Sul sagrato di S. Eufemia.

Nell' abside sono chiari i segni delle costruzioni preesistenti

Stamattina si festeggiava S. Eufemia e l’inizio dell’ anno pastorale, per questo alle 10 si è celebrata una messa sul piazzale antistante l’ antica chiesetta plebana dedicata alla santa.

Mentre attendevo l’ inizio del rito, mi son ritrovata a pensare da quanti secoli questa chiesetta è in questa zona il punto di incontro per chi vuole testimoniare la propria religiosità. Gli storici fanno risalire la costruzione della chiesa attorno al X – XI secolo, ma è accertato che sia stata costruita su un tempio preesistente di epoca paleocristiana e ancor prima adibito a culto pagano.

Quanta gente nel corso dei secoli si è inginocchiata su queste pietre per ringraziare e supplicare,! Quanta gente avrà raccontato all’ invisibile Interlocutore le sue fatiche, le sue sofferenze , le sue gioie mormorando a fior di labbra una preghiera! E mi immaginavo questo continuo afflusso di gente vestita in modi diversi, secondo le mode del tempo, ma con la stessa disposizione d’ animo che ha portato anche questa mattina tante persone a gremire la piazzetta.

C’ è chi sostiene che la religione serva all’ uomo per esorcizzare la paura della morte; penso invece che se non credi in una vita ultraterrena la morte non può farti paura, perchè segna solo il ritorno al nulla. Credo che la religiosità sia nata per una nostalgia di infinito che Qualcuno ha innestato dentro di noi e che sola può dare senso alla vita.

Chi volesse saperne di più sulla storia della chiesetta di S. Eufemia può cliccare QUI

Accade a ERBA.

27 e 28 SETTEMBRE : a Crevenna Festa delle Api, con numerose proposte di attività e laboratori.

27 SETTEMBRE : Castello di Pomerio : Concerto del tenore Agim Hushi ore 21

27 SETTEMBRE : Parco Majnoni : Giornata dello Sport 0re:  10 -12,30 // 14 – 18

Nell’ambito delle iniziative inerenti al progetto “INVECCHIARE in ERBA”  nei giovedì  11 – 18 – 25 settembre a Bindella si svolgerà un torneo di bocce presso la bocciofila in via Buonarroti, 52.

Segnalo questa iniziativa a quanti potrebbero essere interessati, visto che temo non vi sia stata un ‘adeguata pubblicizzazione .

12 e 13 SETTEMBRE: Al Teatro Excelsior : I LEGNANESI in “La vita è fatta a Scale”

24 SETTEMBRE ore 21 nella sala mostre della Biblioteca comunale : Cielo di guerra, autunno di sangue – i bombardamenti dell’ autunno 1944 su Erba.

Una bella lezione di storia di Vincenzo….

25 Aprile ’45:la testimonianza di uno che lo ha vissuto

In occasione del 25 Aprile, ripubblico qui la replica di mio fratello Vincenzo ad un  mio post , in cui rievocavo i fatti tragici successi nel cosiddetto ” triangolo della morte” e li addebitavo a esplosioni di odio conseguenti a vecchi rancori verso i nazi-fascisti.

