Nevica…. nel deserto dei tartari.

Alle 8 stamattina nevischiava appena. Fiocchetti minutissimi e ghiacciati coprivano come un velo il suolo. Un’ ora più tardi è cominciata una nevicata formidabile per intensità, tanto che a mezzogiorno si era già formato uno strato di 15 cm. Mi sono data da fare per tempo a spargere sabbia e sale sul tratto di stradina che mi collega alla strada condominiale, confidando che questo sarebbe bastato a mantenere libero il passaggio, ma è stato tutto reso inutile dalla gran quantità di neve caduta: ce ne saranno almeno 25 cm. ora! Per fortuna non nevica più da questo pomeriggio.

Mi sento un po’ barricata in casa , un po’  confinata in un domestico personalissimo “deserto dei tartari”.

Meglio dormire…

Samuele (tre anni) va molto volentieri nella sua nuova scuola, perchè gli insegnanti gli propongono attività interessanti e lui infatti ha arricchito il suo linguaggio (ora parla preferibilmente in inglese, certo più semplice e poi è parlato dalla quasi totalità delle sue conoscenze) e ha imparato molte altre cose. In questi giorni però la scuola funziona solo come “custodia” dei bambini: non ci sono insegnanti nè lezioni; ci sono solo alcune assistenti di varia nazionalità che sorvegliano i pochi bambini che , non avendo altre soluzioni, sono costretti a continuare a frequentare questa scuola dimezzata. E’ così che spesso perde il cappello o la sciarpa, a mezzogiorno nessuno gli apre i contenitori della sua “colazione al sacco” e nessuno controlla che si sia pulito bene il sederino dopo aver fatto i suoi bisognini.  Insomma deve essere una vera desolazione.

Per questo stamattina non voleva alzarsi e alla mamma che lo incitava a uscire dalle coperte, lui diceva che lei poteva pure andarsene e che lui avrebbe continuato a dormire.

Sarebbe interessante poter controllare cosa succede in questi giorni in quella scuola che pretende una retta di 1.400 sterline al mese e nella quale i genitori vengono sempre tenuti fuori dalla porta con la scusa che i bambini devono imparare ad essere autonomi….

Natale a scuola

A scuola il periodo del Natale era quello più frenetico: c’ erano sempre da preparare i lavoretti , le letterine o i biglietti , la poesia da recitare ai genitori, gli addobbi per l’ aula , il presepe e a volte ci si imbarcava anche nell’ allestimento di una piccola recita inframmezzata da canti tradizionali. Il tutto poi non doveva andare a scapito delle normali attività curriculari. Era certo una gran fatica, ma il tutto contribuiva a creare quell’ atmosfera di festa che rendeva felici i bambini, almeno quelli che potevano permetterselo; infatti ricordo che in una classe c’ era una bimba, figlia di unaTestimone di Geova che restava sempre assente nel giorno degli scambi degli auguri , ma questo succedeva anche a Carnevale ad esempio: il problema non era la differenza di credo religioso, era la festa in sè che era considerata “peccaminosa” .  Mi ha sempre fatto molta tristezza vedere quella bimba costretta a sentirsi diversa dagli altri….

http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/12/15/news/l_asilo_multietnico_ci_ripensa_la_festicciola_di_natale_si_far-10247606/?ref=HREC1-5

Per ovviare al problema delle culture diverse, in una scuola milanese le maestre avevano deciso di abolire proprio la celebrazione del Natale, visto che la maggioranza degli alunni è di origine straniera; ora ci hanno ripensato e hanno fatto bene: è un’ occasione per far avvicinare i bambini, figli di immigrati, alle tradizioni del paese in cui vivono .

Non c’ è bisogno di imporre nessun dogma di fede, solo di far capire cosa succede attorno a loro.

Non vorrei essere maligna, ma quanto ha influito sulla prima decisione di quelle maestre il desiderio di sottrarsi a una serie di impegni faticosi col pretesto della multiculturalità?

La stufa a legna.

stufa a legnaEra nell’ angolo opposto al caminetto e, nello spazio che la separava dal muro esterno, veniva riposta la legna: ceppi spaccati con la scure  e stecchi sottili  che si andavano a raccogliere in campagna dopo la potatura o quando veniva abbattuto qualche albero e se ne facevano fascine.
Il piano superiore era in ferro e presentava tre gruppi di cerchi concentrici che venivano tolti per regolare la larghezza del “contatto” col fuoco vivo a seconda della dimensione della pentola.
Sulla facciata anteriore si apriva lo sportello che chiudeva il vano-fornace, sotto c’era uno sportello più piccolo attraverso il quale veniva estratta la cenere e di fianco si apriva il forno.
Nella parte più bassa c’era un vano vuoto in cui mia madre a volte metteva anche le pantofole perchè si scaldassero.
Di fianco al piano cottura c’era un contenitore in rame sempre pieno d’ acqua calda,  pronta per tutte le necessità.
Il tubo di scarico, che attraversava buona parte della stanza per ottimizzare la resa della stufa, presentava ad altezza d’uomo (ma sarebbe meglio dire ad altezza di donna) un anello di ferro munito di tanti raggi che potevano essere alzati o abbassati : su di essi venivano appesi mestoli e schiumarole o i panni  da asciugare quando fuori pioveva .
Sul piano cottura arrostivamo le castagne o le fette di polenta avanzata dal giorno prima e nel forno ogni mattina la mamma  (che si alzava prestissimo per accendere il fuoco) metteva l’uovo che dovevamo sorbirci prima di andare a scuola o le mele da cuocere: non sono più riuscita a mangiare mele cotte buone come quelle.

