Due “put”

Vicino alla casa in cui abitavo da piccola, c’ era un grosso casolare ; lì abitava una famiglia composta da tre fratelli, di cui uno solo era sposato con figli, gli altri due erano scapoli o  “put”, come si dice da noi.

Primo  era leggermente claudicante e camminava aiutandosi con un bastone: forse da piccolo era stato colpito, come tanti bambini a quei tempi, dalla poliomielite. Aveva, nonostante ciò, un portamento elegante e  modi signorili:  sorriso sempre pronto e una parola gentile per tutti noi bambini. Parlava  lentamente e non l’ ho mai visto  arrabbiato, per questo io lo consideravo un uomo molto saggio. Nei momenti liberi si sedeva davanti alla porta di casa col cappello a coprirgli i radi capelli grigi e le mani appoggiate al bastone e salutava tutti quelli che passavano davanti alla casa.

L’altro fratello, di nome Adelmo, era invece tutto l’ opposto:  piuttosto tarchiato, viso abbronzato e modi sanguigni.

Era lui che si dedicava ai lavori più pesanti e spesso, verso sera , in estate ,  lo si sentiva  cantare a squarciagola o richiamare a gran voce la Lola o la Bianchina : allora tutti capivano che stava mungendo le mucche  e tutti sorridevamo divertiti da quell’ allegria chiassosa.

Nelle famiglie patriarcali c’ era sempre qualche figlio o figlia che rinunciava a sposarsi per dedicarsi alla cura dei genitori o delle proprietà della famiglia , che così conservava intatto il suo  patrimonio.

“Quando io ero piccolo…” : la storia continua.

L’ avventura del libro di ricordi “Quando io ero piccolo…” continua e si stanno moltiplicando gli eventi organizzati per farlo conoscere e dare impulso alla raccolta fondi a favore dell’ associazione “Annulliamo la distanza” e dell’ Ospedale “Rizzoli” di Bologna.

Come membro del gruppo che ha realizzato questo progetto, non posso che augurarmi che questo piacevole volumetto possa avere successo….

Guardando “Chi l’ ha visto”

Sto guardando “Chi l’ ha visto” e stanno leggendo via via le agenzie di stampa che comunicano la morte di Sara Scazzi, avvenuta, sembrerebbe, per mano dello zio. Resto sconcertata davanti all’ imperturbabilità del volto della mamma di Sara, che ascolta i vari comunicati senza battere ciglio.

Forse, come tutti noi, ormai si aspettava la notizia della morte della figlia e forse anche quella che l’ assassino possa essere una persona di famiglia, ma non riesco a capacitarmi della sua mancanza di reazioni.

Gli inquirenti non hanno ancora confermato nulla al riguardo, ma tutte le ipotesi fatte sugli amici , sulle conoscenze via internet sembrano dissolversi: Sara sarebbe stata tradita da una persona da cui forse non poteva aspettarsi nulla di male: lo zio, il papà della cugina e amica più cara.

E’ una storia tristissima…. povera Sara….

Rosy Bindi e la contestualizzazione…

In risposta all’ arcivescovo Fisichella che ha dichiarato come la bestemmia del premier vada contestualizzata e non drammatizzata polemicamente Rosy Bindi scrive nel suo sito “Democratici davvero”:

“Sarò all’antica, ma mi amareggia profondamente e mi turba constatare che per un pastore della mia Chiesa (anche se voce isolata rispetto a quelle di altri pastori, di Avvenire e Famiglia Cristiana) ci sarebbero occasioni e circostanze nelle quali è possibile derogare anche dal secondo comandamento. Basta solo valutare il contesto per giustificare espressioni sguaiate, irriverenti e persino blasfeme. Anch’io penso che contestualizzare fatti e parole sia importante: aiuta a interpretare meglio gli eventi, a capire le responsabilità, a distinguere tra azioni volontarie e involontarie, tra reato e peccato. La contestualizzazione è in fondo un esercizio di laicità ma potrebbe diventare relativismo.

Se è così, c’è qualcosa di contraddittorio e profondamente diseducativo nel minimizzare la blasfemia del premier. Come si può condurre in modo credibile la battaglia contro il relativismo etico e la perdita di valori della nostra società se poi nel giudizio ci si ferma davanti alla soglia dei potenti? Ha senso invocare l’impegno di una nuova generazione di politici cattolici, chiamati a fare la giustizia e a dare il buon esempio nel servizio alla comunità, e poi autorizzare volgarità e bestemmie a seconda dei contesti? Non c’è giustizia se non è accompagnata da un po’ di onestà, di coerenza personale, e per i credenti non c’è carità senza verità”.

Rosy Bindi sei grande!

Bambini speciali

http://www.corriere.it/cronache/10_ottobre_04/nino-luca-insegnanti-sostegno_f491f6fa-cf95-11df-8a5d-00144f02aabe.shtml

Sono storie di bambini “speciali” che vedono sfumare le loro speranze di valorizzazione delle loro potenzialità.. L’ insegnante di sostegno rappresenta nella scuola questa possibilità, ma i tagli della Gelmini non discernono tra spese inutili e spese importanti.

