(Docente: Daniela Piccolo)
Dopo il successo della scoperta di nuove terre da parte di Colombo, la Spagna, regnante re Carlo V, finanzia una nuova missione per raggiungere le isole Molucche, dove si producevano preziosissime spezie, come cannella, chiodi di garofano, noce moscata. Magellano può contare su cinque navi; accanto a lui c’è Juan Elcano, marinaio di grande esperienza. Tra lui, portoghese, e gli equipaggi, spagnoli, c’è una certa diffidenza. A bordo c’è Antonio Pigafetta, un vicentino che tiene un diario di viaggio: è grazie ai suoi scritti che possiamo conoscere le vicende di quella missione.
Il 20 settembre 1519, Magellano parte da Siviglia, che a quel tempo deteneva il monopolio dei viaggi oceanici. Due mesi dopo la piccola flotta arriva a Rio de Janeiro. Da lì in diverse tappe lungo la costa dell’America Meridionale, solo tre navi arrivano, dopo un anno di navigazione, allo Stretto di Magellano: una nave infatti aveva fatto ritorno in Spagna e un’ altra, mandata in ricognizione, era affondata; le altre tre proseguono in mezzo a mille difficoltà la loro esplorazione.
Il 28 Novembre scoprono l’Oceano Pacifico (così viene chiamato perchè in quei giorni era stranamente molto calmo); da qui comincia la parte più difficile del viaggio: l’oceano è immenso e non si trova cibo né acqua potabile; le malattie decimano gli equipaggi.
il 16 marzo 1521 (dopo 18 mesi di navigazione!!) Magellano arriva alle Filippine, ma qui trova la morte in uno scontro con gli indigeni. Elcano assume il comando delle due navi rimanenti (una viene bruciata perché non ha più equipaggio) e arriva alle Molucche dove può riempire l’ultima nave in grado di riprendere il mare con un preziosissimo carico di chiodi di garofano.
Il viaggio di ritorno in Spagna fu altrettanto avventuroso , ma Magellano riuscì a ritornare a Siviglia l’8 settembre 1522 (dopo quasi tre anni!!) e col ricavato di quel carico di chiodi di garofano riuscì a coprire le spese dell’intera spedizione!!!
………………………………………………………………………………………………………………………………………………..
LA RINASCITA CON SAN BERNARDO .(copio e incollo qui di seguito le conclusioni della consueta dispensa di don Ivano Colombo)
La figura di Bernardo è rappresentativa di ciò che vuol essere il rinnovamento monastico in un periodo di rapidi mutamenti orientati e gestiti da uomini di Chiesa, a sua volta condotti da una forte spiritualità. Nell’incidenza che egli rivela di avere dentro le cose secolari da gestire secondo lo spirito contemplativo e non secondo una visione più terrena e razionale, si deve vedere il trionfo della mentalità medievale. Ed in effetti con questo uomo arriviamo all’apogeo di una età che si era rivelata in notevole evoluzione rispetto al passato, se non altro perché il cambiamento, anche di mentalità, era in corso. Dio appariva sempre al centro, perché in nome suo si creavano nuovi luoghi formativi e nello stesso tempo si pretendeva di condizionare la politica e l’economia. Grazie ai grandi riformatori monastici, che pur non si volevano discostare dalla regola benedettina, ritenuta forgiatrice di personalità costruite sul senso della misura e dell’equilibrio.
Eppure anche questi uomini avevano forti passionalità, come quella che dobbiamo riconoscere in S. Bernardo, uomo che si è imposto con i suoi schemi e con la sua visione del mondo; e con questa loro animosità hanno gestito esperienze nuove che hanno contribuito a cambiare la vita in Europa. Il fenomeno della riforma di Chiesa che pur riguardava le gerarchie, era gestito di fatto da figure che dobbiamo considerare “laicali”, anche a risultare religiose perché legate a monasteri. Lo stesso S. Bernardo, che ha una forte spiritualità, appare dominante sulla scena politica, pretendendo di dettare le linee da seguire un po’ in diversi ambiti; e comunque il movimento benedettino aveva una notevole incidenza sul territorio e in particolare su coloro che a partire dalle città vogliono creare un nuovo vivere e una attività lavorativa ed economica. Il mondo sta davvero cambiando con i monaci che si interessano delle città e con la gente comune che riconosce di trovare nella spiritualità la molla stimolante di un vivere che presentava prospettive migliori …
