Un grido muto e straziante.

Cosa c’è di più triste, di più scandaloso, di più tragico. di più disumano? Che futuro possiamo aspettarci se possiamo tollerare tutto questo?

Non c’è pietà nemmeno per i bambini …. Questa foto è un terribile atto di accusa verso tutti noi. Dalle labbra chiuse di questo bambino esce uno straziante “J’accuse”

bambino morto abbandonato sulla spiaggia in Libia
bambino morto abbandonato sulla spiaggia in Libia

Pensieri di un mattino di maggio.

Avevo pensato, già ieri, di scrivere su un fatto che forse nessuno ha messo in evidenza: al Festival Europeo della Canzone, l’unico paese partecipante a riportare zero voti, dopo le due votazioni previste, è stata la Gran Bretagna. E’ come se le varie giurie nazionali e i televotanti avessero voluto far capire agli Inglesi che, se non si sentono europei, non ha proprio senso voler partecipare a manifestazioni europee e li hanno ignorati, credo giustamente.

Stamattina, però, mi sento veramente male al pensiero di quel bambino di 5 anni, unico sopravvissuto alla tragedia della funicolare di Mottarone precipitata in un dirupo. Non ci sono parole adatte a esprimere l’angoscia per chi cercava un momento di sereno svago e ha trovato la morte e per quel bambino ora in un letto di ospedale. Chi potrà spiegargli ciò che è accaduto? Come, se sopravviverà, potrà superare il dolore della perdita del padre, della madre, del fratellino? Leggo che i parenti sono accorsi al suo capezzale; prego Dio che dia loro la forza e la capacità di stare accanto a quel bambino tanto provato dalla sventura e possano aiutarlo a curare le ferite del corpo e ancor più quelle dell’anima.

 

UTE: Le fiabe come sogni dell’inconscio collettivo (Prof. TATAFIORE)

Oggi la lezione della prof. Tatafiore ci ha portato nel mondo un po’ inquietante delle fiabe russe, raccontandoci la fiaba di “Vassilissa la Bella”.

VasilisaAll’inizio assomiglia un po’ alla fiaba più famosa, qui da noi, di Cenerentola, ma poi assume toni molto drammatici, perchè Vassilissa odiata dalle sorellastre e dalla matrigna, viene mandata di notte nella foresta dove abita Baba Iaga, una strega mangiatrice di uomini, ma Vassilissa porta con sè una bambolina donatale sul letto di morte dalla mamma: quando si trova in difficoltà le basta parlare alla bambolina, darle da mangiare ed essa risolve ogni problema; la bambina alla fine potrà tornare vittoriosa alla propria casa e poi sposarsi con il re, rapito dalla sua bellezza.

Le fiabe hanno sempre a che fare col nostro sé più profondo e ogni personaggio rappresenta una parte di noi; la fiaba di Vassilissa la Bella è una storia di formazione: la buona madre  è l’ente protettore che accompagna la prima crescita del bambino, ma ad un certo punto bisogna abbandonarla, lasciarla morire, per andare incontro alla vita accompagnati dal nostro intuito (la bambolina).  Dobbiamo entrare in contatto con le nostre parti non positive (matrigna e sorellastre), abbandonare la famiglia di origine e inserirci in una famiglia acquisita forse meno accogliente e protettiva, basandoci sulle nostre forze e imparando a dare ascolto al nostro intuito. Affrontare la Baba Iaga significa affrontare le difficoltà della vita ed è così che Vassilissa diventa una persona matura e può “meritarsi” il lieto fine della storia.

La bambina riordina la casa  per ordine di Baba Iaga? Significa che è necessario mettere ordine nella propria psiche: il bucato è purificazione, i vestiti sono le sfaccettature della nostra personalità. Come curare la psiche? Con la meditazione e col silenzio. La fiaba è molto complessa e piena di personaggi misteriosi e inquietanti, proprio come la nostra vita è spesso misteriosa e inquietante.

Bisogna domandarsi che cosa vogliamo veramente, di che cosa abbiamo davvero bisogno e non scegliamo in modo non ponderato, accontentandoci di ciò che è a disposizione. La nostra vita è un giardino che va curato e ci sono cicli con i quali dobbiamo metterci in armonia.

