Sbocciano al tenue sole
di marzo ed al tepor de’ primi venti,
folte, a mazzi, più larghe e più ridenti
de le viole.
Pei campi e su le rive,
a piè de’tronchi, ovunque, aprono a bere
aria e luce, anelando di piacere,
le bocche vive.
E son tutti esultanza
per esse i colli; ed io le colgo a piene
mani, mentre mi cantan per le vene
sangue e speranza;
e a dirti il dolce amore
che a te solo m’allaccia e a cui non credi,
con un palpito in cor getto a’ tuoi piedi
fiore su fiore.
Ora, per effetto del cambiamento climatico, le primule non fioriscono a marzo, ma a febbraio, anzi nel mio piccolo giardino le più coraggiose sono fiorite addirittura a gennaio.
Ma è adesso che sono nel pieno della fioritura e portano davvero gioia al vederle, proprio come dice la poetessa. Sì, parlano di gioia e di speranza nella vita che si rinnova, davvero paiono bere la luce del sole, che ne risalta i bei colori dei petali vellutati.
Alla prima parte descrittiva, nella poesia seguono versi che parlano di un amore che forse non è pienamente corrisposto e per il quale la poetessa sparge quei fiori appena raccolti ai piedi dell’oggetto del suo amore, così come si spargono fiori davanti alle immagini sacre.
