Il parassita canterino.

Ero ancora in dormiveglia e ho sentito il caratteristico verso del cùculo che sovrastava i soliti richiami mattinieri degli altri uccelli.

Cu-cù, cu-cù, cu-cù… ripeteva all’infinito mentre mi alzavo. Sembrava molto vicino e, incuriosita, sono uscita in cortile. Eccolo!!! Era sul ramo più alto, spoglio, di una vecchia betulla e di lassù riempiva il cielo col suo richiamo.

Chissà se era una femmina che stava annunciando di aver deposto proditoriamente il suo uovo nel nido di qualche ignaro merlo o se era un maschio ancora in cerca di una compagna. Il dubbio mi ha spinto a documentarmi ed ecco la risposta: è solo il maschio a emettere il verso caratteristico della specie.

Il cùculo è’ rimasto a lungo appoggiato a quel ramo, poi è volato via, continuando a lanciare il suo cu-cù che riecheggiava sempre più lontano.

Perché in natura si è evoluto un comportamento parassitario così cinico? Il cùculo, infatti depone le sue uova, fino a 20/25 in un anno, nel nido di altri uccelli. Dopo 10/12 giorni l’uovo si schiude e il neonato, ancora implume, getta fuori dal nido le uova dei “genitori adottivi” che continuano a nutrire lui solo.

Si dice che il cùculo annunci la bella stagione e che, una volta deposte le uova, abbandoni le nostre terre per volare verso l’Africa.

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Che vento!!

Si sta placando la furia del vento che per tante ore ha flagellato la nostra città.

Ieri il vento era così forte che ti costringeva a correre anche se non volevi o ti impediva di avanzare se te lo trovavi di fronte. Ha strappato le prime foglie tenere, appena spuntate, degli alberi del cortile, ha fatto cadere un nido dal mio vecchio cedro e anche le margherite delle aiuole ieri non si sono aperte: l’aria fredda ha impedito loro di dischiudere le loro corolle, sembravano impaurite da tanta furia. A tratti il vento muggiva lamentosamente sui tetti e l’aria era piena di scricchiolii e di cigolii sinistri, di tonfi di cose abbattute: tutto questo incuteva paura.

Stamattina il vento soffia ancora, ma più gentilmente; però, affacciandomi alla finestra, ho visto sedie ribaltate, un armadietto, che contiene utensili per l’orto, del tutto sfasciato e capovolto sopra l’aiuola: piccoli danni, per fortuna, ai quali potrò rimediare facilmente.

Un bel risveglio.

Ieri mattina, aprendo le finestre, ho visto passeggiare sul vialetto condominiale un grosso uccello dal capo variopinto: procedeva lentamente con andatura regale e non pareva intimidito,

Mi sono precipitata per prendere il telefono e fotografarlo, ma, quando sono uscita, non l’ho più trovato. Cercando su internet e date le sue dimensioni, credo si trattasse di un gallo cedrone, anche se dovrebbe preferire i boschi di zone più alte.

Poteva forse trattarsi di un grosso fagiano? A mio avviso i fagiani hanno un piumaggio più colorato e più vistoso. Comunque sia è stato un bel risveglio.

A carte scoperte.

Circa sei mesi fa avevo segnalato quale fosse la vera sfida che si stava delineando per la supremazia sul mondo: il controllo delle immense ricchezze minerarie che lo scioglimento dei ghiacci artici può rendere sfruttabili.

Ora Trump, a pochi giorni dal suo insediamento, scopre le carte che fino ad ora erano state tenute nascoste: ha parlato chiaramente di uso della forza militare per annettere agli Stati Uniti la Groenlandia, da sempre sotto il governo danese, anche se recentemente le è stata riconosciuta l’autonomia per la politica interna.

Temo che ci aspettino giorni bui.

Un incontro inaspettato

Rientravo in auto, naturalmente a passo d’uomo, e davanti al cancello del prato confinante ho visto camminare nervosamente avanti e indietro qualcosa di colorato: ho cercato di capire …. era un fagiano!! Il piumaggio lucido, la testa piccola, la lunga coda si stagliavano sullo sfondo scuro.

