La più grande ingiustizia governa il mondo.

Questo articolo che riporta dati forniti da Oxfam, registra una situazione scandalosa che va peggiorando sempre più: i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri aumentano di numero e sono sempre più poveri.

E’ il risultato di una globalizzazione senza regole e senza scrupoli che porta i capitali a spostarsi là dove lo sfruttamento di materie prime e mano d’opera consente maggiori introiti.

Quanto può durare una situazione di questo genere? E’ vero che i poveri non hanno molte possibilità di influire sulle scelte economiche, ma hanno la forza dei grandi numeri e se si stancassero del ruolo di poveri? Cosa potrebbe accadere? Forse converrebbe anche ai ricchi mettere un limite alla loro insaziabilità ….

A Teatro con l’UTE: Ballo al Savoy

Nizza, 1932. Nel salone di casa Faublas si festeggia il ritorno del marchese Aristide e della sua sposina Maddalena, di ritorno dal lungo viaggio di nozze. Ma Aristide riceve un telegramma dalla Tangolita, una danzatrice sua vecchia fiamma, alla quale aveva promesso, firmando solennemente l’impegno in calce a un assegno, di trascorrere una serata con lei non appena ella lo avesse richiesto. La Tangolita vuole che Aristide assolva il suo obbligo proprio quella sera, durante l’annuale ballo al Savoy. Ma il marchese non vorrebbe lasciare sola Maddalena. Con l’aiuto dell’amico Mustafà Bey, Aristide trova una scusa buona: deve recarsi al Savoy per incontrare José Pasodoble, compositore jazz in gran voga, e non può condurre Maddalena con sé, perché i bauli con le toilettes eleganti non sono stati ancora recapitati. Ma José Pasodoble altri non è se non lo pseudonimo di Daisy Parker, amica di Maddalena, che comprende così di essere ingannata.
Al Savoy. Mentre Aristide incontra i vecchi amici dei tempi in cui era ancora celibe, giunge Maddalena, decisa a vendicarsi, celando il suo volto dietro ad un velo. La donna fa colpo su Celestino, un giovane timido che spera di vivere l’avventura della sua vita. Intanto Mustafà, diplomatico turco pluridivorziato, si accorge che sta innamorandosi di Daisy…

Quella che ho copia-incollato qui sopra è la trama dell’operetta  “Ballo al Savoy”che è in scena al Teatro San Babila.

La storia, come si conviene a un’operetta che si rispetti, è solo un pretesto per proporre canti e balletti, che in questo caso si sono avvalsi di ottimi interpreti e di costumi accurati.

Un pomeriggio piacevolissimo in ottima compagnia.

Inserisco qui un video con il canto di Tangolita

 

 

 

Ute: La lunga vita delle parole: Felicità – L’Austria e l’Ungheria dopo il trattato di Versailles.

Oggi abbiamo rincontrato con vero piacere la prof. Meggetto, che, con la sua voce morbida e la sua pronuncia da doppiatrice cinematografica, ha ripreso il filo del discorso lasciato in sospeso lo scorso anno. Oggi ha ripercorso la vita della parola FELICITA’ e dei termini ad essa collegabili.

Se ci si chiede cosa sia la Felicità difficilmente si può dare una risposta condivisibile da tutti. Basta non avere angosce e preoccupazioni  per essere felici? Nel 1400 il tema della felicità era molto dibattuta ed era intesa come realizzazione del benessere civile. Ora invece la si concepisce come un fatto prettamente individuale, come soddisfazione di un desiderio personale. Attualmente spesso si intende la felicità come possesso di beni materiali, si è perduto il senso della gratuità e dello scambio senza vantaggi personali.

