E’ finita l’ era dei reality?

http://www.corriere.it/spettacoli/11_febbraio_28/grasso_tempesta_isola_04f6bdb4-4304-11e0-bd8e-86c2288d7465.shtml

L’ “isola dei Famosi” si sta rivelando un flop o quasi … era da molto tempo che aspettavo questa notizia e spero che presto anche il “Grande Fratello” segua la stessa sorte così che si possa leggere sui giornali questo titolo: l’ era dei reality è finita!!!

Sono convinta che senza troppe difficoltà si potrebbero inserire in quegli spazi trasmissioni meno deprimenti.

Kalabria, la tartaruga marina.

C’ era una volta…. anzi, no….  c’ è proprio oggi un posto speciale in questa nostra Italia, dove ogni anno si verifica un vero miracolo della natura.

 E’ una spiaggia battuta dal sole caldo di Calabria e lambita dal mare Ionio. Lì la gente va  a prendere il sole, va a giocare a beach volley, ma ci vanno anche le tartarughe (della specie Caretta caretta) , di notte quando non c’ è nessuno, a deporre le loro uova nel nido che esse scavano nella sabbia.

Il sole cova quelle uova che alla fine si schiudono e ne nascono tante piccolissime tartarughe ansiose di raggiungere il mare più in fretta che possono e da lì cominciare la loro vita nelle acque piene di insidie. Ritorneranno su quella spiaggia che le ha viste nascere per deporre le uova, guidate da un misterioso istinto .

 Molta gente non sa quale cosa meravigliosa accada su quella spiaggia, ma ci sono dei giovani ricercatori che sorvegliano la schiusa delle uova, proteggono le tartarughine mentre raggiungono  il mare e ne hanno salvate tante. Ora poi hanno imparato anche a mettere addosso alle tartarughe adulte un piccolo apparecchio che manda un segnale radio e così possono seguire i loro spostamenti . Una di queste tartarughe adulte  è stata chiamata Kalabria e i ricercatori la seguono giorno e notte : ora Kalabria è sulle coste della Tunisia, dove le acque d’ inverno sono più calde, ma tornerà alla spiaggia che l’ ha vista nascere  e deporrà tante uova che si schiuderanno ancora una volta per rinnovare il miracolo della vita.

(Questo post mi è stato suggerito da alcune splendide foto inviatemi da Lirì, una cara amica elettronica, che segue personalmente il lavoro dei ricercatori calabresi; grazie Lirì)

Libia oggi: tra barbarie e ansia di libertà.

http://donnedellarealta.wordpress.com/2011/02/22/libia-ho-visto-donne-uccise-mentre-offrivano-acqua/#more-3920

Credo che il regime di Gheddafi sia veramente alla fine: se si trova costretto ad ingaggiare mercenari per sparare alle donne che offrono acqua ai ribelli, vuol dire che è alla disperazione.

E’ molto triste vedere come un uomo che fu inizialmente spinto alla rivoluzione dal presumibile desiderio di dare indipendenza e benessere al suo popolo sia invece ora diventato il peggior nemico della sua gente.

A mio avviso l’ Europa dovrebbe intervenire per imporre prima la cessazione dei massacri e, in seguito, un governo provvisorio per portare il paese ad elezioni democratiche : l’ Europa ha il dovere di  dare un senso alle  tante migliaia di giovani vite stroncate barbaramente.

E’ ancora inverno….

Un vento leggero, ma deciso, aveva spazzato il cielo che appariva completamente limpido, senza una nuvola, come raramente accade qui da noi; sotto la sua sferza anche gli zampilli della fontana ondeggiavano e spandevano in modo disordinato mille spruzzi. Mulinelli di foglie e polvere si alzavano di quando in quando. Intorno le montagne, ancora nere per i boschi spogli, avevano le cime coperte di neve e il loro candore si stagliava splendidamente contro l’ azzurro del cielo.

I prati erano pieni di viole e di margherite, ma tutto  appariva freddo e distante.

Omaggio a Vecchioni…

Non ho seguito il festival di Sanremo e non conosco la canzone vincitrice, conosco però e apprezzo Roberto Vecchioni come cantautore e poichè ha insegnato a lungo, lo sento un po’ come collega (modestia a parte!!!). Per rendergli omaggio in questo suo momento di successo voglio qui riportare il testo della sua  “Samarcanda” : una canzone di tanto tempo fa , che mi è sempre piaciuta molto sia per la musica originalissima , sia per il testo .
 
