Una settimana all’UTE

Martedì le lezioni sono iniziate in un modo imprevisto, per difficoltà dell’insegnante di arte; è stato il dr. Rizzi a intrattenerci con una lezione molto interessante sullo shopping online. Il nostro docente ha iniziato col distinguere la vendita tramite i grandi “negozi” on line e i siti in cui dei consumatori vendono ad altri consumatori. I vantaggi di questa modalità di acquisto sono i seguenti: si può acquistare a qualunque ora del giorno e della notte, si può scegliere in cataloghi pressoché sterminati, spesso i prezzi sono vantaggiosi, la merce viene consegnata a domicilio e i migliori siti facilitano il reso degli articoli che il consumatore non ritiene confacenti al suo ordine. Tra gli svantaggi ricordiamo i costi di spedizione e la non corrispondenza delle merci all’articolo richiesto.

Nel mondo ci sono attualmente circa 3 miliardi di acquirenti attivi che si rivolgono ai siti di vendita; tra questi i più importanti sono: Amazon, Alibaba, Temu/Piduoduo, Shein, eBay. Amazon è affidabile e veloce nelle consegne; Alibaba, Temu e Shein hanno prezzi molto convenienti , ma tempi di consegna lunghi (le merci arrivano dall’estremo oriente); e Bay è in calo e si sta specializzando sul collezionismo, sulla vendita dell’usato e dei ricambi.

I siti che prevedono la compravendita tra privati sono: Subito.it – Wallapop – Vinted – e Bay

Numerose sono le truffe messe in atto on line, quindi bisogna essere cauti e non lasciarsi lusingare da prezzi troppo bassi; è bene acquistare su siti conosciuti e comunque verificare sempre partita IVA, telefono. indirizzo e leggere le recensioni dei consumatori.

Conservabilità degli alimenti : In tutti i luoghi di produzione di alimenti va fatto il controllo di qualità , assicura il dr. Pierluigi Gatti, avendo come obiettivo la qualità e la sicurezza degli alimenti stessi.. I primi controlli sono stati effettuati sul latte negli anni ’80 del secolo scorso; nel tempo questi controlli si sono estesi a tutti gli alimenti. L’UE ha emanato nel 2011 la legge 1169, che impone l’etichettatura degli alimenti, che deve comprendere:

per le carni: paese in cui l’animale è stato allevato, paese di macellazione e numero di lotto. Le carni bovine sono rintracciabili dal 2001 (dopo la diffusione della “mucca pazza”)

per gli altri alimenti: denominazione, indicazione degli ingredienti in ordine decrescente e la loro quantità, indicazione degli allergeni, quantità netta del prodotto , scadenza e termini di conservazione, condizioni di impiego

VENERDI’ – La prof Beretta, continuando il discorso sulle cattedrali, ci ha guidato nell’analisi delle differenze tra lo stile romanico e quello gotico: mentre il primo si caratterizza per la monumentalità e l’imponenza delle strutture, il secondo privilegia invece la leggerezza delle linee consentita dall’utilizzo dell’arco a sesto acuto (nel romanico arco a tutto sesto), che risponde meglio all’esigenza di tensione verso l’alto, verso l’infinito e sostiene meglio le strutture sovrastanti; ne consegue che le pareti sono meno spesse e tutta la costruzione ne acquista in leggerezza. Se nel romanico prevalgono le colonne, nel gotico vengono utilizzati i pilastri a fascio (composti da tante colonne sottili) e gli archi rampanti (strutture esterne a sostegno delle volte a crociera – a sesto acuto-) . Se nel romanico regna la penombra per la dimensione ridotta delle finestre, nel gotico predominano le finestre a vetrata, che quasi sostituiscono le pareti esterne e inondano la cattedrale di luci e di colori. Anche le guglie stanno a manifestare il desiderio di infinito, di salire verso Dio, ma hanno anche una funzione precisa: dare stabilità alla struttura essendo poste in corrispondenza dei pilastri a fascio.

Musica medioevale – La musica nel Medioevo veniva trasmessa oralmente; sono arrivati sino a noi solo pochi testi con pochi riferimenti melodici. Le ricostruzioni perciò si basano su ipotesi.

