Ieri, il prof. Porro ci ha fatto meglio comprendere, con la sua solita bravura, ciò che forse sui banchi di scuola ci era parso troppo difficilie e complicato.
Ci ha, infatti, parlato della “Critica della Ragion Pratica” di Kant (1724 – 1804), opera nella quale il grande filosofo, che ha aperto l’età contemporanea della filosofia, afferma che ci devono essere delle norme (imperativi) che guidino le nostre azioni. Si possono distinguere due tipi di “imperativi”: l’imperativo ipotetico ( Se vuoi vincere le la gara, devi allenarti..) e l’imperativo categorico assoluto che è quello della legge morale che è dentro ciascuno di noi. L’imperativo categorico deve valere per tutti e in ogni occasione.
Ma bisogna anche considerare che il nostro agire abbia sempre come fine, e non come mezzo, l’umanità. E’ infatti presente in tutte le culture il monito di non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te.
La novità rappresentata dal pensiero di Kant per il suo tempo sta nel cercare di fondare la morale sulla razionalità e non sulla religione, ma poi afferma che le azioni si devono valutare dalle intenzioni di chi le mette in pratica e a questo punto molti obiettano che l’intenzione non si può valutare essendo un elemento troppo intimo.
In ciascuno di noi, secondo un filosofo cinese) è insita l’inclinazione al bene, ma essa può essere più o meno sviluppata in ognuno di noi.
Kant continua affermando che la moralità non deve avere come obiettivo la felicità, ma deve mirare al Sommo Bene, che non è normalmente raggiungibile se non applicando i postulati dell’etica: 1° immortalità dell’anima; 2° postulato: esistenza di Dio; 3° postulato: libertà dell’uomo.
La libertà si raggiunge quando siamo in grado di agire secondo una morale autonoma (leggi che dò a me stesso): Devo perché devo…
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I VANGELI – Mons. Pirovano è ritornato all’UTE con un argomento nuovo rispetto agli anni passati, ci parlerà infatti dei Vangeli. Il termine Vangelo significa buon annuncio, messaggio positivo.
Nell’Antico Testamento tutto converge verso Cristo, nel Nuovo Testamento tutto parte da Lui e prende senso da Lui. Gesù ha dato compimento alle antiche scritture, tuttavia non ci ha lasciato nessuna testimonianza scritta. Dopo la sua morte, per alcuni decenni, ci fu solo un Vangelo predicato, tramandato oralmente.
I vangeli riconosciuti dalla Chiesa sono quattro, di cui i primi tre sono detti sinottici perché hanno racconti ed episodi in comune; il quarto, quello di Giovanni, ha un’impostazione nettamente diversa. E’ da tenere presente che i Vangeli non sono cronache giornalistiche, ma hanno una finalità teologica.
La vita di Gesù è trascorsa tra gli Ebrei, che però non lo hanno compreso, anzi lo hanno rifiutato, perché: Gesù non aveva frequentato nessuna scuola rabbinica; aveva parlato in proprio nome; aveva fondato una “setta” che non scomparve alla morte di Gesù.
Si può ricostruire la vita di Gesù? non è facile, perchè, come detto, gli evangelisti non perseguivano un obiettivo cronachistico, ma hanno raccontato gli episodi che mettono in luce il mistero di Gesù. La data della sua nascita, probabilmente va anticipata rispetto all’anno zero da cui è partito il conto degli anni, e la sua morte risale all’incirca all’anno 30 dell’era cristiana.
Prima i suoi miracoli gli attirano le simpatie della gente, ma in seguito i potenti diffidarono di lui e gli furono sempre più ostili. La sua predicazione si svolse a lungo nel nord della Palestina, in Galilea, ma verrà messo a morte a Gerusalemme. Si calcola che la sua predicazione si sia svolta in un periodo di tempo superiore ai due anni.
I Vangeli riportano la testimonianza degli apostoli e i loro ricordi alla luce della fede.
