Letture: Il cimitero di Praga.

Da anni era lì nella libreria e non mi veniva voglia di leggerlo, anche perchè chi lo aveva comprato non lo aveva letto che in parte: aveva detto che quel testo era troppo pesante.

Qualche tempo fa mi è tornato tra le mani e ho deciso di leggerlo.  Si tratta de “Il cimitero di Praga” di Umberto Eco. Raccontarne la trama sarebbe abbastanza complicato, perciò rimando i curiosi a questo link, io mi limiterò a dire le mie impressioni.

Avete presente quei libri di cui si dice: l’ho letto tutto d’un fiato” ? Ecco questo non è certo il caso del libro di cui vi sto parlando. E’ piuttosto voluminoso ed è  da leggere poco per volta: se si pensa che quasi tutti i personaggi sono realmente esistiti, è certo che è il frutto di anni di ricerca e per questo è da apprezzare. Tuttavia penso che altri romanzi storici sono più coinvolgenti perchè sanno tenere sempre alta la tensione e l’attenzione del lettore. Qui invece Eco si conferma per quel grandissimo studioso che conosciamo, desideroso però più di mostrare la sua cultura mostruosa (come spesso gli accade) più che di gratificare il lettore.

Ma la considerazione più sconvolgente che viene alla mente leggendo quelle pagine (che riportano dialoghi veramente pronunciati e macchinazioni veramente messe in atto), è questa: davvero noi comuni mortali siamo solo delle povere pedine mosse da personaggi che manovrano nell’ombra per determinare gli eventi che condizionano le nostre vite. Tutto ciò che accade, non accade per caso, ma  come conseguenza di trame studiate ad arte. Riporto un esempio: in un momento in cui si avvertono tensioni sociali che potrebbero sfociare in sommosse di piazza, un personaggio afferma che è necessario provocare ad arte questi disordini, così la polizia sa già dove, come e quando intervenire per soffocarli prima che degenerino in vere rivolte di piazza.

Altra considerazione: il libro è permeato di un antisemitismo becero, che non esita a inventare congiure e documenti falsi;  se questo era veramente il clima regnante nell’800, si può ben capire come si sia poi potuti arrivare all’Olocausto nella più completa indifferenza del mondo.

 

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