Poesia: Agosto (F. G. Lorca)

Agosto.
Controluce a un tramonto
di pesca e zucchero.
E il sole all’interno del vespro,
come il nocciolo in un frutto.

La pannocchia serba intatto
il suo riso giallo e duro.

Agosto.
I bambini mangiano
pane scuro e saporita luna.

Immagini insolite quelle che G. Lorca ci propone in questa poesia: il sole che tramonta e dipinge il cielo coi colori della pesca, è paragonato al nocciolo di un frutto. I bambini sanno gogdere della bellezza della sera inciiente e mangiano il loro pane ner contemplando la luna che appare nel cielo

16 Agosto….ricordando mia madre.

Suo padre, che era sopravvissuto alla vita di trincea, ai cannoni austriaci, ai cecchini, a Caporetto, era tornato a casa in licenza dopo la firma dell’ armistizio: era felice perchè la guerra era finita e lui sarebbe potuto tornare a casa definitivamente. Mia madre, che aveva  9 anni, lo vide per l’ ultima volta andarsene da casa fischiettando, mentre salutava lei e i suoi fratelli. Era ancora molto giovane, ma questo non impedì alla famigerata epidemia di “spagnola” di stroncarlo in pochi giorni  e la notizia arrivò come un fulmine a ciel sereno.

Da quel momento per mia madre, che era la maggiore dei quattro figli già nati, mentre l’ ultima era in arrivo, finì la fanciullezza e cominciò la vita dura: non potè più andare a scuola e dovette lavorare  nei campi e nella fattoria di proprietà del nonno materno insieme al fratello poco più piccolo di lei. Ogni mattina si alzava all’alba per fare la sfoglia e poichè era ancora troppo piccola, doveva salire su un panchetto per poterla stirare a dovere.

Crescendo, aumentarono gli impegni di lavoro, ma questo non spense la sua passione per il ballo e per la musica.  Raccontava  sorridendo di quanto fosse bravo suo fratello come ballerino e lei certo non era da meno quando ballavano in coppia nelle feste di paese (ricordo che a volte si metteva a ballare in casa tenendo in mano una scopa, quando sentiva un liscio per radio)

Poi conobbe mio padre e si sposarono: erano molto poveri, ma tutti e due si rimboccarono le maniche e riuscirono a mantenere sempre dignitosamente la famiglia che via via si allargava. Mio padre andava per mercati, mia madre lavorava nelle fattorie vicine per la vendemmia o la mietitura o per la raccolta delle mele o del mais. Questi lavori naturalmente si aggiungevano alle fatiche di mandare avanti una famiglia con cinque figli: alzarsi all’ alba per accendere la stufa, fare la pasta in casa, fare il bucato a mano, attingere l’ acqua al pozzo, ecc.

Eppure non credo di averla mai sentita lamentarsi.  Quando sua madre fu colpita da ictus, la assistette per 15 anni con amore e rispetto e lo stesso fece poi quando mio padre si ammalò di Alzheimer: lei era allora ormai ottantenne, ma non si arrese e gli fu accanto, per 7 anni, fino all’ ultimo respiro. Quando le dicevamo di prendere qualche aiuto, rispondeva risoluta indicando il letto dove giaceva mio padre:- Questo è il mio posto!- e non ammetteva repliche.

E’ stata una donna come tante, ma con un’ attenzione particolarissima per la sofferenza e per la cura di ogni vita, sia quella che sbocciava, sia quella che era ormai al tramonto.

Non è mai andata dalla parrucchiera, non si è mai truccata, non ha mai speso molto per sè. Ricordo che un’ estate, per la prima volta, avevo guadagnato un po’ di soldi con le lezioni private e, avendo notato che da parecchio non aveva più la borsetta, andai nel negozio del paese, da Braglia, e gliene comprai una. Non era molto bella, ma lei l’ ha poi sempre conservata .

Negli ultimi anni della sua vita, quando l’ accompagnavo al cimitero, mentre passava dinanzi alle tombe di chi aveva conosciuto, salutava ognuno di loro a voce alta e citava per ognuno un ricordo, poi aggiungeva:- Presto arriverò anch’ io….- ma lo diceva con dolcezza,  come chi si è già distaccato dalla vita senza rimpianti e senza paura.

Oggi compirebbe 116 anni e mi piace pensarla in compagnia di tutti coloro cui ha voluto bene, senza misurare mai la fatica che questo comportava. Buon compleanno, mamma!

Giovani violenti.

Ieri pomeriggio mi sono imbattuta in un servizio televisivo che raccontava dell’aggressione del branco a un anziano, che è stato preso a calci quando era già a terra.. Il presunto responsabile parrebbe un ragazzo di 18 anni, ma nel gruppo c’erano anche ragazzini più giovani.