Oggi la corrente del Medioevalismo si propone di ricostruire brani musicali tenendo conto delle caratteristiche che, si ipotizza, dovessero avere nel Medio Evo. A quel tempo la musica era l’arte dei giullari (artisti versatili che si trasferivano da una corte all’altra ) e dei menestrelli che abitavano a corte e cantavano le storie di Re Artù, di Carlo Magno, dei cavalieri delle Crociate. In Francia questi musicisti prendevano il nome di “trovatori” nel sud; essi si esprimevano in lingua d’oc; nel nordi invece venivano chiamati “trovieri” e si esprimevano in lingua d’oil.

Dopo queste brevi note introduttive, Rosaria e Vincenzo accompagnati dal M° Scaioli ci hanno cantato dei brani ispirati ai cavalieri medioevali; tra questi la piacevolissima aria “Là ci darem la mano” dal don Giovanni di Mozart o quella di “Dulcinea” dal don Chisciotte di Massenet, o “o mio babbino caro” dal Gianni Schicchi di Puccini.

Tutti abbiamo salutato con grande gioia il ritorno di Rosaria e Vincenzo che sanno sempre regalarci emozioni intense e pomeriggi deliziosi.

Lui non ha paura …

Il Papa è in Africa e non perde occasione per condannare i grandi peccati dei potenti che fomentano le guerre e che cercano di stravolgere le regole della democrazia e i trattati alla base dei rapporti internazionali. Oggi dall’Angola ha aggiunto un’altra condanna per chi deruba l’Africa delle sue ricchezze e, per farlo impunemente, non esita ad armare squadre di soldati mercenari pronti alle violenze più disumane.

Tanti papi prima di Prevost hanno condannato la guerra, le violenze, i soprusi, le ingiustizie che insanguinano il mondo, ma Papa Leone XIV lo fa con una chiarezza e durezza di linguaggio che non lascia adito a dubbi o ipocrite autoassoluzioni; parla di nuove tirannie, di vita ridotta a merce di scambio, di schiavitù da abolire … Le sue sono parole dirette, inequivocabili e rivelano quanto abbia a cuore il destino dell’Africa: dallo sviluppo equilibrato e armonico di questo continente credo dipenda anche il futuro dell’Europa. Prevost, lo ha detto apertamente, non ha paura di dire la verità e di predicare il Vangelo e da Luanda riprende il grido di Papa Wojtyla: ” Non abbiate paura!” e assicura che la Chiesa sarà sempre al fianco di chi cerca la giustizia e la mette in pratica.

UTE: Il corpo delle meraviglie- Debussy: suggestioni impressionistiche.

Oggi, la lezione del dr. Lissoni sugli organi genitali ha concluso il ciclo di lezioni sul tema: Il corpo delle meraviglie, E’ veramente incredibile il nostro corpo. E’ una “macchina” in cui si svolgono contemporaneamente innumerevoli processi chimici e funzioni vitali e ci consente di compiere azioni diversissime; muoverci, pensare, creare, inventare, costruire con le mani … Questo nostro corpo merita tutto il nostro rispetto, la nostra gratitudine per chi ce lo ha donato e la nostra meraviglia per la sua complessità e perfezione.

Nella seconda ora, il M° Scaioli ci ha introdotto nel mondo musicale di Claude Debussy (1862- 1918), un musicista che ha apportato molte novità nella musica: infatti non ha utilizzato le tradizionali scale (maggiore per toni allegri, minore per toni più malinconici) con i relativi tempi (2/4 – 3/4 – 4/4), ma una scala esatonale le cui note sono a distanza di un tono l’una dall’altra. Ha inoltre introdotto una nuova tecnica di uso del pianoforte; i suoi tasti non vanno percossi, ma sfiorati con delicatezza, Il risultato è che le sue composizioni sono un fluire continuo di note impalpabili, di arpeggi, di cambiamenti di ritmo che riescono ad evocare lo scorrere dell’acqua, la leggerezza dei primi fiocchi di neve e il loro rapido infittirsi, lo sgocciolio di una fontanella, il movimento delle vele sotto l’azione del vento. Una particolarità ulteriore di Debussy è che per le sue composizioni si è ispirato molto spesso a poesie e quadri di artisti suoi contemporanei, oltre che al mondo dei bambini in generale e alla figlioletta.

