Tornare.

Ripercorrere le strade che mi hanno visto bambina, mi richiama alla mente visi e voci che non ritrovo più e mi sento estranea in un luogo che riconosco come casa mia.

All’Arena.

Ieri sera a Verona non faceva freddo come qui nella bassa e io mi ero ben coperta, così mi sono goduta lo spettacolo veramente grandioso che si svolgeva sul palco.

I balletti e le coreografie del secondo atto lasciano davvero a bocca aperta, l’acustica perfetta consente di apprezzare in uno spazio così grande tutte le sfumatura del bel canto e della musica.

La struttura dell’opera e del libretto rivela i suoi quasi due secoli di vita: gli ultimi due atti al giorno d’oggi sarebbero stati concentrati in uno solo, ma il fascino dell’opera lirica è anche in quel suo essere prodotto tipico di un momento storico e culturale.

E’ stato molto emozionante sedere su quei gradoni vecchi di tanti secoli, sempre intatti e perfettamente funzionali allo scopo per cui sono stati pensati: la mente andava a ritroso nel tempo e provavo sensazioni che solo il Leopardi è riuscito a esprimere in modo incomparabile:

….. e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

 

Che freddo farà all’Arena?

Da tanto tempo desideravo andare all’Arena di Verona e finalmente mi è capitata l’occasione giusta: un mese fa mia figlia ha prenotato anche per me.

Andremo a vedere l’Aida, uno spettacolo che dovrebbe interessare anche mio nipote, appassionato di storia e di storie ad essa legate.

C’è però un problema: dovrò andarci stasera e, per  sfortuna, oggi è anche il primo giorno freddo di questo agosto che fino a qualche giorno fa ci ha fatto soffrire per il gran caldo.

Stasera ci vorranno giacche a vento e coperte sulle ginocchia, ma resisterò!!!

“Pagella in tasca”

pagella in tascaE’ una iniziativa encomiabile. Penso che abbia preso il nome e l’ispirazione da quel ragazzo che volendo giungere in Italia aveva portato con sè la sua pagella: voleva dimostrare di essere un bravo ragazzo con tanta volontà di studiare. Purtroppo la sua pagella è servita solo a farne identificare il cadavere dopo uno dei tanti naufragi.

Per evitare ad altri ragazzi la stessa sorte ecco l’iniziativa rivolta a bambini dei campi profughi che abbiano dimostrato buone capacità nello studio: possono arrivare in Italia e frequentare le nostre scuole senza dover affrontare i pericoli e le sofferenze di un viaggio da clandestini.

Spero che iniziative del genere vengano poste in essere in tanti altri paesi ….sono tanti i bambini da salvare…

Teenagers.

E’ difficile la vita dei teenagers: non sono più bambini, ma non sono ancora adulti e di volta in volta a seconda delle loro richieste si sentono dire: ”   ma no, dai, sei troppo grande” oppure: “…ma no, dai, sei troppo piccolo”.

I due nipoti, che stanno vivendo questa età, sono due ragazzi molto in gamba.  l’ho potuto constatare durante i giorni in cui sono stati qui da me in questo mese di agosto.

Davide si è dato una routine molto efficace e ad essa si attiene con precisione: sa che se si deve fare qualche cosa, è inutile tergiversare: si fa e basta. E ha capito che è importante poter riposare a sufficienza, perciò la sera va a letto presto: alle dieci o poco più tardi se sta facendo qualcosa di interessante.

Samuele è arrivato portando con sè una ben radicata voglia di procrastinare ogni impegno: per cominciare a fare i compiti doveva portare la mamma all’esasperazione per la fatica di spegnere il cellulare e lo stesso la sera non veniva mai l’ora di spegnere la luce e cercare di dormire. La vicinanza di Davide e il suo esempio hanno compiuto una specie di miracolo e Samuele ora fa i compiti senza dover essere richiamato e la sera va a letto in orari decenti anche perchè ha capito che in questo modo la sua vita e quella di sua madre possono fare un buon salto di qualità: meno discussioni inutili e meno litigi.

Entrambi poi i due giovanotti hanno mostrato interesse per imparare a cucinare e ora Samuele, quando la mamma è impegnata in riunioni interminabili, non sta più a soffrire per la fame che gli torce lo stomaco, ma si mette ai fornelli e, in collegamento whatsapp con me, si appresta a farsi un piatto di pasta o un paio di uova al tegamino accompagnate da un’insalata.

Piccoli uomini crescono ….. continuate così….

 

Un regalo di Natale a ferragosto!

Me ne ero ormai scordata…. Nei primi giorni di luglio ogni tanto guardavo il conto online per vedere se fosse arrivato il rimborso dei 150 euro legati al Cashback, ma non compariva mai. Così mi ero quasi persuasa che la sua sospensione (del Cashback) riguardasse anche i rimborsi  già maturati.

Invece ecco ….quasi un miracolo! Ieri ho trovato l’accredito di 150 euro! Il governo, almeno in questo caso ha onorato le sue promesse! E’ stato come ricevere un regalo di Natale anticipato!

Cosa penseranno questa notte le madri…

bimbo dato ai soldatiCosa staranno pensando questa notte quelle madri afghane che sono riuscite a consegnare ai soldati i loro figli … anche bambini piccolissimi…

Credo stiano piangendo stringendo al petto una foto del loro bimbo o un suo indumento.

