Buon Natale 2025!

A tutti quelli che continuano a onorarmi con la loro attenzione per questa mia pagina, auguro un Natale sereno in compagnia delle persone care.

A quelli che dovranno comunque passare queste feste in solitudine, consiglio di fare un’opera buona verso chi è meno fortunato: la consapevolezza di essere stati utili a qualcuno sarà comunque una bella compagnia.

UTE: La letteratura italiana dalle origini al Duecento – La guerra dei cent’anni

Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, la lingua latina continua ad essere parlata e prende cadenze e connotazioni locali. La lingua volgare (cioè parlata dal volgo) si differenzia pertanto da regione a regione o addirittura da città a città; Dante, nel “De Vulgari Eloquentia” individua ben 14 lingue locali nalla nostra penisola. Nel frattempo però il latino continua ad essere la lingua scritta delle persone colte e degli atti ufficiali.

Bisogna arrivare alla fine dell’VIII secolo per trovare una prima piccola testimonianza scritta che documenta l’uso di una lingua che non è più il latino, ma non è ancora l’italiano; è una nota a margine di un testo che è conosciuta come “Indovinello Veronese” in cui la scrittura viene paragonata alla semina. Forse più conosciuto è il “Placito Capuano” , la trascrizione degli atti di un processo in cui la testimonianza di un popolano viene riportata nella lingua parlata da quest’ultimo “Sao ko kelle terre …..” in cui è interessante notare la sparizione dei casi latini e l’introduzione della congiunzione “ko” che diventerà poi “che”.

S9oltanto nel XIII secolo si ha una vera e propria produzione letteraria coi grandi padri della nostra lingua: Dante, Petrarca e Boccaccio. Questa esplosione di alta letteratura è contestuale alla rinascita economica e sociale di quel periodo storico, dovuta a innumerevoli fattori.

Oltre alle opere dei tre grandi letterati già citati, bisogna ricordare la poesia religiosa di personaggi come San Francesco, Jacopone da Todi, San Bernardino da Siena.

A questo punto la prof. Miryam Colombo ci ha letto e fatto di nuovo apprezzare la lauda di San Francesco nota come il Cantico delle Creature.


LA GUERRA DEI CENT’ANNI (1337 – 1453) – Nella lezione precedente, la nostra cara amica Alberta Sampietro, nel ruolo di docente, ci aveva parlato ampiamente di una figura straordinaria di donna; Eleonora d’Aquitania. Costei, avendo ereditato il trono di Aquitania ed avendo poi sposato il re d’ Inghilterra è all’origine dei contrasti che opporranno Francia e Inghilterra per il controllo del territorio francese.

All’inizio del XIV secolo. infatti, buona parte della Francia era costituita da feudi governati dai sovrani inglesi, vassalli del re francese. Quando quest’ultimo morì senza lasciare eredi maschi, il re d’Inghilterra, Edoardo III, avanzò pretese su quel trono vacante e scoppiò la guerra. Tra periodi di combattimenti sanguinosi, lunghe pause, epidemie di peste e vicende varie, la guerra si protrasse per più di 100 anni: l’Inghilterra, pur avendo un esercito meno numeroso, ma più fedele al re e ben comandato, vinse le tre battaglie più importanti,tanto che, dopo la terza vittoria, il re d’Inghilterra Enrico V deteneva sia la corona del regno di Inghilterra che quella del regno di Francia. La situazione troverà una soluzione definitiva solo con Giovanna d’Arco, una giovanissima donna analfabeta che si porrà a capo dell’esercito francese a fianco del Delfino di Francia e caccerà gli Inglesi dal suolo francese.

Grazie, Alberta! Ho finalmente capito qualcosa di questo periodo storico che per me era sempre rimasto un enigma.

Poesia: Er presepio (Trilussa)

Ve ringrazio de core, brava gente,
pé ‘sti presepi che me preparate,
ma che li fate a fa? Si poi v’odiate,
si de st’amore non capite gnente…
Pé st’amore sò nato e ce sò morto,
da secoli lo spargo dalla croce,
ma la parola mia pare ‘na voce
sperduta ner deserto, senza ascolto.
La gente fa er presepe e nun me sente;
cerca sempre de fallo più sfarzoso,
però cià er core freddo e indifferente
e nun capisce che senza l’amore
è cianfrusaja che nun cià valore.

