UTE: La colonna infame.

Il saggio “La colonna infame”fu pubblicato in appendice nell’edizione de “I Promessi Sposi” del 1840. Il Manzoni aveva tratto le sue informazioni principalmente dagli scritti del Ripamonti, che si era occupato della peste del 1630 e degli untori, dai documenti della difesa del Padilla, da una copia del processo ad opera di pietro Verri e, anche se in minima parte, dall’archivio di S. Fedele . Il frontespizio del saggio riporta un disegno di Francesco Gonin, che illustrò tutto il romanzo “I promessi Sposi”, dopo che Manzoni aveva rifiutato i bozzetti di Hayez, interpellato in precedenza.

storia-colonna-infameCosa induce la gente a fantasticare sull’ipotesi che il contagio sia diffuso a bella posta da dei diabolici untori? E’ facile a dirsi: l’impossibilità per quei tempi di risalire alle cause della malattia e della sua diffusione.

“La colonna infame” ricostruisce un brutto episodio verificatosi durante la peste di manzoniana memoria , che vado a riassumere brevemente. Una mattina di pioggia , una certa Caterina Rosa, vede un tale (identificato poi come tale Piazza) che, coperto di mantello striscia lungo i muri. Subito racconta a tutti di aver visto l’untore e il Piazza viene arrestato e torturato orribilmente, tanto che alla fine coinvolge un ignaro barbiere, tale Mora,il quale viene a sua volta arrestato e torturato. Per porre fine ai propri tormenti i due fanno i nomi di fantomatici complici : Padilla e Baruello.

Il processo comincia il 23 Luglio; il Piazza e il Mora vengono condannati a morte nonostante l’inconsistenza dell’accusa e la mancanza di prove  e il 1° Agosto viene eseguita la sentenza in Piazza Vetra.

La casa del Mora viene abbattuta e sul posto viene eretta una colonna; sul muro della casa vicina viene posta una lapide in cui si riportano le torture inflitte ai condannati.

Il Manzoni afferma che la “colonna infame” rimase a testimonianza non della malvagità degli untori, ma l’infamia dei giudici che avevano condannato due innocenti pur in presenza di molti fatti che dovevano scagionarli. La colonna infame fu abbattuta alla fine del 1700.

Con questa lezione, tenuta in sostituzione di quella sulla poesia dialettale per indisponibilità dei docenti, la prof. Alberta Chiesa conclude per questo Anno Accademico il ciclo delle sue lezioni all’ UTE, lezioni che come sempre ci hanno fatto apprezzare la sua passione, la sua competenza, la sua capacità di farsi capire da tutti noi . Grazie, Alberta!!!