Storie della Bibbia: Mosè, salvato per la seconda volta….

Mosè (=salvato dalle acque) era cresciuto alla corte di Faraone, ma, pur divenuto grande e potente, non poté tuttavia restare indifferente alle sofferenze degli Ebrei e un giorno per salvare uno di loro, uccise un sorvegliante egiziano…. credeva di non essere stato visto, ma non era così…

 Allora Mosè ebbe paura e pensò: “Certamente la cosa si è risaputa”. Il faraone sentì parlare di questo fatto e fece cercare Mosè per metterlo a morte. Allora Mosè fuggì lontano dal faraone e si fermò nel territorio di Madian e sedette presso un pozzo.
16Il sacerdote di Madian aveva sette figlie. Esse vennero ad attingere acqua e riempirono gli abbeveratoi per far bere il mos+ al pozzogregge del padre. 17Ma arrivarono alcuni pastori e le scacciarono. Allora Mosè si levò a difendere le ragazze e fece bere il loro bestiame. 18Tornarono dal loro padre Reuèl e questi disse loro: “Come mai oggi avete fatto ritorno così in fretta?”. 19Risposero: “Un uomo, un Egiziano, ci ha liberato dalle mani dei pastori; lui stesso ha attinto per noi e ha fatto bere il gregge”. 20Quegli disse alle figlie: “Dov’è? Perché avete lasciato là quell’uomo? Chiamatelo a mangiare il nostro cibo!”. 21Così Mosè accettò di abitare con quell’uomo, che gli diede in moglie la propria figlia Sipporà. Ella gli partorì un figlio ed egli lo chiamò Ghersom, perché diceva: “Vivo come forestiero in terra straniera!”.

Condannato a morte una seconda volta (la prima quando era ancora nel grembo materno), Mosè non può morire: il disegno di Dio su di lui deve compiersi e si compirà.

Ciao, ragazzi!

E finalmente è arrivato il giorno!

I ragazzi di prima media, divisi in due gruppi, hanno ricevuto il Sacramento della Cresima dalle mani di Mons. Maurizio Rolla. Avevano già incontrato mons. Rolla, che, generosamente, era venuto a incontrarli all’inizio del mese, perché la Cresimazione non assumesse solo l’idea di un atto burocratico-amministrativo come un timbro su una cartolina postale.

Le disposizioni anti-COVID, che per le chiese non sono cambiate dai tempi del lockdown più stretto, ci hanno costretto a una laboriosa preparazione, ma, alla fine, quello che conta è che tutti erano presenti e ben compresi dell’importanza del momento.

Un grosso grazie va ai genitori, ai padrini e alle madrine, al parroco don Claudio per la cura con cui ha seguito tutto il percorso catechistico e a Mons. Rolla per la sua vicinanza.

Ai ragazzi invece va il mio abbraccio più caloroso, la mia esortazione a non sprecare il tesoro di amicizie e di solidarietà che hanno costruito così mirabilmente in questi anni e raccomando loro di continuare a incontrarsi il Venerdì sera in parrocchia, dove troveranno altri amici e altre guide per affiancarli nel cammino che li attende. Ciao, ragazzi!

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UTE: La scuola 725 (sintesi di grandmere) – DOSTOEVSKIJ: IL MALE, LA MALATTIA e LA MORTE (SINTESI DI A: D’ALBIS)

Pochi forse hanno sentito parlare della “scuola 725” ed è proprio per avercela fatta conoscere che va al nostro docente, prof. Creuso, il nostro grazie.

E’ stata una “scuola”, aperta nella profonda periferia romana, al numero civico 725, negli anni 60 da un sacerdote che potremmo definire di frontiera, uno di quei preti che vivono la loro vocazione accanto agli ultimi. Si chiamava don Roberto Sardelli ed è scomparso solo due anni fa.