Cara Diana,
tu parli di vecchi rancori per antichi torti,  perchè quando hai cominciato a farti delle domande erano già passati diversi anni dal 1945, bisogna però ricordare che quel tipo di torti non ha influenzato solo la vita di un giorno, ma sono rimasti appiccicati sulla pelle di chi li ha subiti , perchè da allora sono diventati cittadini di serie B , per non parlare di quelli che oltre alle manganellate e all’olio di ricino sono finiti in carcere o esiliati o addirittura uccisi , quindi il rancore non è mai invecchiato, ma rinnovato e acuito giorno dopo giorno dalle condizioni di vita.
Su ciò che accadde nel periodo che poi fu chiamato ” Guerra Civile” bisogna risalire almeno all’otto settembre 1943 quando Badoglio e Eisenhower resero noto l’armistizio tra governo italiano e gli Alleati.
Subito dopo quella data Badoglio e i  Savoia abbandonano Roma e riparano al Sud .
Dopo qualche settimana il governo Badoglio dichiara guerra alla Germania.
Si costituisce a Roma il C L N (Comitato di liberazione Nazionale).
Mussolini dal 25 Luglio era stato deposto per ordine del Re e segregato al Gran Sasso.
I L 12 Settembre 1943  con un blitz i tedeschi  liberano , suo malgrado, Mussolini  per  dare credibilità  alla improvvisata Repubblica Sociale che doveva fare da contraltare al governo di Badoglio. Poichè il fronte stazionava nell’Italia centrale coloro che si trovarono al Nord  dovettero decidere se andare sulle Montagne rischiando la vita qualora fossero catturati o aderire alla Repubblica Sociale.
La guerra ormai era irrimediabilmente compromessa per i tedeschi e ciò era di dominio pubblico. Ognuno in pochi giorni ha dovuto scegliere il proprio destino senza avere l’esatta coscienza della realtà che viveva.
Ebbe cosi inizio una impari guerra civile tra partigiani  e i cosidetti Repubblichini voluti e sostenuti dalle SS tedesche.
Come in ogni guerra civile l’odio  aumenta di giorno in giorno, fino ad arrivare all’assurdo.
Le  Fosse Ardeatine provocate da una inammissibilmente  esagerata ritorsione per un  discutibile e forse inutile  attentato ne sono un esempio.
A differenza dell’episodio precedente le stragi di Sant’Anna di Stazzema e di Marzabotto, dove l’efferatezza e l’estrema crudeltà raggiunsero il massimo grado di inciviltà, non trovano invece nessuna spiegazione se non in un odio belluino.
Ti ho citato i casi più clamorosi che non si possono classificare tra i vecchi rancori , visto che avvennero in prossimità del 25 Aprile.
Nella nostra zona a pochi giorni dalla Liberazione sono stati trucidati una decina di ragazzi   trovati nascosti   in un fienile e conosciuti dalla nostra gente , di loro è rimasta una delle tante lapidi di cui è costellata  la nostra Emilia.
I parenti e amici di queste vittime,  che nei giorni del caos hanno perso la testa, non hanno agito per  vecchi rancori , ma per le gravi ferite causate dall’odio imperante di quei terribili giorni.
Da allora a oggi sono passati tanti anni , quasi tutti i responsabili non ci sono più , non ha più senso   serbare rancori
Non dimentichiamo però quel che successe allora.
Chi non conosce o dimentica il passato prima o poi ricade negli stessi errori e questo  sarebbe oltre che intollerabile anche colpevole.
Quel lontano 25 Aprile è stato veramente un gran bel giorno.
Da allora Libertà ha avuto un buon sapore. ……
Ciao
Vincenzo

L’ Oscar scippato.

http://www.corriere.it/animali/12_gennaio_06/ridate-il-premio-oscar-a-rintintin_b10e184a-3872-11e1-86b7-c754a63c4545.shtml

La notizia è di qualche giorno fa, ma è di quelle che possono portare grave turbamento: il primo Oscar della storia sarebbe dovuto essere assegnato nientemeno che a RIN TIN TIN, il cane prodigio, ma per via dei soliti inciuci fu assegnato a un attore a due zampe.

