Con la solita padronanza del tema proposto e con la solita chiarezza espositiva, il dr. Michele Spagnuolo ieri ci ha chiarito alcuni aspetti della normativa vigente circa i diritti e doveri degli inquilini e dei locatori.
Prima di tutto bisogna fare chiarezza sul significato e sull’uso appropriato dei termini:
Affitto = si riferisce a un contratti per locali ad uso commerciale; locazione = si riferisce a contratti per locali ad uso abitativo; locatario = è il conduttore o l’inquilino dell’immobile; locatore= è il proprietario dell’immobile che viene ceduto in uso al locatario.
Il Contratto va sempre stipulato in forma scritta e va presentato entro 30 giorni all’Agenzia delle Entrate.
IL contratto di locazione transitorio può essere messo in atto solo se l’inquilino afferma di avere un contratto di lavoro temporaneo ; in tutti gli altri casi la durata del contratto è di quattro anni, rinnovabile per altri quattro. Ne consegue che per una famiglia con figli che vanno a scuola non è previsto un contratto transitorio.
Al termine del periodo contrattuale (4+4 anni), il proprietario può riavere la disponibilità dell’appartamento per sè o per i propri famigliari, ma non per riaffittarlo ad altri locatari e deve mandare la disdetta 6 mesi prima della scadenza.
Il Locatario non può modificare la struttura dell’immobile o la sua destinazione d’uso senza il consenso del locatore.
Il proprietario, per chiedere lo sfratto per finita locazione o per morosità , deve presentare domanda al tribunale competente per territorio ai sensi dell’art. 633 del CP.
E a questo proposito, il nostro docente ci ha fatto un esempio pratico dell’iter da seguire e dei tempi non certo brevi che la pratica richiede.
E’ stata una lezione molto interessante : grazie, dr. Spagnuolo!
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LA LIBERAZIONE DEL SANTO SEPOLCRO – Faccio seguire le conclusioni che don Ivano riporta nel tradizionale opuscoletto che distribuisce ai presenti ad ogni lezione:
nel secolo XI: il mondo era in rapido cambiamento sotto l’ondata di una demografia in crescita e di un’attività lavorativa diversa rispetto al passato, che comportava un commercio più esteso con un arricchimento notevole. La carica spirituale, promossa da nuove congregazioni religiose, tutte ispirate ai benedettini, pur con accenti nuovi e differenti, spingeva ad un rinnovamento che rendesse possibile anche un vivere migliore. Essa comportava, più che una fuga dal mondo come era stato in precedenza, una nuova immersione nel mondo per cambiarlo in chiave spirituale: i monasteri non sono più sui monti, ma accanto alla vita quotidiana della gente, con l’intento di dare un nuovo assetto geofisico all’ambiente. I monasteri dovevano servire ad una spiritualità più viva della gente, ma anche ad un serio e reale rinnovamento della Chiesa nelle sue componenti gerarchiche. L’istituzione “Chiesa” doveva rivelare una radicale conversione e nello stesso tempo una più appassionata comunicazione della religione stessa. Il movimento ha richiesto tutto il secolo ed ha coinvolto tutta l’Europa; sembrava naturale che si dove andare oltre: S. Bernardo diventerà il fautore della seconda Crociata che era per lui una naturale lotta contro il male e il Maligno, per costruire il Regno di Dio. Così, in mano ai religiosi, che volevano il rinnovamento in ogni campo la crociata appariva come il segno evidente che era stato accolto il programma di vita proposto per una Chiesa più fedele a Cristo e una società incamminata a crescere. Con la prima forse non era ancora così chiara questa finalità; ma l’esito positivo incoraggiava a proseguire nel programma. Va riconosciuto che muovendosi dopo tanto tempo verso l’oriente l’Europa esce dalla sua autoreferenzialità che la rinchiudeva nella sua parte germanica e centrale, per ritrovarsi in linea anche con la sua derivazione dal mondo latino e mediterraneo. Lo slancio messo in moto è servito a porre il problema dell’apertura al Mediterraeo orientale e oltre. Si conserva poi lo scopo di raggiungere e di tenere i Luoghi santi, ma dopo neppure un secolo la cosa non sarà più possibile, certamente non nella linea dello scontro militare. Almeno con il mondo arabo si aprirà una fase di intesa e di collaborazione che lascia traccia indelebile anche nell’ambito culturale e scientifico, mentre continua la paura e la contrapposizione con il mondo turco, soprattutto quando questo si risveglia e diventa sempre più preoccupante la sua avanzata che avviene con le armi.
Il fatto di aver vinto – e non sarà più così – fa pensare ad una superiorità di mezzi e di impostazione del vivere, che tuttavia alla prova dei fatti non convince. Trattandosi di un fatto di natura religiosa perché la guerra è fatta per la croce e con la croce, si pensa che sia necessaria quella forma enfatica che fa ricorso nella narrazione all’epos. A noi arrivano narrazioni che sublimano gli eventi e che portano alla forma epica del raccontare, come se si trattasse di un fatto a sé stante e non di un fenomeno storico da inquadrare nel contesto del periodo. Anche oggi si dovrebbe meglio ripercorrere ciò che è successo, perché in uno scontro di civiltà come si è insinuato nella narrazione dei fenomeni recenti, si rischia di andare oltre e di creare situazioni incontrollabili, sempre più ammantate di motivazioni religiose che del resto non fanno neppure bene alla religione stessa e non l’aiutano ad essere secondo la sua profonda natura a servizio delle relazioni, mentre diventa efficace fenomeno di scontro senza riguardi, senza limiti, senza alcuna razionalità.
BIBLIOGRAFIA
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LE CROCIATE VISTE DAGLI ARABI
La nave di Teseo – 2020
5.
Alessandro Barbero
BENEDETTE GUERRE – Crociate e jihad
Laterza – 2023

