Quando non c’ erano i droni…

Bello  questo articolo che ho trovato su la “27^ 0ra”: è il racconto delle ansie, dei timori e dei batticuori di un genitore alle prime uscite serali del figlio adolescente.

Solo chi non ha avuto la fortuna di avere figli non conosce l’incubo delle lunghe attese notturne, quando resti col cuore in gola , il fiato sospeso e l’orecchio teso ad avvertire ogni piccolo rumore che possa annunciare il rientro di chi stiamo immaginando alle prese con tutti i peggiori mostri che la nostra mente può creare.

Ora almeno ci sono i cellulari che consentono di essere in contatto in ogni momento, ma una volta , quando i miei figli erano adolescenti, non c’ era altra possibilità che aspettare ….e pregare.

L’ autore dell’ articolo vorrebbe avere un drone a disposizione per seguire passo passo le mosse del figlio; quando non si sapeva ancora cosa fosse un drone, ci si augurava che qualche angelo buono proteggesse i nostri ragazzi e ci si allenava a fidarsi della Provvidenza.

Appunti di viaggio.

Chi viene a Milano all’ EXPO , spero non passi dall’ aeroporto di Linate: i servizi igienici sono tenuti malissimo e credo che i nostri ospiti si farebbero un’ idea poco lusinghiera del nostro paese.

A parte questo il viaggio è andato bene, anche se avendo fatto il check -in all’ultimo minuto, mi son vista assegnare proprio l’ ultimo posto dell’ ultima fila. All’ arrivo a Gatwick (aeroporto che dimostra tutti i suoi molti anni di vita ), sono rimasta colpita dalla enorme quantità di ragazzini e bambini in attesa al posto di polizia per il controllo dei documenti. Credo si trattasse di scolaresche che d’ estate invadono Londra e i suoi college per quei corsi di full-immersion nella lingua, che non so quanto siano utili, ma sono tanto di moda.

A casa abbiamo trovato la bella pagella di Samu e una richiesta di autorizzazione per una nuova pubblicazione della sua storia sul ladro pasticcione.

Ieri sera faceva freddo, ma oggi c’ è un bel sole……..speriamo che duri…

Un dibattito di mezza estate.

Da tre giorni sto dibattendo su facebook sul problema del costo di certi giocattoli.

I miei nipotini sono stati qui da me per un po’ di giorni e volevo che potessero riportare a casa un qualche cosa che ricordasse loro questi momenti. Li ho portati al supermercato che ha il più vasto assortimento di giocattoli della zona.

Le scelte dei nipotini si concentravano però su un reparto particolare: quello dei mostri componibili della Lego. econ mio grande sconcerto son venuta a scoprire che esistono confezioni  da 30, 40, 80, 180 e più euro!!!!

Per me era immorale spendere tutto quel danaro per un giocattolo e me ne sono venuta via senza comprare nulla tra le proteste dei due bambini, spiegando loro che con quei soldi il bambino africano che seguo ci campa sei mesi.

Ho parlato dell’ immoralità, a mio parere, di questo tipo di giocattoli su facebook e ne è nata una lunga discussione. Alcuni dichiaravano che davvero prezzi tanto esorbitanti creano come minimo una discriminazione tra chi può permetterseli e chi non può. Altri facevano rilevare come fosse compito dei genitori dire dei no, anche per educare i figli a scelte responsabili e non crescere degli smidollati che ritengono che tutto sia loro dovuto, e a questo fine si faceva notare l’ importanza del colloquio continuo coi propri figli.

A qusto punto sono andata sulla pagina facebook della Lego e ho scritto le mie critiche, aggiungendo che certi articoli andrebbero commercializzati non come giocattoli , ma come oggetti da collezione in un reparto a sè. Allora ha avuto inizio un accesissimo dibattito tra me e due che ritengo fosseo i curatori della pagina .

La prima bordata verteva sul fatto che nessuno punta una pistola alla tempia per far acquistare certi articoli e che tra le mani oggi i bambini hanno comunque telefonini e play station anche più costosi dei giocattoli Lego. A questa argomentazione ho risposto che erano condannabili tutte quelle spese improntate al consumismo più sfrenato.  Poi una signora ha posto l’ accento sulla “creatività” dei giochi Lego, ma io ho fatto notare che i vecchi mattoncini lego avevano questo valore educativo, ma che questi nuovi kit insegnano solo a seguire degli schemi , poi i bambini lasciano le costruzioni ultimate sugli scaffali a riempirsi di polvere. Infine mi è stato detto che il come commercializzare i prodotti non dipende dalla Lego e che non farebbe ALCUNA DIFFERENZA ESPORLI IN REPARTI A LORO RISERVATI : a questo punto ho replicato che chi stava affermando questa sciocchezza sapeva benissimo l’ importanza della dislocazione delle merci nei punti vendita e che non mi si potevano raccontare storie.