Molto interessante questo modo di leggere le fiabe: ci aiuta a  interpretare i nostri sogni e le nostre paure e a capire qualche cosa in più di noi stessi.

Un riconoscente arrivederci al prossimo autunno alla bravissima e simpatica prof. Brunella Tatafiore!!!

Ute: riflessioni sulla Costituzione (Prof. Massimiliano Cossi)

Oggi nella sua ultima lezione, il prof. Cossi ci ha guidato a riflettere sulla nostra Costituzione, legge fondamentale dello Stato che delinea i principi cui devono ispirarsi tutte le altre leggi.

Comprende 139 articoli suddivisi in tre parti.

Nei primi 12  vengono enunciati i principi e i valori fondamentali: democrazia, uguaglianza, lavoro, libertà (di pensiero, religione, associazione…), il ripudio della guerra.. In particolare i primi 3 articoli sono i veri pilastri su cui si basano tutti gli altri.

Dopo queste puntualizzazioni il nostro docente ha fatto un rapido excursus su vari temi: la differenza tra legge e decreto legge, tra democrazia diretta (es. referendum) e indiretta o rappresentativa; ha evidenziato la differenza tra repubblica democratica (quando garantisce le libertà individuali e i diritti umani) e, ad esempio, la repubblica tedesca ai tempi di Hitler.

La nostra Costituzione garantisce il rispetto dei diritti inviolabili, che le leggi non possono non riconoscere pena la loro decadenza perchè incostituzionali. Lo Stato è chiamato ad essere al servizio del cittadino e non viceversa (come succede invece in altre forme di Stato): tale principio detto di “personalità”  è il risultato della convergenza delle culture cui appartenevano i Padri Costituenti: cattolica, marxista, socialista e liberale.

La parte in cui vengono esaminati diritti e doveri comprende gli articoli dal n. 13 al 54. Per motivi di tempo, il docente si è soffermato in particolare sull’art.21 che garantisce la libertà di pensiero, ma essa non può sconfinare nelle offese o nella diffamazione. Essere tolleranti non vuol dire che tutto è accettabile: ciò che è contrario alla democrazia e ai suoi principi fondamentali non va mai accettato.  Così ad es. non può essere accettato il negazionismo.

Dopo i 139 articoli, sono presenti “le disposizioni transitorie e finali”, finalizzate ad impedire e prevenire il ritorno alla dittatura da cui si stava uscendo faticosamente.

All’esposizione del nostro bravissimo docente, è seguita un’interessante discussione sui no-vax e sul diritto di proprietà e il prof. Cossi si è prestato a rispondere alle domande dei partecipanti.

Grazie, prof. Cossi! Arrivederci al prossimo autunno.

Poesia: Ascensione (C. C. Hitchock)

…… e se me ne andrò
mentre tu sei ancora qui
sappi che io continuo a vivere
vibrando con diversa intensità
dietro ad un sottile velo che il tuo sguardo
non potrà attraversare…..
Tu non mi vedrai,
devi quindi avere fede…..
io attenderò il momento in cui di nuovo
potremo librarci assieme in volo
entrambi sapendo che l’altro è lì accanto…..
Fino ad allora vivi nella pienezza della vita….
e quando avrai bisogno di me
sussurra appena il mio nome nel tuo cuore…..
…. e io sarò lì….

Sussurra appena il mio nome nel tuo cuore e io sarò lì: molto bello e confortante.

 

UTE: Dante s’indìa e s’etterna (docente don Ivano Colombo – sintesi di A. D’Albis)

paolo e francescaLa lezione di oggi di Don Ivano tratta della morte di Dante, perché stiamo celebrando il settimo centenario di questo avvenimento. Non è però un susseguirsi di date e di avvenimenti, perché il docente vuole leggere la morte di Dante secondo una prospettiva diversa, quella di Dante come figura storica e come poeta.