Ridere, ridere, ridere ancora,                
Ora la guerra paura non fa,
brucian nel fuoco le divise la sera,
brucia nella gola vino a sazietà,
musica di tamburelli fino all’aurora,
il soldato che tutta la notte ballò
vide tra la folla quella nera signora,
vide che cercava lui e si spaventò.
“Salvami, salvami, grande sovrano,
fammi fuggire, fuggire di qua,
alla parata lei mi stava vicino,
e mi guardava con malignità”
“Dategli, dategli un animale,
figlio del lampo, degno di un re,
presto, più presto perché possa scappare,
dategli la bestia più veloce che c’è

“corri cavallo, corri ti prego
fino a Samarcanda io ti guiderò,
non ti fermare, vola ti prego
corri come il vento che mi salverò
oh oh cavallo, oh, oh cavallo, oh oh cavallo, oh oh, cavallo, oh oh

Fiumi poi campi, poi l’alba era viola,
bianche le torri che infine toccò,
ma c’era su la porta quella nera signora
stanco di fuggire la sua testa chinò:
“Eri fra la gente nella capitale,
so che mi guardavi con malignità,
son scappato in mezzo ai grilli e alle cicale,
son scappato via ma ti ritrovo qua!”

“Sbagli, t’inganni, ti sbagli soldato
io non ti guardavo con malignità,
era solamente uno sguardo stupito,
cosa ci facevi l’altro ieri là?
T’aspettavo qui per oggi a Samarcanda
eri lontanissimo due giorni fa,
ho temuto che per ascoltar la banda
non facessi in tempo ad arrivare qua.

Non è poi così lontana Samarcanda,
corri cavallo, corri di là…
ho cantato insieme a te tutta la notte
corri come il vento che ci arriverà
oh oh cavallo, oh, oh cavallo, oh oh cavallo, oh oh cavallo oh oh

Attraverso un efficace racconto , fatto di immagini oltremodo suggestive, il professor Vecchioni ci dice che a certi appuntamenti col “destino” non si può sfuggire e quando pensi di aver eluso il suo abbraccio,  scopri poi che era proprio lì che eri atteso. E’ un concetto che contrasta con l’ idea del “libero arbitrio” (in cui credo), ma è indubbio che certe tappe nella vita di ognuno di noi sembrano decise da sempre.

Preghiera di Papa Giovanni Paolo II

“Padre misericordioso, Signore della vita e della morte. Il nostro destino è nelle tue mani. Guardaci con bontà e guida la nostra esistenza con la Tua Provvidenza, piena di sapienza e di amore. Ravviva in noi, o Signore, la luce della fede affinché accettiamo il mistero di questo intenso dolore, e crediamo che il tuo amore è più forte della morte. Guarda, o Signore, con bontà l’afflizione di coloro che piangono la morte di persone care. ….Sentano essi la presenza di Cristo che consolò la vedova di Naim e le sorelle di Lazzaro, perché Egli è la risurrezione e la vita. Trovino il conforto dello Spirito, la ricchezza del tuo amore, la speranza della tua provvidenza che apre sentieri di rinnovamento spirituale e assicura a quelli che lo amano un futuro migliore. Aiutaci a imparare da questo mistero di dolore che siamo pellegrini sulla terra.

….Ti ringraziamo, Padre, perché nella fede il dolore ci avvicina di più a Te, e in esso cresce la fratellanza e la solidarietà di tutti coloro che aprono il cuore al prossimo bisognoso….. ascolta la nostra preghiera: «Dà loro, o Signore, il riposo eterno e risplenda per essi la luce perpetua. Riposino in pace. E a noi che continuiamo a vivere, pellegrini in questa valle di lacrime, dà la speranza di riunirci a te, nella tua casa paterna….. Amen.”

Giovanni Paolo II

Sebben che siamo donne, paura non abbiamo…

Le donne si stanno mobilitando per ribellarsi al dilagare della mentalità secondo la quale solo chinandosi al volere dei potenti si può emergere. Le donne vogliono dire ai loro figli che non è così.

Nella vita deve prevalere chi lo MERITA per il suo impegno, per la sua costanza, per la sua onestà e intelligenza, per la sua preparazione.

Le donne si mobilitano e subito si scatenano i soloni : la piazza, secondo loro, sarà piena di bigotte col dito puntato verso le “altre”.

 Non sarà invece che fa un po’ paura vedere come le donne siano riuscite a coalizzarsi almeno una volta e a far sentire la loro voce? Certo c’ è chi pensa che di questo passo non si sa dove si andrà a finire… “date un dito alle donne e si prenderanno tutto il braccio”.