Etimologicamente  la parola felicità deriva da felix che significava “capacità di generare”.  Felicitas  indicava la dea dell’abbondanza e della fertilità. (Infelix significava “Sterile” ) La radice di queste parole deriva da “fela” (mammella) e richiama l’idea della gioia  che deriva nel dare felicità ad un altro essere (la mamma che allatta il suo bebè è felice di soddisfarlo). Questa idea è stata recepita dal cristianesimo come testimoniano i tanti luoghi di culto dedicati alla Madonna del Latte.

Aristotele diceva che si può essere ricchi da soli, ma per essere felici bisogna essere in due.  Secondo Leopardi siamo condannati all’infelicità perchè aspiriamo a una felicità illimitata, mentre essa  ci viene  concessa solo in rari momenti.

Un sinonimo di felice è “contento” che etimologicamente significa  apprezzare ciò che si ha e non desiderare di più. Ancora Leopardi  della ginestra dice che è contenta del suo deserto; la contentezza è quindi la negazione delle illusioni. Essere contenti di ciò che si ha tuttavia non deve indurci a chiuderci in noi stessi e a difendere con le unghie e con i denti ciò che ci dà sicurezza, anzi l’unica scelta possibile è aprirsi ai nostri simili evitando assurde contrapposizioni: in fondo, se consideriamo l’universo in cui viviamo,  siamo solo piccole formiche che devono unirsi per affrontare il destino comune.

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Nella seconda ora, don Ivano ha ripreso l’analisi degli anni del primo dopoguerra e in particolare il trattato di Saint Germain riguardante l’ Austria e quello del Trianon con l’ Ungheria (sotto il nome di trattati di Versailles vengono infatti compresi vari trattati stipulati tra le potenze vincitrici della Grande Guerra e i paesi sconfitti).

Austria e Ungheria sono due paesi dalla lunga e gloriosa storia e furono costrette a firmare veri e propri diktat, che ne limitavano drasticamente il territorio e le obbligavano a pagare pesantissimi danni di guerra: ci fu la volontà di umiliarle, nonostante non fossero state battute sul campo di battaglia, ma fossero state costrette alla resa per la mancanza di rifornimenti e di viveri.

Ci furono tentativi di rivoluzione comunista sia a Vienna che a Budapest, tentativi naufragati in fretta, ma che rendono l’idea di quanto grave fosse il malessere, o per meglio dire il caos, che regnava in questi due paesi.

Fu la miopia dei vincitori a determinare quel desiderio di rivincita e di riscatto che porterà allo scoppio della seconda guerra mondiale.

Naturalmente con questi sunti non si riesce a dare bene l’idea della piacevolezza di queste lezioni ed è un bene, così spero di suscitare in molti il desiderio di venire all’UTE!!!

Poesia: La mia sera (G. Pascoli)

tramontoIl giorno fu pieno di lampi;
ma ora verranno le stelle,
le tacite stelle. Nei campi
c’è un breve gre gre di ranelle.
Le tremule foglie dei pioppi
trascorre una gioia leggera.
Nel giorno, che lampi! che scoppi!
Che pace, la sera!

Si devono aprire le stelle
nel cielo sì tenero e vivo.
Là, presso le allegre ranelle,
singhiozza monotono un rivo.
Di tutto quel cupo tumulto,
di tutta quell’aspra bufera,
non resta che un dolce singulto
nell’umida sera.

È, quella infinita tempesta,
finita in un rivo canoro.
Dei fulmini fragili restano
cirri di porpora e d’oro.
O stanco dolore, riposa!
La nube nel giorno più nera
fu quella che vedo più rosa
nell’ultima sera.

Che voli di rondini intorno!
che gridi nell’aria serena!
La fame del povero giorno
prolunga la garrula cena.
La parte, sì piccola, i nidi
nel giorno non l’ebbero intera.
Nè io… e che voli, che gridi,
mia limpida sera!

Don… Don… E mi dicono, Dormi!
mi cantano, Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!
là, voci di tenebra azzurra…
Mi sembrano canti di culla,
che fanno ch’io torni com’era…
sentivo mia madre… poi nulla…
sul far della sera.

