Povera Lucia!

I contagi crescono in Italia a ritmi vertiginosi, ma altrove, nel mondo, le cose non vanno meglio, anzi direi che vanno molto peggio.

Governare in tempi di pandemia non è cosa facile: si devono affrontare situazioni del tutto nuove e si devono cercare risposte altrettanto nuove,  e possibilmente rapide, con la certezza che molti ne resteranno danneggiati e che questi potrebbero scatenare la loro rabbia sulle piazze.  Ma il virus non sente ragioni e obbedisce all’unica legge che la natura gli ha assegnato: moltiplicarsi  ….

Tra i nostri ministri nell’occhio del ciclone c’è il ministro dell’istruzione Lucia Azzolina, che non vuole la chiusura delle scuole, forse ricordando come in primavera tutti lamentavano che le scuole chiuse erano la chiara testimonianza di come il governo avesse ignorato i bambini e i giovani. Molti si stracciavano le vesti perchè coi figli a casa i genitori non sapevano come conciliare la loro cura e le necessità del lavoro, altri ponevano l’accento sui danni che un lockdown prolungato poteva arrecare all’istruzione e al benessere psicologico dei nostri bambini, per non parlare delle inevitabili carenze della didattica a distanza e dell’emarginazione di chi non poteva accedervi.

Forse la signora Azzolina oggi ricorda tutto questo e non vuole chiudere le scuole, ma proprio per questo molti chiedono la sua testa….che fatica fare il ministro…

Amici miei …..

Gli anni passano per tutti allo stesso modo, quindi insieme a me sono invecchiati tutti e tutte coloro che mi hanno camminato accanto in questi 74 anni di vita. Così accade che le notizie che mi giungono da amici e conoscenti non sono sempre confortanti.

Un tempo mi giungevano notizie di matrimoni, di nascite, di lavoro trovato o perso, di trasferimenti e sapevo che al mondo c’era anche molta sofferenza, ma la sentivo lontana. Ora mi giungono notizie di persone che chiedono preghiere per il loro stato di salute, non perchè ammalate di COVID, ma per i guai che la vecchiaia porta con sè.

Io prego per loro, spero che possano riprendersi al meglio e quasi mi vergogno di essere in buona salute.

Io ho appreso a vivere con semplicità… (Anna Achmatova)

Io ho appreso a vivere con semplicità, con saggezza,/ a guardare il cielo e a pregare Iddio,/ e a girellare a lungo innanzi sera,/ per stancare l’inutile angoscia.

Quando nel dirupo frusciano le bardane/ e declina il grappolo del sorbo giallo-rosso,/ io compongo versi festevoli sulla vita caduca,/ caduca e bellissima.

cicogna-sul-tetto-11180545Ritorno. Mi lambisce il palmo il gatto piumoso/ che ronfa con piú tenerezza, e un fuoco smagliante divampa /sulla torretta della segheria lacustre.

Soltanto di rado squarcia il silenzio /il grido d’una cicogna volata sul tetto. /E se tu busserai alla mia porta, mi sembra che non udrò nemmeno.

Col trascorrere degli anni, la Achmatova è riuscita  acquisire quella saggezza che consente di “vivere con semplicità” , gustando pienamente le cose che fanno bella la vita,  quelle che rendono piacevoli le giornate: uno sguardo al cielo sul fare della sera che fa innalzare il pensiero a Dio, il fruscio del vento tra la vegetazione, le carezze affettuose di un gatto dal pelo morbido come piume,  il verso di una cicogna che interrompe il silenzio … tutto questo rende bellissima la sua  vita anche se è “caduca”, sempre troppo breve.

Questa conquistata saggezza fa sì che la poetessa non desideri il ritorno di quel “qualcuno” che si era allontanato e che forse era stato fonte della sua “inutile angoscia”.

Mi sento molto in sintonia con i sentimenti espressi dalla Achmatova in questa poesia: anche io penso che l’esperienza dovrebbe insegnarci a  ridurre al minimo le proprie esigenze, i propri  desideri, per apprezzare e dare valore a ciò che abbiamo e che nessuno ci può togliere: la nostra serenità interiore.