Il M° Scajoli sa eseguire con vera maestria anche le musiche più complesse e tutti i soci UTE restano letteralmente incantati ad ascoltare le note che scaturiscono sotto le sue dita. Siamo tutti dispiaciuti che con questa bella lezione il Maestro abbia concluso i suoi interventi in Sala Isacchi.

A Canzo, un piccolo gioiello.

Ieri, noi dell’UTE siamo andati a visitare il Teatro Sociale di Canzo. Ci hanno fatto da cicerone tre studentesse dell’Istituto Romagnosi – indirizzo turistico – che ci hanno raccontato la storia del teatro, ne hanno descritto la struttura architettonica e le attività e gli eventi che ha ospitato in due secoli di storia.

Questa collaborazione tra UTE e Ist. Romagnosi . indirizzo turistico ha lo scopo di offrire ai giovani un’occasione per misurare la propria preparazione in vista della professione che intendono intraprendere e ai soci UTE un’occasione per conoscere meglio il proprio territorio. Le tra studentesse si sono dimostrate molto ben preparate, grazie alla loro insegnante, prof. Marconi . L’organizzazione dell’incontro è stata curata dal Consigliere Giorgio Tagliabue.

Copio dal sito del teatro queste note storiche:

“La fondazione di una Società del Teatro di Canzo risale all’Aprile del 1828: l’iniziativa partì da alcuni privati cittadini, per lo più benestanti, locali proprietari terrieri e semplici villeggianti desiderosi di veder rappresentare delle opere ma anche di recitare in prima persona. La sala, negli intenti dei fondatori, doveva essere un punto di convegno che “accogliesse in eletto circolo le villeggianti famiglie col rendere più care e deliziose le sere già protratte dell’autunno e presentar sapesse in pari tempo una nuova risorsa all’industria e al commercio del paese”. L’impegno fu tale che appena un anno e mezzo dopo, il 18 Ottobre 1829, il teatro fu inaugurato con lo spettacolo Il falso galantuomo, messo in scena dalla compagnia dei Filodrammatici di Milano.
Il progetto e la costruzione dell’edificio furono affidati all’architetto milanese Gaetano Besia, che studiò all’Accademia di Brera e a Milano eresse, tra l’altro, palazzo Archinto. Ad affrescare gli interni fu chiamato, sempre da Milano, il pittore Tessa, ed ancora milanese fu lo scenografo, quell’Alessandro Sanquirico che dal 1817 al 1832 fu scenografo ufficiale della Scala, nel periodo delle grandi stagioni liriche.
Nella sua lunga storia il Teatro ospitò spettacoli di prosa e melodrammi, soprattutto attorno alla metà dell’ottocento; non mancarono feste e serate benefiche e alla fine del secolo alcuni locali del Teatro ospitarono la Scuola di Disegno e la Scuola serale organizzate dalla Società Operaia di Mutuo Soccorso. Tra gli anni Trenta e Quaranta del novecento il teatro si trasformò in cinema-teatro e l’attività cinematografica si protrasse fino agli anni ottanta.”

Ute: IL corpo delle meraviglie: fegato, stomaco, intestino – Umberto Saba e il “Canzoniere”

Continuando il viaggio alla conoscenza del “corpo delle meraviglie”, il dr. Lissoni ieri ha messo in evidenza l’importanza che il fegato riveste nel funzionamento del nostro corpo. E’ situato sotto il diaframma. Anticamente si riteneva che fosse la sede dei sentimenti e che producesse sangue. Veniva chiamato IECUR FICATUM, dal nome di un piatto a base di fegato e fichi che veniva servito nelle taverne; nel tempo la parola “iecur” è scomparsa ed è rimasto solo il termine che indicava il contorno di fichi. Nella mitologia greca è presente il mito di Prometeo che per aver ridato il fuoco agli uomini, viene punito da Giove: incatenato a una roccia un’aquila durante il giorno gli mangia il fegato che ricresce durante la notte.