Questo è solo uno dei tanti casi che le cronache di questi tempi raccontano e ogni volta ci si meraviglia di come ciò possa accadere e ci si chiede come mai ci sia tanta violenza tra i giovani….allora si tira in ballo l’insensibilità emotiva e si invoca l’introduzione dell’educazione affettiva nelle scuole….

Certo non guasterà parlare di sentimenti e di emozioni, ma io mi chiedo a cosa possa servire tutto questo quando continuiamo a far tenere tra le mani dei nostri ragazzi, anche piccolissimi, tanti video giochi in cui si deve inseguire il nemico e ucciderlo o essere uccisi e questo “gioco” si può protrarre per ore.

Quale può essere il risultato? Che questi ragazzi sono indotti ad “anestetizzarsi” di fronte al dolore e alla morte: , altrimenti continuare il gioco sarebbe impossibile. Rimenendo insensibili invece tutto può accadere di nuovo, all’infinito….e questo modo di sentire a poco a poco entra nelle anime più fragili e diventa parte della vita reale.

Se un anziano ti rimprovera perchè hai rotto un vetro con una pallonata, diventa quel nemico che hai inseguito per ore davanti allo schermo e allora perchè non infierire prendendolo a calci in testa?

Nostalgici … di che?

Quando ero una ragazzina, andavo a messa col messale che riportava le preghiere e le letture in latino e in italiano. Intorno a me però c’erano molte donne anziane che non avevano il messale e biascicavano sottovoce il rosario facendo scorrere i grani della corona tra le mani: non capivano nulla di quanto stava accadendo sull’altare, tanto valeva pregare la Madonna. Proprio perchè il rito, specie nella prima parte era poco accessibile, si diceva che la messa era valida se si cominciava ad assistervi dal momento dell’offertorio , così il sagrato, la domenica mattina, era gremito di uomini che fumavano e discutevano dei loro affari ed entravano in chiesa solo dopo che il parroco aveva concluso la sua omelia. E le risposte in latino? nessuno sapeva cosa stesse dicendo e le antiche parole del rito venivano storpiate in mille modi “ad libitum”.

Con il Concilio tutto questo per fortuna non accade più: la gente partecipa alle funzioni religiose e, se vuole, può comprendere i testi della messa del giorno e rispondere al celebrante con parole conosciute. E’ vero: le chiese sono meno affollate, ma la gente partecipa alle celebrazioni con più intensità.

I lefebvriani in questi giorni stanno provocando uno scisma doloroso perchè non accettano le direttive e le innovazioni apportate nella Chiesa dal Concilio Ecumenico indetto da Papa Giovanni XXIII. Ma cosa rimpiangono? la sedia gestatoria? i baldacchini e le cerimonie pompose? Il distacco tra il clero e i laici? L’ipocrisia con cui venivano occultati i mali che serpeggiavano nella Chiesa stessa?

Dicono di voler salvare la Chiesa e la fede, ma quale fede? Se negano che quanto deciso dai Padri conciliari sia frutto dello Spirito Santo, la loro fede mi pare quantomeno deviante.

Nati il 4 luglio.

Oggi gli Stati Uniti celebrano la loro dichiarazione di Indipendenza, cioè la loro nascita come entità politica autonoma: le 13 colonie originarie si sottraevano al controllo economico-politico dell’Inghilterra.

Non so se i Padri Fondatori degli Stati Uniti oggi sarebbero soddisfatti dell’America di Trump; penso che sarebbero più d’accordo con un altro statunitense, Papa Leone XIV, che ha scelto proprio il 4 luglio per recarsi a Lampedusa e pregare alla Porta d’Europa per tutti coloro che continuano a trovare nel Mediterraneo la fine delle loro speranze. Papa Leone è un uomo coraggioso che, proprio perchè sente amore per la propria terra d’origine, vuole riaffermare quella legge dell’accoglienza che ha creato gli Stati Uniti.

Chi è stato in quel Paese, racconta (e lo vediamo anche in tanti film) di zone sterminate quasi disabitate e mi chiedo se non sarebbe interesse comune che quelle terre potessero essere rese fonte di benessere per le comunità locali e per i tanti disperati che premono sui confini della Federazione; consentirne l’ingresso in modo controllato nel paese forse andrebbe a vantaggio di tutti.

Un’altra domanda mi sorge spontanea leggendo le parole pronunciate da Trump in questa occasione: Gli Stati Uniti non saranno mai un paese comunista. – (!!!)

