Auguri !

Questo anno era cominciato con il dolore di un lutto terribile che aveva colpito persone care, è proseguito con ricorrenti affanni privati e pubblici e ora si conclude malinconicamente lasciando dietro di sè, come eredità per il nuovo anno, una scia di problemi  preoccupanti.

Nonostante questo non possiamo che sperare che tutto vada per il meglio e augurarci ogni bene.

Buon anno a tutti !!

Che giornata ! :-)))

 

Oggi giornata movimentata  .

Prima un autobus è stato assalito da un dinosauro che lo ha afferrato con le sue potenti mascelle  , lo ha sollevato e lo stava scaraventando a terra, ma per fortuna è arrivato il camion dei pompieri che ha agganciato il dinosauro e lo ha costretto a lasciare la presa. A questo punto l’ autobus si era però incendiato e  con prontezza  il capo dei pompieri ha  messo mano all’ idrante e al cannone che sta sul tetto del camion: in breve l’ incendio è stato domato e l’ autobus è stato trainato tramite un lungo cavo fino alla rimessa per godersi il meritato riposo.

Per i pompieri però non c’ è stato il tempo di tirare il fiato: una zebra che pascolava sul tavolo del soggiorno è caduta a terra, cioè volevo dire in un burrone, e ha chiesto aiuto. Anche questa volta con l’ aiuto di un cavo e di un argano la zebra è stata imbracata e portata in salvo con perizia dal pompiere Samuele . 

Anche il lupo dei “Tre porcellini” ha chiesto un aiuto urgente: gli si era incendiata la coda cadendo nel caminetto della casa del terzo porcellino !!!

Dopo è stato il turno delle prove di abilità, agilità e forza utilizzando la più classica delle corde per i saltelli . Ci è servita prima per fare esercizi di scavalcamento della stessa corda tesa fra un letto e una sedia, poi ci siamo impegnati anche nel passarle sotto strisciando pancia a terra, poi è diventata un mulinello , un serpente e alla fine un attrezzo per il più classico dei giochi di forza: il cosiddetto tiro alla fune. Qui Samuele, digrignando i denti  nello sforzo, si è impegnato al massimo costringendo la nonna a una sconfitta poco onorevole.

Per questo ha dovuto pagare pegno : gli ha preparato una buona cenetta a base di coniglio alla cacciatora, che Samuele ha dimostrato di apprezzare  molto.

Natale

Al terzo tentativo (proprio come l’ anno scorso) Samuele e la sua mamma sono arrivati qui la vigilia di Natale. Lo zio Paolo era andato a prenderli all’ aeroporto insieme alla zia Paola.

All’ arrivo mi ha abbracciato stretto stretto a lungo senza dire niente e poi si è accucciato sulle mie ginocchia lasciandosi coccolare come se questo andasse a colmare un desiderio represso da tempo. Mi sono commossa un po’, poi però le incombenze premevano e mi son messa a preparare la cena della vigilia, rigorosamente a base di pesce.

Sentivamo tutti la mancanza di Davide ed Elisa e dei loro genitori; ancora una volta sono stati tenuti lontani da qui da problemi di salute: l’ anno scorso ci si era messa la varicella , quest’ anno invece è stata l’ influenza a colpire prima Elisa e, proprio alla vigilia, anche Davide, che ne ha approfittato per  farsi coccolare di più . Stamattina, appena aperti gli occhi, ha annunciato a tutti con tono grave che lui era ancora “moooolto malato”!!!

Elisa era invece molto interessata a sapere di Babbo Natale: se era passato di qua, se aveva lasciato doni per lei e il fratellino e cosa avesse portato a Samuele: non vuole arrendersi all’ evidenza e continua imperterrita a voler credere a Babbo Natale.

A proposito di doni; bisogna stare attenti a sceglierli: io ad esempio ho optato per un camion dei pompieri , ma non sapevo che fosse da montare: c’ era una miriade di pezzi ! Per fortuna gli zii ci si son messi con tanta pazienza e dopo qualche ora di lavoro sono riusciti a montare quasi tutto…se avessi dovuto farlo io, credo che non sarei mai riuscita in un’ impresa tanto improba.

