Disorganizzazione o disprezzo dell’utente?

Sandra, Veronica, Paolo, Luca, Simona (qualche nome non me lo ricordo e l’ho inventato) sono solo alcuni degli operatori con cui ho parlato facendo il numero del call center  di Eni gas e luce.  Sono tutti gentilissimi ma nessuno di loro è riuscito in questi 4 mesi a risolvere il mio problema.

Ad Aprile, credo, ho chiamato per segnalare che mi si stava addebitando in bolletta un Kit illuminazione che non mi è mai stato recapitato; il 20 Maggio ricevo una nota di credito che dice espressamente: “Non ti verrà accreditato alcun costo nella prossima fatturazione per il prodotto in oggetto. Se hai già pagato delle rate, queste ti verranno restituite nella prima fatturazione utile”. 

Ero sinceramente sorpresa e soddisfatta di tanta tempestività …. ma poi è arrivata la fattura con l’addebito di un’altra rata e un’altra ancora e un’altra ancora. Ogni volta tempestavo il call center di chiamate, perdendo mattinate intere a schiacciare i vari tasti seguendo le indicazioni della segreteria automatica e quando finalmente riuscivo a parlare con l’operatore la risposta era:” ho segnalato il problema all’ufficio competente” .

Ad agosto la fattura non riportava più alcun addebito, ma del rimborso nemmeno l’ombra e così  a settembre…..

E’ incomprensibile come ci possa essere tanta negligenza e tanto disprezzo del cliente; cambierò certo gestore, ma prima mi devono rimborsare quanto mi hanno trattenuto senza motivo.

Sparaelastici… che divertimento!

Lo sparaelastici….non ricordavo più che cosa fosse, ma ieri mattina …

Papà Paolo era andato al supermercato e aveva visto tra i vari articoli, un sacchetto pieno di elastici, che gli ha riportato alla mente i giorni ormai lontani della sua infanzia e lo ha acquistato.

sparaelasticiA casa si è procurato due pezzi di legno nella legnaia; con chiodi e martello, due mollette da bucato e un po’ di nastro adesivo ha preparato due perfette armi per sparare gli elastici; questi però devono essere scelti della lunghezza adatta alle dimensioni del “fucile” per non essere troppo lenti nè troppo tesi.

Il funzionamento è semplice: si deve  innescare l’elastico tra il chiodo sulla punta dell’arma e la molletta posta all’altra estremità poi basta premere per far aprire la molletta e l’elastico parte proprio come un vero proiettile.

Giovanni e Gioele, erano entusiasti di questa invenzione del loro papà e, dopo aver imparato a farla funzionare, ci hanno giocato molto a lungo con grande divertimento.

Credo che per Giovanni e Gioele sia stato un momento non solo divertente, ma anche educativo: potrebbero aver capito che non servono giocattoli costosi e sofisticati per divertirsi, a volte basta un po’ di fantasia.

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Un amico, che onora questa pagina con frequenti visite, ha inviato questo commento che mi piace inserire qui di seguito:

Era il gioco della nostra età e della piazza Mercato. Ogni stagione aveva il suo gioco, ma questo era valido in ogni tempo.
In primavera il Giro d’Italia disegnato sul “cementone della piazza e si “correva” con i tappi delle bibite, appesantiti con lo stucco o altro materiale idoneo per renderlo più stabile e più veloce nei lunghi rettilinei. Seguiva naturalmente il Tour de France.
In estate si giocava con il “piramidino” (trottola) fatto dal papà artigiano di uno degli amici o venduti da mia madre (interesse di famiglia) che veniva colpito con una frusta. Le biglie, le figurine. Sempre e rigorosamente in piazza.
In estate per i più grandi c’era il “carrello”: un pianale in legno di 50×90 cm., attrezzato con un manubrio fornito di una ruota (cuscinetto a sfera) rialzato per un 15 cm. circa, e dietro con le ruote a livello inferiore come sopra.
Loro potevano, oltre che correre in piazza spinti dagli amici, andare a fare la discesa (già asfaltata) sopra al cimitero.
Il traffico non era così caotico come oggi. C’era anche il gioco degli archi, fatti con le bacchette degli ombrelli rotti, e le frecce in legno con la punta arrotondata.
Non mancava il gioco del pallone (palla un po’ più grossa di quella del tennis) che ci vedeva “concorrere” con la furbizia dei “Vigili”, che arrivavano all’improvviso, sequestravano la palla o ce la bucavano. Allora appostavamo una vedetta che ci avvertiva dell’arrivo e, dopo aver fatto sparire “il corpo del reato” in un cortile, continuavamo a giocare con
un piccolo sasso: purtroppo più pericoloso della palla per le vetrine che si affacciavano sulla piazza.
Poi altri giochi dove potevano giocare piccoli e grandi, maschi e femmine. Era una piazza “all’avanguardia”.

