Poesie: Giugno (G. Carducci)

É il mese dei prati erbosi e delle rose;
il mese dei giorni lunghi e delle notti chiare.
Le rose fioriscono nei giardini, si arrampicano
sui muri delle case. Nei campi, tra il grano,
fioriscono gli azzurri fiordalisi e i papaveri
fiammanti e la sera mille e mille lucciole
scintillano fra le spighe.
Il campo di grano ondeggia al passare
del vento: sembra un mare d’oro.
Il contadino guarda le messi e sorride. Ancora
pochi giorni e raccoglierà il frutto delle sue fatiche.

E’ un Carducci insolito quello che incontriamo in questa poesia: non ci sono rime, non ci sono toni solenni … potrebbe essere un brano di prosa che descrive con sapienza i giorni e le sere di questo mese di giugno, ponte tra primavera e estate.

Poesia: Maggio (G. Caproni)

Dopo il maltempo dei giorni scorsi, questa mattina il cielo è terso, il sole splende luminoso e e l’aria è resa limpida da un venticello robusto, ma che sa di primavera. La poesia di Caproni che segue ben si intona a questo giorno di maggio.

E’ sera, dopo un lungo tramonto, le strade risuonano di canti e profumano di fieno e tutto fa pensare all’estate che arriverà presto e nei cuori nascono nuovi sogni e nuove speranze

Al bel tempo di maggio le serate
si fanno lunghe; e all’odore del fieno
che la strada, dal fondo, scalda in pieno
lume di luna, le allegre cantate
dall’osterie lontane, e le risate
dei giovani in amore, ad un sereno
spazio aprono porte e petto. Ameno
mese di maggio! E come alle folate
calde dall’erba risollevi i prati
ilari di chiarore, alle briose
tue arie, sopra i volti illuminati
a nuovo, una speranza di grandiose
notti più umane scalda i delicati
occhi, ed il sangue, alle giovani spose.

Fiore di maggio.

E’ strano come possa capitare di scoprire improvvisamente la bellezza di una canzone che hai ascoltato distrattamente tante volte senza badare troppo al testo. Stamattina , mi è capitato di ascoltare Zucchero cantare “Fiore di Maggio” di Concato. Il fatto che fosse Zucchero a cantare, mi ha indotto a fermarmi e ad ascoltare con attenzione: mi piace molto la sua voce calda e il suo modo di interpretare le canzoni; sa essere scanzonato, ironico, e irriverente, ma sa anche essere dolce, sensibile, intenso ….

Dopo pochi istanti di ascolto scopro la poesia, la vera poesia di questa canzone … leggete bene il testo che riporto qui sotto e gustatene la bellezza…

Tu che sei nata dove c’è sempre il sole
Sopra uno scoglio che ci si può tuffare
E quel sole ce l’hai dentro al cuore
Sole di primavera
Su quello scoglio in maggio è nato un fiore

E ti ricordi, c’era il paese in festa
Tutti ubriachi di canzoni e di allegria
E pensavo che su quella sabbia
Forse sei nata tu
O a casa di mio fratello, non ricordo più

E ci hai visto su dal cielo
Ci hai trovato e piano sei venuta giù
Un passaggio da un gabbiano
Ti ha posata su uno scoglio ed eri tu

Ma che bel sogno, era maggio e c’era caldo
Noi sulla spiaggia vuota ad aspettare
E tu che mi dicevi, “Guarda su quel gabbiano
Stammi vicino e tienimi la mano”

E ci hai visto su dal cielo
Ci hai trovato e piano sei venuta giù
Un passaggio da un gabbiano
Ti ha posata su uno scoglio ed eri tu

Tu che sei nata dove c’è sempre il sole
Sopra uno scoglio che ci si può tuffare
E quel sole ce l’hai dentro al cuore
Sole di primavera
Su quello scoglio in maggio nasce un fiore

Fonte: Musixmatch


Primo giorno di primavera …. e poesia, con Goethe

L’UNESCO ha istituito la “Giornata mondiale della Poesia” che coincide col primo giorno di primavera.: il 21 marzo.

Certo la primavera ha da sempre ispirato i poeti, sensibili allo spettacolo della vita che si rinnova, alla meraviglia dei colori dei fiori che abbelliscono il creato come nessun pittore potrebbe mai fare, attenti a quel senso di rinascita che invade ognuno di noi al contemplare tanta bellezza antica, ma sempre nuova.

Giustamente il 21 marzo è il giorno della poesia!