La sua era stata una vocazione “adulta” e, una volta ordinato prete, fu assegnato a una parrocchia della periferia di Roma attigua alla baraccopoli sorta sotto l’acquedotto Felice (dal nome di Papa Sisto V che lo fece costruire per portare acqua alla città di Roma e alla sua villa).

Nel periodo 1967/68 c’erano circa 700 famiglie a vivere in pochi metri quadrati nella baraccopoli: non avevano acqua, nè servizi igienici, né corrente elettrica: un vero inferno. Don Roberto acquistò una di quelle baracche da una prostituta e cominciò a vivere tra quella gente dimenticata da tutti.

Era ancora il tempo in cui nelle classi differenziali venivano confinati tutti i ragazzi che non corrispondevano al cliché dello scolaro integrato e molti dei ragazzi delle baracche finivano in quei ghetti e don Roberto  cominciò a raccoglierli nelle ore pomeridiane, al numero 725, per aiutarli nei compiti e per aiutarli a costruirsi una coscienza civile. A questo fine, per renderli cioè consapevoli delle ingiustizie che stavano subendo, dopo i compiti, i ragazzi leggevano Gandhi e Malcom X.

Il libro più usato era il Dizionario, perchè saper conoscere e usare le parole è di fondamentale importanza per saper rivendicare i propri diritti. I ragazzi, insieme a Don Roberto, scrivono il loro libro di testo intitolato” NON TACERE” che verrà poi dato alle stampe.

Don Roberto non esitò nemmeno ad allacciarsi abusivamente alla rete elettrica, subito imitato da tutti gli altri che si autodenunciarono, ottenendo così il riconoscimento del loro diritto all’illuminazione delle proprie case.

Poi la baraccopoli fu abbattuta e gli abitanti trasferiti ad Ostia Nuova, un quartiere senza anima, dove gli antichi rapporti tra le famiglie andarono perduti e la criminalità in breve si diffuse e dettò le sue regole spietate.

Don Roberto scrisse molti libri sulla sua esperienza nella scuola 725, sul suo  successivo impegno con gli ammalati di AIDS e con i ROM e, prima di morire, ricevette una laurea “honoris causa”.

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Continuano le lezioni del nostro docente Don Ivano Colombo su Fedor Dostoevskij. Questo scrittore non è catalogabile con gli schemi della storia della letteratura. Egli non è un filosofo, non è uno psicologo, né un sociologo o uno psicanalista, ma è unno scrittore di romanzi, un narratore.

Molto probabilmente, le sue storie si rifanno a storie vere sentite nei tribunali che il nostro scrittore frequentava assiduamente.Dostoevskij scrive soprattutto per mantenersi, dopo le vicende drammatiche che lo hanno colpito, ma scrive anche per comprendere e spiegare il suo vissuto e per far conoscere il suo pensiero circa l’esistenza umana.Certamente, dunque, nelle vicende che narra possiamo trovare molti elementi autobiografici.

La sua vita è costellata da molti momenti drammatici e il male lo insegue e lo perseguita di continuo. La madre muore di tisi nel 1837 e il padre, uomo dal carattere violento, viene ucciso, nel 1839, in uno strano incidente. Dopo la morte del padre, Dostoevskij comincia a soffrire di crisi epilettiche. Per dieci anni si dedica alla letteratura, poi, per curiosità, partecipa, come uditore, alle riunioni di una società segreta con scopi sovversivi. Viene arrestato, imprigionato, condannato a morte, graziato all’ultimo momento e deportato in Siberia. Quando ritorna dalla Siberia, Dostoevskij scrive il libro: “Memorie del sottosuolo”, nel quale usa la “prima persona”.

Don Ivano ci spiega che tanti scrittori scrivono in “prima persona”, come Silone ne: “Il segreto di Luca”. Tuttavia, questo è un “io narrante” e, mentre leggiamo, capiamo che lo scrittore non c’entra niente con le vicende raccontate.

