Angioletta.

La mia amica elettronica Ainos, che abita in Friuli ed è una donna impegnatissima sia in politica che nel campo civile, mi ha segnalato una storia molto interessante, che non conoscevo:

Il 25 settembre 1650 Angioletta delle Rive racconta così di sé al frate inquisitore del Patriarcato di Aquileia: “Io nel corso di mia vita per vivere ho fatto ogn’arte: ho filato la lana a mulinello, ho fatto le reti (da pesca) per altri e per casa, tessuti panni di lana, fatti bozzolai – dolci – per vendere; ho governato gli ammalati in casa d’altri per mercede e anco in casa mia, i poveri per l’amor di Dio qualche volta. Anco ho condotto in casa mia le meretrici per levarle dal malfare e metterle a star con altri honoratamente. Ho governato le donne di parto et i suoi putti”.

Quello di Angioletta è un sapere terapeutico complesso: non assiste solo ai parti e non “governa” solo i frutti del parto; sa anche manipolare i corpi e “drizzare le ossa”; conosce le virtù delle erbe, sa quando coglierle e come, quando e come somministrarle; sa diagnosticare la natura delle malattie (anche il loro prodursi dal sottobosco delle invidie e dei rancori all’interno della comunità); sa trattare i morti e con i morti. Possiede un sapere articolato, ma è portata davanti all’inquisitore con l’accusa di essere strega. Di essere donna che produce sventura, cioè, e non guarigione, da cui promanano disgrazie e non salute. http://www.ecologiasociale.org/pg/dum_madri_levatrice.html 

Purtroppo l’ Inquisizione condannerà questa donna , che nel 1651 morirà di stenti in carcere a Pordenone. L’ 8 marzo scorso, il monumento che le è stato dedicato è stato meta di una rappresentanza di donne che le hanno portato dei fiori per rendere omaggio a una popolana che non ha avuto paura del potere , ma , al contrario, il potere ha avuto paura di lei.

Operazione anticrimine in Lombardia.

Ricordo con quale veemenza il ministro Maroni si era scagliato contro Saviano che aveva osato insinuare come anche la lega convivesse con le infiltrazioni della criminalità organizzata in Lombardia: aveva addirittura preteso uno spazio  nella trasmissione “Vieni via con me…” Ora, pare che a Milano non si occupino solo di “incastrare” Berlusconi, ma abbiano anche il tempo di contrastare il dilagare della criminalità denunciato autorevolmente anche dal governatore Draghi:

http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/03/14/news/colpo_alla_ndragheta_in_lombardia_35_arresti_nel_mirino_droga_e_rifiuti-13576170/?rss&ref=HRPE-3

Speriamo che non sia troppo tardi: già si sentono i primi effetti nefasti di questo fenomeno preoccupante: case appena costruite e invase da muffe , ponti costati milioni di euro e del tutto inservibili , consigli comunali sciolti per infiltrazioni mafiose, rifiuti tossici nascosti sotto gli ospedali. Non si può  dire che la Lega sia responsabile di questo stato di cose, ma è certo che la criminalità si è diffusa  nonostante la lega detenga il governo di molte amministrazioni locali.

Bisogna fare presto a estirpare queste sanguisughe  prima che danneggino irreparabilmente lo sviluppo  del nord, dopo aver bloccato , da sempre, quello del sud.

Ricordando Nilla.

http://www.repubblica.it/persone/2011/03/12/news/morta_nilla_pizzi-13506404/?ref=HRER2-1

In una giornata come questa dominata dalle notizie  che vengono dall’ apocalisse del Giappone, la notizia della morte di Nilla Pizzi rischia di passare inosservata .

Io però voglio dedicarle un pensiero, perchè a lei sono legati i miei primi ricordi radiofonici: la sua voce di volta in volta calda, sensuale o ironica dominava allora negli spazi musicali delle stazioni radio  ed era il sottofondo sonoro di tanti pomeriggi, mentre facevo i compiti. Ogni sua canzone allora diventava un successo.

Poi però io  cominciai ad apprezzare un altro tipo di musica : era il periodo degli urlatori e Nilla diventò il simbolo della musica che piaceva solo ai “vecchi”; ma quando ricominciò, ormai anziana, a ricomparire in TV ammirai di nuovo quella sua voce  così ancora stupendamente piena, pastosa, morbida e potente e il suo modo di fare e di porsi  ispirato sempre a una grande autoironia: le piaceva scherzare sulle alterne vicende della sua vita e questo me l’ ha resa oltremodo simpatica.

Credo che il Padre Eterno , nella sua infinita misericordia, ascriverà a suo merito i momenti piacevoli che con la sua musica ha regalato a tanti, qui da noi e nel mondo e per questo la terrà vicino a sè per poter ascoltare ancora quella bellissima voce che Lui le aveva dato in dono e che lei a sua volta ha donato a tutti noi.