In questa poesia il Pascoli dimostra la sua incredibile capacità di descrivere in versi  i paesaggi e i fenomeni naturali, accostando ad essi anche riferimenti alla sua vita e ai sentimenti più teneri e profondi, che qui vengono appena accennati, ma forse è proprio in questo non detto  che è da ricercare l’ efficacia comunicativa della poesia.

Tarquinio, Calabresi e i Sulutumana

Ieri sera l’Excelsior era affollatissimo: il primo evento, nell’ambito delle ormai tradizionali manifestazioni di inizio d’anno per la pace, ha richiamato una gran folla di spettatori di tutte le età.

Certamente questo successo si deve attribuire alla fama delle personalità invitate a parlare e del complesso musicale , i “Sulutumana”, che ha intercalato alcune canzoni del proprio repertorio alle parole dei convenuti..

E’ stato bello sentire finalmente parlare con garbo e senza intenti propagandistici di come interpretare gli avvenimenti nazionali e internazionali del mondo d’oggi, di come intendere la convivenza civile, di come alimentare la speranza in un futuro possibile.

Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, ha esordito mettendo in evidenza Il concetto di frontiera, che non deve essere intesa come luogo di inevitabile scontro fra diversi, ma come luogo di incontro e di collaborazione per il reciproco arricchimento; ha anche sottolineato l’importanza della moderazione, che non è debolezza o indecisione, ma è la virtù evangelica della mitezza: la pacatezza dei toni, il rispetto degli altri non impedisce certo di perseguire con tenacia i propri obiettivi; Mario Calabresi, ex direttore di ” Repubblica” ha ribadito questo concetto parlando di come possa essere disarmante la gentilezza. Nelle sue parole affioravano spesso elementi autobiografici con riferimento alla sua esperienza di padre e ai suoi ricordi di un padre, ucciso barbaramente quando lui era piccolo.

I due giornalisti ci hanno anche parlato di come oggi i mezzi di comunicazione siano sempre concentrati su un chiacchiericcio “domestico”, indifferente alla sofferenza di tanti popoli oppressi da guerre violente e insensate, da soprusi inenarrabili, da povertà estrema. E questa indifferenza si trasmette anche all’opinione pubblica, che preferisce ignorare ciò che non accade sotto i suoi occhi.

Calabresi ha anche spiegato bene la politica di Trump, che oggi grida “Americans first!!” solo perchè oggi gli USA sono autosufficienti dal punto di vista energetico e possono tranquillamente lavarsi le mani  del caos nel Medio Oriente o nei paesi arabi, caos che hanno contribuito a creare con la loro politica miope e arrogante.

Gli interventi dei due “oratori” sono stati intercalati dalle canzoni dei Sulutmana, come già detto; devo confessare che non li conoscevo, ma mi hanno conquistato.

 

UTE: Cristina Trivulzio di Belgioioso (sintesi di A. D’Albis) – Ricordando Fellini (Diana).

La professoressa Chiesa inizia il suo ciclo di lezioni su alcune donne che sono state protagoniste del Risorgimento, ma che non vengono citate nei testi storici, parlandoci di Maria Cristina Trivulzio di Belgiojoso.

Il sottotitolo della lezione è: la principessa carbonara, perché Maria Cristina Trivulzio appoggia in modo esplicito la Carboneria e i moti carbonari della prima metà dell’800.

Cristina TrivulzioLa professoressa, dopo un breve inquadramento storico sulle tappe principali del Risorgimento italiano, ci parla di Maria Cristina, facendoci vedere due ritratti, uno di Hayez e l’altro di Henri Lehmann che sottolinea il suo fisico esile e il suo pallore spettrale

Nasce in una famiglia nobile e ricca; suo padre muore quando lei ha solo quattro anni.  La madre si risposa con Alessandro Visconti d’Aragona che ama Cristina come se fosse sua figlia e l’introduce nel mondo della cultura e della Carboneria.

