Nell’ambito della letteratura medievale, abbiamo già avuto modo di rispolverare le nostre reminiscenze scolastiche con le lezioni dedicate alle “chansons de geste” al “Cantare del mio Cid”; ieri abbiamo potuto allargare il nostro sguardo al “Cantare dei Nibelunghi” , grazie alla prof. Miryam Colombo.
Questi racconti sono una pietra miliare nella storia della letteratura centro-europea e abbraccia leggende e racconti trasmessi oralmente nel periodo V- XV secolo ; comprendono la narrazione di gesta eroiche in cui sono presenti sia elementi religiosi che fantastici, ispirati alla tradizione e ai valori germanici (vendetta come forma di giustizia, fatalità del destino, ruolo della cavalleria).
C’è un modo nuovo di intendere la natura, che è spesso animata da forze magiche ed è popolata da creature fantastiche. La figura centrale è il cavaliere con il suo codice di comportamento.
Tra questi racconti il “Cantare dei Nibelunghi” è l’opera più importante. I Nibelunghi sono un popolo di nani, figli della notte, dediti all’estrazione dell’oro. Hanno accumulato un grande tesoro a cui è legata una maledizione: Sigfrido, dopo aver ucciso un drago, il cui sangue lo ha reso invulnerabile, riesce a rubare il tesoro dei Nibelunghi e arriva alla corte dei Burgundi a Worms, dove sposa Crimilde, Da qui scaturisce una serie infinita di colpi di scena con uccisioni, tradimenti , lotte infinite che terminano con l’uccisione di Sigfrido da parte dell’invidioso Hagen.
In tutta questa serie di racconti, solo due sono i personaggi storici realmente esistiti a cui si fa riferimento: Attila e Teodorico; in particolare è documentata la carneficina operata da Attila nei confronti dei re burgundi.
Per chi, come me, conosceva ben poco di questo argomento, questa lezione ha offerto l’occasione di colmare una lacuna. Grazie, prof Colombo!
LA REPUBBLICA DI SALO’ – Dopo averci ampiamente ricordato gli avvenimenti della notte del 25 luglio 1943 nelle lezioni precedenti, il prof. Cossi ci ha illustrato con la solita passione e competenza gli avvenimenti che seguirono quella notte che segnò una svolta nella storia del nostro paese.
Subito dopo aver lasciato quella riunione, Mussolini venne arrestato e portato in un luogo segreto. Questa mossa era stata voluta dal Re Vittorio Emanuele III che aveva inteso così salvare la monarchia dal disastro imminente di una guerra chiaramente ormai perduta. Alla notizia dell’arresto di Mussoni Hitler chiese spiegazioni, ma non ottenne risposte chiare, perciò predispose un piano per ripristinare il fascismo in Italia; tale piano implicava l’occupazione del nostro paese per favorire un colpo di stato; uomo di riferimento per questo piano era Farinacci. L’Italia venne presto occupata. Intanto Mussolini, dopo vari spostamenti, era stato portato sul Gran Sasso, scortato da 250 carabinieri. Intercettando una lettera di Edda Ciano (figlia di Mussolini) al padre, i Tedeschi vennero a conoscenza del luogo in cui il Duce veniva tenuto prigioniero, lo liberarono con una spettacolare operazione effettuata da paracadutisti e lo portarono a Vienna: era il 12 settembre 1943. In seguito Mussolini rientrò in Italia sotto scorta dei militari tedeschi e pose mano alla ricostruzione di un esercito fascista dalla sede di Salò, sul Lago di Garda, dove aveva riunito un nuovo governo di fedelissimi, Era nata la Repubblica Sociale Italiana, che sanciva il distacco del fascismo dalla monarchia.
Piacevole ascoltare la narrazione chiara e coinvolgente del prof Cossi….