Nelle opere di Dostoevskij, invece, si capisce che l’io narrante sottolinea che le vicende narrate sono anche le sue esperienze. Nell’introduzione a un’edizione di: “Memorie del sottosuolo”, Alberto Moravia pone l’attenzione alla componente religiosa delle opere di Dostoevskij e sottolinea che in esse dobbiamo cercare l’ “anima.

La parola ”anima” ha significati diversi: nel cristianesimo si contrappone al “corpo”, mentre nell’accezione greca significa psiche e non ha significato religioso.

Nel romanzo: “L’Idiota”, il personaggio del principe Miskin rappresenta l’uomo “buono” per eccellenza, una persona dal carattere pacifico che fa sempre e solo azioni benefiche, ma che, in una società pervasa dal “male”, appare “sciocco”.

In questo romanzo, la condanna a morte viene raccontata più volte perché Dostoevskij vuole dimostrare che essa non è una soluzione al male, anzi è un “male” essa stessa. La risposta dello Stato che uccide chi ha commesso un omicidio, è una risposta pari, speculare, è ancora “male” e, soprattutto, non serve!

Il “male” trova il suo apice nel romanzo: “Delitto e castigo”. In quest’opera, che si ispira alla lettura che Dostoevskij fa dell’opera di Beccaria: “ Dei delitti e delle pene”, lo scrittore entra nella coscienza dell’esecutore dell’omicidio descritto.

Più che il delitto, per lo scrittore conta il rovello tormentoso della coscienza dell’assassino, perché è lì che si produce il male. Il rimorso, dunque, diventa un castigo più pesante della prigione o della deportazione o del carcere più duro. Il tormento della coscienza, diventa, anche, l’itinerario del recupero.

In contemporanea con “Delitto e Castigo”, Dostoevskij pubblica un altro romanzo. “ IL giocatore”, scritto in poco tempo per pagare dei debiti di gioco. Qui lo scrittore analizza la mania del gioco d’azzardo che porta alla perdita, non solo nel gioco, ma anche nell’animo. Tuttavia, anche in questo romanzo, affiora la speranza della resurrezione. Dostoevskij, infatti, non vede solo il male.

Alla fine di ogni romanzo viene fatta balenare la “speranza”, anche se non diventa mai evidente la storia positiva che potrebbe scaturire da essa.

Poesia: Giorno d’autunno (R. M. RILKE)

Signore: è tempo . Grande era l'arsura .
Deponi l'ombra sulle meridiane,
libera il vento sopra la pianura.
Fa' che sia colmo ancora il frutto estremo;
concedi ancora un giorno' di tepore,
che il frutto giunga a maturare, e spremi
nel grave vino l'ultimo sapore.
Chi non ha casa adesso, non l'avrà.
Chi è solo a lungo solo dovrà stare,
leggere nelle veglie, e lunghi fogli
scrivere, e incerto sulle vie tornare
dove nell'aria fluttuano le foglie.

La poesia inizia con una preghiera per chiedere a Dio che si ripeta la magia dell’autunno, che ferma il tempo sulle meridiane e fa maturare gli ultimi frutti;  prosegue poi  con un pensiero dolente per chi è solo (forse il poeta stesso): le notti  sempre più lunghe lo vedranno vegliare sui libri e scrivere pagine e pagine per riempire la sua solitudine. Avrà qualche volta anche il desiderio di camminare per le strade buie, accompagnato solo dal cadere delle foglie.

Quanto assomigliano,alle mie, le notti autunnali di Rilke!

UTE: Umanità, virus e pandemia.

La bella e interessante lezione del dr. Lissoni oggi ha preso le mosse dall’esplosione (outbreak) demografica che si è registrata sul nostro pianta negli ultimi decenni. Se ci sono voluti duecentomila anni per arrivare a una popolazione mondiale di un miliardo, negli ultimi sessant’anni si è passati da tre miliardi nel 1960 ai quasi otto miliardi di oggi!!!  Questo fenomeno, unico nella storia, non può non essere senza conseguenze, ma ci sono segni di un rallentamento.

Tutte le esplosioni registrate nella storia della vita sulla Terra (di cavallette, di topi, di ragni ecc. ) sono  finite a volte a causa di virus.