Nella teoria degli umori di Ippocrate, il fegato produce la bile gialla ed ha riferimento al fuoco; un eccesso di bile gialla rende le persone irascibili. Per la medicina tradizionale cinese il fegato è sede del coraggio..

“Il fegato è un organo vitale che agisce come la principale centrale chimica e metabolica del corpo, svolgendo oltre 500 funzioni, tra cui la depurazione del sangue da tossine e farmaci, la produzione di bile per digerire i grassi, la gestione delle riserve energetiche (glucosio e glicogeno) e la sintesi di proteine essenziali per la coagulazione“. (da AI Overwiew)

Il principale nemico del fegato è l’alcol.

.L’ INTESTINO può essere paragonato a un lungo tubo (8 metri circa) e va dalla bocca all’ano. Dalla bocca il cibo arriva allo stomaco attraverso l’esofago; l’interno dello STOMACO è rivestito da una mucosa che si rinnova due volte alla settimana, mentre all’esterno è rivestito da muscoli lisci (involontari). Il cibo che arriva nello stomaco grossolanamente triturato viene detto “bolo” e lì rimane per circa tre ore fino a diventare più omogeneo e fluido attraverso l’azione dei succhi gastrici, diventa cioè “chimo” e può passare nel duodeno attraverso la valvola del piloro. Il funzionamento dello stomaco è influenzato dalla ghiandola amigdala ed è controllato, come tutti gli organi principali, dal “nervo vago”.

L’intestino dialoga continuamente con il cervello e produce ormoni ed enzimi che regolano il metabolismo e le emozioni. Contiene 500 milioni di cellule nervose e viene comunemente chiamato “secondo cervello”. E’ governato dal microbiota che è costituito da batteri, funghi e virus; se il microbiota è in equilibrio, tutto va bene, altrimenti possono insorgere diverse malattie.

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SABA E IL CANZONIERE – Nacque a Trieste nel 1883 da padre italiano, irredentista e spirito gaio, e da madre triestina proveniente da un’agiata famiglia ebraica. Il padre, temendo di essere arrestato per la sua amicizia con Oberdan abbandonò la giovane moglie incinta e non si curò più nè di lei nè del figlio, che incontrò soltanto vent’anni dopo. La madre, per i primi tre anni, affidò il piccolo Umberto a una balia, che il poeta considerò la sua vera mamma. Quando la madre naturale lo rivolle con sé per poi affidarlo alle zie di Padova, il bambino subì un trauma che lo segnò per tutta la vita.

Non ebbe molta fortuna negli studi giovanili e fece diversi lavori, poi riprese gli studi all’università di Pisa. Nel 1909 sposò la cugina Carolina (la Lina delle sue poesie); i due ebbero un rapporto tormentato, ma a lei Saba dedicò moltissime poesie. Come probabile conseguenza della sua infanzia tormentata, soffrì sempre di disturbi nervosi. A seguito delle leggi razziali, si trasferì in Francia con la famiglia. Morì nel 1957 a Trieste.

Il suo “Canzoniere” esprime una poesia che viene definita novecentista perchè non segue le correnti letterarie del momento, cioè la “sliricizzazione” di Montale o “l’ermetismo” di Ungaretti e Quasimodo. In esso sono contenute 426 poesie, che raccontano la sua vita in versi. Il tema principale è la disarmonia tra sé stesso e la vita (come in tutta la poesia del novecento) e dedica le sue composizioni a Trieste, alla moglie e alla figlia. Usa il linguaggio di tutti i giorni ed è nella quotidianità che cerca il senso della vita; egli vuole fare una “poesia onesta” lontana sia dall’estetismo dannunziano, sia dall’ermetismo, ma utilizza la metrica tradizionale, rifiutata dai poeti suoi contemporanei. La sua poesia è solo apparentemente semplice.

Faccio qui seguire una delle sue poesie più famose:

LA CAPRA

Ho parlato a una capra
Era sola sul prato, era legata.
Sazia d’erba, bagnata
alla pioggia, belava.