Solo la cucina veniva riscaldata. Le stanze da letto erano molto fredde e così anche le coperte del letto, perciò ecco che dalla stufa, verso sera si estraeva la brace. Con essa si riempivano dei piccoli contenitori (padlèni) foderati di cenere , che venivano inseriti nel prét (una struttura in legno adatta a sollevare le coperte , che non dovevano venire a contatto con le braci.
Quando si tornava a casa coi piedi intirizziti dal freddo, la mamma ci faceva togliere le scarpe e ci faceva appoggiare i piedi sullo sportello più basso e al tepore che ne usciva ti sentivi rinascere.

Dove “donna NON è bello”

http://www.corriere.it/esteri/10_dicembre_13/sudan-fustigata-in-pubblico_ed1b0864-06b1-11e0-ad1a-00144f02aabc.shtml

C’ è da inorridire a guardare il video che si trova a questo link : una donna grida disperatamente sotto le frustate che le vengono inferte per aver indossato abiti indecenti (pare un paio di pantaloni) e senza un regolare giudizio.

In certi paesi non è bello nascere DONNA.

13 dicembre: S. Lucia…

– Nonna, secondo te esiste Babbo Natale?-  questa è la domanda che mi ha posto Elisa un giorno, mentre ero concentratissima nell’ elaborazione di un post al computer. Io in quel momento non ho considerato che ancora a 8 anni credesse a Babbo Natale e distrattamente le ho risposto: – Io non credo proprio, sai…-  Subito dopo mi sarei morsa la lingua, perchè una domanda del genere avrebbe richiesto una risposta molto più articolata e delicata.

Temevo di aver provocato in lei chissà quale trauma, invece deve aver pensato (proprio per la noncuranza con cui ho risposto) che forse gli anni cominciano a pesare anche sulle mie facoltà mentali e non mi ha creduto.  Un giorno però una sua compagna di scuola le ha detto che sono i genitori a portare i doni e non Santa Lucia o Babbo Natale; lei però ha ribadito che questo è impossibile: come fanno  i genitori ad andare a comprare i giocattoli di notte: i negozi sono chiusi!!!!

Così ieri sera lei era tutta in ansia per l’ arrivo di S. Lucia, mentre il suo fratellino Davide (4 anni) sembrava molto più distaccato.  Lei aveva scritto una letterina chiedendo mille cose inutili, suscitando le critiche della sua mamma e stamattina, svegliatasi di buon ora ha trovato qualche giocattolo, ma anche qualche cosa utile e allora lei ha detto alla sua mamma:- Si vede che S. Lucia ti ha ascoltato!!-

Poi è andata a svegliare Davide che dormiva ancora  profondamente ; quando è riuscito ad aprire gli occhi, è andato anche lui a vedere i doni, ma subito dopo ha detto sbadigliando: – Ma io ho ancora sonno!!!…- e se ne è tornato a letto: S. Lucia poteva attendere…

Incontri al supermercato

Si sta avvicinando il Natale e non ho ancora fatto il presepe, nè l’ albero;  mi riservo di allestirli prima dell’ arrivo di Samuele, sabato prossimo.

Intanto ieri sera sono andata a fare una spesuccia veloce in un piccolo supermercato nelle vicinanze e ho incontrato alcune mamme di miei ex- scolari. Ho chiesto notizie dei loro figli: M. à avvocato, suo fratello  G. si sta per laureare in economia e commercio, contemporaneamente gioca al calcio e  sta   frequentando un corso per allenatori;  C. fa l’ elettricista, si è messo in proprio e pare molto bravo nel suo campo; L., che fin da piccolo accompagnava appena possibile il padre nei suoi viaggi in tir, ha avviato una piccola impresa di autotrasporti e pare molto soddisfatto anche se lavora senza contare le ore.

Tutti hanno trovato la loro strada , anche in un momento non certo facile. Questo mi ha rallegrato (e quanto ne avevo bisogno!!) , così come mi ha fatto piacere vedere che ognuna di quelle mamme aveva un buon ricordo dei tempi della scuola dei loro figli.

Riparare all’ odio con la solidarietà.

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=130052&sez=LEALTRE

Da quando a Erba, proprio 4 anni fa, venne scoperta la terribile strage che provocò orrore e sconcerto  in campo nazionale e oltre , io , che abito a poche centinaia di metri da lì  da tre decenni, non ho avuto mai il coraggio di passare per quella via.  Ho l’ impressione che solo passando accanto a quei luoghi non potrei fare a meno di vedermi comparire davanti agli occhi la scena infernale ricostruita più volte dai media nazionali e soprattutto non potrei fare a meno di ripensare alla ferocia bestiale che non ha avuto pietà nemmeno del piccolo Youssef.