Davvero c’è qualcuno che vorrebbe fare degli Stati Uniti un paese comunista? O Trump e i suoi sostenitori (quelli che possiedono gran parte delle ricchezze dell’intero globo terracqueo) temono che qualcuno possa mettere in discussione il diritto di una così ristretta minoranza di continuare ad arricchirsi mentre miliardi di persone sono sempre più disperate?

Di cosa ha paura Trump? A parole celebra la grandezza del suo paese, ma sa benissimo che non è più il protagonista principale della storia: altri paesi stanno di fatto dirigendo la politica mondiale.

Pellegrini sul cammino mariano in Valtellina.

Ieri , con il Gruppo della Terza Età della parrocchia di Arcellasco, sono andata in Valtellina, per visitare alcuni santuari che sono inseriti nel nuovo progetto che vuole valorizzare le mete del turismo religioso della Valle attraverso l’organizzazione di un “cammino” ispirato al “cammino di Santiago”.

Ci siamo soffermati in preghiera e pe la celebrazione della S. Messa a Grosotto, a Tirano e a Morbegno. I tre santuari mariani, legati a eventi miracolosi della tradizione popolare, presentano tutti uno stile che si rifà al barocco, anche perchè risalgono tutti, nell’aspetto attuale, al periodo post-Concilio di Trento. Le opere più notevoli mettono in evidenza una straordinaria capacità di lavorazione del legno, che, sotto le mani di artisti e artigiani sapienti, ha assunto forme ed efficacia espressiva con la stessa docilità della creta.

A Grosio, ci siamo fermati per Il pranzo a base di bresaola e pizzoccheri, poi ci siamo recati a vedere il “giardino di roccia”, che un abitante del luogo ha allestito in oltre quarant’anni di lavoro per abbellire una roccia molto aspra che sorge alle spalle della sua casa. Il risultato è davvero unico, anche perchè l’autore di tale opera monumentale l’ha realizzata utilizzando unicamente materiali di recupero.

Non ero mai stata in Valtellina e me l’ero sempre immaginata molto diversa da come è in realtà: una valle piena di verde, con tanti centri abitati sul fondovalle e sulle pendici della montagne, tutti ben tenuti e ordinati. Colpisce poi la presenza di tanti vigneti sulle parti più basse dei pendii più assolati, ottenuti sfruttando il terreno con sapienza ammirevole.

L’impressione che ne ho avuto è che sia abitata felicemente da comunità che hanno saputo coniugare la tradizione con la modernità: infatti oltre ai vigneti , ogni angolo sfruttabile è ben coltivato e la strada passa su una strada molto comoda affiancata da innumerevoli capannoni industriali, centri commerciali, negozi più o meno grandi, il tutto immerso in un mare verde di boschi e prati a cui fa da sfondo la neve sui picchi più alti delle montagne.

Caro Salvini, …

Caro ( dubbio: caro perchè lo manteniamo da una vita?) ministro Salvini,

leggo che vuole revocare la nazionalità al responsabile della strage di Modena e allora le chiedo perchè non chiede la revoca della nazionalità anche ai responsabili della strage di Erba?

Le sarei molto grata se potesse rispondermi

Diana Catellani, cittadina di Erba

C’era una volta l’America …

C’era una volta l’America, o meglio c’erano gli U:S:A: che controllavano la politica mondiale e tutti guardavano con ammirazione alla loro democrazia, alla loro economia forte, alla vivacità culturale delle grandi città, alla musica e ai cantanti, ai film e agli attori.

Da un po’ di tempo non è più così. Nel secondo dopoguerra gli USA hanno infilato una serie di sconfitte politico-militari che ne hanno indebolito la leader-ship e, ultimamente, Trump sta scavando sotto la base del piedestallo su cui noi avevamo posto l’immagine degli Stati Uniti. Le sue prese di posizione schizofreniche, la sua politica aggressiva e noncurante dei trattati internazionali, ci ha fatto sperare che questo quadriennio finisca presto e che tutto possa tornare come prima.

Ma non sarà così. Ieri a Pechino era evidente che il ruolo di Trump era quasi di subalternità al Presidente cinese e a dirlo non sono io, ma un noto e stimato commentatore di cose politiche americano come Alan Friedman (ieri su TV7), che ha parlato di fine dell’epoca in cui l’Occidente si arrogava il ruolo di guida per una larga parte del mondo.

Tra pochi anni gli USA saranno la terza potenza economica mondiale dopo Cina e India che da sole rappresentano un terzo della popolazione del globo terrestre. La politica di Trump ostile all’Europa, non farà che accelerare questa involuzione.

Cosa resta da fare all’Europa? Forse sarà bene dare retta a Draghi che proprio ieri ha rivolt un severo monito alla UE