Il termine latino virus significava in origine “veleno, miasma, fango” e solo nell’800 si è cominciato a dargli il significato attuale.

La scoperta dei virus è molto recente; prima se ne intuiva l’esistenza, ma non c’erano a disposizione mezzi di ricerca adatti a individuarli e a studiarne il comportamento. La loro pericolosità infatti consiste prima di tutto nelle loro dimensioni (un decimillesimo del diametro di un capello) e poi nella loro capacità di adattarsi e modificarsi in base alle situazioni ambientali. Ancora gli scienziati si chiedono se possano essere classificati come esseri viventi, in quanto possono vivere e riprodursi solo parassitando altri esseri viventi.

I virus hanno la capacità di: passare da un ospite a un altro, entrare nelle cellule dell’ospite e ivi replicarsi per poi uscire dall’organismo ospite per insinuarsi in un altro.

pandemia-162746Il virus è composto da un virione (la parte che contiene le istruzioni “vitali”)  dalla parte esterna chiamata capside costellata di varie sporgenze che il virus utilizza per penetrare nelle cellule e per uscirne. E’ su queste sporgenze che agiscono gli anticorpi prodotti dall’organismo infettato; gli antibiotici non sono efficaci contro i virus.

Da trent’anni gli scienziati avevano previsto il cosiddetto Next Big One ad opera di un virus e se ne prevedono altre in futuro: per questo dobbiamo farci trovare pronti (soprattutto con sistemi sanitari adeguati).

I virus possono essere trasmessi per via  aerea (attraverso la respirazione), per contaminazione oro-fecale (scarsa igiene individuale o ambientale), tramite un insetto intermediario (ad es. zanzara), per trasfusione e aghi infetti, per via sessuale.

Anticamente le epidemie venivano attribuite a cause diverse e dove non arrivava la scienza arrivava la fantasia; ora che la scienza può spiegare la diffusione delle pandemie, è veramente delirante chi le attribuisce a assurde macchinazioni per fini di egemonia politica ed economica.

La lezione odierna può essere prenotata in segreteria UTE. Grazie, dr. Lissoni!!

 

Problemi di oggi.

Oggi due notizie mi fanno riflettere:

i ristoratori non trovano più manodopera;  Gualtieri pensa di impiegare i percettori di reddito di cittadinanza (RDC) per pulire Roma.

Se chi lavorava da anni nella ristorazione, come dipendente, ora non accetta più di ritornarci, avrà le sue buone ragioni, dato che non è così facile trovare lavoro.  I ristoratori  dicono che è colpa del reddito di cittadinanza e che chi lo percepisce non trova conveniente rinunciarvi per accettare la loro offerta di lavoro….. ma il RDC  prevede al massimo 700/800 euro al mese: a quanto ammontano gli stipendi offerti dai ristoratori? Forse se questi imprenditori riflettessero un po’ riuscirebbero a risolvere il loro problema offrendo retribuzioni più giuste e dignitose.

Quella di Gualtieri mi sembra un’ottima idea: chi percepisce il RDC deve rendersi disponibile per lavori utili alla comunità, ma credo che il problema dei rifiuti non stia solo nella raccolta, quanto nello smaltimento e se gli impianti resteranno quelli attuali, dove verrà allocato il materiale raccolto? Intanto formulo a Gualtieri i miei più sentiti auguri di buon lavoro, perchè possa riuscire nella “mission impossible” di dare a Roma un aspetto e un’amministrazione degna di una grande capitale europea.

UTE: La lunga vita delle parole – Le tecnologie che cambiano il modo di vivere.

LA LUNGA VITA DELLE PAROLE: La prof. Meggetto ci ha intrattenuto oggi con una delle sue belle lezioni sulla vita delle parole, che  ci può raccontare come è cambiato il mondo nel corso dei secoli e come è cambiato il modo di sentire della gente. La parola di cui la nostra docente ci ha parlato oggi è: FIDUCIA.

