Un bel risveglio.

Ieri mattina, aprendo le finestre, ho visto passeggiare sul vialetto condominiale un grosso uccello dal capo variopinto: procedeva lentamente con andatura regale e non pareva intimidito,

Mi sono precipitata per prendere il telefono e fotografarlo, ma, quando sono uscita, non l’ho più trovato. Cercando su internet e date le sue dimensioni, credo si trattasse di un gallo cedrone, anche se dovrebbe preferire i boschi di zone più alte.

Poteva forse trattarsi di un grosso fagiano? A mio avviso i fagiani hanno un piumaggio più colorato e più vistoso. Comunque sia è stato un bel risveglio.

Bravi ragazzi!

Ieri ho seguito gli incontri di Coppa Davis e la battaglia di Cobolli mi ha incollata sulla poltrona per vedere l’esito di quel confronto tra due ragazzi che stavano dando tutto il meglio di sè per la propria squadra e per onorare la propria maglia. Alla fine, sono stata molto felice del successo di Cobolli, ma mi ha molto commosso il pianto dirotto di Bergs e quello che mi ha toccato il cuore è stato il momento in cui Cobolli stesso ha smesso di esultare per andare a consolare il rivale contro cui aveva lottaton ferocemente fino a pochi minuti prima. Per di più, poco dopo anche tutta la squadra italiana si è avvicinata all’atleta sconfitto per rincuorarlo.

Mi è venuto anche in mente come anche Sinner e Alcaraz dopo l’ultima battaglia all’ultima racchettata, si siano abbracciati amichevolmente e siano arrivati abbracciati fino alla sedia dell’arbitro.

Il tennis di questi tempi mi sta appassionando soprattutto perchè offre questi esempi di sportività e di umanità. Cosa accade invece dopo le partite di calcio o negli stadi? Spesso la violenza arriva ad atti di pura criminalità e questo fa pensare che qualcosa debba cambiare in quel mondo spesso infiltrato da bande che con lo sport hanno ben poco a che fare.

Problemi col digitale? Un aiuto a portata di mano…

A Erba, nella piazza antistante la chiesa plebana di Sant’Eufemia, si affaccia un ufficio delle ACLI, che, oltre ai servizi di CAF, offre, su appuntamento, consulenza per l’uso delle tecnologie, in particolare per l’uso delle APP più importanti che si possono scaricare sul cellulare e che, se ben utilizzate, possono semplificare la vita di tutti noi.

Credo sia un’ ottima idea visto che, tante persone , e non solo anziane, si trovano in difficoltà a gestire quelle operazioni che ci vengono sempre più richieste ogni giorno per entrare in contatto con le amministrazioni pubbliche e in tante altre situazioni.

Nel corso dell’incontro ci hanno anche informato che presto lo SPID sarà a pagamento, ma che potremo sostituirlo gratuitamente con la Carta di Identità Elettronica CIE)

Chi fosse interessato, potrà richiedere appuntamento al numero 031 646482; l’ufficio è aperto tutti i lunedì e giovedì dalle 9 alle 12:30.

Un pomeriggio all’Eremo

Sabato pomeriggio, all’Eremo di San Salvatore, si ricordava la figura del Venerabile Giuseppe Lazzati, grande figura di storico -politico- intellettuale (fu rettore dell’Università Cattolica di Milano), del secolo scorso. Proprio lì all’Eremo si trova la sua tomba, a testimoniare il legame fortissimo che il Lazzati ha avuto con quel luogo carico di storia e di suggestioni uniche.

Dopo la recita dei Vespri, presieduta da Mons. Pirovano, gli alpini hanno reso omaggio al Venerabile che prese parte alla Prima Guerra Mondiale proprio nel corpo degli alpini e che alle loro associazioni rimase sempre legato per tutta la vita.

In seguito il Coro degli Alpini di Seregno, un gruppo molto conosciuto che ha avuto molti riconoscimenti in campo nazionale e internazionale, ha eseguito con grande bravura e sensibilità alcuni dei canti del loro repertorio. E’ stato come riandare agli anni della mia giovinezza, quando era così bello, dopo una camminata o dopo una riunione, cantare insieme quelle melodie cariche di tutti i sentimenti più semplici e profondi.

Nel coro spiccavano alcune voci veramente notevoli, che incantavano negli assoli, ma che poi si amalgamavano splendidamente con quelle degli altri coristi.

Un pomeriggio molto piacevole, in un ambiente di grande bellezza: dall’Eremo infatti si può ammirare tutto il Pian d’Erba, con il verde ancora intenso dei suoi boschi e i suoi laghi che si delineano sotto l’orizzonte.

Quel misterioso dipinto sulla “tilma”

Come ho già detto ieri, facendo le ricerche per la mostra su santuari e pellegrinaggi, ho incontrato storie affascinanti che non conoscevo. Oggi racconto la storia della “tilma” di Guadalupe.

Nel 1531, il Messico era terra di conquista degli Spagnoli e i nativi non erano nemmeno considerati umani, ma proprio a uno di loro, Juan Diego, una mattina di dicembre, sulla collina di Tepeyac (vicina a Città del Messico), apparve una bellissima giovane donna incinta che gli chiese di dire al suo vescovo di far costruire su quella collina una chiesa.

