Nella lezione di martedì scorso, il Prof Emilio Galli ci ha intrattenuto sulla letteratura epica, un genere che narra le gesta degli eroi e che predilige la forma poetica in versi, perché il ritmo ne facilita l’ascolto e la memorizzazione, dato che veniva comunicata quasi esclusivamente per via orale dai giullari che andavano di corte in corte e di villaggio in villaggio a raccontare le loro storie. Tali testi sono comuni a molte culture, infatti tra le opere epiche più antiche troviamo il “Poema di Gilgamesh” (in Mesopotamia), l'”Iliade” e “Odissea” in Europa, il “Mahabharata” in India. Questo tipo di testi ha contribuito a costruire un’identità culturale collettiva ed ha solo fini celebrativi, non conoscitivi.
Questo genere letterario è stato importante per tutto il Medioevo, ma è quasi scomparso nei secoli XVI e XVII, per lasciare posto ai racconti e ai romanzi. Il genere cinematografico conosciuto come “western” può essere considerato il genere epico del ‘900.
Come già detto questo tipo di produzione letteraria privilegia la forma in versi, frasi brevi e semplici, racconta di viaggi pericolosi, di duelli e peripezie varie dei protagonisti, ricorrendo spesso a descrizioni e formule fisse espresse con linguaggio altisonante e utilizzando spesso figure retoriche come le similitudini. Con le invasioni (migrazioni) barbariche, vengono a formarsi i nuovi popoli dell’Europa e le lingue attuali, si diffonde il cristianesimo, si forma la società feudale e nasce una nuova classe sociale: la cavalleria.
Tra i cicli epici medioevali ricordiamo quello bretone (vicende di re Artù e dei suoi cavalieri), quello germanico (Canzone dei Nibelunghi) e quello spagnolo (gesta del Cid). Le chanson trasmettono i valori della cavalleria: il senso dell’onore, la lealtà verso il proprio signore e la testimonianza della fede cristiana, il coraggio, la difesa dei deboli, la cortesia verso le dame.
Una delle Chanson più conosciute è la “Chanson de Roland” che narra le imprese di Carlo Magno e dei suoi paladini nella guerra contro i Baschi; tre secoli dopo ai Baschi furono sostituiti i Saraceni. Caratteristica comune delle varie Chanson è l’assenza quasi totale di personaggi femminili.
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IL MEDIOEVO LATINO: LA SCRITTURA, IL LIBRO (docente Myriam Colombo). – Alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, l’Europa presentava una cultura latina omogenea, trasmessa oralmente dai giullari, dai chierici e dai predicatori. La cultura scritta era monopolio di una ristretta élite, che utilizzava il latino per conservare e riprodurre gli antichi testi del mondo classico.
Venivano utilizzati sistemi diversi di scrittura, non si usava la punteggiatura, non si separavano le parole e si ricorreva molto spesso ad abbreviazioni delle parole. Nell’VIII secolo, dopo la morte di Carlo Magno, nasce la scrittura “minuscola carolina”, più chiara e leggibile, con la separazione delle parole.
Nell’Alto Medioevo, i principale centri culturali erano i monasteri, dove, nello “scriptorium” i frati (amanuensi) si occupavano di ricopiare i testi antichi, che venivano abbelliti con miniature preziose dai miniaturisti.
Produrre un libro comportava un impegno economico notevole per il costo della pergamena e per i tempi lunghissimi di produzione. Veniva usato anche il papiro, che però era più deperibile. Dal XIII secolo si cominciò ad utilizzare la carta che era stata inventata in Cina. Lo strumento per scrivere era costituito da penne d’oca o di cigno, che venivano intinte in inchiostro nero prodotto con nerofumo+gomma; per gli elementi decorativi si usavano anche inchiostri di color rosso ( verde e blu molto rari) e l’oro e l’argento per i libri più preziosi.
Il Basso Medioevo è caratterizzato dal miglioramento delle condizioni di vita, dalla valorizzazione della ricchezza economica e intellettuale, dall’aspirazione alla felicità e dalla ricerca del divertimento anche letterario . Questo portò alla produzione di libri per un pubblico più vasto ad opera anche di imprenditori privati. Nascono infine le prime Università e le biblioteche private.
Anche queste lezioni, come sempre accade all’UTE, ci hanno dato modo di sapere qualcosa in più e di aggiornare il nostro bagaglio culturale personale. Grazie, UTE!