Appena parcheggiata l’auto sono corsa col cellulare per fotografarlo, temendo di non trovarlo più, invece era ancora lì che cercava il modo di superare il cancello. Ha certamente notato la mia presenza ( anche se mi sono fermata a debita distanza per non spaventarlo) e questo deve avergli dato il coraggio di tentare una soluzione alla sua situazione e si è infilato tra le sbarre del cancello per allontanarsi nel prato vicino.

Un incontro tanto piacevole quanto inaspettato!

Erba non è una città per i giovani?

Quante volte sentiamo dire che i giovani d’oggi sono interessati solo al cellulare, che fanno fatica a stabilire relazioni sociali positive, che si disinteressano della vita reale che li circonda?

Forse anche questo è diventato un luogo comune o forse quanto detto sopra è vero per una parte dei nostri giovani; certamente non vale per tutti.

Un gruppo di giovani del nostro territorio da anni ha dato vita a un’ encomiabile associazione chiamata “LO SNODO” e si impegna in modo ammirevole, con costanza ed entusiasmo, per realizzare eventi e iniziative indirizzate ai coetanei.

Sarebbe logico aspettarsi che un’associazione di questo genere, che già ha fatto tanto per i giovani del territorio e che può fare ancora moltissimo, riscuotesse il plauso di tutti e in particolare dell’amministrazione comunale cittadina, invece (strano a dirsi) non è così: per l’evidente ostilità dell’amministrazione comunale infatti LO SNODO potrebbe essere sfrattato dai locali della stazione di Erba.

Se i cittadini erbesi accetteranno passivamente e con indifferenza l’eventuale allontanamento dei ragazzi dello SNODO, dimostreranno di non avere interesse per i propri figli e nipoti…

Ritrovare la nebbia.

Era da un po’ che non andavo in Emilia, per questo ieri mattina ho deciso di partire: l’inverno è alle porte ormai e non si può sperare che le condizioni per viaggiare in auto migliorino. Dovevo andare a salutare quella parte della mia famiglia che vive là e rendere un omaggio a quella parte che riposa nel cimitero del paese.

E’ così che ho ritrovato la nebbia: non la nebbia che impedisce di vedere a un palmo dal naso, ma una nebbia sospesa a mezz’aria, che sfuma i contorni delle case e degli alberi e aleggia leggera sui prati. E’ una nebbia che ti avvolge, senza farti paura, che ti lascia libera di immaginare cosa si celi dietro quella barriera fluida che restringe il tuo orizzonte: una nebbia gentile.

Mi piaceva guidare in quell’atmosfera un po’ irreale, quasi da fiaba: le cose che mi correvano incontro ai lati e le auto che mi superavano apparivano per un breve momento, poi scomparivano inghiottite da una magica cortina fumogena.

I cambiamenti climatici

I cambiamenti climatici stanno avendo effetti terrificanti e l’articolo di Avvenire ne dà ampia spiegazione. A Valencia è successo il finimondo e 95 persone hanno perso la vita, mentre molte altre migliaia sono sfollate.

Purtroppo è facile pronosticare che eventi simili si verificheranno ancora: la natura non perdona. Abbiamo fatto tanti errori per inseguire il danaro (in ogni paese del mondo)!!! … Forse la logica del guadagno a tutti i costi ha da sempre guidato le azioni dell’uomo, ma la Terra non è mai stata così popolata come ora e gli appetiti individuali e collettivi si sono moltiplicati.

Cosa ci resta da fare? Temo ben poco. Solo con il tempo, se cambiamo la nostra scala di valori, si potrà ritornare a stabilire un patto di alleanza con l’ambiente.

Nel frattempo ognuno di noi potrebbe cominciare a orientare i propri comportamenti in modo da “pesare” il meno possibile sull’ecosistema planetario.