Dove “donna NON è bello”

http://www.corriere.it/esteri/10_dicembre_13/sudan-fustigata-in-pubblico_ed1b0864-06b1-11e0-ad1a-00144f02aabc.shtml

C’ è da inorridire a guardare il video che si trova a questo link : una donna grida disperatamente sotto le frustate che le vengono inferte per aver indossato abiti indecenti (pare un paio di pantaloni) e senza un regolare giudizio.

In certi paesi non è bello nascere DONNA.

13 dicembre: S. Lucia…

– Nonna, secondo te esiste Babbo Natale?-  questa è la domanda che mi ha posto Elisa un giorno, mentre ero concentratissima nell’ elaborazione di un post al computer. Io in quel momento non ho considerato che ancora a 8 anni credesse a Babbo Natale e distrattamente le ho risposto: – Io non credo proprio, sai…-  Subito dopo mi sarei morsa la lingua, perchè una domanda del genere avrebbe richiesto una risposta molto più articolata e delicata.

Temevo di aver provocato in lei chissà quale trauma, invece deve aver pensato (proprio per la noncuranza con cui ho risposto) che forse gli anni cominciano a pesare anche sulle mie facoltà mentali e non mi ha creduto.  Un giorno però una sua compagna di scuola le ha detto che sono i genitori a portare i doni e non Santa Lucia o Babbo Natale; lei però ha ribadito che questo è impossibile: come fanno  i genitori ad andare a comprare i giocattoli di notte: i negozi sono chiusi!!!!

Così ieri sera lei era tutta in ansia per l’ arrivo di S. Lucia, mentre il suo fratellino Davide (4 anni) sembrava molto più distaccato.  Lei aveva scritto una letterina chiedendo mille cose inutili, suscitando le critiche della sua mamma e stamattina, svegliatasi di buon ora ha trovato qualche giocattolo, ma anche qualche cosa utile e allora lei ha detto alla sua mamma:- Si vede che S. Lucia ti ha ascoltato!!-

Poi è andata a svegliare Davide che dormiva ancora  profondamente ; quando è riuscito ad aprire gli occhi, è andato anche lui a vedere i doni, ma subito dopo ha detto sbadigliando: – Ma io ho ancora sonno!!!…- e se ne è tornato a letto: S. Lucia poteva attendere…

Incontri al supermercato

Si sta avvicinando il Natale e non ho ancora fatto il presepe, nè l’ albero;  mi riservo di allestirli prima dell’ arrivo di Samuele, sabato prossimo.

Intanto ieri sera sono andata a fare una spesuccia veloce in un piccolo supermercato nelle vicinanze e ho incontrato alcune mamme di miei ex- scolari. Ho chiesto notizie dei loro figli: M. à avvocato, suo fratello  G. si sta per laureare in economia e commercio, contemporaneamente gioca al calcio e  sta   frequentando un corso per allenatori;  C. fa l’ elettricista, si è messo in proprio e pare molto bravo nel suo campo; L., che fin da piccolo accompagnava appena possibile il padre nei suoi viaggi in tir, ha avviato una piccola impresa di autotrasporti e pare molto soddisfatto anche se lavora senza contare le ore.

Tutti hanno trovato la loro strada , anche in un momento non certo facile. Questo mi ha rallegrato (e quanto ne avevo bisogno!!) , così come mi ha fatto piacere vedere che ognuna di quelle mamme aveva un buon ricordo dei tempi della scuola dei loro figli.

Riparare all’ odio con la solidarietà.

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=130052&sez=LEALTRE

Da quando a Erba, proprio 4 anni fa, venne scoperta la terribile strage che provocò orrore e sconcerto  in campo nazionale e oltre , io , che abito a poche centinaia di metri da lì  da tre decenni, non ho avuto mai il coraggio di passare per quella via.  Ho l’ impressione che solo passando accanto a quei luoghi non potrei fare a meno di vedermi comparire davanti agli occhi la scena infernale ricostruita più volte dai media nazionali e soprattutto non potrei fare a meno di ripensare alla ferocia bestiale che non ha avuto pietà nemmeno del piccolo Youssef.

Quella casa ora viene donata dalla famiglia Castagna ( che conferma così la esemplarità della sua condotta in tutta questa tragedia) alla parrocchia , che utilizzerà quei locali per alloggiarvi persone o famiglie senza casa, in attesa di trovare loro una sistemazione definitiva.

Mi pare la messa in pratica di quella bella preghiera di S. Francesco che recita tra l’ altro ” …Dove c’ è odio che io porti l’ amore”

Chi accudisce malati e disabili gravi non va mai in ferie, lo sanno i nostri parlamentari?

