Pellegrini sul cammino mariano in Valtellina.

Ieri , con il Gruppo della Terza Età della parrocchia di Arcellasco, sono andata in Valtellina, per visitare alcuni santuari che sono inseriti nel nuovo progetto che vuole valorizzare le mete del turismo religioso della Valle attraverso l’organizzazione di un “cammino” ispirato al “cammino di Santiago”.

Ci siamo soffermati in preghiera e pe la celebrazione della S. Messa a Grosotto, a Tirano e a Morbegno. I tre santuari mariani, legati a eventi miracolosi della tradizione popolare, presentano tutti uno stile che si rifà al barocco, anche perchè risalgono tutti, nell’aspetto attuale, al periodo post-Concilio di Trento. Le opere più notevoli mettono in evidenza una straordinaria capacità di lavorazione del legno, che, sotto le mani di artisti e artigiani sapienti, ha assunto forme ed efficacia espressiva con la stessa docilità della creta.

A Grosio, ci siamo fermati per Il pranzo a base di bresaola e pizzoccheri, poi ci siamo recati a vedere il “giardino di roccia”, che un abitante del luogo ha allestito in oltre quarant’anni di lavoro per abbellire una roccia molto aspra che sorge alle spalle della sua casa. Il risultato è davvero unico, anche perchè l’autore di tale opera monumentale l’ha realizzata utilizzando unicamente materiali di recupero.

Non ero mai stata in Valtellina e me l’ero sempre immaginata molto diversa da come è in realtà: una valle piena di verde, con tanti centri abitati sul fondovalle e sulle pendici della montagne, tutti ben tenuti e ordinati. Colpisce poi la presenza di tanti vigneti sulle parti più basse dei pendii più assolati, ottenuti sfruttando il terreno con sapienza ammirevole.

L’impressione che ne ho avuto è che sia abitata felicemente da comunità che hanno saputo coniugare la tradizione con la modernità: infatti oltre ai vigneti , ogni angolo sfruttabile è ben coltivato e la strada passa su una strada molto comoda affiancata da innumerevoli capannoni industriali, centri commerciali, negozi più o meno grandi, il tutto immerso in un mare verde di boschi e prati a cui fa da sfondo la neve sui picchi più alti delle montagne.

Caro Salvini, …

Caro ( dubbio: caro perchè lo manteniamo da una vita?) ministro Salvini,

leggo che vuole revocare la nazionalità al responsabile della strage di Modena e allora le chiedo perchè non chiede la revoca della nazionalità anche ai responsabili della strage di Erba?

Le sarei molto grata se potesse rispondermi

Diana Catellani, cittadina di Erba

C’era una volta l’America …

C’era una volta l’America, o meglio c’erano gli U:S:A: che controllavano la politica mondiale e tutti guardavano con ammirazione alla loro democrazia, alla loro economia forte, alla vivacità culturale delle grandi città, alla musica e ai cantanti, ai film e agli attori.

Da un po’ di tempo non è più così. Nel secondo dopoguerra gli USA hanno infilato una serie di sconfitte politico-militari che ne hanno indebolito la leader-ship e, ultimamente, Trump sta scavando sotto la base del piedestallo su cui noi avevamo posto l’immagine degli Stati Uniti. Le sue prese di posizione schizofreniche, la sua politica aggressiva e noncurante dei trattati internazionali, ci ha fatto sperare che questo quadriennio finisca presto e che tutto possa tornare come prima.

Ma non sarà così. Ieri a Pechino era evidente che il ruolo di Trump era quasi di subalternità al Presidente cinese e a dirlo non sono io, ma un noto e stimato commentatore di cose politiche americano come Alan Friedman (ieri su TV7), che ha parlato di fine dell’epoca in cui l’Occidente si arrogava il ruolo di guida per una larga parte del mondo.

Tra pochi anni gli USA saranno la terza potenza economica mondiale dopo Cina e India che da sole rappresentano un terzo della popolazione del globo terrestre. La politica di Trump ostile all’Europa, non farà che accelerare questa involuzione.

