Confini nazionali e uso della forza

Che succederebbe se una banda criminale assediasse una banca e imponesse la consegna di tuti i valori in essa custoditi? Credo che sia facile immaginare la reazione unanime di opinione pubblica, autorità civili e militari: non si può nemmeno pensare di scendere a patti con dei criminali…. infatti un caso simile non è mai successo . Le bande di solito cercano altre strategie per svaligiare le banche.

Ma quello che sta accadendo oggi a livello di politica mondiale è proprio questo: l’aggressore Putin che già ha invaso parte del Donbass intima ai padroni di casa, gli Ucraini, di ritirarsi dal resto del territorio che controllano ancora o lo prenderanno con la forza!!!

Se siamo arrivati a questo punto, vuol dire che non esiste più nemmeno la parvenza di credere nel diritto internazionale è che stiamo ritornando ai puri e semplici rapporti di forza come nella notte dei tempi.

Ma cosa stabilisce il diritto internazionale calpestato così sfacciatamente?

Ecco cosa scrive a questo proposito AI Overview

“L’affermazione che i confini degli stati non si modificano con la forza è un principio fondamentale del diritto internazionale, sancito dalla Carta delle Nazioni Unite. Questo principio stabilisce l’obbligo per gli stati di astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza per alterare l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di un altro stato. Le modifiche ai confini devono avvenire tramite accordi pacifici tra le parti, consultazioni con le autorità competenti o decisioni della Corte internazionale di giustizia. 

Principio del diritto internazionale

  • Il principio del non uso della forza per modificare i confini è una pietra angolare del diritto internazionale moderno, volto a prevenire conflitti e garantire la stabilità e la sovranità degli stati.
  • Questo principio è rafforzato dalla Carta delle Nazioni Unite, in particolare dall’articolo 2, paragrafo 4, che proibisce l’uso della forza nelle relazioni internazionali. “

Se Putin potrà imporre le sue pretese, aspettiamoci un futuro molto inquietante.

Uno Stato per i Palestinesi.

L’assemblea dell’ONU ieri ha deliberato la necessità di riconoscere uno Stato Palestinese, come solo modo per risolvere il conflitto medio-orientale in atto, che insanguina ogni giorno le terre martoriate della Palestina.

Già molti Paesi hanno riconosciuto lo Stato di Palestina e altri si stanno accingendo a farlo, ma è realizzabile allo stato attuale questo progetto? Quali territori dovrebbe comprendere? Se ascoltate questo podcast (della bravissima Giuditta Pini) capirete quanto ormai sia complicato e, forse, ormai irrealizzabile questa idea, visto che i coloni israeliani hanno occupato illegalmente, e con la violenza, gran parte delle terre che dovrebbero costituire lo Stato Palestinese.

Si potrebbe pensare che quei territori dovrebbero essere restituiti ai Palestinesi, ma chi potrà costringere i coloni a lasciare quelle terre, visto che Israele è molto ben armato e molto ben sostenuto tanto da potersi permettere di irridere a tante risoluzioni dell’ONU che ne condannavano e ne condannano la politica espansionistica?

Temo che tutto resterà un sogno e si parlerà dello Stato di Palestina come dello Stato Che Non C’è.

Dall’Oriente una sfida

Se qualcuno, in questi ultimi decenni, si fosse “perso dentro ai fatti suoi (per dirla come Vasco Rossi) tanto da non accorgersi che il mondo è cambiato, credo che in questi giorni abbia dovuto prenderne atto.

La politica dei dazi di Trump ha fatto sì che l’India e la Cina, che hanno sempre avuto motivi di scontrarsi sui confini, ora sono alleate e insieme sostengono la Russia. La grande sfilata militare in Piazza Tienanmen è un’aperta sfida all’Occidente che da tanto tempo si illude di poter continuare a controllare la politica mondiale come ha fatto per secoli. Quello che fa pensare è che questa alleanza comprende paesi la cui popolazione raggiunge i tre miliardi di persone, poco meno della metà degli abitanti della Terra!

Su “Avvenire” ho trovato questo articolo che spiega bene quello che sta accadendo. Buona lettura!

Ricorda, Israele …

SE QUESTO E’ UN UOMO.

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

Dedico questa poesia di Primo Levi ai Palestinesi di Gaza … Forse l’autore non avrebbe mai potuto immaginare che, in un futuro non molto lontano dai giorni in cui ha scritto la sua poesia, i governanti del suo popolo avrebbero assunto il ruolo di persecutori senza pietà.

Ora a Gaza ci sono uomini e donne che non hanno più dove stare e ormai da due anni sono costretti a percorrere e ripercorrere, da nord a sud e viceversa, le strade ingombre di macerie della loro terra, in cui non trovano più né cibo né acqua né riparo dalle intemperie mentre vedono i loro figli morire di fame o sotto i bombardamenti.

Perché gli Israeliani non ricordano quando erano loro le vittime della barbarie? Ricorda Israele…. e ti siano di monito gli ultimi versi della poesia….

I due Donald.

