Il calzolaio.

Quand’ ero piccola , avevo anch’ io le mie incombenze in casa: dovevo asciugare le posate, pulire il fornello a gas e, in genere al lunedì, dovevo pulire le scarpe usate la domenica, quelle della festa.

Mia madre mi faceva sedere su una piccola sedia impagliata, mi metteva sulle ginocchia un vecchio grembiule e mi  dava in consegna una scatola in cui era contenuto  tutto l’ occorrente per eseguire l’ operazione.

Le strade da quelle parti allora non erano asfaltate perciò bisognava rimuovere fango e polvere prima di passare la spazzola con il lucido adatto al colore delle scarpe. Era durante questa operazione che si controllava se le calzature avessero bisogno dell’ opera di Giliberto, il calzolaio che abitava poco distante.

Così finito il lavoro di manutenzione e riposte le calzature in ordine in attesa della festa successiva, andavo a portare quelle bisognose di riparazione dal calzolaio.

Aveva il suo angolo di lavoro in casa sua, accanto alla macchina da cucire di sua moglie che faceva la camiciaia ;ai miei occhi la signora era bellissima, coi suoi capelli biondi ossigenati e le labbra dipinte.

Giliberto invece aveva un viso troppo lungo  e i capelli arruffati, ma un sorriso simpatico. Sedeva su una sedia bassa davanti a un tavolino pieno di chiodini, suole di cuoio, spago, colle varie e il tutto emetteva un caratteristico odore acre che ti pizzicava le narici..  Le pareti dietro di lui erano attrezzate con ripiani pieni di scarpe di tutti i tipi in attesa della sua opera o in attesa di essere riconsegnate ai proprietari.

Prendeva in mano le scarpe che gli porgevo , le esaminava con cura ed emetteva la sua sentenza . ” Qui ci vuole una bella risuolata, … qui sono partiti i tacchi… .. vieni a riprenderle fra … ”  e mentre parlava aveva sempre tra le labbra un mozzicone di sigaretta che ballava pericolosamente o un chiodino, di quelli che stava battendo con quel  curioso martello dalle lunghe code e dalla testa allargata.

Allora, nel pomeriggio, la radio trasmetteva una rubrica dedicata ai ragazzi, che io ascoltavo spesso. La sigla era una canzoncina che diceva così: “Io son mastro Lesina, son ciabattin/ faccio scarpette di tipo assai fin/lavoro contento, mi piace cantar/ e ai bimbi buoni le fiabe narrar.” Seguiva poi il racconto di una favola e io immaginavo che dietro quella voce si nascondesse proprio il mio vicino Giliberto.

 

Una bandiera alla finestra.

Su Facebook è nato un gruppo che  intende diffondere una iniziativa  a mio avviso molto lodevole: vuole invitare tutti i veneziani a esporre la bandiera italiana il giorno 12 settembre, giorno in cui a Venezia si tiene il raduno per la festa dei sedicenti “popoli padani”.

E’ il gesto che ha sempre fatto , per molti anni, la signora Lucia, attirandosi le ire e il sarcasmo non propriamente elegante di Bossi , che quando vuole sa essere molto esplicito.

Io contribuirò certamente a diffondere l’ iniziativa , cui hanno aderito tutti i partiti dell’ opposizione, ma mi chiedo perchè questo debba accadere solo a Venezia…. non si potrebbe tutti noi, dal Piemonte alla Sicilia , alle isole tutte , esporre la bandiera tricolore il 12 settembre? Affermeremmo così il valore dell’ unità , che , se pur ottenuta in modo discutibile, è tuttavia oggi un valore primario per il nostro paese: solo uniti potremo affrontare le sfide di un mondo che cambia vertiginosamente.

Samuele, tre anni fa…

Era il terzo giorno di ricovero all’ ospedale (a Londra). Le iniezioni per indurre le doglie avevano solo l’ effetto di produrre dolori lancinanti, ma nessuna utilità clinica. Da tre giorni continuava questa tortura. Intorno si succedevano a ritmo frenetico gli arrivi delle partorienti (per la maggioranza di colore) e le invocazioni ad Allah erano a volte appena sussurrate, a volte risuonavano nelle corsie come nenie laceranti.

Le ostetriche , molto prese, si dimenbticavano di controllare il battito di Samuele che non riusciva a nascere e verso sera mia figlia cominciò ad agitarsi : perchè nessuno badava a lei? Ci fu risposto che il protocollo prevedeva un certo numero di giorni di tentativi di induzione del parto naturale e che non c’ era niente altro da fare che aspettare….. c’ erano casi più urgenti…  Il panico ci prese e io mi sentivo molto impotente visto che non parlavo l’ inglese… A un certo punto mia figlia si arrabbiò davvero e trascinandosi col suo pancione andò dalla caporeparto (un’ orientale) e l’ affrontò con grinta, minacciando di ricorrere all’ avvocato se non fosse stata tenuta sotto controllo costante.