Cosa resta da fare all’Europa? Forse sarà bene dare retta a Draghi che proprio ieri ha rivolt un severo monito alla UE

Poesia: Rosa di Maggio (A. Merini)

L’alba si è fatta
profumo di rose.
Rosa di maggio,
abbarbicata sul muro vetusto;
affresco di vita
corroso dagli scherni del tempo.
Tappeto di petali bianchi
sul selciato di dolci primavere.
Fra gli agrumi imbiancati dai fiori,
mano nella mano di mio padre,
stretta, stretta,
al richiamo del cuore di mamma,
ansioso, protettivo.
Diventeranno frutti copiosi,
allieteranno tavole imbandite
tra gli amici dell’allegria,
svaniti nei rivoli
del più salubre inganno.

In fondo, oltre la siepe,
scorgere i ceppi temprati dagli anni;
offrono ancora nuova vegetazione,
nuove foglie, tenere e indifese,
al soffio di vento.

E’ maggio. Il profumo delle rose fiorite riempie come ogni anno il cielo dell’alba. Il ciclo della vita si ripete e le rose appaiono sempre ugualmente belle e profumate, ma il muro sgretolato a cui si abbarbica il roseto porta i segni del tempo che passa.

E la mente della poetessa ricorda altre primavere, quando ritornava dalla mamma camminando mano nella mano col padre su un tappeto di petali bianchi caduti dagli alberi di un agrumeto, i cui frutti allietavano “gli amici dell’allegria”, i compagni di gioventù ormai perduti.

Poi lo sguardo ritorna alla realtà: sui vecchi ceppi germoglia no nuove foglie, che dovranno, anche loro, affrontare le sfide del vento e della tempesta.

E’ una poesia di grande dolcezza e nostalgia, ma anche di realistica consapevolezza del passare del tempo e delle sue conseguenze inevitabili.

UTE: Il corpo delle meraviglie- Debussy: suggestioni impressionistiche.

Oggi, la lezione del dr. Lissoni sugli organi genitali ha concluso il ciclo di lezioni sul tema: Il corpo delle meraviglie, E’ veramente incredibile il nostro corpo. E’ una “macchina” in cui si svolgono contemporaneamente innumerevoli processi chimici e funzioni vitali e ci consente di compiere azioni diversissime; muoverci, pensare, creare, inventare, costruire con le mani … Questo nostro corpo merita tutto il nostro rispetto, la nostra gratitudine per chi ce lo ha donato e la nostra meraviglia per la sua complessità e perfezione.

Nella seconda ora, il M° Scaioli ci ha introdotto nel mondo musicale di Claude Debussy (1862- 1918), un musicista che ha apportato molte novità nella musica: infatti non ha utilizzato le tradizionali scale (maggiore per toni allegri, minore per toni più malinconici) con i relativi tempi (2/4 – 3/4 – 4/4), ma una scala esatonale le cui note sono a distanza di un tono l’una dall’altra. Ha inoltre introdotto una nuova tecnica di uso del pianoforte; i suoi tasti non vanno percossi, ma sfiorati con delicatezza, Il risultato è che le sue composizioni sono un fluire continuo di note impalpabili, di arpeggi, di cambiamenti di ritmo che riescono ad evocare lo scorrere dell’acqua, la leggerezza dei primi fiocchi di neve e il loro rapido infittirsi, lo sgocciolio di una fontanella, il movimento delle vele sotto l’azione del vento. Una particolarità ulteriore di Debussy è che per le sue composizioni si è ispirato molto spesso a poesie e quadri di artisti suoi contemporanei, oltre che al mondo dei bambini in generale e alla figlioletta.

Il M° Scajoli sa eseguire con vera maestria anche le musiche più complesse e tutti i soci UTE restano letteralmente incantati ad ascoltare le note che scaturiscono sotto le sue dita. Siamo tutti dispiaciuti che con questa bella lezione il Maestro abbia concluso i suoi interventi in Sala Isacchi.

A Canzo, un piccolo gioiello.

Ieri, noi dell’UTE siamo andati a visitare il Teatro Sociale di Canzo. Ci hanno fatto da cicerone tre studentesse dell’Istituto Romagnosi – indirizzo turistico – che ci hanno raccontato la storia del teatro, ne hanno descritto la struttura architettonica e le attività e gli eventi che ha ospitato in due secoli di storia.