Quell’uguale belato era fraterno
al mio dolore. Ed io risposi, prima
per celia, poi perché il dolore è eterno,
ha una voce e non varia.
Questa voce sentiva
gemere in una capra solitaria.

In una capra dal viso semita
sentiva querelarsi ogni altro male,
ogni altra vita.

Nel belare della capra, il poeta sente il dolore che accomuna tutti gli esseri viventi.

Voce di colui che grida…

Ricordate Giovanni detto il Battista? A lui si riferisce la frase “voce di colui che grida nel deserto….”

Giovanni non aveva paura di Erode, che era un re, e pubblicamente lo accusava di adulterio; il suo coraggio gli costò la vita.

In questi giorni difficili, Papa Leone si scaglia con sempre maggior vigore contro i potenti della terra che scatenano guerre e affermano che Dio stesso è dalla loro parte, Dio stesso chiede di combattere. Il papa americano non può tacere di fronte a tutto questo e sfida apertamente chi fa della guerra il mezzo per imporre, con la forza delle armi, la propria volontà a scapito di ogni regola internazionale.

Papa Leone è la voce che grida contro i potenti, speriamo che non debba subire la stessa sorte di Giovanni.

UTE: Come si costruisce una cattedrale – utilizzi dell’energia nucleare

La prof. Manuela Beretta inizia la sua lezione facendo un breve collegamento con la lezione precedente (che non ho potuto seguire), nella quale aveva analizzato il significato delle cattedrali nel Medio Evo.

Ha ribadito l’importanza civile, religiosa ed economica della cattedrale: il cantiere per costruirla metteva in moto tutta una serie di attività che investivano tutta la città. Era poi convinzione comune che collaborare gratuitamente alla costruzione garantisse la salvezza eterna. La nostra apprezzatissima docente a questo punto suggerisce la lettura di un libro ambientato in una città medioevale durante la costruzione di una cattedrale : I PILASTRI DELLA TERRA di Ken Follett.

Quando veniva decisa la realizzazione di una cattedrale, tutta la città diventava un cantiere: si costruiscono strade per il trasporto dei materiali necessari, si aprono botteghe per la lavorazione in loco dei materiali stessi, si formava una città nella città. Chi decideva l’inizio dei lavori? Era il COMMITTENTE, che spesso è un vescovo o un abate, ma a volte anche il Signore della città): è lui che sceglie il progetto, la planimetria, gli affreschi e le statue in base al racconto che si vuole offrire ai fedeli. C’era poi il DONATORE: solitamente si tratta di tanti donatori, i più importanti dei quali appartenevano alle famiglie più ricche e potenti della città. La gestione economica e contabile dell’impresa era affidata a un’organizzazione chiamata OPERA o FABRICA; le attività commerciali relative al cantiere della cattedrale erano esenti da dazi e riportavano la scritta : A.U.F. cioè “Ad Usum Fabricae da cui è derivato il modo di dire “A UFO” cioè gratis. I lavori venivano diretti dal CAPOMASTRO o MAGISTER, che era un operaio con una grande esperienza. Col passare del tempo il magister divenne sempre più importante e svolgeva la funzione di un architetto o di un ingegnere. Utilizzava la verga (un’asta di lunghezza fissa per le misurazioni, il compasso e la squadra. C’erano infine gli OPERAI : erano centinaia e potevano essere specializzati o non specializzati : scalpellini, scultori, muratori, garzoni, pittori, vetrai, carpentieri; si utilizzavano anche carrucole, argani, seghe idrauliche.

Queste lezioni ottengono sempre un notevole gradimento da parte dei nostri soci.

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USO DELL’ENERGIA NUCLEARE: La fissione nucleare produce energia e radiazioni nocive, ma le centrali attuali sono più sicure di quelle di un tempo e potrebbero risolvere il problema dell’ approvvigionamento energetico del nostro paese. Come funziona la fissione nucleare? Per non incorrere in grossolani errori, non mi cimento nell’impresa di rispondere a questa domanda e vi allego un link a una pagina dedicata all’argomento. Questo procedimento produce enormi quantità di energia; le scorie vengono ridotte a stato liquido o solido e messe in barili da sotterrare in siti appositi.

