Sarah, Yara e le altre.

 

Due storie terribili hanno scosso l’ opinione pubblica ultimamente: quella di Sara Scazzi e quella di Yara Gambirasio. Nel primo caso le indagini tardavano a prendere il via: si facevano ipotesi di allontanamento volontario per sfuggire ad un ambiente ristretto e senza troppe opportunità. Per questo la madre ha scelto di esporsi davanti ai teleschermi per attirare l’ attenzione su quella che era per lei una scomparsa tutt’ altro che volontaria…Da qui i media si sono scatenati, anche incentivati dai parenti tra i quali si nascondevano i colpevoli. Ne è seguito un vero bailamme: in tutte le ore del giorno non si sentiva parlare in TV che del fatto di Avetrana e lo sciacallaggio è arrivato fino ad inventarsi le gite turistiche sui luoghi del delitto. Il fatto ha evidenziato il peggio della nostra società di oggi: quella che ne vien fuori con più dignità è la madre di Sara, che, una volta scoperta la verità sulla sorte della figlia, si è sottratta alle telecamere, dopo essersi detta certa di riincontrare la sua bambina , così come la sua religione (è Testimone di Geova)gliene dà certezza.

Per Yara, non si potevano fare troppe ipotesi: la sua vita semplice di ragazzina sportiva non offriva spunti per immaginare nulla. Per questo le ricerche sono partite subito e la famiglia ha potuto aspettare i risultati delle indagini chiusa nella sua casa, lontana da ogni occhio o microfono indiscreto, immersa nella preghiera.

Sono due storie tristissime, che riempiono di angoscia chi ha figli e nipoti piccoli che cominciano a muovere i primi passi in un mondo dove gli orchi si nascondono sotto le sembianze di  una cugina, di uno zio o di un conoscente che tutti i giorni saluti amichevolmente.

 Come mettere in guardia le nostre bambine e i nostri bambini da questi pericoli oscuri senza inculcare loro la paura che tarpa le ali , senza togliere loro la gioia di vivere?

Una predica silenziosa.

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/12/06/news/yara_famiglia-9870283/?ref=HRER2-1

Il timore che ha colto tutti fin dai primi momenti si sta rivelando profetico: Yara è stata uccisa… resta solo da trovare un piccolo cadavere sepolto da mani sacrileghe in chissà quale angolo nascosto. In paese c’ è chi vorrebbe approfittare di questa ghiotta occasione per gridare odio verso gli stranieri, ma la famiglia Gambirasio , per bocca della mamma di Yara, dice parole ammirevoli:: 

“Mia figlia è nelle mani di Dio, e Dio saprà fare in modo che chi me l’ha portata via paghi per quello che ha fatto. Ma ora, per carità, nessuno aggiunga violenza a violenza”.
 

E’ ammirevole la famiglia Gambrasio : chiede silenzio e rispetto  e non offre nessuna occasione a giornali , televisioni, politici per speculare sul suo dramma.

L’ esempio di questa famiglia e le parole di questa mamma sono la più efficace ” lezione di Cristianesimo vissuto” che io abbia mai sentito.

Imparare a parlare..

Le bimbe , si sa, sono più precoci nell’ imparare a parlare, pare proprio per una questione fisiologica: l’ ho constatato allevando i miei figli e continuo a constatarlo osservando i miei nipotini.

Elisa ha cominciato a parlare prestissimo , aveva una particolare predilezione per l’ ascolto delle favole , sapeva captare nelle varie situazioni le parole che potevano essere più “interessanti” e le utilizzava poi al momento opportuno. Dimostrava anche  di saper pronunciare con disinvoltura anche parole complesse , senza storpiature già prima dei due anni.

 Davide ha cominciato a parlare più tardi e oggi lo sentivo alle prese con la lettera “erre”:  ora sta ponendo attenzione a questa lettera e si impegna a pronunciarla, ma la sua lingua finisce sempre per scivolare via troppo in fretta. Anche Samuele ha lo stesso problema in questi giorni e per pronunciare la parola “rosso” finisce sempre col fare una specie di pernacchietta al posto della prima lettera. Dura la vita dei cuccioli d’ uomo!!!

Dal panettiere.

Giovanotto: – Lo sa che il giovedì lavoro in un negozio come questo? Lo faccio per arrotondare…. a furia di arrotondare sto diventando un compasso …

Fornaia:-Sempre in vena di scherzi, neh!!-

Giovanotto:- Una volta arrotondavo lavando i vetri al semaforo, ma adesso con le rotonde è dura….-

Il giovanotto se ne va salutando , mentre la fornaia , diventata seria d’ un colpo, dice alla cliente che stava servendo:- Lui ci scherza su, ma la sua è una situazione veramente difficile!-

Non ho osato chiedere particolari, ma ammiro quel giovane che affronta con il sorriso le sue difficoltà.