Questa notizia mi ha divertito e mi ha fatto tornare indietro nel tempo,,,,
Ero una ragazzina e alle cinque del pomeriggio accendevo la TV per vedere trasmissioni come Giramondo (il cinegiornale dei ragazzi), Mago Zurlì (un varietà condotto da Cino Tortorella), cartoni animati  di Walt Disney o Mister Magoo o Pow Wow, o serie di telefilm  come Penna di Falco e Rin Tin Tin appunto.
Il protagonista della serie televisiva non era forse quello stesso cane cui avevano scippato l’ Oscar, ma era comunque un bravissimo cane attore di razza pastore tedesco.
Le storie erano ambientate in un forte militare situato nel Far West e il coprotagonista era Rusty, un bambino rimasto orfano e allevato dai soldati; il tenente Rip Master gli faceva da papà, mentre il sergente O’Hara , sempre un po’ pasticcione , faceva un po’ da zio e un po’ da nonno.
Ogni episodio raccontava un’ avventura a lieto fine , grazie all’ immancabile  provvidenziale intervento di Rin Tin Tin e offriva sempre a Rusty un ‘ occasione per crescere e per imparare qualcosa.

Forse al giorno d’ oggi queste storie un po’ “bacchettone” e “moraliste” sembreranno superate e improponibili ai ragazzi d’ oggi, ma io ricordo che allora , alla fne del telefilm mi sentivo contenta e rilassata e non so se succeda la stessa cosa con i programmi (troppospesso pieni di violenza) che si propongono oggi ai ragazzi

La stufa a legna.

stufa a legnaEra nell’ angolo opposto al caminetto e, nello spazio che la separava dal muro esterno, veniva riposta la legna: ceppi spaccati con la scure  e stecchi sottili  che si andavano a raccogliere in campagna dopo la potatura o quando veniva abbattuto qualche albero e se ne facevano fascine.
Il piano superiore era in ferro e presentava tre gruppi di cerchi concentrici che venivano tolti per regolare la larghezza del “contatto” col fuoco vivo a seconda della dimensione della pentola.
Sulla facciata anteriore si apriva lo sportello che chiudeva il vano-fornace, sotto c’era uno sportello più piccolo attraverso il quale veniva estratta la cenere e di fianco si apriva il forno.
Nella parte più bassa c’era un vano vuoto in cui mia madre a volte metteva anche le pantofole perchè si scaldassero.
Di fianco al piano cottura c’era un contenitore in rame sempre pieno d’ acqua calda,  pronta per tutte le necessità.
Il tubo di scarico, che attraversava buona parte della stanza per ottimizzare la resa della stufa, presentava ad altezza d’uomo (ma sarebbe meglio dire ad altezza di donna) un anello di ferro munito di tanti raggi che potevano essere alzati o abbassati : su di essi venivano appesi mestoli e schiumarole o i panni  da asciugare quando fuori pioveva .
Sul piano cottura arrostivamo le castagne o le fette di polenta avanzata dal giorno prima e nel forno ogni mattina la mamma  (che si alzava prestissimo per accendere il fuoco) metteva l’uovo che dovevamo sorbirci prima di andare a scuola o le mele da cuocere: non sono più riuscita a mangiare mele cotte buone come quelle.

Solo la cucina veniva riscaldata. Le stanze da letto erano molto fredde e così anche le coperte del letto, perciò ecco che dalla stufa, verso sera si estraeva la brace. Con essa si riempivano dei piccoli contenitori (padlèni) foderati di cenere , che venivano inseriti nel prét (una struttura in legno adatta a sollevare le coperte , che non dovevano venire a contatto con le braci.
Quando si tornava a casa coi piedi intirizziti dal freddo, la mamma ci faceva togliere le scarpe e ci faceva appoggiare i piedi sullo sportello più basso e al tepore che ne usciva ti sentivi rinascere.

Sere d’ inverno…senza TV.

Quando le ore di luce si accorciano sempre più, le serate sembrano interminabili ; così è in questi giorni e così era tanti anni fa quando ancora non c’ era la tv a far compagnia alla gente.

Ricordo (ero molto piccola),  che ci si ritrovava  nell’ unico locale riscaldato che faceva da cucina e da soggiorno : mia madre indaffaratissima come sempre a preparare gli scaldini (il padléni) da mettere nei “pret”, per intiepidire le lenzuola e le coperte, e a cuocere contemporaneamente la polenta sulla stufa a legna.

