Dura minga…

Leggo su Repubblica.it che la ricchezza di Milano nasce anche dal lavoro sottopagato di duecentomila persone schiavizzate,il cui lavoro non consente una vita dignitosa. La storia davvero si ripete e non insegna proprio nulla: ricordate come sono nate le grandi industrie in Europa due secoli or sono? Sfruttando il lavoro di operai (uomini, donne e bambini!!!) che lavoravano per salari da fame per 14 ore al giorno in ambienti malsani.

C’era chi diceva che i rapporti di lavoro come quelli commerciali in genere vanno lasciati alla libera concorrenza, al libero mercato. Ma a me pare che chi ha potere e ricchezza possa conculcare i diritti di chi si trova in condizioni di inferiorità e si vede costretto a soggiacere alla legge del più forte.

I diritti individuali vengono ignorati, come vengono calpestati i trattati internazionali. Ci stiamo imbarbarendo, stiamo cancellando due secoli di lotte per salvaguardare i più deboli e pare che non interessi a nessuno. Allo stesso modo accettiamo che singoli ultramiliardari possano condizionare la vita di miliardi di persone, che possano disporre di ricchezze superiori a quelle di molti stati.

Non me ne intendo di politica nè di economia, ma mi pare che tutto questo non possa durare a lungo; Dura minga …diceva molti anni fa un noto spot di Carosello interpretato da Ernesto Calindri e Franco Volpi

Nostalgici … di che?

Quando ero una ragazzina, andavo a messa col messale che riportava le preghiere e le letture in latino e in italiano. Intorno a me però c’erano molte donne anziane che non avevano il messale e biascicavano sottovoce il rosario facendo scorrere i grani della corona tra le mani: non capivano nulla di quanto stava accadendo sull’altare, tanto valeva pregare la Madonna. Proprio perchè il rito, specie nella prima parte era poco accessibile, si diceva che la messa era valida se si cominciava ad assistervi dal momento dell’offertorio , così il sagrato, la domenica mattina, era gremito di uomini che fumavano e discutevano dei loro affari ed entravano in chiesa solo dopo che il parroco aveva concluso la sua omelia. E le risposte in latino? nessuno sapeva cosa stesse dicendo e le antiche parole del rito venivano storpiate in mille modi “ad libitum”.

Con il Concilio tutto questo per fortuna non accade più: la gente partecipa alle funzioni religiose e, se vuole, può comprendere i testi della messa del giorno e rispondere al celebrante con parole conosciute. E’ vero: le chiese sono meno affollate, ma la gente partecipa alle celebrazioni con più intensità.

I lefebvriani in questi giorni stanno provocando uno scisma doloroso perchè non accettano le direttive e le innovazioni apportate nella Chiesa dal Concilio Ecumenico indetto da Papa Giovanni XXIII. Ma cosa rimpiangono? la sedia gestatoria? i baldacchini e le cerimonie pompose? Il distacco tra il clero e i laici? L’ipocrisia con cui venivano occultati i mali che serpeggiavano nella Chiesa stessa?

Dicono di voler salvare la Chiesa e la fede, ma quale fede? Se negano che quanto deciso dai Padri conciliari sia frutto dello Spirito Santo, la loro fede mi pare quantomeno deviante.

Nati il 4 luglio.

Oggi gli Stati Uniti celebrano la loro dichiarazione di Indipendenza, cioè la loro nascita come entità politica autonoma: le 13 colonie originarie si sottraevano al controllo economico-politico dell’Inghilterra.

Non so se i Padri Fondatori degli Stati Uniti oggi sarebbero soddisfatti dell’America di Trump; penso che sarebbero più d’accordo con un altro statunitense, Papa Leone XIV, che ha scelto proprio il 4 luglio per recarsi a Lampedusa e pregare alla Porta d’Europa per tutti coloro che continuano a trovare nel Mediterraneo la fine delle loro speranze. Papa Leone è un uomo coraggioso che, proprio perchè sente amore per la propria terra d’origine, vuole riaffermare quella legge dell’accoglienza che ha creato gli Stati Uniti.

Chi è stato in quel Paese, racconta (e lo vediamo anche in tanti film) di zone sterminate quasi disabitate e mi chiedo se non sarebbe interesse comune che quelle terre potessero essere rese fonte di benessere per le comunità locali e per i tanti disperati che premono sui confini della Federazione; consentirne l’ingresso in modo controllato nel paese forse andrebbe a vantaggio di tutti.

Un’altra domanda mi sorge spontanea leggendo le parole pronunciate da Trump in questa occasione: Gli Stati Uniti non saranno mai un paese comunista. – (!!!)

Davvero c’è qualcuno che vorrebbe fare degli Stati Uniti un paese comunista? O Trump e i suoi sostenitori (quelli che possiedono gran parte delle ricchezze dell’intero globo terracqueo) temono che qualcuno possa mettere in discussione il diritto di una così ristretta minoranza di continuare ad arricchirsi mentre miliardi di persone sono sempre più disperate?

Di cosa ha paura Trump? A parole celebra la grandezza del suo paese, ma sa benissimo che non è più il protagonista principale della storia: altri paesi stanno di fatto dirigendo la politica mondiale.

E le donne?