 

La pace? non la conosco.

Che cosa è  la pace? – Sembra una domanda banale con una risposta molto ovvia.

Ma se a porre questa domanda è un bambino del Sud-Sudan (come in questo articolo) o dell’Afghanistan o della Cecenia allora la domanda diventa come un lampo che squarcia il buio che avvolge tragedie senza fine…. Vi sono paesi nel mondo in cui molti adulti e tutti i bambini sono nati e vissuti mentre intorno a loro imperversavano distruzioni, massacri e violenze di ogni genere e non sanno cosa voglia dire la parola “pace”, non l’hanno mai sperimentata. Loro non sanno cosa voglia dire sentirsi al sicuro e vivono costantemente nella paura …. pochi giorni fa 12 bambini in Afghanistan sono morti sotto le macerie della loro scuola colpita dai bombardamenti.

Secondo me, ha avuto troppo  poca eco l’evento che ha visto in Campidoglio l’incontro dei capi delle più diffuse religioni del mondo; tutti insieme hanno pregato per la fine di tutte le guerre  che continuano ad affliggere tanti popoli.

Le guerre sembrano tanto più assurde oggi, mentre la pandemia, che colpisce indistintamente tutti i paesi del mondo,  dovrebbe farci sentire più che mai tutta la nostra fragilità e dovrebbe farci capire quanto sia irrazionale e demenziale contrapporci gli uni  agli altri per meschini interessi economici  invece di combattere tutti insieme contro le piaghe della fame, della povertà e contro l’invisibile nemico subdolo che ci sta assediando.

Che senso ha?

Con l’avanzare degli anni, è diventato spesso per me  difficile prendere sonno e basta un nonnulla per costringermi a lunghe ore di veglia rigirandomi nel letto fino a quando, esasperata, mi rassegno a scendere in soggiorno e ad accendere la TV, se la lettura o le parole crociate non sono riuscite a consegnarmi nelle braccia di Morfeo.

E’ così che mi è capitato di vedere film orrendi. Spesso per decidere quale pellicola scegliere, guardo i nomi degli interpreti, convinta che attori importanti siano una garanzia di qualità…… ma non è sempre così.

Io mi chiedo che cosa spinga certi produttori e certi registi a raccontare storie di  depravazione tanto assurde che sembrano del tutto frutto di elucubrazioni di una mente malata, più che il ritratto di crude e crudeli realtà concrete.  E la cosa potrebbe anche essere giustificata se sottintendesse un messaggio di denuncia o un  seppur velato messaggio positivo, invece tutto sembra ridursi a pura ostentazione di crudeltà e di ossessioni maniacali.

Il senso di tutto questo mi sfugge……

Poesia: Raccolto (Louise Gluck)

by Snoron.com
by Snoron.com

E poi viene il gelo; del raccolto è inutile parlare.

Comincia la neve; finisce la finzione della vita.

La terra adesso è bianca; i campi splendono al sorgere della luna.

Io siedo alla finestra accanto al letto, guardo la neve cadere.

La terra è come uno specchio:

calma su calma, distacco su distacco.

Ciò che vive, vive sottoterra.

Ciò che muore, muore senza lotta.

Se non fosse stata premiata col Nobel per la letteratura, molto probabilmente pochi di noi avrebbero conosciuto  il nome di questa poetessa statunitense. Qualcuno la paragona a E. Dickinson e io non capisco il perché: la poesia di Emily Dickinson è sempre intrisa di valori positivi, di amore per la vita, di incitamenti alla solidarietà; nella poesia della Gluck si sente spesso profonda amarezza, pessimismo, si sente la fatica del vivere.