Non sono mica tutti bamboccioni…

Un balilla ribelle.

Nonno Pippo racconta:

Ero alle elementari . Al sabato pomeriggio, quando sarebbe stato così bello poter giocare tranquilli, c’ era invece da assolvere a un altro impegno: le adunate dei “balilla ” nella piazza  principale della città. Era un appuntamento obbligato , infatti l’ eventuale assenza sarebbe stata segnalata al maestro che avrebbe provveduto all’ ammonizione.

Mi era poi particolarmente insopportabile dover  indossare  la camicia nera, i pantaloni corti color grigio verde e il fazzoletto azzurro al collo. Ogni capo era stato lavato e stirato con cura per farmi fare bella figura là, nella piazza, ma per me tutta quella messinscena  aveva il sapore assurdo  dell’ imposizione senza senso.

Una volta , dopo essermi incamminato,  incontrai il solito gruppetto di ragazzini del vicinato; facevamo sempre la strada insieme scherzando e ridendo e, magari anche un po’ mugugnando contro quell’ obbligo dell’ adunata. Quel giorno però, uno di loro aveva portato una palla di carta e ogni tanto faceva qualche palleggio : fu così che cominciammo a fare qualche passaggio, qualche tiro, qualche parata . Non c’ erano macchine in circolazione, perciò non c’ era pericolo e ogni angolo di strada poteva all’ occasione diventare un campo di calcio.  Il sole era alto e il caldo soffocante; correndo, dribblando, crossando , ogni tanto ci scappava qualche scivolata e qualche tuffo acrobatico e alla fine del percorso eravamo sudati, impolverati e la divisa era irriconoscibile.

Ad attenderci in piazza c’ era l’ avanguardista incaricato di gestire l’ adunata dei balilla ; vedendoci arrivare in quello stato pietoso cominciò a rimproverarci urlandoci in faccia che  la divisa era sporca e in disordine;non era quello il modo di presentarsi all’ adunata !!! I miei amici incassarono il rimprovero a testa bassa , ma io  (ribelle per natura ) feci capire a quel giovanotto  che non mi aveva spaventato per nulla. Questi allora , ancor più irritato dal mio atteggiamento, riprese minacciando di raccontare tutto a mio padre e al mio maestro e fu a questo punto che mi scappò un “Vaffa…” , mentre i balilla schierati sotto il sole assistevano sbalorditi al battibecco.

Vietnam prima e dopo.

Ero una ragazzina quando le pagine dei giornali hanno cominciato a riportare le notizie che venivano dal Vietnam: si leggeva di una guerra feroce tra piccoli contadini trasformati in tenaci e astutii guerriglieri e gli yankees forti delle loro armi tecnologiche, che volevano (così si diceva) fermare l’ avanzata del comunismo. Erano immagini sconcertanti quelle che ogni tanto arrivavano fino a noi: foreste incendiate , villaggi devastati, bare che tornavano a varcare l’ oceano riportando a casa poveri corpi di giovani straziati.

Dopo qualche anno, in tutto il mondo si manifestava contro quella guerra insensat:, era il tempo delle canzoni di Bob Dylan e di Joan Baez , il tempo in cui tutti ci commuovevamo alle note di “C’era un ragazzo, che come me…” .

 Alla fine, nel 1973 (io ero ormai mamma di due bambine)  il gigante invasore si dovette arrendere davanti alla resistenza eroica dei piccoli vietnamiti e io ho pensato che , dopo un ragionevole periodo necessario per ricostruire il paese, finalmente i Vietnamiti avrebbero potuto vivere come credevano meglio : se volevano essere un paese comunista che realizzassero liberamente quel  progetto di società,  per cui tanto avevano sofferto e combattuto .

Così è stato, pare, se a quel che si dice qui

http://www.unimondo.org/Guide/Economia/Lavoro/Vivere-e-lavorare-in-Vietnam.-A-30-anni-sei-da-buttare

 ogni muro ad Hanoi è tappezzato di simboli comunisti. Ma come può l’ ideologia comunista sopravvivere in un paese (il Vietnam , ma si potrebbe dire lo stesso per la Cina) dove lo sfruttamento del lavoro giunge a livelli visti qui da noi duecento anni fa? Le operaie, di cui si parla al link, lavorano 12 ore al giorno a ritmi talmente elevati che a 30/35 anni devono essere sostituite perchè potrebbero diminuire la produttività della loro squadra , non possono ammalarsi per non perdere il lavoro, non hanno diritto nè a pensione nè ad assistenza sanitaria : mi chiedo se è proprio per questo genere di vita che i genitori di queste ragazze hanno sacrificato la loro vita Wikipedia parla di  un milione di soldati vietnamiti e di 4 milioni di civili).

