Stormy weather

https://youtu.be/ezGHapF8-lY
Don’t know why
There’s no sun up in the sky
Stormy weather
Since my man and I ain’t together
Keeps raining all the time

Life is bare
Gloom and misery everywhere
Stormy weather
Just can’t get my poor old self together
I’m weary all the time, the time
So weary all of the time

When he went away
The blues walked in and met me
If he stays away, old rocking chair will get me
All I do is pray
The lord above will let me
Walk in the sun once more

Can’t go on
Everything I had is gone
Stormy weather
Since my man and I ain’t together
Keeps raining all the time
Keeps raining all of the time

I walk around,
Heavy-hearted and sad
Night comes around
And I’m still feeling bad
Rain pourin’ down
Blinding every hope I had
This pitter ’n patter ’n beatin’ ’n spatterin’ drivin’ me mad

Love, love, love, love
This misery will be the end of me

Traduzione
Non so perché
Non non cӏ nessun sole in cielo
Stormy weather
Da quando il mio uomo e io non siamo più insieme
Continua a piovere tutto il tempo

La vita è nuda
Triste e misera
ovunque tempo tempestoso
Solo non può stare il mio povero vecchio cuore (traduzione a senso)
Io sono stanco tutto il tempo, il tempo
Così stanco tutto il tempo

Quando è andato via
la tristezza ha camminato dentro di me e mi incontrò
Se egli rimane lontano, la vecchia sedia a dondolo otterrà me (non mi rimarrà nient’altro che la mia vecchia sedia a dondolo)
Tutto ciò che faccio è pregare che
Il Signore qui sopra mi permetta
camminare nel sole ancora una volta

Non può andare avanti
Tutto quello che avevo è andato
tempo di tempesta
Da quando il mio uomo e io non siamo più insieme
Continua a piovere tutto il tempo
Continua a piovere tutto il tempo

Vado in giro,
col cuore pesante e triste
Arriva la notte
E mi sento ancora male
Piove a dirotto’
Accecata ogni speranza, ho avuto
” Questa continua pioggia insistente mi fa impazzire (traduzione a senso)
Amore, amore, amore, amore
Questa infelicità sarà la mia fine

UTE: Letteratura: C. Rebora – Medicina: le abitudini.

Clemente Rebora archivio Giovannetti/effigie
Clemente Rebora
archivio Giovannetti/effigie

Clemente Rebora (Milano 1885 – Stresa 1957) nasce da una famiglia benestante e si laurea nel 1910. Comincia a insegnare in varie località lombarde. Ben presto manifesta i segni di una personalità tormentata; quando scoppia la Grande Guerra viene inviato al fronte, viene ferito e congedato, dopo aver subito un ricovero in manicomio.

Riprende a questo punto la sua carriera di insegnante e i contatti con le amicizie di un tempo: Montale, Prezzolini, Panzini, Aleramo, Cascella. Con quest’ultimo condividerà le spese di affitto di una stanza.

Comincia a interessarsi di Buddismo, legge Tagore in cerca di una pace interiore che non riesce a trovare. L’ 11 febbraio 1929 ha quella che lui stesso definisce una folgorazione , si converte, entra nel seminario dei Rosminiani e diventa sacerdote, tutto dedito a opere di carità.

Distrugge tutta la sua produzione letteraria risalente a prima della conversione, ma sarà in parte recuperata dal fratello. Se la sua poesia e la sua prosa giovanili erano caratterizzate da un ermetismo che ben si addiceva ai suoi tormenti interiori, la produzione post-conversione è invece di una semplicità estrema, senza ambizioni intellettuali.

Ecco qui una delle sue poesie :

Stella mia

Leggiadro vien nell’onda della sera
un solìtario palpito di stella.
A poco a poco una nube leggera
le chiude sorridendo la pupilla;
e mentre passa cori veli e con piume,
nel grande azzurro tremule faville
nascono a sciami, nascono a ghirlande,
son nate in cento, son nate in mille:
ma più io non ti vedo, stella mia.

