Non tutto il male vien per nuocere? Speriamo…

Segnalo questo articolo di Romano Prodi che ribadisce le potenzialità di un’Europa unita. Le sue osservazioni circa la necessità che la UE esca dall’angolo in cui è stata relegata e i tentativi di reazione che si stanno mettendo in atto sono ampiamente condivisibili. Ed è condivisibile anche l’auspicio che proprio l’ imprevedibile politica di Trump metta in movimento un processo di riforme che rendano meno macchinoso il processo decisionale delle istituzioni europee.

Non tutto il male vien per nuocere ….dice un antico adagio. Forse proprio le stravaganze di Trump possono avere effetti positivi, se i diversi paesi sapranno superare visioni miopi e particolaristiche per conseguire il fine superiore dell’unità, unica possibilità per non continuare ad essere irrilevanti.

UTE: Il corpo delle meraviglie: occhi, muscoli, seno – Nell’evoluzione, i maschi sono inutili? Cosa dice la biologia.

OCCHIO – Introducendo l’argomento della lezione, il dr. Lissoni ha ricordato che Santa Lucia è la protettrice della vista e degli oculisti sia perchè nel suo nome c’è il riferimento alla luce, sia perché, secondo la tradizione, le sarebbero stati strappati gli occhi. Presso gli antichi Egizi, l’occhio di Horus era un talismano molto diffuso e , in certe regioni dell’Africa, lo è ancora.

Nell’occhio, l’iride (che trae il suo nome dalla omonima divinità greca) si dilata o si restringe adattandosi alle condizioni di luce dell’ambiente. I segnali luminosi arrivano in fondo all’occhio, dove la retina invia lo stimolo al nervo ottico e da qui parte l’impulso per il cervello. La retina è composta da due tipi di cellule: coni (che entrano in funzione in condizioni di forte luminosità) e i bastoncelli (in condizione di scarsa luminosità). La cornea funziona come una lente di ingrandimento; il cristallino mette a fuoco l’immagine.

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UTE: Kant: la fondazione della morale – I Vangeli

Ieri, il prof. Porro ci ha fatto meglio comprendere, con la sua solita bravura, ciò che forse sui banchi di scuola ci era parso troppo difficilie e complicato.

Ci ha, infatti, parlato della “Critica della Ragion Pratica” di Kant (1724 – 1804), opera nella quale il grande filosofo, che ha aperto l’età contemporanea della filosofia, afferma che ci devono essere delle norme (imperativi) che guidino le nostre azioni. Si possono distinguere due tipi di “imperativi”: l’imperativo ipotetico ( Se vuoi vincere le la gara, devi allenarti..) e l’imperativo categorico assoluto che è quello della legge morale che è dentro ciascuno di noi. L’imperativo categorico deve valere per tutti e in ogni occasione.

Ma bisogna anche considerare che il nostro agire abbia sempre come fine, e non come mezzo, l’umanità. E’ infatti presente in tutte le culture il monito di non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te.

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UTE: Dai moti carbonari alla I guerra di Indipendenza . La conquista di Granada e inizio dei viaggi di esplorazione.

Con la passione e la competenza che gli sono abituali, il prof. Galli ieri ci ha accompagnato a rivisitare i primi decenni del 1800, quando passato l’uragano di Napoleone, l’Europa è tornata ad avere l’antico aspetto, sancito dal Congresso di Vienna del 1815,

Ma le speranze di libertà diffusesi dopo la Rivoluzione Francese, non potevano essere annullate con un colpo di spugna e gli intellettuali e gli aristocratici del tempo diedero vita a società segrete come la Carboneria , prima, e la Giovine Italie, poi.

Già nel 1820/21 ci furono i primi moti rivoluzionari che furono soffocati nel sangue e fecero vittime illustri: Silvio Pellico, Pietro Maroncelli e Federico Confalonieri a Milano e Ciro Menotti a Modena.

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UTE: La Repubblica di Salò: la fine – La morte nera

Nel Medioevo la peste è comparsa più volte a sconvolgere la vita delle città e degli stati europei. L’ultimo caso di cui si ha notizia si è verificato in Sicilia nel corso del 1700. Nella letteratura questo flagello è stato raccontato in diverse opere: si pensa che tra le piaghe d’Egitto ci sia stata un’epidemia di peste, nell'”Edipo Re” di Sofocle è con la peste che gli dei puniscono i crimini di Edipo; Tucidide descrive la peste di Atene del 400 a.C.; Boccaccio ambienta il suo “Decameron” durante l’epidemia di peste de 1347/50; Manzoni, ne “I Promessi Sposi” descrive la terribile epidemia dei primi decenni del 1600; Camus nel bellissimo romanzo “La Peste” racconta come sia la solidarietà il solo modo di affrontare anche le tragedie più atroci ed assurde.