Tutti noi della mia età siamo cresciuti insieme ai fumetti della Disney , vuoi in forma cartacea con gli albi di Topolino, vuoi con i cartoni animati in TV . L’eroe più simpatico e più amato era certamente Paperino, cioè Donald Duck: gliene capitavano di tutti i colori e ogni sua iniziativa finiva per fallire. Forse ci piaceva perché assomigliava un po’ a noi che spesso sperimentiamo la discrepanza tra i nostri sogni, i nostri progetti e la dura realtà.

Oggi c’è un altro Donald sulla scena mondiale e ad Anchorage mi ha ricordato molto l’altro Donald: aveva dichiarato che il punto irrinunciabile per cominciare a trattare era il “cessate il fuoco” in Ucraina altrimenti Donald si sarebbe molto arrabbiato. Invece veniamo a sapere che i bombardamenti sono continuati anche durante le ore del colloquio in Alaska e che forse di Ucraina non s’è neppure parlato….

Donald doveva far finire la guerra in 24 ore, ieri addirittura hanno detto che la guerra in quel paese non sarebbe nemmeno scoppiata se Trump fosse stato alla Casa Bianca … certamente avrebbe consentito a Putin di prendersi l’Ucraina, in barba ai trattati internazionali. E dopo la cessione dell’Ucraina? Mi è parsa molto eloquente l’ostentazione della felpa di Lavrov con la scritta CCCP (cioè URSS): Putin vuole ricostruire l’impero della Russia sovietica estendendo la sua ombra “protettrice” ai paesi che facevano parte della sua sfera di influenza.

Cosa ha ottenuto Donald? Nulla di nulla.

Cosa ha ottenuto Putin? Ha fatto capire al mondo che il coltello dalla parte del manico lo ha lui e che è inutile che noi lo etichettiamo come “assassino”, come traditore di tutti i trattati internazionali, è addirittura inutile il mandato di cattura che la Corte Penale Internazionale ha emesso nei suoi confronti: lui se infischia altamente di tutto e di tutti. E stando così le cose Donald gli stende i tappeti rossi…

Tra i due Donald, quello che oggi guida l’America non è per niente simpatico…

Pensando ad Anchorage.

Su RaiPlay stanno riproponendo una serie di reportage giornalistici di Monica Maggioni , che avevo segnalato poco più di un anno fa.

“Avventura nel Grande Nord” , questo è il titolo della serie, dimostrava senza possibilità di fraintendimenti che la vera sfida in atto a livello mondiale era, ed è, il controllo del Mar Glaciale Artico e delle terre circostanti e se ne deduceva che la guerra in Ucraina poteva essere solo una “valvola di sfogo” per queste tensioni, solo un effetto collaterale.

La conferma di tutto ciò è sotto i nostri occhi: stasera ad Anchorage si incontrano Putin e Trump che dovranno mettere le carte in tavola e già si parla della possibilità di consentire alla Russia di sfruttare terre rare dell’Alaska.
La fine della guerra in Ucraina dipenderà da intese che superano di gran lunga il possesso di qualche chilometro in più o in meno nel Donbass ed è per questo che l’Ucraina non sarà presente col suo Presidente.

Si parla, in stime approssimative, di 400.000 soldati ucraini e più di un milione di soldati russi morti in questi tre anni e mezzo, senza contare le vittime civili, le città distrutte, le infrastrutture demolite e fa molto male pensare che tutto questo non sarà l’argomento principale dei colloqui di questa sera.

Gli Ucraini potranno far sentire la loro voce? Si spera che l’UE possa una buona volta farsi valere e fare in modo che il destino dell’Ucraina non venga deciso a tavolino (come abbiamo visto tante volte nella storia per altri paesi) in sottordine a interessi che nulla hanno a che vedere con i diritti fondamentali di ogni popolo libero.

Starlink o non Starlink?

Questo è il problema: siamo sicuri che accettando la proposta di Musk non dovremo poi sottostare ai suoi dictat come sta accadendo all’Ucraina?

Chi non ha paura di Elon Musk? Troppo ricco, troppo potente, troppo poco affidabile, troppo pericoloso con quel suo sostegno alle frange più estremiste delle destre europee.

Chi si sentirebbe al sicuro dopo avergli affidato la sicurezza del nostro paese? Siamo all’inizio della Quaresima e mi viene spontaneo parafrasare la frase del Vangelo della domenica scorsa: Vade retro, Elon Musk!!!!

Esci dalla tua terra …

Si legge nella Bibbia che il Signore Dio disse ad Abramo:

«Vattene dalla tua terra,
dalla tua parentela
e dalla casa di tuo padre,
verso la terra che io ti indicherò.
…”

A queste parole seguiva una promessa di grande prosperità e di un futuro glorioso. E Abramo partì.

Oggi, qualcuno, che si crede molto più in gamba del Signore della Bibbia, ripete lo stesso comando non a un capo-famiglia o a un capo-villaggio, ma a un popolo intero di più di due milioni di abitanti … e con quale prospettiva? Di diventare i “paria” in paesi confinanti che non li vogliono.

Non credo che i Palestinesi possano essere contenti di questa prospettiva… e Trump dovrebbe ritornare in sé e rendersi conto che ancora gli manca qualcosa per diventare onnipotente, onnisciente ed eterno … forse con i suoi soldi e con quelli dei suoi amici , crede che un giorno potrà riuscirci (non credo proprio!!)… ma alla fin dei conti anche lui è solo un uomo che sta vivendo l’ultima parte della sua vita…