UTE: Filosofia del giardino – Milan Kundera (sintesi di A. D’Albis)

Oggi il professor Porro ci parla di un argomento insolito, originale, interessante, ma anche difficile,  spaziando dalla Religione, all’Arte e alla Letteratura.

Comincia dalla Religione, sottolineando che, dai libri sacri delle grandi religioni ebraica, cristiana e mussulmana, (la Bibbia e il Corano), emerge che il giardino è stato la nostra prima dimora.

Nella Genesi il giardino dell’Eden ha sede nei territori babilonesi, abitati dai Sumeri, tra i fiumi Tigri e Eufrate. Nel suo significato etimologico, la parola Eden significa pianura incolta in sumero, e piacere, delizia in ebraico. Nella traduzione dei 70 del Pentateuco, inoltre, la parola giardino è stata tradotta male in greco, perché, al posto di tradurlo con la parola “Kepos”, che significa sia giardino sia grembo materno, è stata usata la parola Paradeisos, derivante dal Persiano, che significa luogo recintato.

Spesso nella Genesi biblica, il giardino, luogo che dà la vita e la conoscenza, viene contrapposto alla città, luogo sterile ed arido.

La prima immagine di giardino risale a uno scritto dei Sumeri molto antico, in cui viene descritta la divinità della “Grande Madre”, che ha preceduto gli dei dell’olimpo e le altre divinità pagane.

Il professore stabilisce una relazione tra la cultura sumerica, quella greca e la tradizione cristiana.

Nella Bibbia c’è una condanna molto dura di tutte le divinità pagane e dei riti di fertilità ad esse collegati. Tuttavia, proprio nella Bibbia troviamo il libro del “Cantico dei Cantici”, dove è espressa, in modo esplicito, l’idea del giardino inteso come grembo materno (“Giardino chiuso tu sei, sorella mia, mia sposa, sorgente chiusa, fontana sigillata”.)

E’ chiara qui la continuità tra il testo biblico e i riti dei Sumeri.  Ci spiega che, con l’avvento del Cristianesimo, in alcune città della Magna Grecia, come Paestum, la devozione alle dee pagane si è trasformata in devozione alla Madonna.

Poi, il professore passa a parlare di Arte. Ci spiega anche la differenza tra giardino vero e giardino falso.

Il “vero giardino” è quello che ha bisogno dell’intervento del “giardiniere” (l’umanità), che se ne prenda cura; il “falso giardino” è il luogo dove tutto viene dato senza che nessuno lo coltivi, senza che nessuno se ne prenda cura o faccia qualcosa.

Come esempio di falso giardino, ci mostra un dipinto ad olio di Heironymus Bosh, “Trittico del giardino delle delizie”, che si trova attualmente al museo del Prado a Madrid. Questo dipinto è considerato la rappresentazione dei piaceri carnali e, allo stesso tempo, una critica verso il loro abuso.  L’opera si divide in tre pannelli: due laterali più piccoli e uno centrale più grande.  A destra è rappresentato l’”inferno musicale”; a sinistra “ il Paradiso terrestre”, al centro c’è la rappresentazione del grande “giardino delle delizie” da cui prende il nome il dipinto, dove abbondano figure maschili e femminili nude e un’infinità di specie animali e piante.

il_giardino_delle_delizie-1

Il docente conclude la sua lezione con la Letteratura, leggendoci due brani, uno tratto dallo “Zibaldone” di Leopardi e l’altro dal racconto di Dino Buzzati “Dolce Notte”.

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Alle 16.00, il prof. Creuso ci introduce alla conoscenza di:

Milan Kundera

Milan Kunderapoeta, saggista e drammaturgo ceco naturalizzato milan_kundera_reduxfrancese, diventato famoso  in Italia negli anni Ottanta per il suo romanzo L’insostenibile leggerezza dell’essere, considerato un capolavoro della letteratura mondiale contemporanea.

Il docente comincia con l’inquadrare l’autore nel luogo in cui è nato e vissuto e nel suo contesto storico.

Ci dice che Kundera è nato a Brno, nell’allora Cecoslovacchia, (attualmente in Repubblica Ceca), il 1º aprile del 1929.