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Giubiana bruciata, buoni auspici per l’anno nuovo.

Ieri sera nella parrocchia di Arcellasco, molta gente si è radunata per celebrare il rito antico del rogo della Giubiana.

E’ una tradizione che risale alla notte dei tempi, quando le comunità, in balia dei rigori dell’inverno e della difficoltà di procurarsi il cibo, sentiva, con il “ritorno del sole” e quindi l’allungarsi delle ore di luce, il bisogno di esorcizzare le proprie paure bruciando un fantoccio che le rappresentava.

Così ancora oggi, nella sera dell’ultimo giovedì di gennaio, si ripete questo rito propiziatorio che richiama molta gente, soprattutto i bambini e le loro famiglie.

Il freddo, ieri sera, si faceva sentire, ma ho deciso che sarei rimasta per vedere, per la prima volta, il rogo della Giubiana. Il cortile era affollato di bambini, mamme, papà e nonni in attesa. Alcuni ragazzi battevano con forza su bidoni facendo un gran fracasso, per allontanare, come vuole la tradizione, gli spiriti maligni.

Dopo un processo alla Giubiana, a cui si imputava il crimine di aver procurato ogni disgrazia capitata nell’anno appena finito, e dopo aver pronunciato un verdetto inevitabile di condanna, si è dato fuoco alla catasta di legna su cui era fissato il fantoccio preparato da alcune donne della frazione di San Bernardino.

In fretta il fuoco è divampato: le fiamme si allungavano verso il cielo avvolgendo la Giubiana, rilasciando miriadi di scintille e riscaldando l’aria del cortile.

Forse anticamente si traevano auspici dal modo in cui il fuoco consumava la catasta e il fantoccio e, se dovessi farlo io oggi, direi che ci aspetta un buon anno e un buon “raccolto”.

Alla fine siamo tutti entrati nel salone dove erano già stati allestiti i tavoli e abbiamo potuto gustare un ottimo risotto e luganega come vuole la tradizione.

UTE: Tracce di Medioevo nella Brianza – Incontro con l’autore: DANNATI E CONDANNATI-Welcome to Sarajevo

Don Vismara ieri ha ripreso il fiilo del discorso cominciato lo scorso anno, dandoci ulteriori chiavi di lettura del nostro territorio..

La religione cristiana , nell’alto medioevo, ha certamente favorito l’integrazione fra la cultura delle popolazioni che abitavano il nostro territorio e le nuove popolazioni barbariche che a più riprese qui si sono insediate. Tale integrazione è avvenuta in tempi abbastanza brevi grazie anche ai commerci e ai pellegrinaggi: le persone si spostavano da una zona all’altra e portavano con sé idee, usanze e conoscenze: dal confronto scaturivano un beneficio reciproco e una nuova cultura.

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UTE: Normative su affitti, locazioni e sfratti – La liberazione del Santo Sepolcro

Con la solita padronanza del tema proposto e con la solita chiarezza espositiva, il dr. Michele Spagnuolo ieri ci ha chiarito alcuni aspetti della normativa vigente circa i diritti e doveri degli inquilini e dei locatori.

Prima di tutto bisogna fare chiarezza sul significato e sull’uso appropriato dei termini:

Affitto = si riferisce a un contratti per locali ad uso commerciale; locazione = si riferisce a contratti per locali ad uso abitativo; locatario = è il conduttore o l’inquilino dell’immobile; locatore= è il proprietario dell’immobile che viene ceduto in uso al locatario.

Il Contratto va sempre stipulato in forma scritta e va presentato entro 30 giorni all’Agenzia delle Entrate.

IL contratto di locazione transitorio può essere messo in atto solo se l’inquilino afferma di avere un contratto di lavoro temporaneo ; in tutti gli altri casi la durata del contratto è di quattro anni, rinnovabile per altri quattro. Ne consegue che per una famiglia con figli che vanno a scuola non è previsto un contratto transitorio.

Al termine del periodo contrattuale (4+4 anni), il proprietario può riavere la disponibilità dell’appartamento per sè o per i propri famigliari, ma non per riaffittarlo ad altri locatari e deve mandare la disdetta 6 mesi prima della scadenza.

Il Locatario non può modificare la struttura dell’immobile o la sua destinazione d’uso senza il consenso del locatore.

Il proprietario, per chiedere lo sfratto per finita locazione o per morosità , deve presentare domanda al tribunale competente per territorio ai sensi dell’art. 633 del CP.