 

 

Eufemino 2020: una cerimonia particolare.

Si è da poco conclusa a Lariofiere di Erba la cerimonia della consegna dell’Eufemino d’ oro, che  ha avuto inizio con l’inno di Mameli e con un minuto di silenzio durante il quale scorrevano sullo schermo i tanti nomi di coloro che sono morti a causa del coronavirus.

E’ stato un momento particolarmente  emozionante, poi la sindaca Veronica Airoldi ha consegnato la massima onorificenza cittadina all’ospedale Fatebenefratelli, per l’opera svolta nel fronteggiare la pandemia. A seguire è stato consegnato un segno di riconoscenza ai rappresentanti di tutte le categorie di operatori sanitari che hanno lavorato in ospedale, con sacrifici inimmaginabili, per portare aiuto ai malati che affollavano i reparti covid  allestiti in gran fretta.

Un segno di ringraziamento è stato consegnato anche a tutti i medici di base, ai rappresentanti della Protezione Civile, del Lariosoccorso, del personale delle scuole, delle farmacie cittadine, degli impiegati comunali, dei commercianti, degli artigiani, dei supermercati, insomma a tutti coloro che nei momenti più difficili hanno garantito alla comunità il mantenimento dei servizi essenziali.

Grande commozione ha poi suscitato la consegna di due targhe ricordo alla memoria di due persone stroncate dal COVID, contratto mentre si dedicavano a soccorrere  le persone che chiedevano aiuto: il dr. Ivan Mauri di Erba, ma operante a Brivio, e una volontaria della Protezione Civile cittadina, salutata con un applauso particolarmente sentito dai suoi colleghi e dai presenti tutti.

Tutti gli intervenuti, che hanno preso la parola, hanno comunque reso omaggio anche alla cittadinanza di Erba, che si è dimostrata generosa, solidale e rispettosa delle norme.

 

Invecchiare in un mondo che ha fretta.

Penso sempre che vivere è come costruirsi  una stanza le  cui pareti  decoriamo man mano coi ritratti delle persone (conosciute  direttamente o anche attraverso i media) che sono entrate a far parte del nostro mondo e gli arredi sono costituiti dalle nostre esperienze. Per un buon tratto di vita queste pareti si arricchiscono ogni giorno, poi le persone che abbiamo amato o che sono state importanti per noi cominciano a   scomparire: le pareti si spogliano pian piano allora si cerca di riempire  gli spazi vuoti con ritratti nuovi, che però risultano estranei, non si intonano con il resto della stanza.

Così anche le nostre esperienze non sembrano più essere utili in un mondo che cambia freneticamente e allora si corre il rischio di lasciarsi tentare dalla disillusione, dalla voglia di isolarsi da un mondo che ci appare sempre più estraneo e ostile……

E’ questo forse quello che sta capitando a una signora non più giovane che ho incontrato ieri in un ufficio pubblico. Era angosciatissima: vive sola in una villetta frutto dei risparmi suoi e dei suoi familiari, ora scomparsi. Vendere questa casa sarebbe come tradire i sacrifici dei suoi cari, ma gestirla è per lei ora troppo oneroso: c’è sempre qualche piccolo guasto da riparare e ogni volta deve chiamare gente estranea che lei pensa si approfitti della sua incompetenza per chiederle compensi spropositati; se poi deve espletare qualche pratica si scontra con un mondo fatto di segreterie telefoniche senza anima, con procedure che richiedono la capacità di utilizzare un computer e internet… Cercava di scherzare un po’ sulle sue disavventure, ma si capiva che la angosciava il sentirsi in balia di situazioni di cui non aveva più il controllo.

Forse a un certo punto della vita bisogna riconoscere i propri limiti e adeguare il nostro modo di vivere alla nuova condizione: può essere cosa saggia cambiare casa ad esempio se non si riesce più a fare le scale 30 volte al giorno e se non si è in grado più di curare orto e giardino; non è invece saggio  rifiutare del tutto  le nuove tecnologie, sarebbe bene imparare ad utilizzare almeno le più semplici superando la propria avversione e la propria paura di non farcela, perchè il mondo non ci aspetterà ….

Auguri a Liliana Segre!

Oggi Liliana Segre compie 90 anni. Nell’augurarle che possa continuare ancora per lunghi anni a essere testimone di pace e tolleranza, non posso fare a meno di compiacermi del fatto che alla sua veneranda età abbia però ancora  entusiasmo,  forza e coraggio degni di una giovane.

A volte penso che la sua lucidità, la sua freschezza di sentimenti, la sua razionalità le siano conservate come a risarcimento dei tanti anni di infanzia e di adolescenza che le sono stati rubati a cominciare da quel giorno di settembre di 82 anni fa, quando le fu negato il diritto allo studio per continuare poi  negandole il diritto di esistere.

