia e di “rosicamento”?