Questa collaborazione tra UTE e Ist. Romagnosi . indirizzo turistico ha lo scopo di offrire ai giovani un’occasione per misurare la propria preparazione in vista della professione che intendono intraprendere e ai soci UTE un’occasione per conoscere meglio il proprio territorio. Le tra studentesse si sono dimostrate molto ben preparate, grazie alla loro insegnante, prof. Marconi . L’organizzazione dell’incontro è stata curata dal Consigliere Giorgio Tagliabue.

Copio dal sito del teatro queste note storiche:

“La fondazione di una Società del Teatro di Canzo risale all’Aprile del 1828: l’iniziativa partì da alcuni privati cittadini, per lo più benestanti, locali proprietari terrieri e semplici villeggianti desiderosi di veder rappresentare delle opere ma anche di recitare in prima persona. La sala, negli intenti dei fondatori, doveva essere un punto di convegno che “accogliesse in eletto circolo le villeggianti famiglie col rendere più care e deliziose le sere già protratte dell’autunno e presentar sapesse in pari tempo una nuova risorsa all’industria e al commercio del paese”. L’impegno fu tale che appena un anno e mezzo dopo, il 18 Ottobre 1829, il teatro fu inaugurato con lo spettacolo Il falso galantuomo, messo in scena dalla compagnia dei Filodrammatici di Milano.
Il progetto e la costruzione dell’edificio furono affidati all’architetto milanese Gaetano Besia, che studiò all’Accademia di Brera e a Milano eresse, tra l’altro, palazzo Archinto. Ad affrescare gli interni fu chiamato, sempre da Milano, il pittore Tessa, ed ancora milanese fu lo scenografo, quell’Alessandro Sanquirico che dal 1817 al 1832 fu scenografo ufficiale della Scala, nel periodo delle grandi stagioni liriche.
Nella sua lunga storia il Teatro ospitò spettacoli di prosa e melodrammi, soprattutto attorno alla metà dell’ottocento; non mancarono feste e serate benefiche e alla fine del secolo alcuni locali del Teatro ospitarono la Scuola di Disegno e la Scuola serale organizzate dalla Società Operaia di Mutuo Soccorso. Tra gli anni Trenta e Quaranta del novecento il teatro si trasformò in cinema-teatro e l’attività cinematografica si protrasse fino agli anni ottanta.”

Ute: IL corpo delle meraviglie: fegato, stomaco, intestino – Umberto Saba e il “Canzoniere”

Continuando il viaggio alla conoscenza del “corpo delle meraviglie”, il dr. Lissoni ieri ha messo in evidenza l’importanza che il fegato riveste nel funzionamento del nostro corpo. E’ situato sotto il diaframma. Anticamente si riteneva che fosse la sede dei sentimenti e che producesse sangue. Veniva chiamato IECUR FICATUM, dal nome di un piatto a base di fegato e fichi che veniva servito nelle taverne; nel tempo la parola “iecur” è scomparsa ed è rimasto solo il termine che indicava il contorno di fichi. Nella mitologia greca è presente il mito di Prometeo che per aver ridato il fuoco agli uomini, viene punito da Giove: incatenato a una roccia un’aquila durante il giorno gli mangia il fegato che ricresce durante la notte.

Nella teoria degli umori di Ippocrate, il fegato produce la bile gialla ed ha riferimento al fuoco; un eccesso di bile gialla rende le persone irascibili. Per la medicina tradizionale cinese il fegato è sede del coraggio..

“Il fegato è un organo vitale che agisce come la principale centrale chimica e metabolica del corpo, svolgendo oltre 500 funzioni, tra cui la depurazione del sangue da tossine e farmaci, la produzione di bile per digerire i grassi, la gestione delle riserve energetiche (glucosio e glicogeno) e la sintesi di proteine essenziali per la coagulazione“. (da AI Overwiew)

Il principale nemico del fegato è l’alcol.