Dante stesso ha coniato due verbi, con i quali Don Ivano ha intitolato la sua lezione, e che il poeta usa nel Paradiso. Dante usa il verbo “INDIARSI”, che potremmo intendere come “Inoltrarsi” nella sua esistenza e andare a fiorire dentro Dio e “ETTERNARSI”, cioè fiorire nell’eternità, lasciarsi andare nell’eternità.La morte per Dante è, dunque, andare a finire in Dio e la vita eterna non comincia con la morte, perché la vita in Dio si può assaggiare, pregustare anche nell’esistenza terrena. Continue reading “UTE: Dante s’indìa e s’etterna (docente don Ivano Colombo – sintesi di A. D’Albis)”

Storie della Bibbia: Giuseppe carcerato-carceriere.

Giuseppe, finito in carcere, seppe guadagnarsi la fiducia del carceriere che gli affidò il compito di occuparsi degli altri prigionieri. Tra questi vi erano anche il coppiere e il panettiere del Faraone, caduti in disgrazia. Una notte i due fecero ognuno un sogno che li turbò perchè non sapevano interpretarlo. Giuseppe se li fece raccontare….

Giuseppe in carcereAllora il capo dei coppieri raccontò il suo sogno a Giuseppe e gli disse: «Nel mio sogno, ecco mi stava davanti una vite, 10 sulla quale erano tre tralci; non appena essa cominciò a germogliare, apparvero i fiori e i suoi grappoli maturarono gli acini. 11 Io avevo in mano il calice del faraone; presi gli acini, li spremetti nella coppa del faraone e diedi la coppa in mano al faraone».

12 Giuseppe gli disse: «Eccone la spiegazione: i tre tralci sono tre giorni. 13 Fra tre giorni il faraone solleverà la tua testa e ti restituirà nella tua carica e tu porgerai il calice al faraone, secondo la consuetudine di prima, quando eri suo coppiere. 14 Ma se, quando sarai felice, ti vorrai ricordare che io sono stato con te, fammi questo favore: parla di me al faraone e fammi uscire da questa casa. 15 Perché io sono stato portato via ingiustamente dal paese degli Ebrei e anche qui non ho fatto nulla perché mi mettessero in questo sotterraneo».

16 Allora il capo dei panettieri, vedendo che aveva dato un’interpretazione favorevole, disse a Giuseppe: «Quanto a me, nel mio sogno mi stavano sulla testa tre canestri di pane bianco 17 e nel canestro che stava di sopra era ogni sorta di cibi per il faraone, quali si preparano dai panettieri. Ma gli uccelli li mangiavano dal canestro che avevo sulla testa».

18 Giuseppe rispose e disse: «Questa è la spiegazione: i tre canestri sono tre giorni. 19 Fra tre giorni il faraone solleverà la tua testa e ti impiccherà ad un palo e gli uccelli ti mangeranno la carne addosso». (Genesi 40)

Dopo tre giorni, tutto quello che Giuseppe aveva previsto si verificò puntualmente e questo suo talento nell’interpretare i sogni, presto gli consentirà di riconquistare la libertà.

!3 maggio …40 anni fa.

Certe date non si scordano e ci si ricorda con precisione cosa si stava facendo all’arrivo di una certa notizia.

attentato al PapaHo saputo dell’attentato a Papa Giovanni Paolo II dalla Tv, mentre preparavo la cena. La notizia era di quelle che ti fanno accapponare la pelle e sembrava che non ci fossero speranze per il Papa. Poi il ricovero, l’intervento chirurgico e l’esito fortunato.

Ieri sera ho sentito rievocare quei momenti da dei testimoni oculari, tra cui anche chi aveva fermato l’attentatore.

Tutti erano concordi nel dire che non ci si può spiegare come un Killer professionista abbia potuto mancare il bersaglio ad appena tre metri dal bersaglio e ancora meno è spiegabile la traiettoria del proiettile che all’interno del corpo della vittima pare abbia fatto un percorso a zig-zag, evitando gli organi vitali prima di fuoriuscire.

Era, come oggi, l’anniversario della Apparizione della Madonna ai pastorelli di Fatima e Papa Woitjla ha sempre attribuito alla protezione di Maria il fatto di essere sopravvissuto e, forse, aveva ragione.

UTE: la ricetta dematerializzata: cosa sapere e come funziona (dr. Filippi)

Risale al 2010 il programma europeo per lanciare la sanità digitale per ridurre spese e truffe; tale processo che ha subito una notevole accelerazione con l’attuale pandemia.