Le arance del riscatto e della dignità

Nel panorama desolante e spesso anche preoccupante degli avvenimenti nostrani e internazionali di questi giorni , non è facile trovare buone notizie e quando ci si riesce bisogna dar loro risalto il più possibile. E’ il caso che sto per  raccontare: a Lentini, in Sicilia (costa orientale), stanno per essere raccolte le prime arance ottenute coltivando un terreno sequestrato alla mafia e assegnato a una cooperativa.

 Queste iniziative vanno incoraggiate e sostenute, visto che spesso sono bersaglio fin troppo facile di ritorsioni da parte di chi vede in esse il seme del riscatto di una terra dalle sterminate possibilità di sviluppo, ma ingabbiata nella morsa di un cancro , la criminalità organizzata, che la umilia. 

Siracusani, Catanesi, andate a Lentini e comprate le arance della cooperativa : sarà un modo per riprendersi la dignità che qualcuno vuole sottrarci.

A questo link si può trovare l’ indirizzo a cui si possono anche prenotare marmellate ottenute dal raccolto.

http://www.peacelink.it/mosaico/a/33534.html

Nell’ orto.

Oggi ho deciso di cimentarmi per la prima volta nell’ arte dell’ orticoltura. Mi son messa a zappare  la terra friabile e scura, togliendo erbacce e radici che la infestano. Ho messo a dimora qualche bulbo di gladiolo e ho seminato il prezzemolo. Un passante mi ha chiesto se è questo il momento buono per zappare e seminare, scambiandomi per una esperta del ramo, ma ho dovuto confessargli che stavo zappando solo perchè è una bella giornata e non fa freddo…. credo di averlo deluso parecchio.

L’ orto è piccolissimo, ciononostante non l’ ho zappato tutto : meglio non esagerare; tantopiù che sulle bustine che ho comprato c’ è scritto che è meglio aspettare la luna calante per la semina dell’ insalata.  Appena mi sono allontanata dall’ orticello , puntuale vi si è fiondato “merlino”, il merlo che lo frequenta abitualmente da anni, e si è messo a beccare felice tra le zolle smosse: speriamo che non faccia piazza pulita dei miei semi di prezzemolo.

Dato che è previsto un vorticoso rincaro degli alimenti, è meglio cominciare a riscoprire le antiche strategie di sopravvivenza.

Bossi chiarisca e si scusi!!

http://www.corriere.it/politica/11_marzo_08/armi-bossi-aiuti-gheddafi_1e6c3928-49b1-11e0-8210-720c80ef41f5.shtml

“Perchè avrei dovuto chiedere armi a Gheddafi? La lega ha tanti uomini e le armi si fanno in Lombardia..” questa sarebbe stata la replica di Bossi alle accuse mossegli da Gheddafi.

E’ una risposta inquietante per lo scenario che fa intravvedere: un ministro della nostra Repubblica fa supporre che una parte del paese sia pronta a imbracciare le armi contro il resto della comunità nazionale !!!! E Maroni (ministro degli Interni, non il portinaio del Viminale) si limita a dire che Bossi non ha mai incontrato Gheddafi !!!!

Forse il buon Maroni non ha ancora realizzato che  non è necessario incontrare fisicamente una persona per “fare affari” sporchi con lei. Ai tempi dei Romani e anche prima bastava un messaggero, ora basta fare un numero di fax o di telefono.

Il Presidente Napolitano dovrebbe a mio avviso pretendere pubbliche scuse da parte di Bossi e spiegazioni convincenti da parte di Maroni, visto che non è la prima volta che Bossi gioca con  parole pericolose.

Festa di Carnevale a Rolo.

Domenica c’ era finalmente il sole ed è stata annunciata anche in chiesa (dopo numerosi rinvii per il maltempo) la tradizioale sfilata dei carri, dedicata ai bambini che frequentano gli asili del paese e le scuole elementari.

Davide doveva indossare il costume da diavoletto, ma la parola diavoletto non gli andava molto a genio e allora lo ha ribattezzato “costume da pipistrello” per via di una stoffa nera sui fianchi che richiamava vagamente la forma delle ali di quel mammifero volante. Così vestito faceva le prove di volo tuffandosi sul divano di casa, con grande spasso di tutti.

“C’ è il sole, ma l’ aria è molto fredda” ha detto mamma Giovanna . ” il tuo vestito , Elisa , è molto leggero e quindi ti devi coprire bene sotto”.

Per ripararsi dal freddo, ha pensato il papà di Elisa, non c’ è niente di meglio del suo giubbotto imbottito…. e così dopo poco ecco arrivare in soggiorno la mia deliziosa nipotina che pareva impersonare la figlia bulimica dell’ uomo michelin : l’ abito da principessa era troppo stretto per coprire il giubbotto e la sua bella testolina pareva enormemente sproporzionata rispetto al busto esageratamente gonfio e lei desolata si lamentava:”Ma così sono troppo cicciona!!!” Per completare il disastro anche la cerniera  sulla schiena si è spaccata al primo tentativo di chiudere il vestitino. Mancavano pochi minuti all’ inizio della festa e così , dopo aver sostituito il giubbotto con una maglietta pesante, ho ricucito in fretta l’ apertura del vestitino con alcuni punti, mentre Elisa pazientemente attendeva di essere resa presentabile. Alla fine è riuscita a salire sul carro della scuola proprio mentre si stava mettendo in moto.