Anche in questa poesia intitolata RACCOLTO (ma poi dice subito che è inutile parlarne), per lei la vita è solo una “finzione di vita” (forse perchè destinata ad avere prima o poi una fine) e il suo sguardo è solo puntato su immagini fredde, su una terra avvolta dalla neve e dal gelo dove le forme di vita residue si nascondono sotto terra e quelle che soccombono muoiono quietamente, senza strepiti, senza dibattersi nel tentativo di resistere a un destino implacabile.

La verità vi farà liberi.

Cosa sta succedendo in Vaticano?

Il caso del card. Becciu (ma forse si dovrebbe dire ex-cardinale) sta riempiendo le pagine dei giornali. Fino a pochi anni fa, non eravamo abituati a vedere esposti in vetrina gli affari segreti  dello Stato Pontificio: tutti sospettavano che non tutto fosse limpido, ma la cura con cui si tenevano lontani gli sguardi indiscreti, faceva in modo che quasi  tutto restasse nell’ombra …e quel poco che non si poteva nascondere veniva spesso insabbiato e andava a ingrossare il numero dei misteri irrisolti.

Poi è arrivato Francesco e i bubboni sono stati scoperchiati: quello che ne esce è maleodorante, ma si sa che solo un’incisione profonda può permettere ai tessuti sani di ricostruirsi.  Ci vuole coraggio per intraprendere questo genere di operazioni; ci vuole coraggio e una fede incrollabile nella natura e nella missione della Chiesa, fidando nelle parole del Vangelo:  “[Mt 16:18] E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa”.

C’è chi dice che questa operazione di trasparenza e di pulizia finirà per togliere l’alone di mistero che da sempre ha circondato le strutture temporali della Chiesa e  allontanerà molti fedeli, ma io sono invece certa che la verità è sempre il fondamento più sicuro per ogni realtà terrena. Ricordiamo queste parole: “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,32)

Un po’ di Sicilia in Alto Lario.

Ieri coraggiosamente noi del gruppo “terza età” di Arcellasco abbiamo preso il pullman (meno della metà dei posti era occupata)  e siamo andati a Gravedona.

La giornata soleggiata e il vento robusto che increspava le acque del lago, Foto da Diana Catellani (23)hanno messo in grande evidenza la bellezza  di tutti i paesi costieri dell’Alto Lario: acque azzurre scintillanti sotto il sole, prati verdeggianti, montagne vicinissime (le Prealpi) e Alpi dalle cime innevate che  si stagliano nel blu del cielo. Ogni tanto un porticciolo con tante piccole imbarcazioni in attesa di poter prendere il largo.

Giunti a Gravedona, abbiamo potuto visitare il complesso architettonico comprendente la Chiesa di S. Vincenzo (di epoca barocca) e la chiesa  romanica medioevale della Madonna del tiglio (così chiamata per un tiglio che era cresciuto sul campanile).

All-focus
All-focus

Ma direi che, a parte la suggestione del luogo testimoniata dalle foto, la cosa che più ha sorpreso tutti noi è stato ciò che la nostra guida ci ha raccontato.

Durante la disastrosa dominazione spagnola, caratterizzata da malgoverno, soprusi e epidemie di peste, i contadini e  i pastori della zona, per sfuggire alla fame, cominciarono  a migrare verso la Sicilia, allora fiorente centro di traffici commerciali con l’oriente e l’occidente. Là trovavano lavoro nei porti  scaricando e caricando le merci. Inviavano i loro risparmi alle famiglie rimaste sulle rive del Lario, che, per gratitudine verso la Sicilia e Palermo in particolare, diedero inizio alla costruzione di chiese dedicate a S. Rosalia, patrona della città

Foto da Diana Catellani (21)capoluogo della Sicilia.  Al loro ritorno a casa, i gravedonesi e gli abitanti dei paesi vicini, portavano in dono alle  donne di famiglia collane, orecchini , bracciali di corallo rosso, che come ex-voto ora adornano le statue della Madonna dei paesi dell’Alto Lario.

Forse se questa storia fosse stata più ampiamente conosciuta, si sarebbero potuti evitare contrasti e  incomprensioni quando il flusso migratorio portò tanti Siciliani in Lombardia.