Intanto io, che ero la più piccola, potevo permettermi il lusso di tiranneggiare un po’ mio padre, stando sulle sue ginocchia, mentre lui faceva un  solitario a cui io collaboravo sistemando le carte che via via “si liberavano” e questo mi permetteva di imparare a riconoscerle e a metterle in ordine crescente. A volte si univa a noi anche mia sorella, la penultima e allora giocavamo a “rubamazzetto”, all’ “asino” , a “cheva in pataja” ;  quest’ ultimo era particolarmente emozionante per i continui capovolgimenti delle sorti del gioco. Il borbottìo della pentola fumante faceva da sottofondo rassicurante

A volte , dopo cena, venivano i vicini (ricordo Baiòc e Giubèn) e allora i grandi giocavano a briscola, a scopa, a scopone o altri giochi più complessi che non ho mai imparato. Io  stavo incollata a mio padre, sulle sue ginocchia per tutto il tempo, fino a che non mi si chiudevano gli occhi .
Dovevo però stare attenta a seguire alcune raccomandazioni : non dovevo parlare delle carte che lui aveva in mano, né tanto meno mostrare reazioni di gioia o di delusione quando avesse pescato carte importanti o sfortunate. Questo mi faceva sentire partecipe del gioco, che seguivo con molta attenzione. E’ incredibile quante cose si possano imparare, quasi senza accorgersene, col gioco delle carte, soprattutto nell’ ambito matematico.

In particolare però io ero affascinata dai segni impercettibili che i giocatori si scambiavano col partner per indirizzarne il gioco o per segnalare una difficoltà: erano strizzatine d’occhio, alzate di spalle, labbra che si imbronciavano o che venivano appena appena inumidite con la lingua, sopracciglia che si inarcavano per un istante. Erano elementi di un codice per me misterioso, che a poco a poco imparai a decifrare con mia grande soddisfazione.
Il gioco si svolgeva tra una battuta scherzosa e uno “sfottò” bonario e non mancavano accenni ai fatti accaduti durante il giorno; alla fine nessuno aveva vinto niente, né tanto meno perso niente : a tutti era bastato stare piacevolmente in compagnia.
Quando non c’ erano i vicini,  si accendeva la radio per ascoltare un po’ di musica o qualche trasmissione radiofonica:  molto seguito era allora  “Il rosso e il nero” , lo spettacolo  condotto dalla voce calda e amichevolmente sorniona di Corrado. Protagonisti di queste serate erano comici come Enrico Luzi, Alberto Talegalli, Tino Scotti , nomi allora molto conosciuti.
Per le dieci o poco più però la serata terminava: l’indomani tutti dovevamo alzarci molto, molto presto.!

Compleanni.

Ieri  Elisa ha compiuto 8 anni. Sapevo che sarebbe venuta qui per festeggiare insieme ai nonni e avevo pensato al regalino… ma come si può festeggiare Elisa senza coinvolgere a pari titolo anche Davide ? Già aveva cominciato a dire alla sua mamma che anche lui voleva “fare” il compleanno (il suo però cadrà fra poco più di un mese..)  e allora ho pensato di comprare due regali per il mare: due bellissimi accappatoi, che ho trovato nel punto vendita di una buona marca di biancheria per la casa.

Ieri mattina i bimbi hanno giocato qui fuori ed Elisa si è divertita a scattare qualche foto mentre diceva:- Da grande vorrei fare la fotografa!! –  In seguito mi ha aiutato a sbucciare le patate e a quel punto ha esclamato:- Mi piace cucinare, da grande potrei fare la cuoca!!!- Le ho ricordato quello che aveva detto poco prima e lei allora ha trovato la soluzione: avrebbe potuto fare la fotografa e cucinare poi  come fanno tutte le mamme,

A pranzo, stranamente Davide non aveva appetito : sicuro segno di qualche malanno in vista (infatti aveva un lieve rialzo di temperatura) … poi è arrivato il momento della torta con le candeline : tutti e due (Elisa e Davide) le hanno spente insieme e avrei voluto fare qualche foto….ma le pile della macchina fotografica erano scariche !!!! Elisa aveva giocato un po’ troppo a fare la fotografa!