Grazie alla prof. Meggetto che ci ha fatto conoscere questo poeta, anche se non le è particolarmente gradito; lei come al solito è stata super!!!
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Nella seconda ora di lezione il dr. Lissoni con la sua consueta chiarezza e semplicità ci ha portato a riflettere sulle abitudini.
Cosa sono? Sono comportamenti automatici e ripetitivi. Come si arriva all’automatismo? La prima volta che eseguiamo un’azione, questa ci richiede un certo sforzo, che diminuisce man mano che l’azione viene ripetuta. E’ un meccanismo che ci consente di risparmiare energie fisiche e nervose.
Nel comportamento intenzionale ci è sempre chiaro l’obiettivo e via via siamo in grado di accertare la conformità tra obiettivo e azione. Nel comportamento automatico invece l’avvio non è sempre intenzionale e non servono controlli: l’azione è facile ed efficiente.
Ci sono abitudini buone e abitudini cattive, difficili da modificare; pertanto è importante aiutare i bambini fin da piccolissimi ad acquisire buone abitudini e a rifuggire da quelle cattive: ad esempio non si dovrebbero dare dolci ai bambini prima dei due anni, nè esporli troppo alla TV.
Abitudini cattive possono essere: procrastinare (rimandare a domani); essere sempre in ritardo (sintomo di egocentrismo, protagonismo, rifiuto della sottomissione); fare pettegolezzi (per sentirci migliori di chi critichiamo); serbare rancori; dormire poco o con la faccia sul cuscino (questa favorisce il formarsi di rughe); strofinarsi spesso gli occhi; sedentarietà, fumare; bere troppo alcol; mangiare troppo; bere poca acqua.
Come eliminare le cattive abitudini?
Bisogna essere molto motivati e avere fiducia in sè e nella possibilità di riuscire nel nostro intento.
Può essere utile mettere per iscritto il nostro piano d’azione e individuare delle compensazioni, come passeggiare, incontrare gli amici o leggere libri. Alcune cattive abitudini possono portare anche alla dipendenza.
E’ stata una lezione molto interessante e utile e pertanto molto apprezzata da tutti.

Una rondine sul termosifone.

Il mio contributo a “Per Lunga Vita”

Un’amica carissima mi ha regalato un libro che parla della vita di una donna non più giovane accanto al marito affetto da demenza senile.
L’autrice è Edith Bruck, una scrittrice di origine ungherese, che ha vissuto l’orrore dei campi di concentramento, esperienza che ha segnato la sua vita portandole via i genitori. Al momento della sua liberazione dai lager in cui era stata rinchiusa, ha solo 12 anni e inizia per lei un periodo di continui spostamenti da un paese all’altro, forse alla ricerca di un posto in cui sentirsi a casa. In quel periodo fa molti lavori diversi, finché arriva in Italia, dove conosce e sposa Nelo Risi e dove comincia a scrivere con successo della sua infanzia e della vita nei lager.

