Quando una telefonata impegnava un pomeriggio.

– Puoi venire con me a telefonare? – Mi aveva chiesto la mia amica Maria. Certamente non potevo rifiutarle questo piacere. Eravamo agli inizi degli anni sessanta e ci trovavamo in una casa di montagna in Val Camonica, lontano dai centri abitati
Si era alla fine di giugno, ma come capita spesso in montagna, l’estate sembrava scomparsa di colpo: pioggia mista a nevischio e vento gelido ci sferzarono durante tutto il cammino lungo una strada sterrata, che sembrava appesa al fianco della montagna; finalmente vedemmo l’agognata insegna del telefono pubblico accanto a quella di un bar isolato su quella che più che una strada sembrava una mulattiera.
Al nostro ingresso fummo assalite dall’odore di vino e di tabacco, mentre alcune facce di montanari segnate dalle fatiche e dal tempo ci scrutarono stupite; certamente si chiedevano cosa ci facessero  lì due ragazze con quel tempaccio .
Maria non si perse d’animo e si avvicinò al gestore chiedendogli di poter chiamare al telefono la persona che doveva contattare.
Il centralino dopo un po’ ci disse di attendere. E noi attendemmo in un angolo pazientemente.

Il fatto è che il centralino doveva contattare il posto pubblico della località interessata, lì  qualcuno doveva andare a chiamare la persona richiesta, che a sua volta doveva raggiungere il posto telefonico pubblico e dare l’ok . A questo punto la telefonata poteva aver luogo  e se il gestore era dotato di contatore, la telefonata poteva procedere tranquillamente, ma se dovevi inserire i gettoni dovevi stare attento al bip che segnalava la prossima fine del collegamento.
Quando Maria potè telefonare era ormai passato tutto il pomeriggio e rientrammo alla base che faceva quasi buio.

Ai nostri giorni tutto questo sembra appartenere alla preistoria, perciò  io non finirò mai di restare a bocca aperta davanti ai progressi attuali dei mezzi di comunicazione.

Perchè regalare 90 MILIARDI di euro? A CHI?

Mentre i ricercatori dell’ università non vengono pagati da mesi, mentre si dice che non ci sono soldi per gli enti locali, mentre non si mantengono gli impegni presi in campo internazionale per la lotta contro la povertà e la fame,  mentre si taglia ogni capitolo di spesa senza discernere tra ciò che è inutile e ciò che è vitale,

lo Stato pensa di condonare la bellezza di quasi 90 miliardi di euro !!!! alle società che gestiscono le slot machine.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/12/slot-in-neroscontodi-governo/71101/

Mi viene un dubbio: chi sono gli azionisti o i titolari di queste società debitrici verso la collettività? Non siamo forse di fronte a un’ altra cricca di amici degli amici?

Teppisti allo stadio.

12 OTTOBRE ORE 23 : Ho appena assistito a un avvenimento triste: una partita della Nazionale di calcio sospesa per le intemperanze di un manipolo di energumeni serbi. Avrebbe potuto essere una bella serata di sport, invece i bambini delle scuole genovesi invitati per l’ occasione hanno dovuto tornarsene a casa delusi, per non parlare degli appassionati di calcio serbi che si son fatti un lungo inutile viaggio per seguire la propria nazionale.

13 OTtOBRE – ore 9 : Scontri a Genova  /   Foto   -   Video        In manette  il serbo   mascherato

 Leggo con piacere che il capo dei teppisti serbi è stato arrestato; spero che a lui e ai suoi seguaci vengano addebitate le spese per risarcire i danni provocati in città e nello stadio di Genova.

Spero anche che gli sia interdetto per sempre l’ accesso a qualunque stadio, naturalmente dopo essere uscito di prigione…

Boccucce …. e becchi.

Ci avete fatto caso? Ora è di moda la bocca con il labbro superiore più rigonfio ai lati e più sottile al centro, che dà un che di artificiosamente tenero  alla bocca rifatta. Se la possono permettere solo quelle (come la Perego per fare un esempio) che non hanno avuto ancora troppi interventi di restauro, presumo, perchè le veterane della chirurgia plastica, come la Ventura, la Santanchè, la Parietti, la Marini da molto tempo esibiscono bocche semplicemente deformi, che , viste di profilo , assomigliano molto al becco di nonna Papera.

Perchè tanto silenzio?

Ieri si è celebrata la giornata internazionale contro la pena di morte. Anche se in ritardo, vorrei fare qualche riflessione innanzitutto sulla sua diffusione nel mondo.

Guardando la cartina si può rilevare come i paesi che l’ hamnno abolita definitivamente siano un piccola minoranza (zone colorate di azzurro); le zone verdi sono quelle in cui  la pena capitale è stata abolita, salvo casi particolari; le zone arancioni sono quelle in cui la pena di morte è in vigore , ma non viene attualmente applicata e infine le zone marroni sono quelle in cui essa è prevista e applicata secondo le leggi  ivi vigenti.

Ultimamente si è mobilitato il mondo contro la lapidazione di Sakineh in Iran, mentre  si è invece passata sotto silenzio la vergognosa esecuzione di una povera ritardata mentale in USA e non si parla poi per nulla delle numerose condanne a morte eseguite ogni anno in Cina.