Maria Simona Bellini 03 dicembre alle ore 8.00
Leggo sui giornali di questa mattina, della “Settimana Bianca” – regolarmente retribuita – della quale i nostri Parlamentari godranno dal prossimo lunedì ed avrei una proposta per occuparli in un lavoro “socialmente utile”.
Sono l’unico mezzo di sostentamento della mia famiglia di tre persone, di cui due (mia figlia e il mio compagno) gravemente disabili. Lunedì 6 Dicembre il centro di riabilitazione che frequenta mia figlia, e che quindi mi permette di recarmi al lavoro, chiuderà fino ai primi di Gennaio a causa dei tagli – dicono – che le Regioni stanno operando in questo settore.
Sono 15 anni che il nostro Parlamento – tra mille va e vieni ma senza nessun risultato concreto (la Legge è già passata alla Camera ma ora è di nuovo bloccata in Senato) – discute sul Prepensionamento per i lavoratori che in ambito familiare assistono disabili gravi, 24 ore su 24, 365 giorni l’anno, impegno senza ferie né festività.
Cosa farò da lunedì prossimo? Rischierò il licenziamento assentandomi dal lavoro? Simulerò una malattia che non c’è?
Io la soluzione ce l’avrei… Visto che i nostri Parlamentari sono a riposo, almeno per questa settimana, perché non vengono nelle nostre case a cambiare pannoloni, introdurre cateteri, somministrare pappine, fare nottate di assistenza…. Per le migliaia di euro che percepiscono ogni mese forse potrebbe essere una buona occupazione, non credete?
Noi accetteremo l’aiuto di tutti: di Ministri (specie del Ministro Tremonti, che ne sa veramente poco di disabilità grave!), Sottosegretari, del Presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio.
La nostra disperazione non ci consente di fare distinguo! Potremo contare sulla loro collaborazione, che ne dite???
Noi, che solleviamo il nostro Paese di ingenti costi sociali senza alcun riconoscimento e nella totale invisibilità, in fondo lo facciamo gratis! Aspettiamo candidature…

M. Simona Bellini
Presidente Nazionale Famiglie di Disabili Gravi e Gravissimi
Ho trovato questa lettera a questo link http://diversamenteaff-abile.gazzetta.it/post/23700930/tutti-per-tetti-tetti-per-tutti, stimolata da una conversazione radiofonica. Mi pare che sia  degna della massima  attenzione, pertanto la riporto qui, sperando di fare cosa gradita e utile.

Sarah, Yara e le altre.

 

Due storie terribili hanno scosso l’ opinione pubblica ultimamente: quella di Sara Scazzi e quella di Yara Gambirasio. Nel primo caso le indagini tardavano a prendere il via: si facevano ipotesi di allontanamento volontario per sfuggire ad un ambiente ristretto e senza troppe opportunità. Per questo la madre ha scelto di esporsi davanti ai teleschermi per attirare l’ attenzione su quella che era per lei una scomparsa tutt’ altro che volontaria…Da qui i media si sono scatenati, anche incentivati dai parenti tra i quali si nascondevano i colpevoli. Ne è seguito un vero bailamme: in tutte le ore del giorno non si sentiva parlare in TV che del fatto di Avetrana e lo sciacallaggio è arrivato fino ad inventarsi le gite turistiche sui luoghi del delitto. Il fatto ha evidenziato il peggio della nostra società di oggi: quella che ne vien fuori con più dignità è la madre di Sara, che, una volta scoperta la verità sulla sorte della figlia, si è sottratta alle telecamere, dopo essersi detta certa di riincontrare la sua bambina , così come la sua religione (è Testimone di Geova)gliene dà certezza.

Per Yara, non si potevano fare troppe ipotesi: la sua vita semplice di ragazzina sportiva non offriva spunti per immaginare nulla. Per questo le ricerche sono partite subito e la famiglia ha potuto aspettare i risultati delle indagini chiusa nella sua casa, lontana da ogni occhio o microfono indiscreto, immersa nella preghiera.

Sono due storie tristissime, che riempiono di angoscia chi ha figli e nipoti piccoli che cominciano a muovere i primi passi in un mondo dove gli orchi si nascondono sotto le sembianze di  una cugina, di uno zio o di un conoscente che tutti i giorni saluti amichevolmente.

 Come mettere in guardia le nostre bambine e i nostri bambini da questi pericoli oscuri senza inculcare loro la paura che tarpa le ali , senza togliere loro la gioia di vivere?

Una predica silenziosa.

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/12/06/news/yara_famiglia-9870283/?ref=HRER2-1

Il timore che ha colto tutti fin dai primi momenti si sta rivelando profetico: Yara è stata uccisa… resta solo da trovare un piccolo cadavere sepolto da mani sacrileghe in chissà quale angolo nascosto. In paese c’ è chi vorrebbe approfittare di questa ghiotta occasione per gridare odio verso gli stranieri, ma la famiglia Gambirasio , per bocca della mamma di Yara, dice parole ammirevoli:: 

“Mia figlia è nelle mani di Dio, e Dio saprà fare in modo che chi me l’ha portata via paghi per quello che ha fatto. Ma ora, per carità, nessuno aggiunga violenza a violenza”.
 