Il povero vecchio andò dal vescovo, che chiese a sua volta una prova della veridicità di quell’apparizione. Juana Diego riferì alla Signora, che gli apparve una seconda volta, la richiesta del prelato. La Madonna allora gli ordinò di salire sulla cima della collina e di raccogliere dei fiori che sbocciano solo in primavera (ma era dicembre), il vecchio obbedì e con sua sorpresa trovò effettivamente un prato pieno di fiori. Li raccolse e li mise nel suo mantello intessuto con fibre di agave e andò dal vescovo. Quando fu alla sua presenza, aprì il mantello sul quale era rimasta impressa l’immagine della Madonna che gli era apparsa: il mantello azzurro, l’abito rosa, la cintura tipica delle donne indie incinte e, sotto i suoi piedi, un serpente (da qui il nome di Guadalupe che nella lingua dei nativi del tempo significava “colei che schiaccia il serpente”.

Molti studi sono stati fatti su quel dipinto, ma nessuno ha ancora potuto spiegare come sia stato eseguito e con quali sostanze, proprio come nel caso della Santa Sindone di Torino.

Con questa apparizione a un povero vecchio della loro etnia, ultimo tra gli ultimi, gli Indios videro riconosciuta la loro piena dignità di esseri umani e creature di Dio e molti si convertirono al Cristianesimo.

A S. Siro.

Non ero mai stata in uno stadio, ma domenica scorsa ho potuto colmare questa lacuna.

Ben 4 pullman sono partiti dal parcheggio della stazione di Erba diretti a San Siro per un incontro tra i ragazzi cresimandi e il nostro Arcivescovo. File interminabili di pullman erano parcheggiati nelle adiacenze dello stadio, mentre una marea di gente si era già accodata ai cancelli. Noi di Arcellasco seguivamo il parroco che portava un improvvisato cartello che faceva da riferimento al nostro gruppo.

Dopo il faticoso ingresso, mi ha impressionato la grandezza della struttura sportiva che tante volte avevo visto in TV; gli spalti si andavano riempiendo di una folla chiassosa di ragazzi e accompagnatori che coloravano con le loro pettorine, dei colori dell’arcobaleno, i vari settori. Un complesso musicale e molti volontari cercavano di intrattenere quelli che già avevano preso posto.

Alle quattro è stato annunciato l’arrivo dell’arcivescovo, che, accompagnato dai vicari episcopali delle sette zone della diocesi, ha fatto il giro dello stadio per salutare tutti i cresimandi.

Poi è seguito l’incontro: ragazzi e adulti hanno posto delle domande a Mons. Delpini, il quale ha risposto con la consueta profondità e saggezza, indicando ai ragazzi presenti la strada da percorrere per diventare testimoni di fede. E’ stato incredibilmente emozionante sentire migliaia (eravamo in 50mila) di voci cantare insieme, pregare insieme, promettere insieme di volersi impegnare in una vita in linea con gli insegnamenti del Cristianesimo, che deve essere gioiosa, solidale, fedele, generosa …

Spero che il ricordo di questo incontro rimanga a lungo nel cuore dei ragazzi presenti.

Io e l’UTE (dal “QUADERNO” per il 30°)

Questo è l’incipit di uno dei racconti contenuti nel “QUADERNO”, libro pubblicato in occasione del 30° anniversario dell’UTE di Erba A.P.S. In seguito, se sarà possibile, pubblicherò altri brani di altri soci per far conoscere la ricchezza del mondo che gravita attorno alla nostra UTE.

“Eravamo in riva al lago a passeggiare. La mia amica E., rivolta a me, disse: – Sai, la nostra amica F. (che mi stava accanto) è molto impegnata e quindi veniamo a passeggiare solo il lunedì e il giovedì, perché al martedì e al venerdì lei va all’Università della Terza Età .

Risposi:- A Erba c’è l’ Università della Terza Età? – cadevo dalle nuvole, non ne avevo mai sentito parlare!!

Era per me un periodo piuttosto difficile; da poco ero rimasta vedova e i miei figli erano lontani ormai da parecchio tempo. La lunga malattia di mio marito mi aveva fatto trascorrere gli ultimi anni tra un ricovero e l’altro, tra una terapia e l’altra, tra corse notturne al pronto soccorso e code negli ambulatori medici. Avevo perso i contatti con le vecchie amicizie …”




Il nostro “QUADERNO”

Molti cittadini erbesi conosceranno questa elegante signora vestita coi colori del Natale, ma per chi non la conoscesse eccomi qui per colmare questa lacuna: si tratta della sig.ra Luigia, la decana dell’UTE.

Cosa sta facendo in questa foto? Sta sfogliando il volumetto intitolato “QUADERNO” appena uscito dalla tipografia. Certamente sta leggendo l’articolo in cui lei stessa ha raccontato la sua vita ricca di tante esperienze interessanti e particolari.

Il QUADERNO infatti è la pubblicazione che raccoglie , dipinti, poesie e racconti di soci e docenti per celebrare i trent’anni di vita dell’UTE di Erba; in una sezione sono poi pubblicati i temi vincitori del concorso 2024 “Racconta e scrivi una storia”, scritti da alunni delle scuole medie di Erba.

Il risultato è un piacevole, interessante volumetto che gli autori degli elaborati pubblicati potranno conservare come ricordo o regalare ai propri nipoti che saranno orgogliosi dei loro nonni/scrittori,

E per chi non ha voluto cimentarsi con carta e penna (o tastiera) potrebbe essere un segno tangibile di una realtà vitale e preziosa come l’ Università della Terza Età di Erba.

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