Mi pare una mossa per togliere importanza a una manifestazione che si annuncia imponente.

 Io non  sarò in piazza, ma qui, davanti al computer rispolvererò un vecchio canto popolare:

E noi che siamo donne
paura non abbiamo
per amor dei nostri figli
per amor dei nostri figli
sebben che siamo donne
paura non abbiamo
per amor dei nostri figli
in lega ci mettiamo
(Rit.)
A oilì oilì oilà e la lega crescerà
e noialtri lavoratori, e noialtri lavoratori
a oilì oilì oilà e la lega crescerà
e noialtri lavoratori vogliam la libertà….

Se volete riascoltarlo ecco qui un link  :

http://www.youtube.com/watch?v=ZCQHsJie8Mc&feature=related

Giornata del ricordo.

Oggi è la giornata del ricordo in onore dei tanti italiani morti nelle foibe. E’ stato quello un momento di storia a lungo ignorato e di cui nemmeno i sopravvissuti forse amavano parlare fino a poco tempo fa. Io ho conosciuto due carissime ex colleghe profughe giuliane: una al mio primo anno di insegnamento sull’ Appennino Reggiano e l’ altra qui in Brianza.

La prima si chiamava Marcella (a quest’ ora sarà molto anziana, ma ho perso le sue tracce da tempo). Era una signora molto dolce, che da ragazzina era fuggita con la famiglia dall’ Istria per giungere sull’ Appennino, dove aveva poi trovato anche lavoro e si era formata una famiglia . Ricordo i suoi consigli e i suoi incoraggiamenti ; io avevo da poco vinto il concorso , ma avevo pochissima esperienza didattica: ero un po’ spaesata e timorosa di combinare pasticci e lei mi ha sostenuto in quella prima esperienza.

La seconda si chiamava Marisa ed è scomparsa, ancora giovane, qualche anno fa. Con lei ho lavorato a lungo, riuscendo a collaborare per realizzare attività diverse in varie circostanze . Ma più di tutto la ricordo perchè insieme abbiamo affrontato una sperimentazione per l’ inserimento di bambini con handicap, che ci attirò le invettive di molti. Fu un’ esperienza coinvolgente ed interessante.

Solo Marisa raccontava qualche volta le peripezie della sua fuga da Zara, ma certo lei a quell’ epoca era molto piccola e  forse nessuno aveva voluto parlarle delle foibe, cui non accennò mai. Raccontava come avessero dovuto lasciare una casa signorile e una situazione di agiatezza e come suo padre era riuscito a salvare ben poco dei loro beni, buona parte dei quali era  forse servita (ora posso supporlo) a salvare la propria famiglia da una sorte terribile.

Oggi mi pare la giornata giusta per dire  grazie a Marcella e a Marisa e per rinnovare il ricordo di atrocità che non dovranno più ripetersi.

 

Viva l’ Italia!!

http://www.repubblica.it/politica/2011/02/09/news/polemica_17_marzo-12247460/?ref=HRER2-1

E’ proprio vero che nonostante le operazioni di rattoppo questo governo sta in piedi solo perchè tenuto insieme con la colla (danaro).

Il 17 Marzo ricorrerà il 150° anniversario della convocazione del primo parlamento dell’ Italia unita e si  sta parlando da un po’ di tempo dei festeggiamenti per l’ occasione.  A un certo punto si è cominciato a dire che quella data sarà festa nazionale, ma non appena si è risaputa la notizia sono cominciate le critiche.

Prima è insorta la Marcegaglia: non si può far pagare alle aziende un giorno di festa in più (da notare che potrebbe essere compensato dal 1° Maggio che cade di domenica); poi sono arrivati i sud -tirolesi , che a mio avviso hanno ragione a sentirsi estranei a questa ricorrenza; subito dopo Calderoli ha detto che quel giorno si deve lavorare e stamattina gli ha fatto eco il “senatùr”.

Dico: ma Calderoli e Bossi non sono ministri di questo governo? Dove erano quando la cosa è stata decisa? Cosa ci voleva a consultare anche le associazioni degli imprenditori e commercianti e arrivare eventualmente a spostare i festeggiamenti al sabato 19?

Questo gran starnazzare dice solo che il caos regna sovrano in questo governo votato a un penoso declino.

Una ricorrenza tanto solenne meriterebbe tutt’ altra atmosfera, ma io comunque quel giorno inneggerò all’ Italia unita. Viva l’ Italia!!