Al momento dell’attacco degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, avevo deprecato l’illegalità di quell’attacco e mi sono sentita dire: – Allora è meglio lasciare che quel regime criminale continui a impiccare gli oppositori e a perseguitare le donne?- In effetti era trascorso poco tempo da quando il regime iraniano aveva soffocato nel sangue un tentativo di rivolta popolare e allora per un attimo mi sono detta:- Chissà, forse da questo male può nascere un po’ di bene…- Ma non potevo convincermi che nelle intenzioni di Trump e di Netanyahu ci fossero i diritti civili degli iraniani e delle iraniane in particolare…

Ora si sta trattando, ma tra i punti in discussione vedo lo Stretto di Hormuz, il nucleare, il Libano … e le donne? Vengono mai citati i diritti delle donne? A meno che i giornali siano tanto distratti da omettere notizie al riguardo, mi pare che nessuno se ne stia occupando e se qualche iraniana ha gioito all’uccisione dei vecchi capi del regime, ora si ritrova con capi forse un po’ più giovani, ma più arrabbiati e in un paese ferito dalla guerra.

L’umiltà della vecchiaia.

Quando si è giovani, è facile , basandosi sulla base della propria esperienza (breve ) di vita pronunciare sentenze che hanno il sapore della verità priva di memoria. Poi la vita , le circostanze, le persone che abbiamo intorno determinano soluzioni, percorsi, convinzioni diverse che ti fanno conquistare una virtù preziosa: l’umiltà.

Alla mia età ora so che bisogna ancorare la propria condotta ad alcuni (pochi) principi fondamentali: l’onestà, la solidarietà, il rispetto per tutti (regole,persone e cose) e soprattutto per i legami familiari; poi bisogna imparare ad essere resilienti accettando ciò non dipende da noi e cercando di intervenire su ciò che invece possiamo determinare con la nostra buona volontà e il nostro impegno. Ma ci si convince anche che non si può giudicare, che non si possono emanare sentenze di condanna: ognuno vive la propria esistenza nel modo migliore che gli è consentito nel contesto in cui viene a trovarsi.

Poesie: Giugno (G. Carducci)

É il mese dei prati erbosi e delle rose;
il mese dei giorni lunghi e delle notti chiare.
Le rose fioriscono nei giardini, si arrampicano
sui muri delle case. Nei campi, tra il grano,
fioriscono gli azzurri fiordalisi e i papaveri
fiammanti e la sera mille e mille lucciole
scintillano fra le spighe.
Il campo di grano ondeggia al passare
del vento: sembra un mare d’oro.
Il contadino guarda le messi e sorride. Ancora
pochi giorni e raccoglierà il frutto delle sue fatiche.

E’ un Carducci insolito quello che incontriamo in questa poesia: non ci sono rime, non ci sono toni solenni … potrebbe essere un brano di prosa che descrive con sapienza i giorni e le sere di questo mese di giugno, ponte tra primavera e estate.

Ora basta!!!

Ora basta far finta di non vedere e di non sapere!! Così dice il vicepresidente della CEI , mons. Savino, a proposito dei quattro braccianti arsi vivi dentro un’auto cosparsa di benzina.

E’ un episodio di un’atrocità indicibile, che è però solo la classica punta dell’iceberg: lo sappiamo tutti come vengono trattati tanti immigrati nelle nostre campagne. Senza di loro non potremmo forse avere sulle nostre tavole tante cose buone: frutta e verdura fresca, salumi gustosi, formaggi squisiti… E quando gustiamo questi prodotti non pensiamo a come sono arrivati fino a noi, ci fa comodo ignorare quante sofferenze sono costati: gente ridotta in schiavitù, costretta a lavorare in condizioni disumane per paghe da fame o addirittura sotto la minaccia delle armi …. minaccia che in questo caso è stata messa in atto con crudele premeditazione.

Ma queste persone non lavorano in gallerie sotterranee, lavorano alla luce del sole, là dove sarebbe possibile constatare l’ incredibile quantità di reati di cui sono vittime e perché allora nessuno interviene?

Certo i colpevoli non sono soltanto i due pakistani arrestati, ci sono al di sopra di loro interessi potenti che sanno nascondersi e sottrarsi alle indagini, continuando a lucrare in modo cinico ed esecrabile.

Spero che questo crimine spaventoso riesca a smuovere le acque torbide che coprono questo mondo di violenze e soprusi e che davvero tutti quelli che possono e debbono intervenire dicano finalmente “BASTA!!”

Riflessioni.

Ieri ho compiuto 80 anni!!!

E’ strano: se non ci pensi e gli acciacchi non ti tormentano, non ti senti vecchia; ieri sono stata costretta a pensarci e ho sentito un po’ di malinconia: quanti anni ho dietro di me e come si accorcia sempre più il mio futuro…

Chissà quanti errori ho commesso credendo di fare la scelta più giusta!!! Quello che è certo è che ho sempre cercato di fare del mio meglio (naturalmente in relazione a come vedevo in quel momento le situazioni) e senza pensare troppo a quel che sarebbe stato più conveniente per me.

Ora ringrazio i miei genitori, che mi hanno dato, con i pochi mezzi a disposizione, la possibilità di cogliere le occasioni che mi si sono presentate; ringrazio i miei figli che hanno dato un senso alla mia vita; ringrazio i miei nipoti che mi hanno dato la gioia di rivivere emozioni stupende; ringrazio le persone amiche che rendono piacevoli tanti momenti vissuti insieme; ma soprattutto ringrazio il buon Dio perché mi concede ancora quell’autonomia che mi consente di potermi ancora sentire utile a me stessa e agli altri.