Stamattina ho cercato di rintracciare questa conversazione sulla pagina della Lego, ma è stata oscurata per lasciare solo una traccia del mio primo intervento.  Questo è il segno più evidente che l’ attuale commercializzazione è dettata dalla più bieca speculazione sui bambini e sull’ amore che i genitori hanno per i loro figli, perchè se il più delle volte è  facile dire dei no educativi, lo è molto meno quando ci sono altri problemi a complicare la vita, siano essi di tipo familiare o di salute o altro……

 

 

Il dolore che tace….

Il dolore è ancor più dolore se tace. (G. Pascoli)

Ho trovato questa citazione , non so quanto sia attendibile, cioè se veramente sia da attribuire a Giovanni Pascoli, ma indipendentemente dall’ autore, mi pare dica una cosa molto vera.

Il dolore che riesce a trovare le parole e i gesti per esprimersi  e per essere condiviso, diventa più sopportabile.

Il dolore che non vuole manifestarsi, per la paura di svelare la propria vulnerabilità, si ritorce su se stessi e diventa un pugnale che affonda sempre di più nel cuore. Bisognerebbe sempre offrire al nostro dolore la possibilità di farsi confortare.

Francesco (con la sua enciclica) visto da una valdese.

Lo scopo dell’Enciclica era di portare l’attenzione del mondo sulla crisi ambientali collegando con i temi del creato, della pace e della giustizia verso i poveri. Uno scopo raggiunto in modo efficace.
La Chiesa si propone come forza morale e come una possibile forza di moderazione e risoluzione dei conflitti negli ambiti internazionali, nella costruzione di una nuova capacità di regolare gli interessi economici e finanziari con gli interessi della natura e delle persone. Possiamo essere grati per questa voce forte che esprime amore per la terra nel quadro di una fede forte nel Dio creatore; una voce capace di disegnare un mondo migliore, in cui tutti gli esseri umani, anche gli ultimi della terra, siano messi in grado di ritrovare la propria dignità di vita e di partecipare davvero alla trasformazione del mondo nel luogo di bellezza creato da Dio.

Questa che ho riportato qui sopra è la conclusione di un articolo che potete trovare a questo link. E’ stato scritto da una pastora Valdese che analizza l’ enciclica “Laudato sì'”. Se la parte elogiativa è già stata letta più volte su varie fonti, mi ha particolarmente interessato la parte critica , quella in cui si evidenziano i temi trascurati o appena accennati, forse in attesa di tempi più tranquilli. Così la pastora rileva l’ assenza di un approfondimento del ruolo delle donne e della violenza di cui sono fatte oggetto, così evidenzia l’ assenza di una presa di posizione sugli OGM e sul problema del controllo demografico, argomento che , secondo certe teorie scientifiche, sarà ineludibile in un prossimo futuro.

Consiglio vivamente la lettura dell’ articolo linkato sopra , che compare su “mosaico di pace” il blog di Pax Christi.

Poesia: Un bambino al mare. (G. Rodari)

Un bambino al mare

Conosco un bambino così povero

che non ha mai veduto il mare:

a Ferragosto lo vado a prendere,

in treno a Ostia lo voglio portare.

Ecco guarda gli dirò

questo è il mare, pigliane un po’!

Col suo secchiello, fra tanta gente,

potrà rubarne poco o niente:

ma con gli occhi che sbarrerà,

il mare intero si prenderà

Questa poesia proviene da: Agosto | Poesie dei mesi dell’Anno | Mesi e Stagioni http://www.poesie.reportonline.it/poesie-dei-mesi-dell-anno/agosto.html#ixzz3iW1Qzdw7

Giovanni , 18 mesi, è andato al mare e ne è rimasto tanto colpito che al ritorno lo cercava ogni giorno….gli riesce difficile capire che basta un sonnellino in auto per far cambiare tutto intorno a te….

Incontri: P. e la patente.