Non posso nascondere che quando la sento raccontare le sofferenze sue, e di quelli che condividevano la sua sventura, mi sento assalire da una grande commozione non solo per la disumanità di cui è stata vittima, ma anche e soprattutto per la pacatezza e per la serenità con cui ricorda quei giorni terribili, per l’assenza di odio e di rancore nelle sue parole, che , si sente, vengono dal cuore.

Auguro a Liliana Segre una lunghissima vita perchè il mondo ha ancora tanto bisogno di lei.

 

Dedicato a Sr Giovanna.

Sessant’anni fa, mia sorella Vanna è entrata nel convento delle Clarisse Cappuccine di Carpi. Era una bellissima ragazza di 17 anni.

Ora è in Thailandia e sta attraversando un momento di difficoltà: la ricordiamo nella preghiera e con un video che ho preparato per augurarle ancora tantissimi anni di vita serena tra le sue consorelle che la curano con grande affetto e devozione.

Purtroppo il video non può essere inserito in questo post, ma glielo invierò via mail. Qui riporto due foto della sua prima vestizione. Auguri, Vanna! Ti siamo tutti vicini!Prima vestizione

Attention, s’il vous plait…

La mia amica Z. è appena rientrata dalla Costa Azzurra e racconta di come siano “disinvolti” i Francesi nei confronti del coronavirus.

Sui mezzi pubblici non c’è distanziamento e pochi indossano la mascherina; se si deve fare la coda davanti a qualche ufficio pubblico o davanti a una banca, è vero si entra uno alla volta, ma in attesa del proprio turno nessuno pensa a mantenere le distanze di sicurezza.

Basta questo a spiegare i quasi novemila casi di contagio giornalieri?

E’ una domanda da porre ai negazionisti che ieri si sono radunati a Roma….

In attesa di risposta,  esorterei i cugini d’oltralpe a una maggiore coerenza parafrasando il loro famoso inno nazionale: Attention, enfants de la patrie, le coronavirus est parmi vous….

 

 

 

 

 

 

Pensando alla scuola…

L’inizio imminente del nuovo anno scolastico, accompagnato da incertezze e  timori, mi fa venire in mente  un altrettanto difficile inizio di anno scolastico di oltre quarant’anni fa. Lo riporto qui per mandare un messaggio agli insegnanti che si trovano ad affrontare un’esperienza nuova: spesso davanti alle difficoltà scopriamo in noi stessi risorse che non sapevamo di possedere, perciò “Coraggio!!!”

Non c’era ancora nessuna legge che regolamentasse l’inserimento di bambini con handicap nelle classi. Un istituto di riabilitazione e recupero di bambini con handicap aveva iscritto tra i 57 bambini residenti che dovevano frequentare la prima classe, alcuni suoi pazienti con gravi difficoltà motorie e/o di apprendimento. Eravamo in due a dover prendere in carico le due sezioni di classe prima previste dal provveditorato e l’ impresa si presentava ai limiti delle umane possibilità. Riuscimmo a convincere il collegio docenti ad assegnare l’ unica insegnante di sostegno, presente nel plesso, alle nostre sezioni  e facemmo insieme una scelta per quei tempi poco praticata. Considerammo gli iscritti come un unico gruppo da dividere in tre sottogruppi che si modificavano secondo le diverse attività e sui quali ruotavamo a turno noi tre insegnanti.

Non avevamo locali adatti, non avevamo una palestra, nè un laboratorio, ma con l’ aiuto dei bambini gli spazi venivano adeguati alle varie esigenze. Addirittura i bambini trasportavano una sedia a rotelle su per le scale per raggiungere l’aula al primo piano, mentre io portavo in braccio l’alunno affetto da miodistrofia.

Dopo un primo periodo di sconcerto fra i genitori e i colleghi, in breve tempo i nostri bambini si mostrarono entusiasti  di questa scuola un po’ movimentata e anche i genitori furono ben felici dei risultati che ottenevano tutti, perchè dovendo adeguare la didattica e le attività anche alle esigenze dei meno fortunati, ne beneficiò tutto il gruppo e tutti raggiunsero gli obiettivi programmati.

Questo “modus operandi” si protrasse per ben tre anni, finché le autorità scolastiche non si rassegnarono a riconoscere la necessità di tre classi  effettive e noi insegnanti proseguimmo a programmare per classi aperte, come avevamo fatto fin dall’ inizio.

Ricordo quel periodo come uno dei più faticosi della mia esperienza scolastica per i tanti progetti che abbiamo dovuto sottoporre ai dirigenti scolastici, ma è stato anche un periodo di grande entusiasmo, di grande sintonia con le colleghe e di grandi soddisfazioni.