Mostrandoci una cartina della Repubblica Ceca ci delinea, in breve, la storia di questo stato:

cecoslovacchiaLa Cecoslovacchia nasce nel 1918 e termina nel 1992.

Kundera nasce, dunque, pochi anni dopo la nascita dello stato, a Brno,

centro principale della Moravia.

La Moravia è la patria della musica. Infatti, il padre di Kundera era un noto musicista e lo stesso futuro scrittore, da piccolo, studiò musica, soprattutto pianoforte.

Dopo aver seguito per un anno (a partire dal 1948) i corsi di letteratura all’Università di Praga, Kundera passa alla Scuola di Cinema, dove si laurea e dove in seguito terrà corsi di letterature comparate. Nel 1948, ancora studente, si iscrive al Partito comunista, ma ne viene espulso nel 1950 per via di alcune critiche alla sua politica culturale contenute in una lettera a lui indirizzata da un amico; tuttavia nel 1956 viene riammesso, diventando un punto di riferimento importante nelle discussioni di quegli anni. Nel 1968 si schiera apertamente a favore della cosiddetta “Primavera di Praga“, e, per questo, è costretto a lasciare il posto di docente e, nel 1970, viene nuovamente espulso dal partito.

Nel 1975 emigra in Francia, dove insegna alle università di Rennes e di Parigi.

Nel 1979, a seguito della pubblicazione de Il libro del riso e dell’oblio, gli viene tolta la cittadinanza cecoslovacca. Nel 1981, grazie a un interessamento da parte del presidente francese François Mitterrand, ottiene quella francese.

Dopo la Primavera di Praga le sue opere sono state proibite in Cecoslovacchia; i suoi romanzi più recenti li ha scritti in lingua francese.

Nel 1984 pubblica il suo più clamoroso successo, L’insostenibile leggerezza dell’essere. Bisognerà aspettare il 2006 per vedere questo romanzo tradotto nella Repubblica Ceca.

Attualmente vive ancora a Parigi con la moglie.

Come già accennato nella biografia, Kundera vive in pieno la “Primavera di Praga”. Il professore ce la spiega in breve.

La “Primavera di Praga” comincia il 5 gennaio 1968, quando Alexander Dubcek sale al potere, e termina il 20 agosto dello stesso anno, quando l’Unione Sovietica invade e occupa il Paese con i carri armati.

Con le sue riforme, Dubcek cerca di concedere nuovi diritti ai cittadini e alcune libertà, come quella di stampa e di movimento, negate dal regime sovietico.

Dopo l’invasione sovietica, si verifica un’ondata di emigrazione verso i paesi europei e le proteste sono all’ordine del giorno.

La Cecoslovacchia rimane occupata fino alla caduta del muro di Berlino, nel 1989, che segna la fine del blocco sovietico.

Ritornando a Kundera, il professore ci fa notare che, nelle sue opere, utilizza delle parole come OBLIO, LEGGEREZZA, e le trasforma in TEMI; cioè, partendo da una parola sviluppa un TEMA.

All’interno di questo TEMA, fa passare le storie e i personaggi. Kundera sostiene che in tutte le nostre vite ci sono dei “temi di riferimento” che si sono ripetuti, però, attraverso delle “variazioni”.

Per aiutarci a comprendere meglio, il docente ci propone questo esempio: quando avevamo 18 anni andavamo a camminare in montagna e facevamo a gara con i nostri amici a scendere; a 40 anni si andava in montagna con la famiglia e il figlio più piccolo sulle spalle; a 60 non andiamo più in montagna, ma andiamo a camminare al lago. L’esperienza di “camminare” è sempre quella, ci spiega, ma il modo di affrontarla produce delle “variazioni” che si adattano alla nostra condizione e al contesto che stiamo vivendo.

Concludendo, le opere di narrativa più famose di Kundera, oltre a “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, sono: “Lo scherzo”, “Il valzer degli addii”, “Il libro del riso e dell’oblio”, “La vita è altrove”. Ha scritto anche alcuni volumi di poesie (i primi alquanto radicati nella realtà politica del tempo) e alcuni testi teatrali.

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