E’ ammirevole la famiglia Gambrasio : chiede silenzio e rispetto  e non offre nessuna occasione a giornali , televisioni, politici per speculare sul suo dramma.

L’ esempio di questa famiglia e le parole di questa mamma sono la più efficace ” lezione di Cristianesimo vissuto” che io abbia mai sentito.

Imparare a parlare..

Le bimbe , si sa, sono più precoci nell’ imparare a parlare, pare proprio per una questione fisiologica: l’ ho constatato allevando i miei figli e continuo a constatarlo osservando i miei nipotini.

Elisa ha cominciato a parlare prestissimo , aveva una particolare predilezione per l’ ascolto delle favole , sapeva captare nelle varie situazioni le parole che potevano essere più “interessanti” e le utilizzava poi al momento opportuno. Dimostrava anche  di saper pronunciare con disinvoltura anche parole complesse , senza storpiature già prima dei due anni.

 Davide ha cominciato a parlare più tardi e oggi lo sentivo alle prese con la lettera “erre”:  ora sta ponendo attenzione a questa lettera e si impegna a pronunciarla, ma la sua lingua finisce sempre per scivolare via troppo in fretta. Anche Samuele ha lo stesso problema in questi giorni e per pronunciare la parola “rosso” finisce sempre col fare una specie di pernacchietta al posto della prima lettera. Dura la vita dei cuccioli d’ uomo!!!

Dal panettiere.

Giovanotto: – Lo sa che il giovedì lavoro in un negozio come questo? Lo faccio per arrotondare…. a furia di arrotondare sto diventando un compasso …

Fornaia:-Sempre in vena di scherzi, neh!!-

Giovanotto:- Una volta arrotondavo lavando i vetri al semaforo, ma adesso con le rotonde è dura….-

Il giovanotto se ne va salutando , mentre la fornaia , diventata seria d’ un colpo, dice alla cliente che stava servendo:- Lui ci scherza su, ma la sua è una situazione veramente difficile!-

Non ho osato chiedere particolari, ma ammiro quel giovane che affronta con il sorriso le sue difficoltà.

Non sono mica tutti bamboccioni…

Un balilla ribelle.

Nonno Pippo racconta:

Ero alle elementari . Al sabato pomeriggio, quando sarebbe stato così bello poter giocare tranquilli, c’ era invece da assolvere a un altro impegno: le adunate dei “balilla ” nella piazza  principale della città. Era un appuntamento obbligato , infatti l’ eventuale assenza sarebbe stata segnalata al maestro che avrebbe provveduto all’ ammonizione.

Mi era poi particolarmente insopportabile dover  indossare  la camicia nera, i pantaloni corti color grigio verde e il fazzoletto azzurro al collo. Ogni capo era stato lavato e stirato con cura per farmi fare bella figura là, nella piazza, ma per me tutta quella messinscena  aveva il sapore assurdo  dell’ imposizione senza senso.

Una volta , dopo essermi incamminato,  incontrai il solito gruppetto di ragazzini del vicinato; facevamo sempre la strada insieme scherzando e ridendo e, magari anche un po’ mugugnando contro quell’ obbligo dell’ adunata. Quel giorno però, uno di loro aveva portato una palla di carta e ogni tanto faceva qualche palleggio : fu così che cominciammo a fare qualche passaggio, qualche tiro, qualche parata . Non c’ erano macchine in circolazione, perciò non c’ era pericolo e ogni angolo di strada poteva all’ occasione diventare un campo di calcio.  Il sole era alto e il caldo soffocante; correndo, dribblando, crossando , ogni tanto ci scappava qualche scivolata e qualche tuffo acrobatico e alla fine del percorso eravamo sudati, impolverati e la divisa era irriconoscibile.

Ad attenderci in piazza c’ era l’ avanguardista incaricato di gestire l’ adunata dei balilla ; vedendoci arrivare in quello stato pietoso cominciò a rimproverarci urlandoci in faccia che  la divisa era sporca e in disordine;non era quello il modo di presentarsi all’ adunata !!! I miei amici incassarono il rimprovero a testa bassa , ma io  (ribelle per natura ) feci capire a quel giovanotto  che non mi aveva spaventato per nulla. Questi allora , ancor più irritato dal mio atteggiamento, riprese minacciando di raccontare tutto a mio padre e al mio maestro e fu a questo punto che mi scappò un “Vaffa…” , mentre i balilla schierati sotto il sole assistevano sbalorditi al battibecco.