 

Credo che tutti quelli della mia generazione ricordino questa foto.

Davide in chiesa.

Davide è sempre stato molto vivace : difficile tenerlo fermo in certe circostanze e per questo la mamma non lo ha mai portato con sè in chiesa. Ultimamente però si dimostra molto più capace di autocontrollo (sarà perchè ormai sta per compiere 4 anni e mezzo) e  domenica eccolo tutto ben ordinato e vestito a festa andare alla chiesa parrocchiale per la messa.

Davide si era ben disposto a stare buono e tranquillo e se aveva qualcosa da dire alla mamma lo diceva sottovoce , proprio come si deve fare per non disturbare il rito e i fedeli.  Tutto questo però deve aver acceso la sua fantasia e deve essersi immedesimato in un’ immaginaria avventura di cui lui e la mamma erano i personaggi centrali, infatti ad un certo punto, ormai stanco di stare zitto e fermo ha detto sottovoce e con mille cautele alla sua mamma: ” Il figlio (lui stesso) dice che vuole andare a casa subito”. Al che la sua mamma ha risposto con fare circospetto : “La madre dice che bisogna aspettare ancora un po’!” e Davide si è rassegnato a portare pazienza e a continuare a lavorare di fantasia ancora per un po’.

“Vieni via con me” e le polemiche.

E’ nata una gran polemica nei giorni scorsi tra le associazioni dei movimenti in difesa della vita e gli autori di “Vieni via con me”, che negano loro l’ accesso alla trasmissione perchè , dicono, non c’ è necessità di replica : lo spazio concesso a Englaro e alla Welby non ha voluto manifestare una scelta contro la vita.

E’ vero, tuttavia a mio avviso , si potrebbe lasciare uno spazio di qualche minuto in una trasmissione di così ampio ascolto a quelle famiglie che sperimentano giorno per giorno la fatica di curare familiari non autosufficienti nell’ indifferenza della società.

Sarebbe un’ occasione per far capire al grande pubblico che questo è un problema enorme: solo chi ha vissuto da vicino situazioni  tanto tragiche  sa in quale solitudine ci si possa trovare , mentre la famiglia che vive questo dramma rimane sconvolta . In ognuna  di queste famiglie c’ è sempre una persona in particolare (una mamma o una moglie, quasi sempre, un marito o un papà , più raramente) che accetta di regolare la sua esistenza sulle necessità di un’ altra vita che ha bisogno di aiuto ogni ora del giorno . Le istituzioni in genere offrono, nel migliore dei casi, qualche momento di assistenza durante la giornata, ma questo è nulla in confronto all’ impegno che ci si trova ad affrontare.

Cinque minuti per sollevare il velo del silenzio su questo mondo nascosto: questo chiedono le associazioni e io penso che si potrebbe concederli, ma penso anche che la TV pubblica dovrebbe prestare più attenzione al problema , soprattutto in un momento in cui lo Stato continua a erodere le risorse destinate a questa fetta , la più debole, della popolazione.

Switch off con caos incorporato.

Era da un mese, più o meno, che comparivano gli avvisi sui teleschermi :” il 26 novembre termineranno le trasmissioni  in analogico”, ma questo non mi ha messo in allarme: già da un po’ avevo provveduto a cambiare il vecchissimo televisore con uno apparecchio provvisto di decoder incorporato , mio figlio e mio genero me lo avevano sintonizzato a più riprese e ritenevo di essere al riparo da eventuali noie.

Venerdì invece sono sparito quasi tutti i canali, ad eccezione di RAI 1 / 2 / 3.  Allora ho pensato fosse necessaria una risintonizzazione e mi sono armata del manuale di istruzioni allegato al televisore , ma inutilmente. Ho consultato su internet le pagine  sull’ argomento, ma anche così non riuscivo a cavare un ragno dal buco. Ho chiamato allora il numero verde che compariva a intervalli sullo schermo televisivo e, dopo lunga , lunga attesa , un giovanotto gentile mi ha spiegato che c’ era solo da aspettare che le emittenti riuscissero a emergere dal caos che si era scatenato.

In effetti il giorno dopo molti canali sono riapparsi spontaneamente, ma non tutti. Mi chiedo : come mai in tanti  si sono affannati a subissarci di offerte di decoder (almeno due alla settimana da sei mesi a questa parte) perchè fossimo pronti con nuovi apparecchi di ricezione e non si è posta la stessa attenzione a preparare le emittenti al momento del passaggio? 

Dev’ essere successo un bel pasticcio , stando a ciò che sta scritto qui: http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/11/27/news/digitale_terrestre_in_lombardia_lo_switch_off_comincia_nel_caos-9564472/