La vita accanto al marito, poeta e regista cinematografico famoso, non è facile: lui non accetta vincoli troppo stretti e per un lungo periodo i due vivono due vite parallele, ma Edith è sempre innamorata e quando lui ha bisogno di lei, lo accoglie e lo assiste fino alla fine, avvenuta nel 2015.
Il libro “La rondine sul termosifone” è il diario della vita di questa donna, che vive l’angoscia di vedere il suo uomo, tanto amato per la sua bellezza, sensibilità e ingegno, trasformarsi a poco a poco in qualcosa che nulla ha a che vedere con quell’immagine che di lui Edith conserva nel suo cuore. La demenza senile, malattia da cui è affetto Nelo ormai ultranovantenne, consente qualche momento di lucidità e per questo è forse più straziante di quelle che ti isolano per sempre dalla realtà circostante.
Il libro è scritto in forma di diario e ci fa vivere insieme all’autrice la fatica che chi deve accudire un malato di questo tipo deve sopportare: dover combattere notte e giorno con le domande ripetute all’infinito, con le richieste assurde, con le allucinazioni (da cui deriva il titolo del libro), con gli strazianti momenti di autocoscienza. In queste situazioni, e lo sa bene chi le ha vissute direttamente, bisogna armarsi di una pazienza infinita, tuttavia qualche volta la pazienza finisce e ciò accade anche a Edith che racconta anche delle sue reazioni anche un po’ brusche, quando le forze le vengono meno. È anche ben raccontato il rapporto con la preziosa badante ucraina, che si prende cura con amorevolezza di Nelo, il quale dimostra di apprezzarne le attenzioni.
I momenti di tenerezza che a mio avviso rimangono più impressi sono quelli in cui Edith e Nelo si tengono mano nella mano, di notte e di giorno: la stretta di Edith è un atto di amore consapevole per l’uomo che ha riempito la sua vita; il gesto di Nelo è quello di chi ha bisogno di sentire qualcuno che gli sta vicino in quella notte infinita in cui sprofonda sempre più, lui non sa più chi è che gli sta accanto, ma sente che da quella mano gli viene un po’ di conforto.
Voglio qui trascrivere alcune righe dell’incipit del libro…
Sono contenta a ogni riga-ossigeno-libertà che butto giù di nascosto rubando un po’ di tempo magro a mio marito Nelo, che come investito dai suoi novantaquattro anni assorbe tutta me stessa dentro e fuori.
Strappo pezzo per pezzo qualcosa di me, di noi, della mia memoria pur divisa con lui che non ne ha più, mentre io la sento ancora fresca, giovane, guida del mio lungo cammino e colpita una sola volta da un cortocircuito, quando per la prima volta mi sentii dire: “ Chi sei?”
Mi piace anche ricordare qui alcune delle righe con cui si chiude il libro, che può essere definito una lunga appassionata dichiarazione d’amore:
Ringrazio il cielo del dono di un uomo di grande valore e cultura che mi ha permesso di crescere, imparare, capire la storia del suo paese e i poeti non solo della sua generazione. Infine posso dire che mi manca come il pane per chi ha fame e vive in me finché mi è dato vivere. La mia unica consolazione è di aver fatto il possibile per vederlo ancora un giorno, un minuto, curandolo con totale dedizione e amore….

Leggendo “La rondine sul termosifone” ho rivisto in Edith la stessa ostinata, tenace dedizione con cui mia madre ha curato mio padre affetto da Alzheimer; lei già ultraottantenne non ha mai voluto sentir parlare di ricovero e giorno e notte è rimasta “al suo posto” – come diceva lei, senza lamentarsi, senza mai pretendere un giorno di riposo o di evasione, solo decisa, come Edith, a prolungare il più possibile la vita del suo compagno di una vita.

Farsi i fatti propri o prendersi cura?

Diversi episodi di bullismo  feroce (tra cui questo) sono stati denunciati dalla stampa in questi giorni.  Gruppi di ragazzini  si coalizzano per tormentare e torturare la vittima presa di mira, che, minacciata, non può fare altro che subire violenze inenarrabili…..

Mi chiedo se sia possibile che certe cose accadano senza che nessuno intorno se ne accorga: possibile che tra i coetanei nessuno sappia di questi abusi? Possibile che nessun adulto sia mai presente anche solo di passaggio quando un ragazzino viene appeso nudo da un ponte o quando viene tenuto a catena come un cagnolino e trascinato per le vie del paese?

Forse molti sanno ciò che accade, ma preferiscono non immischiarsi, farsi i fatti propri, fare finta di non vedere e non sapere altrimenti ci si sentirebbe in dovere di fare qualcosa, di denunciare, di mettersi nelle grane….Tra questi vigliacchi ci sono forse persone con figli o insegnanti …

C’è chi ha detto che il male peggiore del mondo di oggi è l’indifferenza e ha ragione…Dovremmo guardare ogni bambino, ogni ragazzo, come se fosse nostro figlio e prendercene cura in caso di difficoltà.

 

Dolore.