Trilussa mette a nudo l’ipocrisia che spesso circonda il Natale, che viene vissuto come occasione per far sfoggio di ricchezza e vivere giorni di festa , ma senza soffermarsi a pensare al messaggio profondo che viene dal presepe, messaggio di pace, di amore, di fratellanza.

In questa poesia Trilussa dà voce a Gesù stesso che constata amaramente come la gente da secoli sia sorda alla Sua voce e ai suoi richiami : quelle statuine messe in bella mostra da chi ha il cuore indifferente verso le sofferenze del prossimo non sono che sterili cianfrusaglie.

UTE: Il cantare dei Nibelunghi – La Repubblica di Salò

Nell’ambito della letteratura medievale, abbiamo già avuto modo di rispolverare le nostre reminiscenze scolastiche con le lezioni dedicate alle “chansons de geste” al “Cantare del mio Cid”; ieri abbiamo potuto allargare il nostro sguardo al “Cantare dei Nibelunghi” , grazie alla prof. Miryam Colombo.

Questi racconti sono una pietra miliare nella storia della letteratura centro-europea e abbraccia leggende e racconti trasmessi oralmente nel periodo V- XV secolo ; comprendono la narrazione di gesta eroiche in cui sono presenti sia elementi religiosi che fantastici, ispirati alla tradizione e ai valori germanici (vendetta come forma di giustizia, fatalità del destino, ruolo della cavalleria).

C’è un modo nuovo di intendere la natura, che è spesso animata da forze magiche ed è popolata da creature fantastiche. La figura centrale è il cavaliere con il suo codice di comportamento.

Tra questi racconti il “Cantare dei Nibelunghi” è l’opera più importante. I Nibelunghi sono un popolo di nani, figli della notte, dediti all’estrazione dell’oro. Hanno accumulato un grande tesoro a cui è legata una maledizione: Sigfrido, dopo aver ucciso un drago, il cui sangue lo ha reso invulnerabile, riesce a rubare il tesoro dei Nibelunghi e arriva alla corte dei Burgundi a Worms, dove sposa Crimilde, Da qui scaturisce una serie infinita di colpi di scena con uccisioni, tradimenti , lotte infinite che terminano con l’uccisione di Sigfrido da parte dell’invidioso Hagen.

In tutta questa serie di racconti, solo due sono i personaggi storici realmente esistiti a cui si fa riferimento: Attila e Teodorico; in particolare è documentata la carneficina operata da Attila nei confronti dei re burgundi.

Per chi, come me, conosceva ben poco di questo argomento, questa lezione ha offerto l’occasione di colmare una lacuna. Grazie, prof Colombo!



LA REPUBBLICA DI SALO’ – Dopo averci ampiamente ricordato gli avvenimenti della notte del 25 luglio 1943 nelle lezioni precedenti, il prof. Cossi ci ha illustrato con la solita passione e competenza gli avvenimenti che seguirono quella notte che segnò una svolta nella storia del nostro paese.

Subito dopo aver lasciato quella riunione, Mussolini venne arrestato e portato in un luogo segreto. Questa mossa era stata voluta dal Re Vittorio Emanuele III che aveva inteso così salvare la monarchia dal disastro imminente di una guerra chiaramente ormai perduta. Alla notizia dell’arresto di Mussoni Hitler chiese spiegazioni, ma non ottenne risposte chiare, perciò predispose un piano per ripristinare il fascismo in Italia; tale piano implicava l’occupazione del nostro paese per favorire un colpo di stato; uomo di riferimento per questo piano era Farinacci. L’Italia venne presto occupata. Intanto Mussolini, dopo vari spostamenti, era stato portato sul Gran Sasso, scortato da 250 carabinieri. Intercettando una lettera di Edda Ciano (figlia di Mussolini) al padre, i Tedeschi vennero a conoscenza del luogo in cui il Duce veniva tenuto prigioniero, lo liberarono con una spettacolare operazione effettuata da paracadutisti e lo portarono a Vienna: era il 12 settembre 1943. In seguito Mussolini rientrò in Italia sotto scorta dei militari tedeschi e pose mano alla ricostruzione di un esercito fascista dalla sede di Salò, sul Lago di Garda, dove aveva riunito un nuovo governo di fedelissimi, Era nata la Repubblica Sociale Italiana, che sanciva il distacco del fascismo dalla monarchia.

