Film: Marylin ha gli occhi neri.

E’ un grande Stefano Accorsi quello che vediamo in questo film: interpreta la parte di Diego, un cuoco che soffre di numerosi tic e che ha perso il  lavoro perché ogni tanto “sbrocca” se le cose non vanno per il verso giusto.

E’ perciò seguito in un centro di riabilitazione insieme a un gruppo di persone affette da disturbi psicologici diversi. Tra queste c’è Clara, una aspirante attrice che dice tante bugie da non riuscire più a distinguerle dalla verità tanto da  riuscire a convincersi di essere come Marylin Monroe, anche se lei ha gli occhi neri.

Clara, prendendo spunto dal fatto che Diego è davvero un ottimo cuoco, inventa un sito in Internet dedicato a un fantomatico ristorante cui dà il nome di Monroe e lo pubblicizza tanto bene da guadagnarsi delle buone recensioni. E allora a Diego viene un’idea brillante: perchè non aprire davvero un ristorante? Comincia così un’avventura che porterà tutto il gruppo degli ospiti del centro a lavorare con successo e a conquistarsi una insperata nuova dignità.

Dicevo della bravura di Accorsi: è sembrato sempre credibile, non è mai scaduto nella macchietta, ma ha saputo ben esprimere anche il dramma di chi per la malattia mentale  rischia di veder allontanare gli affetti più cari. Altrettanto brava è Miriam Leone nei panni di Clara: dunque una gran bella coppia cinematografica.

Shoah (Davide B.)

27 gennaio : giorno di cui  il mondo dovrà sempre fare memoria.

il_campo_di_fossoli_tra_memoria_e_progettoScrivo per i morti nell’inferno di Auschwitz: persone considerate non umane dai barbari nazisti,  bambini in gabbia separati dalle madri, uomini che si sono tolti la vita per la perdita dei loro cari.

Ebrei gettati nel fuoco come legna nel camino, Ebrei bastonati come fossero cani. I nazisti spietati uccisero madri disperate e bambini malnutriti. A questo dramma, a questo  tragico peccato è stato dato il nome di SHOAH.

N.B. Nella foto il campo di concentramento di Fossoli.

Per un amico che non c’è più…

E’ venuto a mancare Cesare Cavenaghi, un amico buono, conosciuto all’UTE tanti anni fa.

Sempre pronto a rendersi utile in tante associazioni, lo trovavi  in parrocchia e ovunque ci fosse da dare una mano per il bene comune, per animare la vita sociale e culturale della città.

Il suo cuore generoso ora ha finito di battere e ci lascia nel più profondo sgomento.

Sarà difficile fare a meno di te, Cesare, ma ci conforta l’idea che la fede che ti ha sempre accompagnato ora avrà il suo premio: continua  a starci vicino e  noi ti penseremo sempre presente nella stanza accanto.

 

Ute: QUI e ORA. (Dr.ssa Lucia Todaro)

La nostra bravissima docente inizia la lezione con una storiella: due boscaioli fanno una gara a chi taglierà più alberi nell’arco di una giornata di lavoro.

I due si mettono al lavoro di buona lena; il primo non si ferma mai, vuole vincere a tuti i costi e si impegna al massimo delle sue forze. Il secondo ogni ora di lavoro si ferma per qualche minuto. Alla sera contano gli alberi abbattuti e sorprendentemente il secondo ne ha tagliati un numero maggiore. Il primo non se ne  capacita e non riesce a capire, ma il secondo gli spiega che quando si fermava, non faceva altro che affilare la sua scure….

L’apologo insegna che è necessario fermarsi ogni tanto a riprendere fiato e a preparare gli strumenti che ci aiuteranno a riprendere con più vigore. Per fare questo occorre acquisire la competenza del QUI e ORA che non ha il significato dell’hic et nunc o del carpe diem dei latini,  ma quello di non immalinconirsi a rimpiangere il passato, di non angosciarsi per l’incerto futuro, ma di vivere intensamente e con consapevolezza il presente.

Bisogna imparare a concentrarsi su ciò che stiamo facendo (age quod agis dicevano i latini) conquistando una delle fondamentali life-skill: l’autoconsapevolezza. Essa porta alla conquista del benessere psicofisico, prevenendo le malattie.

In una diapositiva proiettata dalla nostra psicopedagogista si vede Snoopy che scrive” Non c’è  momento migliore di questo per essere felici” e allora impariamo a chiederci: Cosa sto facendo? Perchè lo faccio? Come sto vivendo questo momento?

Al fine di imparare a vivere con consapevolezza il presente, dovremmo esercitarci nella meditazione. E a questo punto la dr.ssa Todaro ci ha fatto fare un piccolo esercizio: fissare un oggetto qualsiasi a portata di mano e osservarlo intensamente per 30 secondi senza distrarci. Ripetere quotidianamente questo esercizio, concentrandoci su un pensiero, su un’idea o su un oggetto, per tempi sempre più lunghi ci aiuterà a vincere lo stress che ci viene dai mille stimoli cui siamo soggetti quotidianamente, ci aiuterà a restare più calmi, a prendere decisioni più chiare e giuste, a migliorare la nostra attività cardiaca.