.L’ INTESTINO può essere paragonato a un lungo tubo (8 metri circa) e va dalla bocca all’ano. Dalla bocca il cibo arriva allo stomaco attraverso l’esofago; l’interno dello STOMACO è rivestito da una mucosa che si rinnova due volte alla settimana, mentre all’esterno è rivestito da muscoli lisci (involontari). Il cibo che arriva nello stomaco grossolanamente triturato viene detto “bolo” e lì rimane per circa tre ore fino a diventare più omogeneo e fluido attraverso l’azione dei succhi gastrici, diventa cioè “chimo” e può passare nel duodeno attraverso la valvola del piloro. Il funzionamento dello stomaco è influenzato dalla ghiandola amigdala ed è controllato, come tutti gli organi principali, dal “nervo vago”.

L’intestino dialoga continuamente con il cervello e produce ormoni ed enzimi che regolano il metabolismo e le emozioni. Contiene 500 milioni di cellule nervose e viene comunemente chiamato “secondo cervello”. E’ governato dal microbiota che è costituito da batteri, funghi e virus; se il microbiota è in equilibrio, tutto va bene, altrimenti possono insorgere diverse malattie.

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SABA E IL CANZONIERE – Nacque a Trieste nel 1883 da padre italiano, irredentista e spirito gaio, e da madre triestina proveniente da un’agiata famiglia ebraica. Il padre, temendo di essere arrestato per la sua amicizia con Oberdan abbandonò la giovane moglie incinta e non si curò più nè di lei nè del figlio, che incontrò soltanto vent’anni dopo. La madre, per i primi tre anni, affidò il piccolo Umberto a una balia, che il poeta considerò la sua vera mamma. Quando la madre naturale lo rivolle con sé per poi affidarlo alle zie di Padova, il bambino subì un trauma che lo segnò per tutta la vita.

Non ebbe molta fortuna negli studi giovanili e fece diversi lavori, poi riprese gli studi all’università di Pisa. Nel 1909 sposò la cugina Carolina (la Lina delle sue poesie); i due ebbero un rapporto tormentato, ma a lei Saba dedicò moltissime poesie. Come probabile conseguenza della sua infanzia tormentata, soffrì sempre di disturbi nervosi. A seguito delle leggi razziali, si trasferì in Francia con la famiglia. Morì nel 1957 a Trieste.

Il suo “Canzoniere” esprime una poesia che viene definita novecentista perchè non segue le correnti letterarie del momento, cioè la “sliricizzazione” di Montale o “l’ermetismo” di Ungaretti e Quasimodo. In esso sono contenute 426 poesie, che raccontano la sua vita in versi. Il tema principale è la disarmonia tra sé stesso e la vita (come in tutta la poesia del novecento) e dedica le sue composizioni a Trieste, alla moglie e alla figlia. Usa il linguaggio di tutti i giorni ed è nella quotidianità che cerca il senso della vita; egli vuole fare una “poesia onesta” lontana sia dall’estetismo dannunziano, sia dall’ermetismo, ma utilizza la metrica tradizionale, rifiutata dai poeti suoi contemporanei. La sua poesia è solo apparentemente semplice.

Faccio qui seguire una delle sue poesie più famose:

LA CAPRA

Ho parlato a una capra
Era sola sul prato, era legata.
Sazia d’erba, bagnata
alla pioggia, belava.

Quell’uguale belato era fraterno
al mio dolore. Ed io risposi, prima
per celia, poi perché il dolore è eterno,
ha una voce e non varia.
Questa voce sentiva
gemere in una capra solitaria.

In una capra dal viso semita
sentiva querelarsi ogni altro male,
ogni altra vita.

Nel belare della capra, il poeta sente il dolore che accomuna tutti gli esseri viventi.

Voce di colui che grida…

Ricordate Giovanni detto il Battista? A lui si riferisce la frase “voce di colui che grida nel deserto….”

Giovanni non aveva paura di Erode, che era un re, e pubblicamente lo accusava di adulterio; il suo coraggio gli costò la vita.

In questi giorni difficili, Papa Leone si scaglia con sempre maggior vigore contro i potenti della terra che scatenano guerre e affermano che Dio stesso è dalla loro parte, Dio stesso chiede di combattere. Il papa americano non può tacere di fronte a tutto questo e sfida apertamente chi fa della guerra il mezzo per imporre, con la forza delle armi, la propria volontà a scapito di ogni regola internazionale.

Papa Leone è la voce che grida contro i potenti, speriamo che non debba subire la stessa sorte di Giovanni.