Piacevole ascoltare la narrazione chiara e coinvolgente del prof Cossi….

Non parlate di guerra…

Guerra! Tutti oggi parlano di guerra …ne parlano come fosse inevitabile come se fosse normale mandare i nostri giovani a morire.

I giovani sono stati messi al mondo perché vivano in pienezza il tempo che gli è concesso perché rendano migliore questo nostro mondo, non per essere sacrificati sull’altare della violenza e del sopruso.

Non parlate più di guerra …. per favore.

UTE: La felicità possibile nonostante le emozioni di solitudine e nostalgia.

La psicopedagogista Lucia Todaro ha ieri approfondito ulteriormente come essere felici NONOSTANTE …

Prima di tutto ha chiarito il concetto di POSSIBILE: lo si deve intendere come “accessibile a tutti” a certe condizioni; ha poi chiarito che, posto che la felicità dipende dal tipo di relazioni che si riescono a stabilire, “essere soli£ e “sentirsi soli” sono due cose molto diverse. Infatti l’essere soli è una condizione fisica: l’assenza di persone intorno a noi; il sentirsi soli è invece una sensazione che si può provare anche in mezzo a molte persone, se non si riesce a stabilire un rapporto con chi ci sta attorno. Posso essere sola in casa, ma non sentirmi sola perchè mi dedico a qualcosa che mi gratifica o perchè sento di poter contattare altre persone in caso ne senta il bisogno. L’importante è scegliere come vivere la propria solitudine: subirla o viverla consapevolmente.

La solitudine subita porta a tristezza, depressione, insonnia, perdita di interesse per le cose che si sono sempre amate, porta a cercare l’isolamento; le conseguenze sono: problemi di salute fisica e mentale, bassa autostima… Per non incorrere in tale situazione occorre attivarsi per parlare con persone in grado di aiutarci, partecipare attivamente a iniziative e associazioni di vario genere, imparare a conoscersi .

Cosa intendiamo per nostalgia? E’ il desiderio struggente di riandare a momenti del passato che ci hanno reso felici. Non la si deve confondere con la malinconia, che invece è più indefinita, più generica e più legata alla tristezza.

La nostalgia ci aiuta a difenderci dall’ansia e contro l’incertezza del presente. La velocità dei cambiamenti imposti dai ritmi della vita odierna, ci fa desiderare di ritornare al passato, specialmente ai momenti più sereni.

Cosa fare? Possiamo ACCETTARE la nostalgia per capire meglio noi stessi e il nostro percorso di vita e quindi acquisire una migliore CONSAPEVOLEZZA per vivere meglio il presente; possiamo inoltre approfondire le nostre RELAZIONI sociali più positive e sviluppare la nostra CREATIVITA’, dedicandoci alla scrittura di un diario, alla pittura, alla musica, al canto…

Come sempre essere felici si può, basta SCEGLIERE di esserlo.

Ieri sera a 8 e 1/2

Ieri sera ero sintonizzata su La7 (i telegiornali RAI non mi attirano più) e ho seguito il dibattito condotto da Lilli Gruber; erano presenti Lucio Caracciolo, Corrado Augias e un’altra giornalista di cui non ricordo il nome.

Il tema dibattuto era l’invito di Musk a “cancellare” l’Unione Europea, l’allontanamento dell’America dall’Europa e dalle sorti dell’Ucraina. Gli scenari che venivano prospettati erano (e sono) estremamente inquietanti: il continuo ricorrere a termini come “guerra” “uso di armi nucleari” non fa presagire nulla di buono.

Si combatte in Ucraina, ma ormai è chiaro e palese che il vero nodo della questione è la sopravvivenza dell’Europa , che, unita, può costituire un baluardo di difesa di un certo modo di intendere la vita democratica , mentre, divisa, può solo diventare un insieme di paesi del tutto irrilevanti. La democrazia, si diceva ieri sera, non è più di moda: in un tempo in cui tutto va sempre più veloce, i suoi riti appaiono obsoleti e antieconomici: meglio un bell’autocrate che ti toglie anche il fastidio di pensare e di entrare in una cabina elettorale.