La prima volta senza mamma.

Samuele è arrivato venerdì sera e domenica la sua mamma è ripartita lasciandolo qui con i nonni : ha dovuto andare nella Grande Mela per lavoro…

Samuele ogni tanto mi chiede dov’ è la mamma e io gli dico che sta facendo un  lungo viaggio; lui allora mi guarda poco convinto poi si dedica ad altro…. ieri s è interessato molto a un formicaio e ai  “soffioni ” dei denti di leone .

Gli zii ci hanno aiutato a superare la prima giornata senza mamma , ma oggi ce la dovremo cavare da soli…

In questo momento sta guardando un suo libro e intanto canta con una voce deliziosa la sua canzoncina preferita… mi sta riconquistando dopo che stamattina al supermercato mi ha fatto letteralmente impazzire : forse aveva caldo,e fame… chissà … speriamo che la giornata prosegua tranquilla…

Il suo arrivo ha coinciso coi lavori di ristrutturazione… non è proprio il massimo, ma pazienza ! Un saluto a tutti.

Come indossare una giacca ed essere felici.

Frequentando un asilo nido senza giardino nè cortile, le uscite devono essere piuttosto frequenti per raggiungere i giardinetti che spuntano qua e là tra i grattacieli; forse per questo Samuele (2 anni e 7 mesi) ha imparato a indossare da solo il cappotto o la giacca prima di uscire. e ce ne ha dato dimostrazione pratica i giorni scorsi durante la sua breve visita pasquale.

Fase 1 – Samuele prende il cappotto e lo butta a terra.

Fase 2 –  Samuele si porta dalla parte del cappuccio o comunque del colletto.

Fase 3 –  Samuele infila le braccia nelle maniche.

Fase 4 – Samuele rialzandosi , ruota velocemente le braccia facendosi passare la giacca sopra la testa.

Fase 5 – Samuele abbassa le braccia e si ritrova la giacca  infilata  e il relativo eventuale cappuccio perfettamente calzato.

Questa dimostrazione ha riscosso molto successo e Samuele si è goduto i nostri applausi con aria molto compiaciuta. Provare per credere !!!

“No cato spoon”

Samuele sta imparando che non si può stare in questo mondo senza accettare delle regole e la mattina quando si alza ne ripassa qualcuna: passando davanti al televisore dice “no touching” (spero si scriva così) : infatti il televisore non si deve toccare e fa segno di no con la testa . Se vede il coltello sul tavolo dice che è “pecocoso” (pericoloso) e sa che bisogna maneggiarlo con attenzione. C’ è poi un’ altra regola che gli pesa particolarmente : “no cato spoon” che nel suo linguaggio in cui mischia tentativi di parole italiane con altri in lingua inglese significa “non si mangia il cioccolato con il cucchiaio”

Il cioccolato in questione è la nutella e , stamattina, dopo averne leccato un cucchiaino, ha chiesto l’  “ultimo” e dopo quello ancora un altro “ultimo”. Ricevendo un rifiuto ha allora chiesto un po’ di cato per la car, (la sua macchina a spinta come quella dei Flinston’s, che ha occhi , naso e bocca disegnati sul cofano). Avuto un po’ di nutella, ha offerto più volte il cucchiaino con quel bendidio alla sua car, che però non ha mostrato nessun entusiamo e ha tenuto la sua bocca di plastica ostinatamente chiusa.

A questo punto, cosa poteva fare un bambino che non ama sprecare il cibo? C’ era un’ unica soluzione : mangiare lui stesso quel po’ di nutella…. e lui questo ha fatto per il senso del dovere che lo contraddistingue. ….