Sabato pomeriggio. Prevedendo impegni per il giorno seguente, ho  deciso di andare alla messa prefestiva nella pieve più antica della zona appena restaurata.

Appena mi sono seduta, ho riconosciuto davanti a me la capigliatura sempre perfettamente in ordine con i suoi ricci morbidi e la tinta impeccabile di P., una socia dell’ UTE cittadina della prima ora.

La messa non era ancora cominciata e mi sono permessa di attirare la sua attenzione per salutarla. Si è voltata sorridente come al solito, ma con una luce particolare negli occhi azurri  e me ne ha detto subito il motivo:

– Ieri mi hanno rinnovato la patente! Avevo tanta paura che me la revocassero, ma invece è andato tutto bene!!!-

Finita la messa, siamo uscite insieme. Lei si appoggiava appena a un bastone, ma il suo portamento eretto  e la sua abituale sobria eleganza non tradivano certo la sua vera età.

Ha ripreso il discorso su quanto avvenuto il giorno precedente dicendo quanto avesse temuto  il verdetto della commissione e racconta che a un certo punto uno degli esaminatori aveva ricordato ai colleghi la sua età e lei aveva prontamente risposto:

– E’ vero, ho 87 anni, ma la mia testa funziona benissimo!-

Poter usare l’ automobile è per lei di grande importanza , dice, perchè le permette di essere autonoma per i suoi piccoli spostamenti per andare a fare qualche controllo medico all’ ospedale o per la spesa al supermercato o per andare a trovare un’ amica…..L’ auto le consente di essere ancora autonoma e di non dover chiedere troppo spesso aiuto a figli e nipoti.

Ci siamo salutate augurandoci una buona estate e un arrivederci alla riapertura autunnale dell’ UTE. Se mi sarà concesso di vivere tanto a lungo, spero di poter essere lucida e in gamba come P.

Letture: Lo Straniero.

Rovistando nella libreria di casa, mi è capitato tra le mani “Lo Straniero” di Camus, libro che ho acquistato e letto mezzo secolo fa e di cui avevo solo un vaghissimo ricordo. Ho deciso di rileggerlo .

La storia è presto raccontata : Meursault è un giovane impiegato di Algeri dalla vita normale, apparentemente, ma affronta ogni situaziione con un distacco ytotale, come se guardasse vivere su un lontano palcoscenico. Vive nell’ indifferenza la morte della madre, il rapporto  con una bella ragazza, l’ amicizia ….. Con la stessa indifferenza arriverà a sparare , a uccidere , ad affrontare il processo e ad ascoltare la sentenza che lo condanna alla ghigliottina. Solo nell’ attesa dell’ esecuzione capitale avrà  qualche breve attimo di nostalgia per le cose belle della vita che presto dovrà abbandonare.
Pare che Camus voglia affermare l’ inevitabilità del destino di ognuno e l’ assurdità della vita e il tutto è raccontato con tale freddezza che anche chi legge non si sente mai coinvolto.
C’ è però un brano in cui questa freddezza si spezza in modo evidente….

E’ all’ alba che vengono a prenderti (gli esecutori della pena di morte), lo sapevo. E ho passato le mie notti ad aspettare quell’ alba. Non mi è mai piaciuto farmi srprendere: quando mi succede qualcosa , preferisco essere presente. Così ho finito per non dormire che un poco durante il giorno e, lungo tutte le mie nottate, ho atteso  pazientemente che la luce nascesse sul vetro del cielo. Il momento più difficile era quell’ora incerta in cui sapevo che essi operano d’ abitudine. Passata la mezzanotte, attendevo e stavo in agguato. Mai il mio orecchio aveva percepito tanti rumori, distinto suoni tanto lievi. Devo dire del resto che in fondo ho avuto fotuna durante tutto questo periodo perchè non ho mai udito dei passi. La mamma spesso diceva che non si è mai completamente infelici. Ero d’ accordo con lei …quando il cielo prendeva colore e una nuova giornata scivolava nella mia cella. Perchè……..per quanto il più lieve fruscìo mi facesse balzare alla porta, per quanto, l’ orecchia schiacciata contro il legno, attendessi perdutamente fino a udire il mio proprio respiro, spaventato di trovarlo rauco e così simile all’ ansimare di un cane, in verità il  cuore non mi scoppiava e vevo guadagnato ancora una volta ventiquattr’ore.

A questo punto dovrò ripescare l’ altro libro di Camus  ” La Peste”, che sonnecchia da tempo nella libreria…..