La casa-tavolo.

fratellini-che-giocanoGiovanni (tre anni e mezzo): – Facciamo la casa-tavolo!!!-

Va sotto al tavolo in soggiorno e sposta verso l’esterno tutte le sedie, poi si mette a sedere nello spazio che si è creato e si guarda attorno tutto soddisfatto.

Gioele (un anno), vedendo il fratellino, si affretta ad andare vicino a lui gattonando il più velocemente possibile, poi anche lui si siede e da là sotto cerca di guardare fuori, tra i pioli delle sedie ….la cosa è molto divertente per tutti e due, che sentono quella casa-tavolo come un loro rifugio, uno spazio tutto per loro. I loro occhi brillano di gioia.

E’ molto bello vederli giocare insieme!!!

Ottima legge!!!

Solo chi non frequenta i social-network o non fa attenzione a certi titoli di giornali o non vive tra la gente può pensare che questa legge sia inutile, ma, per meglio dire, anche chi pratica consapevolmente o inconsapevolmente comportamenti ed esternazioni da brivido, evocando pogrom ed epurazioni di tristissima memoria.

Io spero vivamente che questa legge che proibisce la propaganda fascista ponga un freno al diluvio di invettive razziste da cui ci si sente investiti e soffocati sempre più.

Le parole non sono solo parole….quando ci si sbitua a certo tipo di linguaggio, ogni atrocità poi è possibile.

Lo schieramento politico che ha votato contro dice chiaramente quale sia l’idea di democrazia e di civile convivenza di quei partiti…ricordàtelo!!!!

Da villa del padrino a centro di solidarietà.

consegna_villa_casamonica_scopi_sociali_nz“Mosaico di pace” è un sito che visito spesso per le sue prese di posizione non conformiste e improntate sempre a profonda onestà e coerenza.

Anche questa volta vi ho trovato un articolo che vale la pena di segnalare: l’assegnazione di una villa sequestrata ai Casamonica a un’associazione di genitori di bambini autistici.

Naturalmente, essendo una buona notizia, non ha fatto molto clamore, ma mi pare un ottimo punto messo a segno dalla Giustizia contro la criminalità.

Il nuovo Arcivescovo a Erba.

mons-delpiniNella diocesi di Milano si sta vivendo un momento particolare: il card. Angelo Scola sta vivendo le sue ultime ore come arcivescovo di Milano e mons. Delpini si sta preparando a sostituirlo.

Per prendere contatto con le comunità che si troverà a guidare, in questi giorni mons. Delpini si sta recando nelle varie chiese della sua futura diocesi (la più vasta del mondo).

Oggi è venuto nella nostra città e in Prepositura in tanti sono venuti a pregare insieme a lui. E’ un uomo minuto e basso di statura, ha modi semplici ed è parso sorpreso di trovare tante persone ad aspettarlo. Mi è piaciuto il suo modo di parlare a braccio, con parole che, si sentiva, venivano dal cuore: ha espresso i suoi timori di fronte al compito gravoso che lo attende, ma anche la speranza e la gioia che deve animare tutti coloro che  hanno la fortuna di potersi affidare alla bontà di un Dio che si fa chiamare Padre.

Una breve preghiera, una benedizione e poche parole di saluto e di incoraggiamento, poi mons. Delpini si è allontanato a bordo della sua utilitaria.

Queste visite ai fedeli, che vengono affidati alle sue cure pastorali, mi sembrano un ottimo modo di iniziare la sua missione.

Ti saremo vicini, come ci hai chiesto, mons. Delpini!

8 settembre 1960.

Oggi è giorno di festa in famiglia: oltre a ricordare il decimo compleanno di Samuele, dobbiamo ricordare anche il 57° anno di entrata in convento di mia sorella Vanna.

Aveva appena 17 anni, ma da molto tempo aveva fatto la sua scelta e la sua tenacia fu tale da convincere anche papà e mamma, che erano stati molto contrari alla sua decisione.

Poi quel pomeriggio dell’8 settembre 1960 la accompagnammo a Carpi, nel monastero delle Clarisse Cappuccine e da lì prese avvio una straordinaria avventura che l’ha portata così lontano da noi (Tailandia), pur restandoci sempre accanto: è a lei che noi tutti in famiglia ricorriamo  quando abbiamo qualche difficoltà e la sola certezza di essere ricordati nelle sue preghiere ci è di grande conforto.

Grazie, Vanna! Ti abbraccio con affetto grande da lontano, nella speranza di poterlo fare presto da vicino.