La fatica di crescere.

Ieri al lago, c’era un bel sole.
Davide (sempre due anni) appena sceso dall’auto, si dava un sacco di arie: non voleva farsi dare la mano, camminava a passi lunghi e dondolava esageratamente le braccia, come fanno i grandi (secondo lui). Un tratto del sentiero era esposto al sole e a terra si proiettavano le ombre degli alberi. Tra di esse Davide nota la sua ombra che si muove proprio come lui. La guarda attentamente e allunga il passo e la sua ombra è sempre lì; accelera e poi si mette a correre sempre più veloce a testa bassa, tenendola sempre d’ occhio e rischiando di scontrarsi con quelli che passeggiano lì attorno.
Finalmente (almeno per me che lo rincorrevo a fatica) arriva nel tratto di sentiero che a quell’ora rimane in ombra e Davide si ferma di colpo e si siede a terra. E’ tutto trafelato e lui accentua vistosamente l’affanno proprio come ha visto fare agli atleti alla fine delle gare.
Chissà se si sta chiedendo chi ha vinto la sfida…

Samuele (11 mesi) ha capito chiaramente una cosa: le scarpe e le calze sono accessori che spesso vanno e vengono dai suoi piedi. Forse però non ha ancora messo a fuoco bene come questo avvenga.
Per questo ogni tanto si applica intensamente ad un esperimento: si mette le scarpe vicino ai piedi e aspetta …. aspetta che succeda qualcosa ….prima o poi qualcosa dovrà pur  succedere …
Se la mamma sposta le scarpine, Samuele si arrabbia moltissimo e bisogna anche capirlo, perchè il suo tentativo  viene interrotto  bruscamente, prima che lui abbia potuto trarne tutte le conclusioni.
Prima o poi  potrebbe anche mettere a punto una tecnica di telecinesi

A Londra.

Un anno fa sono stata per un periodo abbastanza lungo in Inghilterra .La cosa che mi ha colpito subito già dall’aereo è stata la bellezza della campagna: prati di un verde smagliante, siepie cespugli più scuri che separano i campi tra loro e che sottolineano l’andamento ondulato del terreno; certo nulla a che vedere con la nostra campagna di emiliano-lombarda, dove siepi, cespugli “improduttivi” o alberi buoni solo per ospitare i nidi degli uccelli sono scomparsi, forse per rendere più agevole il lavoro delle macchine agricole.Così però la campagna ha assunto un aspetto sempre più desolato.
Io poi mi ero sempre immaginata Londra come una città grigia e triste e invece mi sono trovata davanti un’esplosione di fiori, che sbucano da ogni parte: in vasi appesi ai lampioni lungo le strade. ai davanzali delle finestre e sulle soglie dei seminterrati adibiti ad abitazione. E i parchi?
Una vera meraviglia per estensione, per la cura con cui sono tenuti, per la varietà degli animali che vi si trovano.
Un’altra cosa che mi ha impressionato è l’efficienza del trasporto pubblico, che ti permette di spostarti in lungo e in largo senza perdite di tempo: i treni o gli autobus passano frequentissimi e le attese sono ridotte al minimo. Le stazioni sono ordinatissime.

In Inghilterra, si sa, l’immigrazione ha avuto inizio molto prima che da noi e ultimamente si è intensificata ulteriormente. Molti giovani provenienti da tutti i paesi del mondo, e spesso altamente qualificati, cercano un’ occasione di lavoro che un’economia in espansione (come lo era fino a pochi mesi fa quella inglese) può offrire. Dopo essersi “sistemati”, legittimamente questi giovani desiderano far famiglia e questo comporta un notevole aumento della natalità, che spesso mette alla frusta le strutture  pubbliche del sistema sanitario  di Sua Maestà. I reparti maternità sono spesso sovraffollati anche se le degenze per i casi “normali” sono brevissime; la partoriente che presenti un qualsiasi fattore di rischio può in questa situazione trovarsi in seria difficoltà.
I medici sono certamente qualificati ed efficienti; il personale infermieristico sempre scarso, soprattutto di notte, è costituito per lo più da donne di colore dai modi molto sbrigativi e poco inclini alle coccole verso le pazienti, che devono accudire il proprio piccolo subito dopo il parto, anche quando questo abbia richiesto il taglio cesareo. Se a questo si aggiunge la vetustà della struttura, da me visitata, (che poteva comunque fregiarsi di un’ottima valutazione di affidabilità) con le facilmente immaginabili conseguenti carenze di comfort e se si aggiunge ancora la presenza in alcune sale d’attesa  di moquettes visibilmente molto “vissute”, si può comprendere quale contraccolpo abbia avuto in me l’ammirazione per l’efficienza inglese