Nella mia esperienza scolastica ho avuto spesso l’ occasione di trovarmi a collaborare con insegnanti di sostegno : ne ho incontrato di preparatissime, che avevano frequentato corsi di specializzazione per handicap particolari e che sapevano mettere in atto interventi mirati ed efficaci; ne ho incontrate altre, forse meno preparate, ma con grande disponibilità . Con tutte si è sempre potuto offrire non solo al bambino con handicap, ma a tutta la classe, momenti altamente istruttivi ed educativi.. 

In questi giorni si è sentito parlare di classi differenziali ( e addirittura di rupe Tarpea !!! ) per i bambini meno fortunati; invece io dico per esperienza diretta che avere in classe un bambino con handicap, se ci sono le risorse necessarie, come lo è l’ insegnante di sostegno, può rappresentare per i bambini cosiddetti “normali” una grande opportunità umana, educativa e di apprendimento.

4 Ottobre: S. Francesco.

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Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.

Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messer lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumeni noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si’, mi Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.

udato si’, mi’ Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.

Laudato si’, mi’ Signore, per sor Aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si’, mi Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Laudato si’, mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore
et sostengono infirmitate et tribulatione.

Beati quelli ke ‘l sosterranno in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si’ mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po’ skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ‘l farrà male.

Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.[2

Omaggio a una mamma.

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2010/10/03/news/modena_dramma_in_una_famiglia_pachistana_uccisa_la_madre_si_opponeva_a_nozze_combinate-7684710/?ref=HREC1-4

E’ accaduto nel paese che confina col comune dove sono nata, quindi conosco bene il modo di vivere delle ragazze della zona e immagino il tormento di una madre pakistana, che sa come il marito sia legato a tradizioni , che in un contesto di tal genere sfociano in imposizioni assurde…. Immagino l’ angoscia di sentimenti violenti e contrastanti: l’ obbedienza cieca al marito cui è stata educata e l’ amore per quella figlia che non vuole sottomettersi alle regole antiche di una terra lontana…. Ma ieri il suo istinto di madre ha avuto il sopravvento ed ha affrontato la morte per salvare la vita a sua figlia….

Se non si impongono per legge i diritti delle donne anche dentro le famiglie  degli immigrati, queste tragedie si ripeteranno all’ infinito. Intanto però credo sia doveroso un pensiero di omaggio per questa madre, che ha donato la vita due volte a sua figlia, offrendo in cambio la sua.

Se ne è accorto qualcuno?

Bisognerebbe  fissare nella memoria questo volto e questo nome : Giorgia Bronzini… , perchè certamente non ne sentiremo più parlare fino alla sua prossima impresa.

Ieri questa ragazza ha vinto una MEDAGLIA D’ORO ai campionati mondiali di ciclismo; la notizia è arrivata nella mattinata e già all’ una la notizia è stata data in coda ai vari notiziari, dopo anche il risultato delle prove di motociclismo e già oggi non ne parla più nessuno.

Se oggi un corridore italiano avesse vinto la stessa medaglia, si sarebbe guadagnato titoli cubitali nei TG e sulla stampa. La discriminazione dello sport femminile è evidentissima e offende i sacrifici cui le atlete si sottopongono per raggiungere risultati prestigiosi.

A Kabul armati di codici.

“L’Italia ha concentrato molto del suo impegno sulla ricostruzione di un apparato giuridico”, racconta Shafeek Seddiq, l’afgano-americano che guida i progetti della Organizzazione internazionale per lo sviluppo della legge (Idlo): “Quando tutto è cominciato, l’Afghanistan aveva la giustizia dei Taliban: rapida e brutale, senza nessuna garanzia. Non esisteva nemmeno il diritto alla difesa. Ora, grazie all’Italia, c’è un sistema basato su regole formali ben precise. Ci sono dibattimenti in tribunale”

Segnalo il link al quale troverete tutto l’ articolo di Repubblica : http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2010/10/01/news/afghanistan_il_lavoro_delle_ong-7611518/?ref=HREC1-5

Mi fa un grande piacere segnalare questo articolo, perchè il marito di un’ amica blogger è partiti quest’ estate proprio per far parte di questo drappello di italiani senza elmetto che operano a Kabul e ho seguito le  ansie che affioravano ogni tanto dai suoi post su FB.

Penso che possiamo essere fieri del lavoro di questi civili: forse la democrazia si esporta più coi codici che con le bombe!!!

Il “S.Anna” cambia casa.

Stamattina al S. Anna, l’ ospedale di Como, sono cominciate le grandi manovre per il trasloco nella nuova struttura. C’era un gran dispiegamento di poliziotti e vigili lungo i viali percorsi da grossi automezzi e autoambulanze che andavano e venivano in continuazione.  In un padiglione già parzialmente smobilitato, c’ era una strana atmosfera: uffici deserti, scatoloni accatastati lungo i corridoi e i pochi  dipendenti rimasti sul posto chiacchieravano tra loro un po’ stancamente.

Certo, traslocare un ospedale è un’ operazione complessa , ma non c’è il caos e si ha l’ impressione che tutti sappiano esattamente cosa fare.