UTE: Le vaccinazioni – Divulgazione scientifica.

Oggi, alle 15.00, il dottor Rigamonti non tratta l’argomento da lui programmato (l’immunoterapia), ma ci parla delle “vaccinazioni”. Ha cambiato argomento sia per il periodo vaccinale che stiamo vivendo, sia per il riaccendersi del dibattito sulle vaccinazioni, che è di grande attualità.

Che cos’è il vaccino? E’ un preparato che viene somministrato per via parentale (tramite iniezione) o orale e garantisce un’immunità da una determinata malattia per un certo periodo. Questa sostanza, una volta introdotta nel sangue, determina una risposta immunitaria con la produzione di anticorpi. Questi ultimi hanno l’obiettivo di combattere la patologia per la quale si è vaccinati.

Il preparato può essere composto dal batterio o virus o da sue frazioni proteiche che vanno a provocare una reazione difensiva nella persona.

Esistono varie tipologie di vaccino:

  • vaccini vivi attenuati;
  • vaccini inattivati;
  • vaccini con antigeni sintetici (prodotti in laboratorio).

La storia della vaccinazione nacque già nell’antica Grecia, ci dice il dottore. Già nel 429 A.C., lo storico Tucidide notò che le persone che riuscivano a guarire dalla peste o dal vaiolo, raramente si ammalavano una seconda volta.

La scoperta della” vaccinazione” come tecnica per sconfiggere le malattie infettive, risale al 1796 ad opera del medico britannico: Edward Jenner.

Egli notò che i contadini che contraevano il vaiolo bovino (una forma molto più lieve del vaiolo umano), e successivamente guarivano, non contraevano mai il vaiolo umano. Egli provò quindi ad iniettare del materiale preso dalla pustola di vaiolo bovino in un bambino di 8 anni e la malattia non si sviluppò.

A portare in Italia  la vaccinazione contro il vaiolo fu Luigi Sacco, primario dell’Ospedale Maggiore di Milano. In poco tempo grazie al suo impegno il vaccino arrivò in tutto il Regno d’Italia e poi anche in quello delle Due Sicilie.

In seguito al successo ottenuto con la vaccinazione anti – vaiolo, gli scienziati cercarono di estendere la vaccinazione ad altre malattie infettive. Grazie alle ricerche microbiologiche, il medico tedesco Robert Koch riuscì ad individuare l’agente patogeno della tubercolosi. Importanti furono anche le sue scoperte sul bacillo del carbonchio e del colera.

Nel 1879 il biologo e chimico francese Louis Pasteur riuscì a vincere diverse infezioni batteriche grazie all’impiego di vaccini costituiti da batteri indeboliti in laboratorio.  Con Pasteur ha inizio l’era delle vaccinazioni di massa come strumento per debellare le principali malattie infettive. Il tedesco Emil Adolf von Behring elaborò una terapia contro la difterite e il tetano. Tuttavia, i vaccini anti-difterite e anti–tetano diventarono disponibili solo alla fine del 1920 grazie alle scoperte del veterinario francese Gaston Ramon.

sabinNella prima metà del ‘900 in Europa e Stati Uniti si verificarono delle drammatiche epidemie di poliomielite. Questa malattia, tra gli anni ’40 e ’50, uccise e paralizzò circa mezzo milione di persone ogni anno. Nacque così l’esigenza di sviluppare un vaccino che potesse essere messo a disposizione della popolazione. Il primo vaccino anti-polio fu sviluppato da Jonas Salk nel 1955.

Due anni più tardi Albert Sabin ne presentò un altro, dalla composizione diversa: un vaccino “vivo attenuato” da somministrare per via orale.

Nel 1963 ebbe inizio la vaccinazione anti-polio su scala mondiale con il metodo Sabin.

Il dottore ci spiega, di seguito, il calendario vaccinale, approvato nel 2017, con le vaccinazioni obbligatorie per i bambini da zero a 6 anni, gli adolescenti, gli adulti e le categorie a rischio.

L’ultima parte della lezione del dottor Rigamonti verte sulle recenti polemiche sul rischio delle vaccinazioni. Negli anni ’90, infatti, il medico inglese Andrew Wakefield, aveva sollevato l’ipotesi che ci fosse una relazione tra il vaccino trivalente MPR (quello contro il morbillo, la parotite e la rosolia) e l’autismo.

Anche se gli studi più recenti hanno smentito questa ipotesi e il dottor Wakefield sia stato radiato dall’ordine, purtroppo, l’idea è rimasta! (sintesi di Angela D’Albis)

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Oggi pomeriggio il nostro scienziato-poeta, prof. Damiani ha ribadito uno dei concetti, che fanno da filo conduttore a tutte le sue lezioni: la nostra percezione del mondo è sempre olistica (cioè globale), perchè lo conosciamo attraverso i 5 sensi, ma anche  l’universo è un tutt’uno, non una somma di elementi.

Ogni punto luminoso è una galassia che comprende miliardi di stelle
Ogni punto luminoso è una galassia che comprende miliardi di stelle.

Come possiamo capire la grandezza dell’universo?  Come comprendiamo il nostro posto nell’universo? Oggi abbiamo a disposizione molti strumenti sempre più potenti che ci permettono di indagare il cosmo e di mettere a confronto gli elementi che lo popolano: variabili cefeidi, Supernove, Galassie, ammassi di galassie (in un universo che si espande nelle 4 dimensioni) e  infine i quasars. Dobbiamo comunque sempre tenere conto che noi siamo all’interno dell’Universo e non potremo mai vederlo dall’alto o da lontano.

Dopo aver indagato l’immensità del cosmo, il nostro docente ci richiama alla mente il paradosso di Zenone per cui Achille, piè veloce, non avrebbe mai potuto raggiungere la tartaruga. In realtà già dall’antichità questo paradosso è stato  confutato e oggi ancor di più si riscontra la fallacia di questa argomentazione che non tiene conto dell’unità dello ST (Spaziotempo).

Oggi la teoria della relatività generale e della meccanica quantistica hanno cambiato il modo di indagare la realtà. (Sintesi di Diana)

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