Ho già ricordato in questo blog molte poesie legate alla primavera e oggi ne aggiungo un’altra che non conoscevo;

8. Primavera vicina di Johann Wolfgang Goethe

Più morbida, più lieve
l’aiuola, ecco, s’inturgida;
candide come neve
ondeggian le campanule,
un vivo ardor di fuoco
va dispiegando il croco;
il suol di sangue stilla,
lo smeraldo sfavilla.
Le primule si gonfiano
con borioso piglio;
mentre l’astuta mammola
s’asconde ad ogni ciglio;
un alito possente
scuote la vita intera.
È viva, è qui presente
ormai la primav

Poesia: Primule. (Ada Negri)

Sbocciano al tenue sole
di marzo ed al tepor de’ primi venti,
folte, a mazzi, più larghe e più ridenti
de le viole.
Pei campi e su le rive,
a piè de’tronchi, ovunque, aprono a bere
aria e luce, anelando di piacere,
le bocche vive.
E son tutti esultanza
per esse i colli; ed io le colgo a piene
mani, mentre mi cantan per le vene
sangue e speranza;
e a dirti il dolce amore
che a te solo m’allaccia e a cui non credi,
con un palpito in cor getto a’ tuoi piedi
fiore su fiore.

Ora, per effetto del cambiamento climatico, le primule non fioriscono a marzo, ma a febbraio, anzi nel mio piccolo giardino le più coraggiose sono fiorite addirittura a gennaio.

Ma è adesso che sono nel pieno della fioritura e portano davvero gioia al vederle, proprio come dice la poetessa. Sì, parlano di gioia e di speranza nella vita che si rinnova, davvero paiono bere la luce del sole, che ne risalta i bei colori dei petali vellutati.

Alla prima parte descrittiva, nella poesia seguono versi che parlano di un amore che forse non è pienamente corrisposto e per il quale la poetessa sparge quei fiori appena raccolti ai piedi dell’oggetto del suo amore, così come si spargono fiori davanti alle immagini sacre.

Poesia: Il lampo (G. Pascoli)

Il lampo

E cielo e terra si mostrò qual era:

la terra ansante, livida, in sussulto;
il cielo ingombro, tragico, disfatto:
bianca bianca nel tacito tumulto
una casa apparì sparì d’un tratto;
come un occhio, che, largo, esterrefatto,
s’aprì si chiuse, nella notte nera.

Il lampo è qui come un occhio che si apre e si chiude per un breve attimo nella notte e svela verità solitamente nascoste: terra e cielo si mostrano in tutta la loro tragicità e l’unico elemento chiaro, che riflette la luce del lampo, è un’immagine fugace, una casa bianca, Essa rievoca gli affetti più intimi e cari, che per un attimo alleviano la solitudine, ma poi lasciano presto il posto al buio e alla solitudine.

Poesia: Er presepio (Trilussa)

Ve ringrazio de core, brava gente,
pé ‘sti presepi che me preparate,
ma che li fate a fa? Si poi v’odiate,
si de st’amore non capite gnente…
Pé st’amore sò nato e ce sò morto,
da secoli lo spargo dalla croce,
ma la parola mia pare ‘na voce
sperduta ner deserto, senza ascolto.
La gente fa er presepe e nun me sente;
cerca sempre de fallo più sfarzoso,
però cià er core freddo e indifferente
e nun capisce che senza l’amore
è cianfrusaja che nun cià valore.

Trilussa mette a nudo l’ipocrisia che spesso circonda il Natale, che viene vissuto come occasione per far sfoggio di ricchezza e vivere giorni di festa , ma senza soffermarsi a pensare al messaggio profondo che viene dal presepe, messaggio di pace, di amore, di fratellanza.

In questa poesia Trilussa dà voce a Gesù stesso che constata amaramente come la gente da secoli sia sorda alla Sua voce e ai suoi richiami : quelle statuine messe in bella mostra da chi ha il cuore indifferente verso le sofferenze del prossimo non sono che sterili cianfrusaglie.

Poesia: No, non voglio baciarti… (P. Neruda)

“No, non voglio baciarti
in una giornata di sole.
Non voglio che sia estate.
Non voglio che sia in mezzo alla folla.

Vorrei baciarti in una di queste sere d’inverno,
quando il sole scolora nel grigio e nel freddo;
quando sarà più facile
trovare, insieme,
l’alba dentro l’imbrunire”.

Trovare “l’alba dentro l’imbrunire” , cioè scoprire che si può ancora sperare anche quando tutto è troppo difficile. Pensavo che questa frase che mi ha sempre colpito nella canzone “Prospettiva Nievski” fosse di Battiato, invece il nostro grande poeta-cantautore ha solo citato il suo “maestro ” (così lo chiama nel testo della canzone) Pablo Neruda.

Questa poesia è veramente struggente e incredibilmente evocativa di atmosfere di intimità profonda: l’amore è capace di dare speranza e felicità anche quando tutto intorno non lo consentirebbe.