Potremo essere più felici se sapremo dare il giusto risalto a ciò che di positivo ha la situazione che stiamo vivendo.

Si è felici quando facciamo qualcosa o ci accade qualcosa che ci gratifica. Siamo gioiosi quando siamo consapevoli che la vita è bella in qualunque situazione ci troviamo ed è un DONO  inestimabile. Chi ha fede poi  trova la gioia nel fatto di sapersi creatura amata da Dio.

 

Da “LA NOSTRA GENTE” : Inizio il mio lavoro con umiltà e impegno!

Traggo sempre dal giornale “LA NOSTRA GENTE” questo articolo scritto dalla mia bravissima pronipote Sabrina, neolaureata e neo- assunta. Che la sua testimonianza sia di esempio ai giovani che, come lei, si stanno affacciando alla vita perchè trovino il coraggio di affrontare le difficoltà che  inevitabilmente incontreranno.

SABRINA GILIOLI, Laurea Marketing e Organizzazione d’impresa La porta si è aperta: Inizio il mio lavoro con umiltà e impegno!

9 Dicembre 2021; finalmente sono giunta al mio tanto atteso traguardo: la mia laurea.

E’ stato un percorso complicato perché sappiamo che la vita non regala niente, ma che mi ha portato ad essere una ragazza sicura di sè e consapevole delle proprie capacità.

Il giorno della mia laurea non lo dimenticherò mai; è stato un momento ricco di emozioni dove ho percepito ancora più calore da parte di tutte le persone che mi vogliono bene.

Un momento che mi sono goduta fino all’ultimo secondo, un momento che mi ha aperto la porta per il mio futuro.
Non sono una persona a cui piace perdere tempo, il mio futuro l’ho iniziato a costruire il giorno dopo la conclusione di questo percorso. Tutt’ora lo sto costruendo con la mia costanza e determinazione che non mi hanno mai abbandonata e che mi auguro mi possano accompagnare per tutto il mio percorso di crescita personale e professionale.
Avevo un obiettivo prefissato, trovare un posto di lavoro che mi permettesse di mettere in pratica tutte le conoscenze apprese in questi anni universitari.
Così mi sono impegnata in questa ricerca con dedizione e senza perdermi d’animo.

Inizialmente pensavo che sarebbe stato pressochè impossibile trovare lavoro dopo un mese dal conseguimento del titolo, invece mi si è aperta una porta per il mio futuro che mi ha riservato una grande opportunità, e questa non me la lascio sfuggire. Non mi sono mai accontentata e perseverando dopo quattro colloqui è arrivato il quinto giusto.

Mi auguro di partire da qua con tanta umiltà, con tanto da imparare, ma con grande serenità. Infine auguro a tutti i miei amici, e anche a coloro che non conosco di credere in voi stessi, e lo dice una persona che ci ha sempre creduto troppo poco in sè.

Ponetevi degli obiettivi, ma soprattutto SOGNATE. Sognate in grande.

 

Da “LA NOSTRA GENTE” – Ricordando Ilva.

A Rolo, il mio paese di origine, viene pubblicato da moltissimi anni, grazie all’impegno di tante persone di buona volontà (tra queste io conosco e stimo molto Enrico Contini), “LA NOSTRA GENTE” un periodico di ispirazione cattolica. Nell’ultimo numero compaiono articoli che ricordano Ilva, mia sorella, venuta a mancare proprio un mese fa. Quello che segue è il ricordo delle figlie Alessandra e Monica.

IMG-20220117-WA0007Era gennaio 2018… mia madre, io, mia Zia Diana e la mia migliore amica partimmo per la Thailandia. Quando le dissi che sarei andata e le chiesi se voleva venire, mi rispose subito di sì, disse: “… ma quando mi ricapita di venire fino a lì, con te, alla mia età, a trovare la Vanna (Suor Giovanna Catellani)!” Mia mamma aveva 81 anni nel 2018, compiuti là il 19 gennaio. Credo che per lei sia stato il compleanno più bello della sua vita, festeggiare il proprio 81° compleanno in Thailandia, con le sue sorelle.

Si divertiva a constatare che era la più vecchia in tutto l’aeroporto! Mia mamma era così, giovane dentro, una donna moderna, intelligente, che amava leggere ed essere informata, era coraggiosa, accogliente, creativa, amorevole. Per noi era la donna più bella di Rolo: sia da giovane sia da donna matura era sempre bella ed elegante. Era un porto sicuro dove rifugiarsi. Terza di 5 figli iniziò a lavorare a 12 anni con la macchina da cucire, lavoro che ha svolto tutta la vita. La ricordo fino a tarda notte a confezionare o alla taglia cuci, perché di giorno era occupata con noi figlie. E con i soldi guadagnati comprava le stoffe per cucirci i vestiti. Ha amato la sua famiglia infinitamente e credo che noi siamo state la sua ragione di vita. Era orgogliosa delle sue figlie, prima di Alessandra e poi di noi gemelle. Ci ha amato più della Sua vita. Ci ha insegnato l’altruismo, l’ac- coglienza, la determinazione, a lottare senza lamentarci, a perseguire i nostri obiettivi “mirando in alto”, come diceva lei! Ed era orgogliosa anche dei suoi nipoti che adorava e che mi ha aiutato a crescere. Con l’esempio ci ha insegnato ad accudire gli anziani e a curare i piccoli. Mia mamma e mio papà hanno sofferto tanto nella loro vita, per le molte vicissitudini che hanno vissuto, per i tanti problemi che la vita ti presenta e hanno dovuto affrontare la sofferenza più grande che due genitori non dovrebbero mai vivere. E’ una sofferenza che non ti lascia più . Ma lei non ce l’ha fatto pesare, ha continuato la vita cercando di renderla migliore per noi. Pur in questa immane disgrazia ha continuato ad accudire i nipoti, a preparare pranzetti succulenti, a pregare, a vivere da cristiana.