La gente seduta sull’erba  o su sgabelli sta aspettando l’arrivo del Papa. Dagli altoparlanti viene diffusa musica allegra intervallata da  canzoni ben eseguite da giovani cantanti.

L’atmosfera è festosa.

Intanto continua ad arrivare gente da ogni dove. Passa davanti a noi un gruppo di bambini  segnati nel corpo da una natura matrigna o da malattie forse troppo rare per essere curabili.  Li guardo e mi si stringe il cuore  per la loro fatica di vivere, per la  loro sofferenza e per la sofferenza di chi li accudisce ogni giorno. Distolgo un attimo lo sguardo e vedo nel settore vicino due volti rigati di lacrime: qualcuna di quelle carrozzine rievoca forse un ricordo troppo doloroso ed esploso senza poter essere dissimulato.

Rinasce la speranza.

Ieri, 25 marzo 2017, va segnato sul calendario come una felicissima giornata!

A Roma 27 paesi hanno confermato la loro volontà di proseguire sul cammino che porta alla costruzione di un’unità europea più forte e più giusta….certo qualcuno ha firmato torcendo il naso, ma di questi tempi il solo fatto di firmare si deve considerare un successo.

Contemporaneamente a Londra, anche se non ne parla nessuno, molte migliaia di persone si sono trovate a Westminster e, dopo aver commemorato le vittime dell’ultimo attacco terroristico, hanno manifestato contro la Brexit, a pochi giorni dall’inizio delle trattative della May con la UE.

A Milano ieri Papa Bergoglio, in una visita breve, ma intensissima ha mostrato a tutti quale deve essere il volto nuovo della Chiesa; mi rendo conto che dire “nuovo” è un errore, visto che la Chiesa da sempre dovrebbe avere e  dovrebbe aver avuto questo volto: è così che è nata e così deve ritornare.

Due grandi manifestazioni di diverso tenore, ma ugualmente importanti si sono svolte in piena sicurezza, senza incidenti …e questo non è poco di questi tempi…

Nella giornata di ieri è  rinata la speranza….almeno la mia…

A Monza con Francesco….

img-20170326-wa0001Ieri c’ero anch’io a Monza, alla Messa di Papa Francesco: eravamo in tantissimi. Era la prima volta che partecipavo a un evento di questo genere ed è stato molto bello, anche se la speranza di poter vedere da vicino il Papa è andata delusa: era in ritardo e non è passato lì dove noi di Erba ci eravamo appostati.

Mi ha fatto un’enorme impressione vedere il numero sterminato di posti occupati dai disabili!!! Quanta gente vive in condizioni di estrema difficoltà, quanta gente è impegnata nella loro cura e nella loro assistenza! E’ un esercito di persone che percorre silenziosamente ogni giorno la via del Calvario ed è pensando a loro che dovrò tapparmi la bocca ogni volta che mi verrà voglia di lamentarmi.

Sono state belle le parole del Papa, che incita sempre ad avere coraggio , ad andare verso i più bisognosi, ad accogliere chi è in difficoltà, a dialogare con chi professa fedi diverse. E se a qualcuno venisse in mente di chiedere come si può fare tutto questo, Papa Francesco risponde coi gesti concreti: ha visitato i poveri, ha visitato una famiglia musulmana, ha abbracciato i carcerati.

E’ stata anche una grande dimostrazione di efficienza e di “potenza” da parte della Chiesa Ambrosiana e dei servizi di sicurezza: tutto ha funzionato alla perfezione (solo qualche perplessità sul funzionamento dei servizi igienici). L’accesso al Parco è stato semplice perchè scaglionato durante la mattinata e il primo pomeriggio, mentre il deflusso di una folla così enorme (si parla di oltre un milione di persone!) è stato inevitabilmente più lento e complesso. Era una marea umana che si muoveva lungo i sentieri che portavano ai pullman, che una volta messi in moto formavano un interminabile serpente in lento, lentissimo movimento.

Ci sono volute più di tre ore per tornare a casa e la stanchezza si è fatta sentire, ma sono contenta di aver vissuto un momento che ricorderò per sempre.