Samuele, il veterano.

Samuele, all’ età di ben due anni e mezzo, vanta già una lunga carriera di pendolare e ultimamente mostra di non sopportare più la tortura del viaggio in treno per andare all’ asilo , stretto in un passeggino che non gli consente libertà di movimenti….  Ecco allora l’ alternativa: il monopattino ! Lui lo sa usare benissimo e si diverte a percorrere i brevi tratti di strada sul suo mezzo di locomozione, che gli consente di fermarsi a cantare quando meno sarebbe prevedibile o di svoltare per strade diverse, mentre la mamma lo controlla con un paio di redini.

All’ asilo poi, la sua anzianità di frequenza (ha cominciato a frequentarlo a 4 mesi) lo fa sentire in diritto di esercitare sui compagni una certa autorità: così se a  qualche bambino capita di farsi pipì addosso nel momento di addestramento al vasino, lui lo sgrida con un linguaggio fatto di parole ancora misteriose (visto che non tutte sono comprensibili) , ma con un tono inequivocabile di rimprovero. Manifesta lo stesso atteggiamento da padrone di casa anche durante i giochi : lui organizza l’ attività (ad esempio mette in fila i birilli) e ne controlla la corretta esecuzione ; e chi sgarra sa già che dovrà aspettarsi una bella lavata di capo!!!

Lambro.

Quarant’ anni fa, quando passavo accanto al fiume Lambro che scorre poco distante da qui,  scommettevo con me stessa sul colore che poteva avere in quel momento l’ acqua del fiume: a volte era blu, altri giorni era rossastra, altre volte ancora marrone ….  dipendeva da quali coloranti le fabbriche tessili dei dintorni avevano utilizzato in quel giorno. Allora si diceva che il Lambro fosse il fiume più inquinato d’ Italia e che dai suoi veleni dipendesse la maggior parte dell’ inquinamento del Po.

A scuola se ne parlava e i bambini riferivano che i loro genitori invece, da piccoli andavano spesso al fiume a pescare, mentre al  momento era pressochè privo di vita.

Poi a poco a poco le cose migliorarono:la depurazione degli scarichi industriali e domestici e, ultimamente anche la deindustrializzazione hanno reso le acque del fiume molto più limpide almeno nel tratto fino al lago.

Come una lucertola

Il sole a picco infuocava la pianura. Ero in soffitta. Un abbaino  si apriva sul tetto e  mi sedevo  sulle tegole roventi. Era l’ ora della siesta: strade  deserte inondate di luce,  prati   rinsecchiti ,  frinire di cicale monotono e incessante. Solo gli alberi immobili e il campanile  movimentavano l’ orizzonte piatto.

In quella solitudine lasciavo andare i miei pensieri di bambina:  e diventavo una lucertola

Speranza.

Cielo terso, aria frizzante
sole limpido di un giorno
d’inverno.
Sotto la neve
che indugia da tempo,
la terra nera pare
sterile preda del gelo,
ma un ramo di rosa
mostra tra i ghiacci
le sue gemme
gonfie
di vita

Sono partiti tutti.

Due settimane frenetiche:
a preparare pappe , biberon
e pranzi affollati;
giocattoli sparsi per casa
una patata nel camino
un rinoceronte conteso
voci allegre, risate giovani
filastrocche e cartoons
a ritmo continuo;
svegliarsi di notte
a un pianto improvviso
da consolare con un abbraccio
Ora c’è silenzio:
sono partiti tutti.

Giovani.

Gioia di vivere, voglia di ballare,
di abbracciare il mondo intero,
di ridere per nulla, di cantare insieme
a braccia alzate;
entusiasmarsi per il tanto di nuovo
che la modernità propone,
proiettarsi nel futuro
accarezzando progetti arditi
desiderare e temere
di mettersi alla prova,
dubitare di tutto e soprattutto di sè
sperimentare i propri limiti
e scoraggiarsi, ma riprendere fiato
e rimettersi in cammino.
Così  da sempre..

Ma ora inesperienza  e insicurezza
vengono aggravate
da un  presente sempre  incerto
e da un futuro troppo a lungo sospeso:
la gioventù precaria
si dibatte in una ragnatela vischiosa
che le ruba i sogni e le ali.

La fatica di crescere.

Ieri al lago, c’era un bel sole.
Davide (sempre due anni) appena sceso dall’auto, si dava un sacco di arie: non voleva farsi dare la mano, camminava a passi lunghi e dondolava esageratamente le braccia, come fanno i grandi (secondo lui). Un tratto del sentiero era esposto al sole e a terra si proiettavano le ombre degli alberi. Tra di esse Davide nota la sua ombra che si muove proprio come lui. La guarda attentamente e allunga il passo e la sua ombra è sempre lì; accelera e poi si mette a correre sempre più veloce a testa bassa, tenendola sempre d’ occhio e rischiando di scontrarsi con quelli che passeggiano lì attorno.
Finalmente (almeno per me che lo rincorrevo a fatica) arriva nel tratto di sentiero che a quell’ora rimane in ombra e Davide si ferma di colpo e si siede a terra. E’ tutto trafelato e lui accentua vistosamente l’affanno proprio come ha visto fare agli atleti alla fine delle gare.
Chissà se si sta chiedendo chi ha vinto la sfida…

Samuele (11 mesi) ha capito chiaramente una cosa: le scarpe e le calze sono accessori che spesso vanno e vengono dai suoi piedi. Forse però non ha ancora messo a fuoco bene come questo avvenga.
Per questo ogni tanto si applica intensamente ad un esperimento: si mette le scarpe vicino ai piedi e aspetta …. aspetta che succeda qualcosa ….prima o poi qualcosa dovrà pur  succedere …
Se la mamma sposta le scarpine, Samuele si arrabbia moltissimo e bisogna anche capirlo, perchè il suo tentativo  viene interrotto  bruscamente, prima che lui abbia potuto trarne tutte le conclusioni.
Prima o poi  potrebbe anche mettere a punto una tecnica di telecinesi