L’unico motivo di speranza nel dibattito è stato espresso da Caracciolo che ancora confida nel popolo americano: con le prossime elezioni Trump potrebbe essere sconfitto e con lui la sua politica che sta stravolgendo il mondo. Ma nel frattempo potrebbe già scoppiare una guerra dagli esiti catastrofici?

Ute: Il futuro dell’evoluzione umana – La notte del Gran Consiglio.

Il dr. Sassi oggi ci porta in un’atmosfera un po’ da fantascienza, facendoci immaginare come potrebbe evolversi l’umanità in futuro.

Quando la Terra non sarà più abitabile, probabilmente il genere umano si rivolgerà a pianeti più lontani dal Sole e avrà per questo bisogno di occhi più grandi, inoltre potrebbe realizzare un grande sviluppo tecnologico .

Le modifiche nella nostra fisiologia saranno determinate da mutazioni casuali e da selezione naturale, pertanto non è possibile fare previsioni che abbiano fondamento. Potranno influire sull’evoluzione: la medicina, le tecnologie e in particolare l’intelligenza artificiale.

Se una volta il problema dell’umanità era la sopravvivenza, ora il nostro problema è l’allungamento del tempo di vita agendo all’interno delle cellule. Sono in atto esperimenti per debellare la depressione resistente attraverso la stimolazione artificiale di una certa zona del cervello. L’uso della psilocibina induce esperienze positive che cambiano il modo di affrontare la vita. E’ già possibile intervenire sugli embrioni per evitare certe malattie genetiche. La scienza cerca con l’intelligenza artificiale di costruire grandi banche dati (Dataismo_ nuova “religione” tecnologica) che vengono utilizzati per costruire “modelli decisionali” già ora applicati sulle auto a guida autonoma.

Una difficoltà è rappresentata dalla velocità con cui si evolvono le tecnologie che rende poco agevole l’adattamento al loro utilizzo e prospetta una progressiva irrilevanza umana a favore della tecnologia.

Potrà la tecnologia giungere alla produzione di macchine che abbiano non solo capacità razionale, ma anche “coscienza” di sé? Questo è il ghrande interrogativo che il prof. Sassi ci consegna alla fine di una lezione molto interessante, anche se non facilissima.

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LA REPUBBLICA DI SALO’ – il prof. Cossi riprende oggi il discorso sulla Repubblica di Salò, partendo dalla fatidica notte del 25 luglio 1943.

Il gran Consiglio del Fascismo aveva avuto, fin dalla sua istituzione, solo potere consultivo eppure quella notte decretò la fine di Mussolini con l’appoggio del sovrano. Si doveva votare la mozione di Dino Grandi, uomo di prestigio del ventennio fascista, forse un po’ temuto dallo stesso Mussolini. Grandi voleva un fascismo senza il Duce, in cui il potere fosse diffuso nelle diverse istituzioni e che le forze armate rispondessero nuovamente al re, Intervennero nella discussione: Galeazzo Ciano, genero di Mussolini e il ministro degli Esteri; Roberto Farinacci , ferroviere-giornalista, intransigente, favorevole alla Germania, ma poco gradito a Mussolini. Farinacci affermò la necessità di continuare l’alleanza con la Germania e sosteneva la necessità di porre fine alla dittatura, ma conservando il ruolo del Duce nell’ottica del ritorno allo Statuto Albertino.

Mussolini, avendo capito che non tirava una buona aria, tentò di aggiornare al giorno seguente il Consiglio, ma trovò la netta opposizione di Grandi, Federzoni, Bignardi che evidenziò la separazione tra il paese e il fascismo. La seduta, su richiesta del Duce, fu sospesa per 15 minuti, poi intervenne Alfieri che votò la mozione Grandi, quindi Galbiati si schierò a favore di Mussolini. Scorza presentò una mozione di mediazione che non ottenne successo. Mussolini sciolse la riunione a notte fonda.

Il giorno successivo il Duce si recò davanti al re e questi lo informò che lo aveva sostituito col generale Badoglio. Mussoni se ne andò e venne subito arrestato.

I Tedeschi prepararono piani per la liberazione di Mussolini e per la prosecuzione della guerra nei diversi possibili scenari futuri.

Una lezione interessante, resa piacevole dalla grande capacità di narratore del dr. Cossi.