Quest’ anno in quel piccolo paese (4mila anime), i papà si sono dati da fare e hanno realizzato quattro bellissimi carri: il villaggio degli indiani, la nave pirata, il castello di cenerentola e il carro di Sponge Bob che sparava bolle di sapone e coriandoli.  Tutti i carri erano curatissimi nei particolari e testimoniavano l’ amore di quei giovani papà per i loro bambini e per la loro comunità. Tra le testoline che si affacciavano a lanciare schiuma e stelle filanti dai carri, spiccavano parecchie faccette dalla pelle olivastra: erano i bambini pakistani che partecipavano con gran divertimento alla festa, salutati dai parenti accorsi a fare ala al corteo.

Il corpo e le donne.

http://www.repubblica.it/persone/2011/03/02/foto/l_abito_troppo_stretto_joan_collins_finisce_in_ospedale-13079866/1/?ref=HRESS-6

Joan Collins è finita all’ ospedale per aver indossato un vestito troppo stretto.

Avere 77 anni , avere tanti soldi , avere perciò la possibilità di vivere senza dover sottostare a condizionamenti di nessun genere e costringersi invece a vere e proprie  torture per nascondere e camuffare la propria età… Non lo posso capire.

Tutt’ altro discorso merita invece questa notizia : http://it.peacereporter.net/articolo/27036/Mauritania%2C+schiave+del+peso

In Mauritania le bambine vengono costrette a superalimentarsi, a costo di gravi rischi per la loro salute, perchè le convenzioni locali fanno sì che solo le donne grasse trovino marito.

Non c’ è tanto da scandalizzarsi : è solo l’ altra faccia della medaglia di ciò che succede qui da noi, dove le donne  devono essere magre  per poter  aspirare al successo e dove qualche chilo in più può portare le ragazzine ad affrontare diete drastiche che le condurranno all’ anoressia.

  Credo che sarebbe ora di stabilire che il valore e la dignità di una donna non dipendono dal suo peso   e solo le donne possono ribellarsi a questi condizionamenti e rivendicare il loro diritto alla salute prima di tutto e poi il loro diritto ad essere persone e non corpi.

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A Somasca.

Ieri ho visto, grazie a una mia cara amica, un angolo di Brianza che non conoscevo e che mi ha colpito per la sua bellezza e per la sua spiritualità. Siamo infatti andate a Somasca, un borgo appena sopra Lecco, dove ha svolto la sua attività negli ultimi anni di vita S. Girolamo Miani ( o Emiliani).

Si accede al santuario percorrendo una lunga scala le cui tappe sono segnate da cappelle con le rappresentazioni degli episodi più importanti della vita del santo. 

Man mano che si sale si allarga sempre più l’ occhio sul panorama sottostante: il lago di Garlate splende liscio sotto il sole pallido e lo sguardo può distendersi lungo il percorso dell’ Adda che proprio lì ricomincia il suo percorso verso il mare, dopo aver sostato nelle acque tranquille del lago.  Sulle rive si affollano borghi silenziosi, dalle viuzze strette che sfociano qua e là in piazzette minuscole, ma arricchite da chiese e monumenti di pregio. La gente che percorre quelle strade è particolarmente gioviale, non pare di essere in Brianza…!!

 Lungo la salita ti ritrovi sulla destra la montagna aspra , che mostra rocce grigiastre nude e ripide, ma rallegrate, ove la vita può attecchire, da ciuffi di viole e addirittura ulivi.

Arrivate al santuario ,( che sorge proprio come su un balcone che dà sul lago e sui luoghi manzoniani) il vento che pur spirava piacevolmente non bastava a spazzare via la foschia che velava il paesaggio.

 Lì abbiamo incontrato un personaggio che pareva sbucato fuori dalle pieghe del tempo: assomigliava più a un elfo o a un folletto benigno: era il sacerdote che gestisce il santuario.

La faccia abbronzata e dai lineamenti asciutti era sovrastata  da un grosso berrettaccio di lana, gli abiti erano poco curati, come quelli di uno che non ha nè mezzi nè modo di curarsi del suo look.  Su nostra richiesta ci ha raccontato questa storia: http://www.ilpuntostampa.info/2011/02/san-girolamo-emiliani-miani.html

Il suo eloquio sciolto, arguto  e quasi forbito contrastava incredibilmente con l’ impressione che ne avevo avuto in un primo momento.

Alla fine del racconto siamo ridiscese lentamente verso il paese. Ringrazio M. E. per avermi regalato un bellissimo pomeriggio.