Quella casa ora viene donata dalla famiglia Castagna ( che conferma così la esemplarità della sua condotta in tutta questa tragedia) alla parrocchia , che utilizzerà quei locali per alloggiarvi persone o famiglie senza casa, in attesa di trovare loro una sistemazione definitiva.

Mi pare la messa in pratica di quella bella preghiera di S. Francesco che recita tra l’ altro ” …Dove c’ è odio che io porti l’ amore”

Chi accudisce malati e disabili gravi non va mai in ferie, lo sanno i nostri parlamentari?

Maria Simona Bellini 03 dicembre alle ore 8.00
Leggo sui giornali di questa mattina, della “Settimana Bianca” – regolarmente retribuita – della quale i nostri Parlamentari godranno dal prossimo lunedì ed avrei una proposta per occuparli in un lavoro “socialmente utile”.
Sono l’unico mezzo di sostentamento della mia famiglia di tre persone, di cui due (mia figlia e il mio compagno) gravemente disabili. Lunedì 6 Dicembre il centro di riabilitazione che frequenta mia figlia, e che quindi mi permette di recarmi al lavoro, chiuderà fino ai primi di Gennaio a causa dei tagli – dicono – che le Regioni stanno operando in questo settore.
Sono 15 anni che il nostro Parlamento – tra mille va e vieni ma senza nessun risultato concreto (la Legge è già passata alla Camera ma ora è di nuovo bloccata in Senato) – discute sul Prepensionamento per i lavoratori che in ambito familiare assistono disabili gravi, 24 ore su 24, 365 giorni l’anno, impegno senza ferie né festività.
Cosa farò da lunedì prossimo? Rischierò il licenziamento assentandomi dal lavoro? Simulerò una malattia che non c’è?
Io la soluzione ce l’avrei… Visto che i nostri Parlamentari sono a riposo, almeno per questa settimana, perché non vengono nelle nostre case a cambiare pannoloni, introdurre cateteri, somministrare pappine, fare nottate di assistenza…. Per le migliaia di euro che percepiscono ogni mese forse potrebbe essere una buona occupazione, non credete?
Noi accetteremo l’aiuto di tutti: di Ministri (specie del Ministro Tremonti, che ne sa veramente poco di disabilità grave!), Sottosegretari, del Presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio.
La nostra disperazione non ci consente di fare distinguo! Potremo contare sulla loro collaborazione, che ne dite???
Noi, che solleviamo il nostro Paese di ingenti costi sociali senza alcun riconoscimento e nella totale invisibilità, in fondo lo facciamo gratis! Aspettiamo candidature…

M. Simona Bellini
Presidente Nazionale Famiglie di Disabili Gravi e Gravissimi
Ho trovato questa lettera a questo link http://diversamenteaff-abile.gazzetta.it/post/23700930/tutti-per-tetti-tetti-per-tutti, stimolata da una conversazione radiofonica. Mi pare che sia  degna della massima  attenzione, pertanto la riporto qui, sperando di fare cosa gradita e utile.

Sarah, Yara e le altre.

 

Due storie terribili hanno scosso l’ opinione pubblica ultimamente: quella di Sara Scazzi e quella di Yara Gambirasio. Nel primo caso le indagini tardavano a prendere il via: si facevano ipotesi di allontanamento volontario per sfuggire ad un ambiente ristretto e senza troppe opportunità. Per questo la madre ha scelto di esporsi davanti ai teleschermi per attirare l’ attenzione su quella che era per lei una scomparsa tutt’ altro che volontaria…Da qui i media si sono scatenati, anche incentivati dai parenti tra i quali si nascondevano i colpevoli. Ne è seguito un vero bailamme: in tutte le ore del giorno non si sentiva parlare in TV che del fatto di Avetrana e lo sciacallaggio è arrivato fino ad inventarsi le gite turistiche sui luoghi del delitto. Il fatto ha evidenziato il peggio della nostra società di oggi: quella che ne vien fuori con più dignità è la madre di Sara, che, una volta scoperta la verità sulla sorte della figlia, si è sottratta alle telecamere, dopo essersi detta certa di riincontrare la sua bambina , così come la sua religione (è Testimone di Geova)gliene dà certezza.

Per Yara, non si potevano fare troppe ipotesi: la sua vita semplice di ragazzina sportiva non offriva spunti per immaginare nulla. Per questo le ricerche sono partite subito e la famiglia ha potuto aspettare i risultati delle indagini chiusa nella sua casa, lontana da ogni occhio o microfono indiscreto, immersa nella preghiera.

Sono due storie tristissime, che riempiono di angoscia chi ha figli e nipoti piccoli che cominciano a muovere i primi passi in un mondo dove gli orchi si nascondono sotto le sembianze di  una cugina, di uno zio o di un conoscente che tutti i giorni saluti amichevolmente.

 Come mettere in guardia le nostre bambine e i nostri bambini da questi pericoli oscuri senza inculcare loro la paura che tarpa le ali , senza togliere loro la gioia di vivere?