Nell’ambito di questo programma Sono stati  realizzati:

il fascicolo sanitario elettronico cui si accede tramite SPID (importante procurarselo perchè consente di accedere a tutti i portali della Pubblica Amministrazione); la tessera sanitaria( già in funzione da anni); la dematerializzazione delle cartelle cliniche, delle ricette, dei referti e delle fatture.

La RICETTA SANITARIA  dematerializzata è stata introdotta per ridurre gli errori, per verificare e attribuire il budget di spesa ai vari distretti sanitari (tramite il controllo delle ricette emesse dai medici), per poter vigilare sull’uso dei farmaci e rilevare eventuali effetti collaterali.

Esistono vari tipi di ricette: dematerializzate (con codice NRE), rosse, bianche, limitative (che possono essere utilizzate solo dagli specialisti); esse possono essere emesse dal medico di famiglia, dai medici ospedalieri, dalla guardia medica …

Ogni confezione contenente farmaci è identificabile in ogni momento dal codice a barre riportato sulla fustella (il talloncino che il farmacista appone sulla ricetta).

Attingendo alla banca dati regionale e nazionale, il medico può identificare l’assistito e le sue esenzioni; può inviare la ricetta via email, tramite SMS, per telefono, o può consegnare il promemoria cartaceo (ora diventato inutile). Con la nuova ricetta si possono ritirare i farmaci in ogni farmacia italiana ed europea; essa ha validità di 30 gg. per le prescrizioni di farmaci e di un anno per le visite specialistiche. Esistono limitazioni nel numero di farmaci prescrivibili a seconda del tipo di prescrizione.

Sono state introdotti ultimamente nuovi casi di esenzione per agevolare le categorie più colpite dalle restrizioni anti-COVID.

Sono previsti dei ticket: 2 euro per farmaci generici in fascia A per ogni confezione e 4 euro per i non-generici; i farmaci in fascia C sono a pagamento.

In casi di urgenza il farmacista può consegnare il farmaco anche senza ricetta medica; importante che l’assistito controlli la corretta compilazione della ricetta perché in caso di errori compiuti dal medico il farmacista non può dispensare il farmaco.

Un grazie particolare va al dr. Filippi per questa sua ultima  (per quest’anno) utilissima lezione e perché ha contribuito in modo determinante alla realizzazione di queste lezioni on line!

 

 

 

 

La pia rondinella.

Nelle sere di maggio, è tradizione  recitare il rosario nelle varie frazioni della parrocchia. Ieri sera, l’appuntamento era a Longone, sotto il portico di un casale molto antico, ben restaurato, ben tenuto  e bellissimo.

Vi si accede da una viuzza stretta pavimentata coi ciottoli tondi di fiume che finisce in una piccola piazza da cui si gode una bellissima vista sul Pian d’Erba.  Su un lato della piazzetta si apre un grande arco che porta a un cortile interno  chiuso sui tre lati restanti dalle abitazioni; davanti a una di esse si apre un vasto portico destinato un tempo ad accogliere gli attrezzi agricoli e ora invece luogo accogliente per sostare all’aperto.

Il soffitto è in legno con travi a vista, una colonna incorporata in un angolo del muro fa pensare che sia stata recuperata da una precedente costruzione.

Quando arriviamo sono già state sistemate a distanza di sicurezza numerose sedie. Ogni tanto compare una rondine che vola sfiorando il soffitto del portico e se ne va.  Quando  la recita del rosario ha inizio, ecco ricomparire la rondinella, forse attirata dalle luci e dal mormorio cadenzato delle preghiere. Si va ad appollaiare su una piccola sporgenza nel muro e da lì ascolta e osserva quello che sta accadendo: ogni tanto scuote appena il capo nero, ma sta lì tranquilla a lungo.

Solo il canto finale pare disturbarla e allora spicca il volo e con un leggero frullo d’ali se ne vola via in un attimo e scompare nel cielo buio della sera.

Forse anche la rondine ha pregato insieme a noi.

Il poeta ha celebrato il “pio bove”, ora ci vorrebbe un altro poeta per cantare le lodi della “pia rondinella!