A quel punto venne il medico, che con fare conciliante spiegò come ormai fosse chiaro di dover ricorrere al parto cesareo, che però sarebbe stato consentito solo il giorno dopo…. ma mia figlia insistette perchè se era inevitabile, l’ intervento fosse fatto subito.

A questo punto , erano già le 11 di sera,mi sentii offrire una tazza di tè e prepararono la sala parto.

Un’ ora dopo, circa, tutto era finito: era nato un lunghissimo bebè che proprio per le sue dimensioni era rimasto incastrato nel bacino materno: la sua testa era decisamente schiacciata da una parte e aveva un’ anca lussata (penso per le contrazioni che aveva dovuto subire ), Al primo cambio compresi il problema all’ anca e ricordando gli insegnamenti di mia madre cominciai a sistemare pannolini e coperte in modo da costringere le gambette in posizione divaricata , quanto al resto, sapevo che i lineamenti si sarebbero armonizzati in breve tempo ed è così che tre anni fa è nato Samuele, un bambino stupendo, come gli altri miei due nipoti.

Tanti auguri , Samuele! Tanti auguri, Grazia!

P.S. devo ricordare di ringraziare Surjinder, l’ amico indiano di mia figlia, che è venuto nel cuore della notte all’ ospedale per riportarmi a casa, non prima di aver scattato foto ricordo a madre e figlio.

Pakistan: inviamo un sms di solidarietà.

Children at a roadside shelter in Pakistan 

Questa foto ha girato il mondo e forse ha messo finalmente in moto molte iniziative per portare aiuto al Pakistan .

Bambini sfiniti, senza un letto per dormire, sfiniti tanto da non riuscire nemmeno a scacciare le mosche che li ricoprono, con solo pochi stracci per coperta: questa immagine dà l’ idea della disperazione di questa popolazione, colpita da un mese di inondazioni devastanti, che hanno prodotto dieci milioni di sfollati, epidemie e ora anche carenza di cibo. La più grande tragedia umanitaria nella storia recente ha però lasciato indifferente per molto tempo il mondo.

Qualcuno dice che questo è da attribuire alla politica del Pakistan, in bilico sempre tra lotta al terrorismo e tolleranza verso l’ estremismo talebano, ma il dolore dei bambini deve farci superare il meschino atteggiamento di chi dice “gli sta bene”: i bambini non hanno colpa e penso che si debbano sostenere le iniziative di Agire e della Croce Rossa ( sms da inviare ai numeri: 45509 oppure 45504)

Brividi d’ autunno.

Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d’agosto,
nelle piogge di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra ……   (Cardarelli)

Dall’ alba piogge torrenziali si stanno abbattendo sulla Brianza e guardando fuori pare di cogliere il brivido che percorre la terra e le piante: l’ autunno si avvicina con il suo carico di malinconia…

Pastori sardi, figli di un dio minore…

http://www.dazebao.org/news/index.php?option=com_content&view=article&id=12034:i-pastori-protestano-a-roma-coldiretti-stato-italiano-primo-falsario-del-made-in-italy&catid=43:11-ottobre&Itemid=328

I pastori sardi stanno protestando da tempo, ma non riescono a fare lo stesso clamore dei produttori di latte, che qualche tempo fa paralizzavano gli aeroporti del nord e le autostrade. Hanno tuttavia, i pastori,  le loro brave ragioni per protestare , visto che il frutto del loro lavoro viene pagato sempre meno e, nello stesso tempo,il falso made in Italy (sostenuto addirittura dallo stato italiano) inonda i mercati esteri, togliendo spazi al prodotto nazionale .

Come mai nessuno sponsorizza le loro giuste rivendicazioni? La Lega per i produttori di latte ha addirittura creato tensioni fortissime nella stessa maggioranza e ha costretto il governo a dirottare sul problema delle quote latte denari destinati a interventi diversi.  La cosa mi ha fatto venire dei dubbi ed ecco che ho trovato una spiegazione :

http://www.giornalettismo.com/archives/73663/lega-ladrona-quote-latte-sono/

Perchè la Lega ha fatto fuoco e fiamme per proteggere pochissimi allevatori? Sotto ci sarebbe l’ affare oscuro della banca del Nord morta sul nascere, non prima però di essere diventata strumento per camuffare traffici illeciti.

Spese scolastiche : un incubo per molte famiglie

All’ avvicinarsi dell’ inizio dell’ anno scolastico, quando avevo due figlie alle superiori e un figlio alle medie, mi sentivo assalire dal panico: quanto avrei speso tra libri, cartelle, astucci, DIARI (!!! perchè costano tanto?)?