E a questo proposito, il nostro docente ci ha fatto un esempio pratico dell’iter da seguire e dei tempi non certo brevi che la pratica richiede.

E’ stata una lezione molto interessante : grazie, dr. Spagnuolo!

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LA LIBERAZIONE DEL SANTO SEPOLCRO – Faccio seguire le conclusioni che don Ivano riporta nel tradizionale opuscoletto che distribuisce ai presenti ad ogni lezione:

 nel secolo XI: il mondo era in rapido cambiamento sotto l’ondata di una demografia in crescita e di un’attività lavorativa diversa rispetto al passato, che comportava un commercio più esteso con un arricchimento notevole. La carica spirituale, promossa da nuove congregazioni religiose, tutte ispirate ai benedettini, pur con accenti nuovi e differenti, spingeva ad un rinnovamento che rendesse possibile anche un vivere migliore. Essa comportava, più che una fuga dal mondo come era stato in precedenza, una nuova immersione nel mondo per cambiarlo in chiave spirituale: i monasteri non sono più sui monti, ma accanto alla vita quotidiana della gente, con l’intento di dare un nuovo assetto geofisico all’ambiente. I monasteri dovevano servire ad una spiritualità più viva della gente, ma anche ad un serio e reale rinnovamento della Chiesa nelle sue componenti gerarchiche. L’istituzione “Chiesa” doveva rivelare una radicale conversione e nello stesso tempo una più appassionata comunicazione della religione stessa. Il movimento ha richiesto tutto il secolo ed ha coinvolto tutta l’Europa; sembrava naturale che si dove andare oltre: S. Bernardo diventerà il fautore della seconda Crociata che era per lui una naturale lotta contro il male e il Maligno, per costruire il Regno di Dio. Così, in mano ai religiosi, che volevano il rinnovamento in ogni campo la crociata appariva come il segno evidente che era stato accolto il programma di vita proposto per una Chiesa più fedele a Cristo e una società incamminata a crescere. Con la prima forse non era ancora così chiara questa finalità; ma l’esito positivo incoraggiava a proseguire nel programma. Va riconosciuto che muovendosi dopo tanto tempo verso l’oriente l’Europa esce dalla sua autoreferenzialità che la rinchiudeva nella sua parte germanica e centrale, per ritrovarsi in linea anche con la sua derivazione dal mondo latino e mediterraneo. Lo slancio messo in moto è servito a porre il problema dell’apertura al Mediterraeo orientale e oltre. Si conserva poi lo scopo di raggiungere e di tenere i Luoghi santi, ma dopo neppure un secolo la cosa non sarà più possibile, certamente non nella linea dello scontro militare. Almeno con il mondo arabo si aprirà una fase di intesa e di collaborazione che lascia traccia indelebile anche nell’ambito culturale e scientifico, mentre continua la paura e la contrapposizione con il mondo turco, soprattutto quando questo si risveglia e diventa sempre più preoccupante la sua avanzata che avviene con le armi.

Il fatto di aver vinto – e non sarà più così – fa pensare ad una superiorità di mezzi e di impostazione del vivere, che tuttavia alla prova dei fatti non convince. Trattandosi di un fatto di natura religiosa perché la guerra è fatta per la croce e con la croce, si pensa che sia necessaria quella forma enfatica che fa ricorso nella narrazione all’epos. A noi arrivano narrazioni che sublimano gli eventi e che portano alla forma epica del raccontare, come se si trattasse di un fatto a sé stante e non di un fenomeno storico da inquadrare nel contesto del periodo. Anche oggi si dovrebbe meglio ripercorrere ciò che è successo, perché in uno scontro di civiltà come si è insinuato nella narrazione dei fenomeni recenti, si rischia di andare oltre e di creare situazioni incontrollabili, sempre più ammantate di motivazioni religiose che del resto non fanno neppure bene alla religione stessa e non l’aiutano ad essere secondo la sua profonda natura a servizio delle relazioni, mentre diventa efficace fenomeno di scontro senza riguardi, senza limiti, senza alcuna razionalità.

BIBLIOGRAFIA

1.

Jonathan Riley-Smith

STORIA DELLE CROCIATE

Mondadori – 1994

2.

Thomas F. Madden

LE CROCIATE – UNA STORIA NUOVA

Lindau – 1995

3.

Franco Cardini – Antonio Musarra

IL GRANDE RACCONTO DELLE CROCIATE

Il Mulino – 2019

4.

Amin Maalouf

LE CROCIATE VISTE DAGLI ARABI

La nave di Teseo – 2020

5.

Alessandro Barbero

BENEDETTE GUERRE – Crociate e jihad

Laterza – 2023