Così chiamavamo una specie di budino fatto con il mosto. Proprio in questa stagione, fine estate che già odora di autunno, mia madre pigiava l’uva del pergolato e col mosto preparava un dolce che io amavo tantissimo, come del resto tutti gli altri della famiglia.
Da piccola guardavo sempre con grande interesse i miei genitori che preparavano i “sugoi” , quando poi mi sono fatta più grande, ho anche partecipato attivamente.
Mio padre teneva in mano uno scolapasta nel quale metteva dieci cucchiai di farina bianca e (se be ricordo) altrettanti cucchiai di zucchero; allora mia madre versava a uno a uno su quegli ingredienti dieci mestoli di mosto, mentre mio padre mescolava energicamente col cucchiaio per amalgamare il tutto.
A questo punto il composto veniva messo sul fuoco ed era molto importante continuare a mescolare perchè la farina non si appiccicasse sul fondo del pentolone bruciando: ciò avrebbe irrimediabilmente rovinato tutto.
Quando il composto si addensava, lo si continuava a cuocere ancora per qualche minuto, poi, una volta tolto dal fuoco, veniva versato subito nei piatti, nelle tazze, nelle scodelle e lasciato raffreddare.
Ognuno di noi incideva, con una posata, sulla superficie dei “sugoi” le proprie iniziali o il proprio nome e, per i giorni seguenti, tutti i pasti finivano con qualche cucchiaiata di quel buon budino soffice, profumato e a volte ancora un po’ aspro .
A volte ho trovato al supermercato delle vaschette con un prodotto che pretendeva imitare quella delizia, ma non era la stessa cosa…