 

Film: Un profilo per due.

Ieri sera ho visto un film francese:”Un profilo per due” che può offrire qualche spunto di riflessione.

La storia è presto riassumibile: Pierre è un vecchio, che vive nel ricordo della moglie defunta, crogiolandosi nella sua solitudine e nella sua malinconia. Si è isolato dal resto del mondo e si sta lasciando andare sempre più.

La figlia, che lo va a trovare spesso e che gli fa le pulizie di casa, un giorno gli regala un vecchio computer e manda da lui il compagno di sua figlia, un trentenne di nome Alex , per insegnargli ad usarlo.

Pierre ben presto impara a navigare su internet e, spacciandosi per Alex, trova su un sito di incontri una fisioterapista trentenne di nome Flora. Pierre sa scrivere pensieri pieni di sensibilità e la ragazza ne rimane affascinata, tanto che chiede di poterlo incontrare nella sua città, Bruxelles.

un profilo per duePierre capisce benissimo che la sua età (ottant’anni circa) non gli consentirà di continuare quel gioco amoroso che pure è così vitale per lui, infatti  gli sta ridando la voglia di vivere, perciò convince Alex, dietro compenso, ad accompagnarlo a Bruxelles e a sostituirlo nell’incontro con Flora. Alex, da parte sua è molto restio: lui  è fidanzato con la nipote di Pierre, anche se quel rapporto non è proprio perfetto.

Flora e Alex scoprono di avere un fortissimo feeling e una fortissima attrazione fisica; Alex però vuole troncare comunque quella relazione fondata sull’equivoco e sulla menzogna, ma Pierre fissa  un altro appuntamento con Flora, nel quale si farà passare per il nonno di Alex, sperando segretamente di poter svelare tutta la verità alla giovane.

Naturalmente il castello di carte messo in piedi da Pierre non può non crollare e alla fine Flora e Alex si sposeranno, mentre Pierre trova un’altra compagna più adatta a lui.

Il film fa riflettere su alcuni temi:

-l’uomo, che resta vedovo, si adatta con più fatica alla solitudine, forse perchè da sempre abituato ad avere accanto qualcuno che lo accudisce (prima la mamma poi la moglie) e spesso cade in depressione;

-molte persone di una certa età si rifiutano di accostarsi alle nuove tecnologie, ne diffidano, si sentono inadeguati e questo non fa che farle sentire emarginati, tagliati fuori da una realtà in continua evoluzione;

-l’uso di un computer consente a Pierre di venire a contatto con tutto un mondo di informazioni e di possibili relazioni che accendono di nuovo in lui l’interesse per la vita;

– non ci si può illudere di poter far tornare indietro le lancette  del tempo, di ritrovare sensazioni e situazioni vissute in gioventù, ma si può ugualmente provare, anche nella terza età,  a dare un senso alla propria esistenza in tanti modi: Pierre lo trova in una nuova compagna, ma altri possono trovarlo in nuovi interessi, in nuovi campi di impegno culturale o nel volontariato.

Questo film,  anche se non sublime, mi ha regalato due ore molto piacevoli.

Partenze.

E’ ormai finito un bellissimo mese di Agosto, vissuto in compagnia dei miei nipoti Davide e Samuele, che hanno potuto anche incontrare i cuginetti più piccoli.

E’ stato un mese movimentato, che ha visto questa casa ritrovare le risate,  le grida scherzose di altri tempi.

DSC05957E’ incredibile come questi quattro bambini/ragazzi che si vedono un paio di volte l’anno siano capaci di mettersi in sintonia in pochi minuti e organizzare giochi che li vedono tutti coinvolti allo stesso modo, piccoli e meno piccoli. Il capro espiatorio di questi giochi sono sempre i cuscini del divano che vengono ammonticchiati in vari modi, mentre i cuccioli d’uomo vi  si aggrovigliano l’uno sull’altro: Gioele il più piccolo è sempre quello che occupa il posto più in alto, riuscendo ad arrampicarsi fino alla sommità della piramide. Tutto questo naturalmente avviene tra grida e risate a non finire.

Un altro gioco che ha riscosso molto successo è stato quello delle pistole ad acqua: grazie al gran caldo di certi giorni ho consentito loro di inzupparsi reciprocamente e vi si sono dedicati con entusiastico zelo  fino alla doccia finale.

La cosa più bella è vederli insieme e trarre reciproco vantaggio dalla loro vicinanza. Peccato che possano incontrarsi solo così di rado, ma io spero che il ricordo dei momenti passati insieme resti sempre nei loro cuori e sentano sempre di poter  contare l’uno sull’altro.

a Linate Foto da Diana Catellani (1)Qui la foto del momento dei saluti all’aeroporto.