Non ci sono più i nebbioni di una volta.

Tanti anni fa , l’ autunno e l’ inverno , nella mia pianura poco distante dal Po, erano caratterizzati, a più riprese, da settimane intere  di nebbia fittissima, che si diradava un poco solo nelle ore centrali della giornata. Camminavi per la strada avvolta da una nuvola che attutiva i rumori e da cui spuntavano come ombre fugaci gli altri passanti e le cose attorno a te, mentre la nebbia si condensava in tante goccioline sui capelli,e sugli abiti Anche camminando a piedi a volte era difficile capire dove ci si trovava, immaginarsi poi se si andava in macchina….

Una volta  (avevo da poco preso la patente) avevo accompagnato una parente nella città vicina e fummo sorprese dalla calata repentina di un nebbione memorabile: le macchine camminavano a passo d’ uomo, ma anche così spesso si doveva sporgere la testa dal finestino  o addirittura scendere dall’ auto per controllare se  eri in prossimità dell’ incrocio che dovevi imboccare.Qualche auto già era finita nei canaletti che costeggiavano lo “stradone” Intanto stava venendo buio e per fortuna ad un certo punto incrociammo l’ auto di mio fratello, che con mio padre , ci era venuto incontro . Fu così che riuscii a tornare a casa guidata e rassicurata dalle luci posteriori dell’ auto che mi faceva da scorta….

Un’ altra sera, stavo andando sull’ Appennino  a raggiungere la frazioncina che mi era stata assegnata come mia prima sede di insegnamento.  Non so se abbiate idea di come fossero allora le strade di montagna, quelle fuori mano: strette, non asfaltate e senza nemmeno un paracarro per segnalare il burrone che costeggiava la strada. Ero al volante e avevo alla mia destra il fianco della montagna. Ma non si vedeva nulla : poichè la strada non era asfaltata, non si poteva contare nè sulla linea di mezzeria nè su quella che segna il limite della carreggiata ed è così che ad un certo punto, mentre camminavo quasi a passo d’ uomo, ho visto spuntare sul lato sinistro all’ altezza del fanale un fascio di erbe selvatiche…..  Ho bloccato subito la macchina …. ero sull’ orlo del burrone !!! Quella volta il mio angelo custode ha lavorato molto bene e si è guadagnato la mia perpetua riconoscenza.

Ricordo che una volta un tipo strambo si presentò alla trasmissione “Portobello” e illustrò al presentatore , Enzo Tortora, il suo progetto per evitare il fenomeno della nebbia . Era semplicissimo: sarebbe bastato demolire (!!!!) il Colle del Turchino nell’ Appennino Ligure per  assicurare a tutta la pianura Padana una migliore circolazione delle correnti d’ aria

Ora, nonostante il Turchino sia sempre al suo posto,  non ci sono più le nebbie di una volta … e non è solo un modo di dire ; lo dice anche una rigorosa ricerca scientifica, riportata al link qui sotto.

http://www.corriere.it/cronache/10_febbraio_21/nebbia-addio_fb8757c6-1f09-11df-a9cc-00144f02aabe.shtml

Samuele, il veterano.

Samuele, all’ età di ben due anni e mezzo, vanta già una lunga carriera di pendolare e ultimamente mostra di non sopportare più la tortura del viaggio in treno per andare all’ asilo , stretto in un passeggino che non gli consente libertà di movimenti….  Ecco allora l’ alternativa: il monopattino ! Lui lo sa usare benissimo e si diverte a percorrere i brevi tratti di strada sul suo mezzo di locomozione, che gli consente di fermarsi a cantare quando meno sarebbe prevedibile o di svoltare per strade diverse, mentre la mamma lo controlla con un paio di redini.

All’ asilo poi, la sua anzianità di frequenza (ha cominciato a frequentarlo a 4 mesi) lo fa sentire in diritto di esercitare sui compagni una certa autorità: così se a  qualche bambino capita di farsi pipì addosso nel momento di addestramento al vasino, lui lo sgrida con un linguaggio fatto di parole ancora misteriose (visto che non tutte sono comprensibili) , ma con un tono inequivocabile di rimprovero. Manifesta lo stesso atteggiamento da padrone di casa anche durante i giochi : lui organizza l’ attività (ad esempio mette in fila i birilli) e ne controlla la corretta esecuzione ; e chi sgarra sa già che dovrà aspettarsi una bella lavata di capo!!!

Lambro.

Quarant’ anni fa, quando passavo accanto al fiume Lambro che scorre poco distante da qui,  scommettevo con me stessa sul colore che poteva avere in quel momento l’ acqua del fiume: a volte era blu, altri giorni era rossastra, altre volte ancora marrone ….  dipendeva da quali coloranti le fabbriche tessili dei dintorni avevano utilizzato in quel giorno. Allora si diceva che il Lambro fosse il fiume più inquinato d’ Italia e che dai suoi veleni dipendesse la maggior parte dell’ inquinamento del Po.

A scuola se ne parlava e i bambini riferivano che i loro genitori invece, da piccoli andavano spesso al fiume a pescare, mentre al  momento era pressochè privo di vita.

Poi a poco a poco le cose migliorarono:la depurazione degli scarichi industriali e domestici e, ultimamente anche la deindustrializzazione hanno reso le acque del fiume molto più limpide almeno nel tratto fino al lago.

Come una lucertola

Il sole a picco infuocava la pianura. Ero in soffitta. Un abbaino  si apriva sul tetto e  mi sedevo  sulle tegole roventi. Era l’ ora della siesta: strade  deserte inondate di luce,  prati   rinsecchiti ,  frinire di cicale monotono e incessante. Solo gli alberi immobili e il campanile  movimentavano l’ orizzonte piatto.

In quella solitudine lasciavo andare i miei pensieri di bambina:  e diventavo una lucertola

Speranza.

Cielo terso, aria frizzante
sole limpido di un giorno
d’inverno.
Sotto la neve
che indugia da tempo,
la terra nera pare
sterile preda del gelo,
ma un ramo di rosa
mostra tra i ghiacci
le sue gemme
gonfie
di vita

Sono partiti tutti.

Due settimane frenetiche:
a preparare pappe , biberon
e pranzi affollati;
giocattoli sparsi per casa
una patata nel camino
un rinoceronte conteso
voci allegre, risate giovani
filastrocche e cartoons
a ritmo continuo;
svegliarsi di notte
a un pianto improvviso
da consolare con un abbraccio
Ora c’è silenzio:
sono partiti tutti.

Giovani.

Gioia di vivere, voglia di ballare,
di abbracciare il mondo intero,
di ridere per nulla, di cantare insieme
a braccia alzate;
entusiasmarsi per il tanto di nuovo
che la modernità propone,
proiettarsi nel futuro
accarezzando progetti arditi
desiderare e temere
di mettersi alla prova,
dubitare di tutto e soprattutto di sè
sperimentare i propri limiti
e scoraggiarsi, ma riprendere fiato
e rimettersi in cammino.
Così  da sempre..

Ma ora inesperienza  e insicurezza
vengono aggravate
da un  presente sempre  incerto
e da un futuro troppo a lungo sospeso:
la gioventù precaria
si dibatte in una ragnatela vischiosa
che le ruba i sogni e le ali.