Penso che sia giusto puntare il dito soprattutto contro le lapidazioni sia per la loro particolare atrocità , sia perchè sono  applicate soprattutto contro le donne, in paesi in cui le donne non godono di parità dei diritti e spesso non hanno nemmeno la possibilità di difendersi.  Nella giornata mondiale contro la pena di morte però sarebbe stato bene parlare contro tutte le forme in cui essa viene comminata e sarebbe stato bene anche puntare il dito contro TUTTI i paesi che ancora la praticano, indipendentemente dal loro peso politico sulla scena mondiale.

Mi pare però che non se ne sia parlato molto…..forse il silenzio a volte è più comodo …

Una domenica d’ ottobre.

Stamattina il primo ad alzarsi è stato Davide, che, mentre io preparavo il pranzo, si è messo a giocare col didò vicino a me. Ogni tanto mi ricordava che lui voleva restare qui dai nonni e non vuole tornare all’ asilo. Nel frattempo è scesa anche Elisa , che, fatta colazione , si è messa a giocare un po’ al computer. Nel frattempo sono scesi anche mia figlia e mio genero, ai quali ho raccontato che Davide non ha affatto scordato le lettere dell’ alfabeto che aveva imparato già più di un anno fa…. allora mia figlia ha detto a Davide : – Allora vediamo cosa c’ è scritto qui..- e ha dato a Davide una scatola di cereali intendendo controllare se veramente sapeva riconoscere le lettere, ma Davide che sa benissimo come fa sua sorella Elisa a leggere, ha cominciato subito a  sillabare: “ce-re-a-li   bi- a- n- chi…!!!” non c’ era scritto nulla del genere naturalmente, ma lui aveva dimostrato di saper  benissimo come si fa….  :-)))

Elisa mi ha poi mostrato i suoi quadernoni pieni di bei voti e io ho colto l’ occasione per ripescare dentro una cartelletta le vecchie pagelle della sua mamma: c’ erano proprio tutte e anche mia figlia si è stupita dei bei giudizi che aveva meritato ai suoi tempi.

A questo punto è squillato il telefono del computer: era Samuele . Anche lui voleva venire nella casa della nonna, infatti la sua casa , da un po’ di tempo, puzza !!!…. e lui se ne accorge ogni volta che fa pupù nel water…..(fino a poco tempo fa usava il pannolone e forse la sensazione olfattiva era meno intensa)!!!  :-)))

Nel primo pomeriggio Elisa e Davide sono ripartiti con i genitori (Davide però continuava a protestare perchè voleva restare) e la casa è ritornata a sembrare troppo grande e troppo silenziosa…:-(((

Due “put”

Vicino alla casa in cui abitavo da piccola, c’ era un grosso casolare ; lì abitava una famiglia composta da tre fratelli, di cui uno solo era sposato con figli, gli altri due erano scapoli o  “put”, come si dice da noi.

Primo  era leggermente claudicante e camminava aiutandosi con un bastone: forse da piccolo era stato colpito, come tanti bambini a quei tempi, dalla poliomielite. Aveva, nonostante ciò, un portamento elegante e  modi signorili:  sorriso sempre pronto e una parola gentile per tutti noi bambini. Parlava  lentamente e non l’ ho mai visto  arrabbiato, per questo io lo consideravo un uomo molto saggio. Nei momenti liberi si sedeva davanti alla porta di casa col cappello a coprirgli i radi capelli grigi e le mani appoggiate al bastone e salutava tutti quelli che passavano davanti alla casa.

L’altro fratello, di nome Adelmo, era invece tutto l’ opposto:  piuttosto tarchiato, viso abbronzato e modi sanguigni.

Era lui che si dedicava ai lavori più pesanti e spesso, verso sera , in estate ,  lo si sentiva  cantare a squarciagola o richiamare a gran voce la Lola o la Bianchina : allora tutti capivano che stava mungendo le mucche  e tutti sorridevamo divertiti da quell’ allegria chiassosa.

Nelle famiglie patriarcali c’ era sempre qualche figlio o figlia che rinunciava a sposarsi per dedicarsi alla cura dei genitori o delle proprietà della famiglia , che così conservava intatto il suo  patrimonio.

“Quando io ero piccolo…” : la storia continua.

L’ avventura del libro di ricordi “Quando io ero piccolo…” continua e si stanno moltiplicando gli eventi organizzati per farlo conoscere e dare impulso alla raccolta fondi a favore dell’ associazione “Annulliamo la distanza” e dell’ Ospedale “Rizzoli” di Bologna.

Come membro del gruppo che ha realizzato questo progetto, non posso che augurarmi che questo piacevole volumetto possa avere successo….

Guardando “Chi l’ ha visto”

Sto guardando “Chi l’ ha visto” e stanno leggendo via via le agenzie di stampa che comunicano la morte di Sara Scazzi, avvenuta, sembrerebbe, per mano dello zio. Resto sconcertata davanti all’ imperturbabilità del volto della mamma di Sara, che ascolta i vari comunicati senza battere ciglio.

Forse, come tutti noi, ormai si aspettava la notizia della morte della figlia e forse anche quella che l’ assassino possa essere una persona di famiglia, ma non riesco a capacitarmi della sua mancanza di reazioni.

Gli inquirenti non hanno ancora confermato nulla al riguardo, ma tutte le ipotesi fatte sugli amici , sulle conoscenze via internet sembrano dissolversi: Sara sarebbe stata tradita da una persona da cui forse non poteva aspettarsi nulla di male: lo zio, il papà della cugina e amica più cara.

E’ una storia tristissima…. povera Sara….