L’uso dell’energia nucleare è già molto importante in medicina con applicazioni che riguardano la diagnostica e la cura di diverse malattie.

La TAC (Tomografia Assiale Computerizzata), è una metodica diagnostica per immagini che utilizza radiazioni ionizzanti (raggi X). Grazie a un sistema computerizzato, ricostruisce immagini tridimensionali e sezioni trasversali dettagliate del corpo

La PET (Tomografia a Emissione di Positroniè un esame di medicina nucleare che analizza il metabolismo cellulare per diagnosticare precocemente tumori, malattie neurologiche (come l’Alzheimer) e infettive. Utilizza un radiofarmaco (spesso zucchero marcato) che evidenzia le cellule molto attive” (da AI Overwiew)

La Radioterapia viene utilizzata nei trattamenti oncologici per distruggere le cellule tumorali.

IO ho sempre avuto paura dell’energia nucleare, soprattutto dopo i disastri di Chernobyl e di Fukushima, ma dopo le spiegazioni del dr. Galoppo mi sto convincendo che dovremo rassegnarci ad accettarla nel nostro futuro più prossimo.

Ute: La robotica in aiuto all’uomo – Heidegger e Franco Battiato: la cura

Il dr. Rizzi ci accompagna oggi nell’esplorazione di un mondo in continua e rapida evoluzione: la robotica. Questa tecnologia è da tempo largamente usata nelle fabbriche, ma oggi ci concentreremo sulla robotica che aiuta le persone. Il primo esempio è l’esoscheletro che allevia la fatica di chi deve fare lavori pesanti e assicura maggiore protezione contro gli infortuni. Ci sono esoscheletri adattabili a persone con difficoltà di deambulazione, che favoriscono la loro possibilità di muoversi in autonomia. Possono essere passivi, cioè fatti di cinghie e molle, o motorizzati e quindi devono avere anche una batteria ricaricabile.

Il loro utilizzo può rappresentare un costo per le aziende, ma può limitare le spese derivanti da infortuni; non sono tuttavia immuni a lungo termine da effetti collaterali non ancora misurabili. .

Gli umanoidi sono invece robot in grado di muoversi autonomamente con movimenti complessi e precisi e vengono utilizzati nelle fabbriche, ma anche nelle case private dove riescono a compiere operazioni sempre più raffinate. La loro diffusione si è amplificata negli ultimi anni, con lo sviluppo dell’IA, che ne ha amplificato enormemente funzioni ed efficacia. Restano però problemi da risolvere nel campo della sicurezza, della durata delle batterie e dei movimenti delle mani, in caso si debbano manipolare oggetti molto delicati , presenti nelle case.

Naturalmente queste innovazioni lasciano molte perplessità in noi “diversamente giovani”, ma bisogna essere ottimisti nella consapevolezza che da sempre le novità tecnologiche hanno provocato disagi temporanei, ma vantaggi a lungo termine.

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Franco Battiato ha collaborato molto col filosofo Sgalambro, che ha contribuito a scrivere i testi dei più grandi successi del maestro siciliano, tra cui la famosissima “La Cura”. Esaminando il testo di questa canzone (termine forse riduttivo) si possono trovare riferimenti a Dante, a Baudelaire e soprattutto ad Heidegger. E’ alla concezione di Heidegger della “cura” dell’altro che si rifanno molti versi: la cura è mettersi in relazione con l’altro e con il mondo con atteggiamento protettivo. L’Eros ci porta verso il Bene ed il Bello (e qui si fa riferimento a Platone), ma non manca anche un riferimento movimenti filosofici orientali (Advaita Vedanta e Buddismo) quando i versi della canzone parlano dell’atteggiamento che porta al superamento dell’ego individuale per congiungersi all’Essenza.

La canzone di Battiato ha sempre esercitato su di me un grande fascino, ma non ne comprendevo appieno nè il senso nè la profondità; ora, dopo questa lesione della dr.ssa Tatafiore, posso apprezzarla consapevolmente molto di più.