 In compenso però Samuele ci si sta divertendo parecchio.

Un altro anno se ne va…

Un altro anno se ne va.
L’ ho visto trascorrere 
giorno per giorno,  come tutti gli altri anni,
mentre quelle rughe
 ai lati della bocca diventavano
un po’ più profonde.
Ogni età  porta con sè abbastanza fardelli
da non farmi rimpiangere
i giorni passati.
Voglio solo proseguire il cammino
che mi resta 
 continuando a gioire
per le cose belle
e accogliendo con serenità
quelle che non posso cambiare.

Scrivevo queste riflessioni due anni fa; ora le riporto qui per confermarmi nel proposito espresso nelle ultime due righe, anche se non è sempre facile .

Londra e la neve.

Ho sempre ammirato il pragmatismo degli Inglesi, che li porta sempre ad andare al nòcciolo del problema e a trovare la soluzione più diretta, ma questa loro efficienza , pare incredibile, viene messa in crisi con la caduta di qualche fiocco di neve….. Il loro clima mai veramente caldo e mai veramente freddo li ha disabituati a pensare che possa nevicare anche a Londra. E’ così che ieri la città è stata letteralmente paralizzata: nessuno , nemmeno i mezzi pubblici , riusciva a circolare : forse non hanno  spartineve, nè sono previste catene o pneumatici da neve ….

Morale della favola: Samuele non è arrivato. Il suo volo è stato cancellato e , dopo un pomeriggio passato nelle varie tappe intermedie sul percorso per l’ aeroporto, ha dovuto tornare a casa a bordo di un taxi, su cui la sua mamma si è fiondata bruciando sul tempo i numerosi “viandanti” in attesa .

Alitalia ha detto che se ne parlerà martedì… speriamo bene…

Meglio dormire…

Samuele (tre anni) va molto volentieri nella sua nuova scuola, perchè gli insegnanti gli propongono attività interessanti e lui infatti ha arricchito il suo linguaggio (ora parla preferibilmente in inglese, certo più semplice e poi è parlato dalla quasi totalità delle sue conoscenze) e ha imparato molte altre cose. In questi giorni però la scuola funziona solo come “custodia” dei bambini: non ci sono insegnanti nè lezioni; ci sono solo alcune assistenti di varia nazionalità che sorvegliano i pochi bambini che , non avendo altre soluzioni, sono costretti a continuare a frequentare questa scuola dimezzata. E’ così che spesso perde il cappello o la sciarpa, a mezzogiorno nessuno gli apre i contenitori della sua “colazione al sacco” e nessuno controlla che si sia pulito bene il sederino dopo aver fatto i suoi bisognini.  Insomma deve essere una vera desolazione.

Per questo stamattina non voleva alzarsi e alla mamma che lo incitava a uscire dalle coperte, lui diceva che lei poteva pure andarsene e che lui avrebbe continuato a dormire.

Sarebbe interessante poter controllare cosa succede in questi giorni in quella scuola che pretende una retta di 1.400 sterline al mese e nella quale i genitori vengono sempre tenuti fuori dalla porta con la scusa che i bambini devono imparare ad essere autonomi….

Natale a scuola

A scuola il periodo del Natale era quello più frenetico: c’ erano sempre da preparare i lavoretti , le letterine o i biglietti , la poesia da recitare ai genitori, gli addobbi per l’ aula , il presepe e a volte ci si imbarcava anche nell’ allestimento di una piccola recita inframmezzata da canti tradizionali. Il tutto poi non doveva andare a scapito delle normali attività curriculari. Era certo una gran fatica, ma il tutto contribuiva a creare quell’ atmosfera di festa che rendeva felici i bambini, almeno quelli che potevano permetterselo; infatti ricordo che in una classe c’ era una bimba, figlia di unaTestimone di Geova che restava sempre assente nel giorno degli scambi degli auguri , ma questo succedeva anche a Carnevale ad esempio: il problema non era la differenza di credo religioso, era la festa in sè che era considerata “peccaminosa” .  Mi ha sempre fatto molta tristezza vedere quella bimba costretta a sentirsi diversa dagli altri….

