Ieri pomeriggio mi sono imbattuta in un servizio televisivo che raccontava dell’aggressione del branco a un anziano, che è stato preso a calci quando era già a terra.. Il presunto responsabile parrebbe un ragazzo di 18 anni, ma nel gruppo c’erano anche ragazzini più giovani.
Questo è solo uno dei tanti casi che le cronache di questi tempi raccontano e ogni volta ci si meraviglia di come ciò possa accadere e ci si chiede come mai ci sia tanta violenza tra i giovani….allora si tira in ballo l’insensibilità emotiva e si invoca l’introduzione dell’educazione affettiva nelle scuole….
Certo non guasterà parlare di sentimenti e di emozioni, ma io mi chiedo a cosa possa servire tutto questo quando continuiamo a far tenere tra le mani dei nostri ragazzi, anche piccolissimi, tanti video giochi in cui si deve inseguire il nemico e ucciderlo o essere uccisi e questo “gioco” si può protrarre per ore.
Quale può essere il risultato? Che questi ragazzi sono indotti ad “anestetizzarsi” di fronte al dolore e alla morte: , altrimenti continuare il gioco sarebbe impossibile. Rimenendo insensibili invece tutto può accadere di nuovo, all’infinito….e questo modo di sentire a poco a poco entra nelle anime più fragili e diventa parte della vita reale.
Se un anziano ti rimprovera perchè hai rotto un vetro con una pallonata, diventa quel nemico che hai inseguito per ore davanti allo schermo e allora perchè non infierire prendendolo a calci in testa?