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Anche io non posso tacere.

Quando Papa Benedetto XVI si dimise l’ 11 febbraio 2013, quasi sei anni fa, sorprese tutto il mondo.

Aveva addotto motivi di salute, ma a quel che sembra tali motivi non sussistono più, visto che è ancora felicemente tra noi e sta pubblicando un nuovo libro. E’ proprio a motivo di questo libro che mi sento di  fare qualche riflessione.

“Non posso tacere” dice Benedetto XVI e si riferisce alla proposta, lanciata durante il sinodo sull’Amazzonia, di ordinare sacerdoti sposati in zone particolarmente difficili da raggiungere, proprio come quelle dell’Amazzonia. Il Papa emerito si dice contrario.

A questo punto mi viene da dire: non sarebbe stato più opportuno far pervenire queste sue riflessioni ai componenti del Sinodo perchè fossero discusse in quella sede? Non sarebbe stato più opportuno confrontarsi direttamente con Papa Francesco privatamente e lasciare poi al suo successore l’onere di pronunciarsi in merito alla questione?

Perchè Papa Benedetto si è dimesso se “non può tacere”?  Con queste sue uscite può solo alimentare le discordie all’interno della Chiesa e sminuire l’autorevolezza di Papa Francesco (che a quel che ne so, ha già abbastanza nemici)

 

UTE: Che cosa è il dolore? (Diana) – Chabod: storia dell’idea di Europa (Angela D’Albis)

Il dr. Rigamonti oggi ci ha introdotti in un discorso non facile: il dolore.

Nocicettori
Nocicettori

Esso può essere definito un sintomo, un’esperienza, una percezione. Quando il dolore è un sintomo che ci avverte di un danno fisico, non va stroncato con analgesici, va curata la causa che lo produce. La percezione del dolore è molto soggettiva e può variare anche secondo il nostro stato emozionale.  I ricettori del dolore sono i nocicettori, che trasmettono la sensazione dolorosa al cervello attraverso il sistema nervoso.

Il dolore può essere acuto (da trauma o post-operatorio) o cronico (che persiste anche dopo la risoluzione della causa che lo ha provocato); si parla di dolore cronico quando perdura da oltre sei mesi.

Il primo farmaco contro il dolore tessutale acuto è il paracetamolo (tachipirina), poi si può passare a farmaci più potenti come co-efferalgan, tramadolo, morfina. Continue reading “UTE: Che cosa è il dolore? (Diana) – Chabod: storia dell’idea di Europa (Angela D’Albis)”

Costruiamo la Pace.

Ognuno di noi può essere costruttore di Pace e per capire meglio come e cosa fare è bene partecipare a questa iniziativa : Dare casa a un futuro di Pace.

E’ infatti ormai una tradizione  consolidata: i mesi di Gennaio/febbraio, a Erba, sono dedicati alla pace.

Numerose sono le associazioni che collaborano alla realizzazione di una serie di eventi di notevole livello per l’importanza delle personalità coinvolte.

L’impegno profuso dagli organizzatori merita una vasta partecipazione da parte dei cittadini erbesi.  Ecco gli eventi proposti:

*Mercoledì, 15 gennaio ore 21 – Teatro Excelsior: Non si sogna mai da soli – con M. Tarquinio, direttore di AVVENIRE e M. Calabresi (noto giornalista).

*Mercoledì, 22 gennaio, ore 21:15 – Teatro Excelsior: Pacem in terris – spettacolo teatrale di e con Lucilla Giagnoni.

*Sabato 1 Febbraio, ore 21 – Teatro Excelsior : ‘U Parrinu – Spettacolo teatrale di Cristian Di Domenico – (La mia storia con Padre Puglisi)

*Mercoledì 12 febbraio, ore 21 -Sala della Comunità : La scommessa della Pace . con Mauro Magatti, sociologo e Chiara Giaccardi, docente di sociologia. 