Ripenseranno ai momenti più belli vissuti insieme, ai progetti e ai sogni accarezzati mentre lo guardavano la sera dopo averlo aiutato ad addormentarsi con il racconto di una favola o col canto di una nenia. Ripenseranno ai momenti angosciosi vissuti quando sopravveniva una febbre improvvisa e alla paura di perderlo…..E ora….

Ora loro stesse lo hanno allontanato da sè col rischio di non poterlo più rintracciare, ma con la speranza che almeno per lui ci possa essere una possibilità di vita degna di essere vissuta; per loro non c’è futuro in quella  terra infelice.  Lo strazio di aver abbandonato la propria creatura potrà avere solo per un attimo conforto dalla speranza che chi l’ha presa in consegna possa darle quella sicurezza su cui in Afghanistan in questi giorni nessuno può contare.

L’amore per i figli è tanto forte da riuscire a vincere il desiderio innato di tenerseli accanto se questa scelta straziante può significare un bene per loro.

Oggi tutto questo accade in Afghanistan, ma vi accadeva anche tanto tempo fa come testimonia questo libro;  e accade anche altrove, lontano dai riflettori dell’informazione ed accade da molto tempo come testimonia questo film ambientato nel 1984

 

Foto-simbolo.

Ci sono foto che racchiudono in un’immagine il senso di una tragedia.

Quella che trovate qui sotto ricorda la guerra nel Vietnam: una bimba nuda che fugge per salvarsi dalle bombe al napalm che incendiano foreste e villaggi. Tutti, poi, ricordiamo certamente anche la foto del bimbo morto sulla battigia di un’isola greca: ci richiama alla mente il dramma dell’immigrazione che continua a coinvolgere milioni di disperati.

Ieri sono  arrivate altre immagini che non scorderemo mai più: ci richiameranno sempre alla mente ciò che sta accadendo in queste ore in Afghanistan: una folla di disperati si  aggrappa al carrello e alla carlinga  di un cargo militare americano che sta decollando e due uomini rimasti aggrappati anche durante il decollo sono inevitabilmente precipitati a terra dopo pochi istanti …. un gesto tanto disperato e folle è più eloquente di tante parole …

Foto guerra Vietnam

Agosto, mese di ricordi e di ferie.

Il mese di agosto mi ricorda sempre i miei genitori: oggi ricorre il 111° anniversario della nascita  di mia madre e due settimane fa ricorreva il 115° della nascita di mio padre. Non ci sono più da tanti anni, ma il loro ricordo è sempre così vivo in me.

In questi giorni in cui tutti corrono spasmodicamente ad affollare le località di vacanza, mi viene da pensare che loro non hanno mai fatto le ferie come si intendono oggi. Non sono mai andati al mare o in montagna, forse si concedevano qualche giorno di tranquillità in casa propria, cercando di ripararsi alla meglio dall’afa e dalle zanzare della pianura padana..

Forse dipende dalla memoria di quei giorni il fatto che nemmeno io sento il bisogno di allontanarmi da casa: per me le ferie più ambite sono quelle che trascorro qui a casa mia accogliendo figli e nipoti che, liberi da impegni di lavoro e di studio, possono ritornare alla base per un po’ e ritrovarsi insieme in famiglia anche se solo per pochi giorni o per poche ore.

E mi piace soprattutto vedere come i miei nipoti, pur vedendosi così di rado, sappiano subito entrare in sintonia tra loro, trovando il modo di mettere sottosopra i cuscini del divano e farne un campo di battaglia o innaffiandosi fino a inzupparsi  con le pistole ad acqua.

Io li sento ridere e scherzare mentre in cucina preparo per loro la merenda o una buona cenetta e mi sento pienamente in ferie.

 

Povere donne!

L’idea di “esportare la democrazia” …….. è in verità un vecchio sogno americano, che con Bush si armò e mise in campo dispendiose risorse economiche.

Queste righe sono state tratte da un articolo di Huffington Post del 16 aprile scorso, in cui si cominciava a parlare del ritiro dei soldati USA e Nato dall’Afghanistan e già si prevedeva il triste epilogo che si sta verificando in queste ore a Kabul: i soldati dell’esercito afghano, addestrati per vent’anni (anche dal nostro contingente), si stanno arrendendo senza opporre alcuna resistenza all’avanzata dei taleban.

Evidentemente l’idea occidentale di libertà non ha conquistato i cuori e le menti dei soldati afghani: mi balena l’idea che, essendo tutti uomini, possa non dispiacere loro la prospettiva di ritornare ad essere gli unici protagonisti della vita sociale e politica del paese, assoggettando le donne al loro arbitrio.

Forse però non è secondario il fatto che l’intervento occidentale, mascherato da “esportatore di democrazia”, nascondesse anche interessi economici e politici che tuttavia a me non risultano molto chiari,

Resta comunque sempre vero, e la storia lo dimostra, che ogni popolo deve conquistarsi la sua libertà, devono maturare le coscienze  e questo richiede tempi lunghi. Nel frattempo temo che per le donne afghane inizi un periodo molto buio e triste.