Allora si cominciava a chiedere tra i conoscenti se si potevano rintracciare testi di seconda mano, poi si andava al “libraccio” , un negozio che comprava e vendeva libri usati,; quando era chiaro che non avremmo più trovato niente sul mercato dell’ usato, andavo a comprare il resto in un deposito di libri che mi praticava un po’ di sconto …. Molto spesso queste spese coincidevano anche con l’ acquisto di scarpe per l’ autunno imminente e c’ era davvero da tirare la cinghia (per non parlare poi quando sono arrivati all’ università….)

Oggi ascoltavo una trasmissione radiofonica su quanto incide sul bilancio familiare la spesa per i testi scolastici e hanno intervistato un insegnante che illustrava l’ iniziativa messa in atto nella sua scuola : i professori hanno scritto loro stessi i libri di testo e li hanno stampati all’ interno dellla scuola : questa mi sembra una lodevolissima iniziativa, anche se impegnativa per gl’ insegnanti. Ho poi sentito anche una proposta molto ragionevole: includere anche le spese per i libri di testo tra  quelle detraibili dal reddito, in sede di denuncia dei redditi.

Sarebbe un modo per venire incontro alle famiglie, ma come possiamo pretendere dai nostri governanti di occuparsi dei problemi delle famiglie? Sono troppo impegnati a pugnalarsi a vicenda…

La moda del fischio

http://www.corriere.it/politica/10_settembre_04/festa-democratica-schifani-popolo-viola_ae7a413e-b831-11df-927f-00144f02aabe.shtml

Di questi tempi pare sia molto di moda mettersi a fischiare in segno di disapprovazione per questo o quel personaggio.

Pochi giorni fa è toccato a Dell’ Utri a Como, dove si era presentato per parlare dei famosi “presunti” diari di Mussolini; ieri invece è toccato a Schifani a Torino .

Se fossi stata a Como forse avrei anch’ io fischiato Dell’ Utri, ma non per la condanna in secondo grado per contiguità con ambienti mafiosi, nè tantomeno per i suoi diari, ma per aver ammesso apertamente in un’ intervista di essersi fatto candidare e quindi eleggere per sfuggire alle inchieste giudiziarie.

Chi ha un simile concetto della politica e delle istituzioni VA FISCHIATO (a prescindere, avrebbe detto Totò).

Quanto a Schifani,  fischiato dai “grillini” e dai “viola” , credo che sarebbe stato meglio (vista anche la carica che ricopre) fischiarlo dopo averlo ascoltato, se le sue parole lo avessero meritato, ma così non mi pare…

A parte queste considerazioni direi cheè meglio che la gente cominci a manifestare il suo disagio, piuttosto che continuare in un atteggiamento di apatia e di ipnosi avvilente.

Un ricordo di fine estate.

larte-della-battitura

 

 

 

 

 

 

 

Alla fine dell’ estate nelle fattorie vicine era tutto un fermento : bisognava approfittare delle belle giornate per raccogliere i frutti di tutto un anno di lavoro.

Tra questi frutti c’ erano anche i fagioli che venivano raccolti quando i baccelli erano ormai rinsecchiti  e le foglie della pianta davano segni di “stanchezza” : il loro compito era finito. Le piantine venivano divelte e portate sull’ aia ad essiccare al sole ancora caldo.

Un giorno ero andata a cercare un’ amichetta nella fattoria vicino a casa mia; c’ era nell’ aia sua madre col capo coperto da un grosso cappello di paglia che batteva le piantine dei fagioli con un curioso attrezzo: due bastoni legati da strisce di pelle. La contadina, manovrando uno dei due bastoni, faceva roteare l’ altro sul suo capo per poi farlo cadere pesantemente sugli arbusti secchi. Si sollevava polvere , mista a frammenti di rami e foglie, mentre i baccelli si aprivano lasciando uscire i loro gustosi semi.  I rami e le foglie venivano poi buttati  via  e prendeva il via la parte più suggestiva dell’ operazione.

Doveva esserci un po’ di vento . La contadina con una pala lanciava in alto i semi misti alle impurità rimaste: i fagioli cadevano subito dato il loro peso e cominciavano ad accumularsi in un monticello, mentre le impurità volavano più lontano trasportate dal vento.

A questo punto dopo un’ ulteriore esposizione al sole per qualche giorno, non mancava che la mondatura, per eliminare i fagioli scadenti e le ultime impurità : in questa fase anche noi bambini davamo il nostro contributo; infine i preziosi semi potevano essere riposti in attesa di essere consumati nell’ inverno, che da lì a poco sarebbe arrivato inesorabile.