*Giovedì, 27 febbraio, ore 21 -Sala della Comunità (Via S. Maurizio): Artigiani della pace – Mons. Gian Carlo Perego, vescovo di Ferrara e Kossi Komla Ebri (scrittore)

pace eventi

UTE: evoluzione del diritto di famiglia (I parte) – Informativa sulla privacy.

La famiglia è la cellula su cui si fonda la società e come tale essa preesiste allo Stato; è un’aggregazione spontanea finalizzata al soddisfacimento del bisogno primario dell’essere umano (cheè un essere sociale) di vivere insieme agli altri. Nel tempo si sono avuti molti modelli di famiglia e anche oggi nel mondo ne esistono diversi tipi.

In Grecia e a Roma nella famiglia predominava l’uomo, mentre alla donna erano riservati il ruolo di madre e di amministratrice del menage domestico.

Nella nostra Costituzione in vigore fino alla fine della II Guerra Mondiale,  era il marito che aveva potestà sui figli e sui beni di famiglia, i figli nati fuori dal matrimonio erano definiti illegittimi e non godevano dei diritti riconosciuti ai figli legittimi.  Quando la Costituente nel 47 stava discutendo di diritto di famiglia, la cofilumena Marturanommedia di Eduardo De Filippo ” Filumena Marturano” si inserì prepotentemente nel dibattito  e  fu abolita ogni distinzione: i figli erano figli e basta, indipendentemente dalle circostanze della loro nascita. La Costituente stabiliva inoltre che la famiglia era quella fondata sul matrimonio, ma con l’andare del tempo questa formulazione si è dimostrata non più adeguata ai mutamenti avvenuti nella società e recentemente la legge Cirinnà ha regolamentato le unioni civili, unioni di coppie comunque composte (eterosessuali o omosessuali) stabilendone  diritti e doveri .

Per quanto riguarda il matrimonio, esso può essere celebrato davanti a un ministro di un culto riconosciuto dallo Stato o davanti al sindaco o a un pubblico ufficiale  da lui delegato. L’età minima per potersi sposare è 18 anni, ma in caso di estrema gravità un giudice può autorizzare anche un/una sedicenne a sposarsi.

Nell’art. 87 vengono elencati i casi in cui il matrimonio non è possibile; tra parenti, affini e quando intercorrano rapporti di adozione; chi è riconosciuto colpevole di un omicidio o di tentato omicidio non può sposare la vedova (o il vedovo) della vittima; una vedova non può risposarsi prima che siano trascorsi almeno trecento giorni dalla morte del marito.

Il Matrimonio deve essere preceduto dalle pubblicazioni (almeno 8 giorni prima della data fissata per le nozze), ma si può derogare da questo obbligo in caso di matrimonio in imminente pericolo di vita.  Ci si può sposare anche per procura, come accadeva un tempo per gli emigrati.

Vi sono poi dei casi di nullità del matrimonio: quando uno dei contraenti non sia in grado di intendere e volere,  quando sia intervenuta una violenza fisica o morale, quando uno dei due sposi abbia nascosto al coniuge una qualità essenziale.  Esistono poi matrimoni simulati come separazioni simulate (in genere per interesse economico).

Questa lezione è stata molto interessante e ne aspettiamo  il seguito. Grazie, prof. Spagnuolo!!

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Nella seconda ora (per indisponibilità dei docenti non è stato possibile effettuare la lezione di musica prevista)  l’ingegner Fusi  ha illustrato a tutti noi le formalità da espletare da parte dei soci, per ottemperare agli obblighi previsti dalla normativa europea in materia di PRIVACY.  A queste spiegazioni sono seguite alcune comunicazioni da parte della nostra Presidente circa le prossime attività non presenti nel programma annuale: uscite sul territorio, proiezioni di film, spettacoli.