Ute: La medicina tradizionale – Hegel e il rapporto servo-padrone

Il dr, Vintani, per la prima volta all’Ute, ci ha parlato delle medicine tradizionali come un complesso di conoscenze che invita a riscoprire l’uomo nella sua unità e unicità: non c’è nessun essere vivente uguale all’altro.

Antichissima è la medicina cinese che comprende l’agopuntura, la fitoterapia, la diagnosi energetica, gestione del dolore.

L’origine dell’agopuntura risale a 3000 anni fa; ne è riconosciuta la validità nel trattamento della nausea e del dolore ed è stata integrata nel sistema sanitario.

La medicina ayurvedica ha avuto origine in India 5000 anni fa. Ayurveda significa conoscenza del benessere; questo tipo di medicina non cura il malato , ma lo accompagna nel processo di guarigione, ponendo al centro la costituzione fisica del paziente e ricercando l’equilibrio delle energie. Interviene sull’alimentazione personalizzata e mette in atto tecniche di purificazione e farmaci di fitoterapia.

La fitoterapia è una medicina a tutti gli effetti, basandosi su elementi ricavati dalle piante come tanti prodotti della farmacologia ufficiale; la sua efficacia è riscontrabile soprattutto nella cura dell’insonnia e della digestione.

La medicina omeopatica è oggi ritenuta di scarsa utilità producendo in definitiva solo un effetto placebo.

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LA DIALETTICA SERVO-PADRONE IN HEGEL E KOJEVE – Nella sua opera “Fenomenologia dello Spirito” Hegel afferma che  la totalità della realtà intesa come ragione assoluta ed infinita può essere compresa nel termine IDEA, che è un principio dinamico che assume aspetti diversi nel tempo e che scaturisce dal superamento della dialettica fra opposti. In un primo momento oggetto e soggetto entrano in relazione tra loro e il desiderio li spinge verso il superamento della dialettica per arrivare alla conoscenza, poi alla coscienza e infine all’autocoscienza. Nei rapporti tra esseri umani, questa dialettica sfocia nell’assoggettarsi di un individuo più debole a uno più forte. Si instaura così un rapporto servo-padrone, in cui il servo lavora per soddisfare le esigenze del padrone e con questa sua attività trasforma il mondo. Col tempo, mentre il servo prende coscienza del suo ruolo e delle sue capacità, il padrone dipende sempre più da servo, che acquista consapevolezza del suo potere.

Kojève, riprendendo questo pensiero di Hegel, afferma che è la paura lo strumento attraverso il quale il servo conquista la disciplina che gli fa raggiungere i suoi obiettivi e l’autocoscienza: il servo attraverso la disciplina controlla i suoi impulsi e afferma il suo valore.

Secondo Kojève la civiltà è il processo di trasformazione del mondo da parte del servo che è il vero protagonista della storia (concetto che verrà ripreso da Marx); inoltre l’uomo non vuole semplicemente vivere, ma vuole che la sua vita abbia valore agli occhi degli altri.