http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/12/15/news/l_asilo_multietnico_ci_ripensa_la_festicciola_di_natale_si_far-10247606/?ref=HREC1-5

Per ovviare al problema delle culture diverse, in una scuola milanese le maestre avevano deciso di abolire proprio la celebrazione del Natale, visto che la maggioranza degli alunni è di origine straniera; ora ci hanno ripensato e hanno fatto bene: è un’ occasione per far avvicinare i bambini, figli di immigrati, alle tradizioni del paese in cui vivono .

Non c’ è bisogno di imporre nessun dogma di fede, solo di far capire cosa succede attorno a loro.

Non vorrei essere maligna, ma quanto ha influito sulla prima decisione di quelle maestre il desiderio di sottrarsi a una serie di impegni faticosi col pretesto della multiculturalità?

La stufa a legna.

stufa a legnaEra nell’ angolo opposto al caminetto e, nello spazio che la separava dal muro esterno, veniva riposta la legna: ceppi spaccati con la scure  e stecchi sottili  che si andavano a raccogliere in campagna dopo la potatura o quando veniva abbattuto qualche albero e se ne facevano fascine.
Il piano superiore era in ferro e presentava tre gruppi di cerchi concentrici che venivano tolti per regolare la larghezza del “contatto” col fuoco vivo a seconda della dimensione della pentola.
Sulla facciata anteriore si apriva lo sportello che chiudeva il vano-fornace, sotto c’era uno sportello più piccolo attraverso il quale veniva estratta la cenere e di fianco si apriva il forno.
Nella parte più bassa c’era un vano vuoto in cui mia madre a volte metteva anche le pantofole perchè si scaldassero.
Di fianco al piano cottura c’era un contenitore in rame sempre pieno d’ acqua calda,  pronta per tutte le necessità.
Il tubo di scarico, che attraversava buona parte della stanza per ottimizzare la resa della stufa, presentava ad altezza d’uomo (ma sarebbe meglio dire ad altezza di donna) un anello di ferro munito di tanti raggi che potevano essere alzati o abbassati : su di essi venivano appesi mestoli e schiumarole o i panni  da asciugare quando fuori pioveva .
Sul piano cottura arrostivamo le castagne o le fette di polenta avanzata dal giorno prima e nel forno ogni mattina la mamma  (che si alzava prestissimo per accendere il fuoco) metteva l’uovo che dovevamo sorbirci prima di andare a scuola o le mele da cuocere: non sono più riuscita a mangiare mele cotte buone come quelle.

Solo la cucina veniva riscaldata. Le stanze da letto erano molto fredde e così anche le coperte del letto, perciò ecco che dalla stufa, verso sera si estraeva la brace. Con essa si riempivano dei piccoli contenitori (padlèni) foderati di cenere , che venivano inseriti nel prét (una struttura in legno adatta a sollevare le coperte , che non dovevano venire a contatto con le braci.
Quando si tornava a casa coi piedi intirizziti dal freddo, la mamma ci faceva togliere le scarpe e ci faceva appoggiare i piedi sullo sportello più basso e al tepore che ne usciva ti sentivi rinascere.

Dove “donna NON è bello”

http://www.corriere.it/esteri/10_dicembre_13/sudan-fustigata-in-pubblico_ed1b0864-06b1-11e0-ad1a-00144f02aabc.shtml

C’ è da inorridire a guardare il video che si trova a questo link : una donna grida disperatamente sotto le frustate che le vengono inferte per aver indossato abiti indecenti (pare un paio di pantaloni) e senza un regolare giudizio.

In certi paesi non è bello nascere DONNA.