Deriva dal latino FIDES che per i Latini aveva il significato di impegno solenne, non religioso, di riconoscimento dell’affidabilità dell’altro. Noi abbiamo poi tradotto il termine latino con la parola FEDE che ha assunto invece un senso religioso.

C’è differenza tra FEDE e FIDUCIA: la FEDE può folgorarci in un istante (come per S. Paolo sulla via di Damasco), la FIDUCIA invece si conquista col tempo  e a volte può essere tradita.

Noi usiamo molto la parola fiducia perchè ci sentiamo limitati e abbiamo bisogno degli altri (come dice Freud).

In Grecia e a Rom FIDES era una dea e tradire la fides riposta in qualcuno era colpa molto grave. Ora invece la FIDUCIA ha perso un po’ di valore: la si concede spesso con superficialità e a senso unico (fiducia nei mercati, nella pubblicità, nel governo, nei candidati alle elezioni…) e per questo accettiamo anche che venga tradita.

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LE TECNOLOGIE CHE CAMBIANO IL MODO DI VIVERE:  Lo sviluppo di nuove tecnologie sta cambiando profondamente la nostra vita di tutti i giorni. Ad esempio nessuno più spedisce cartoline, non compriamo più nè consultiamo enciclopedie, non abbiamo più in casa i vecchi voluminosi elenchi telefonici, … L’orologio da polso, una volta, misurava solo il tempo, ora può contare i nostri passi, monitorare la nostra attività cardiaca, riprodurre musica.  Le solette delle scarpe possono monitorare la nostra attività fisica e chiamare i soccorsi in caso di caduta. Le auto possono già ora in caso di incidente chiamare i soccorsi dando tutte le coordinate necessarie per interventi rapidi ed efficaci.

Queste ed altre innovazioni tecnologiche fanno parte dell’Internet delle cose (acronimo IOT= internet of things).

Internet è nato nel 1969 come rete militare per scambiare informazioni;  ora si parla di 5G, cioè di quinta generazione della telefonia mobile ed è 100 volte più veloce della precedente.

L’IOT è applicato in vari campi della vita di tutti i giorni e ci sono già numerosissime realizzazioni nella DOMOTICA ( risparmio energetico, sicurezza, gestione degli elettrodomestici, controllo dell’illuminazione…), nella SALUTE (telemedicina per assistere in continuità pazienti e anziani) in AGRICOLTURA (dispositivi per monitorare lo stato di salute delle coltivazioni, per irrigare in modo razionale senza sprechi, per migliorare prodotti e raccolti) e nella gestione delle città (SMART CITY)

Stiamo vivendo una nuova rivoluzione tecnologica: non dobbiamo averne paura, ma dobbiamo conoscerla per poter usufruire dei vantaggi che essa può portare anche nelle vite di noi non più giovanissimi.

Ringraziamo il prof. Rizzi che ci guiderà in questo cammino di scoperta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il dolore innocente…

La lezione di ieri di don Ivano, su Dostoevskij,  mi ha indotto a fare una riflessione: che cosa si intende per dolore innocente? Comunemente si intende la sofferenza dei bambini colpiti da malformazioni o malattie, congenite o subentrate nei primi anni di vita. Questo è il dolore che, credo, nessuno riesce a spiegare e anche Papa Francesco ha ammesso di non avere risposte quando un bambino gli ha fatto una domanda su questo tema.

Dostoevskij dice che il dolore innocente è quello che può dare un senso alla vita e alla speranza …. io non sarei d’accordo; anzi, se penso al dolore di tanti bambini vengo presa da sconforto e da un lacerante senso di impotenza e di inutilità.

Io penso invece che il senso di ogni esistenza sia nella solidarietà, nel sostegno reciproco, nell’ attenzione verso chi soffre attorno a noi, sia esso bambino, adulto o anziano. Forse tutto il dolore (quello non subito come conseguenza di propri comportamenti)  è dolore innocente….