Tutte le persone vicine e lontane che l’hanno conosciuta non la dimenticano, per l’umanità che emanava, per la simpatia, per l’altruismo e la disponibilità. Non ti dimenticheremo mai cara mamma, sei sempre con noi e ora til pensiamo felice insieme alla Laura e vicino al Signore!

Monica e Alessandra Bandini

Quella che segue è invece la poesia dedicata alla zia Ilva da mia figlia Grazia:

Non sarà facile lasciarti andare/ Tu che hai inondato i nostri giorni di tanti sorrisi/ Addolcito i nostri pasti con piatti sopraffini /Ricamato i nostri corpi con abiti eleganti /La tua allegria contagiosa più di ogni nostra tristezza / Sei sempre stata la più bella, come Marilyn Monroe/ Anche quando il fiore più bello ti è stato rubato /E col cuore tagliato a metà ci hai amato. La più bella sempre, anche col grigio nei tuoi occhi blu. (G.R.)

 

UTE: La peste di Firenze in Boccaccio – La calcolosi renale nella storia.

La peste di Firenze ha trovato in Boccaccio il suo “cantore”, così come Tucidide lo fu della peste di Atene.

Boccaccio inizia a scrivere la sua opera in un momento di ristrettezze economiche per la sua famiglia. La bancarotta della corona inglese aveva, infatti, provocato gravi difficoltà alle banche fiorentine, in una delle quali lavorava il padre dello scrittore.

Boccaccio non è uno storico e non pretende di fare la cronaca della calamità abbattutasi sulla sua città, ma fa della peste la cornice entro la quale inserire le novelle narrate  da dieci giovani fuggiti nelle campagne per scampare al contagio. Tuttavia dedica alcune pagine iniziali alla descrizione della pestilenza per mettere in risalto il disastro non solo economico, ma soprattutto morale e civile da essa  provocato: si accentuano gli egoismi,  i furbi e quelli senza scrupoli hanno  sempre la meglio.

La peste sconvolge il tessuto sociale: si contano quasi centomila morti nella sola Firenze e molti antichi palazzi restano vuoti e abbandonati. Ne consegue una grave crisi economica e demografica  che sfocerà poi in tumulti e rivolte. Essa è lo spartiacque che sancisce la fine del mondo Medioevale e dei suoi valori e la nascita di un modo nuovo di intendere il mondo e la vita: l’Umanesimo.

Come al solito don Ivano riesce sempre a farci rinfrescare le nostre conoscenze aggiungendo sempre tuttavia qualche cosa di nuovo e di avvincente.

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Oggi è stata la prima volta che il dr. Galdini ha tenuto una lezione per noi dell’UTE.

E’ stato un interessantissimo excursus su come nella storia sia stata curata la calcolosi renale (detta anche anticamente “il male della pietra).  La prima documentazione di questa malattia è stata trovata in una mummia egiziana.

Per molti secoli si è tentato di curare chi era affetto dalla malattia con prodotti derivati dal mondo vegetale miranti a sciogliere (litolisi) o a espellere i dolorosissimi calcoli. Risalgono all’Illuminismo i primi tentativi di intervenire chirurgicamente (litotomia). E’ facile immaginare quanto detti interventi fossero dolorosi e rischiosi per il malato: non esistevano anestetici nè strumenti adeguati. Si dice che il re Luigi XI soffrisse di calcolosi e che abbia accettato di sottoporsi all’ intervento chirurgico solo dopo che era stato operato un galeotto, che ne aveva avuto in cambio la libertà.

Solo recentemente, negli ultimi decenni, il miglioramento degli strumenti e delle tecniche diagnostiche ha permesso di effettuare interventi efficaci per la frantumazione dei calcoli e la successiva espulsione anche senza intervenire chirurgicamente (quando la situazione lo consente).

Alla fine della lezione i soci hanno posto domande e il dr. Galdini ha soddisfatto ampiamente ogni richiedente e poi ha anche fornito ottimi consigli per prevenire la calcolosi renale: dieta sana (poco sale, poca carne, mola frutta e verdura, bere acqua).

Un grazie sincero al dr. Galdini per la sua interessante lezione!

Per crescere un bambino ci vuole un villaggio.

Ieri ad Arcellasco la psicopedagogista Lucia Todaro, molto conosciuta ed apprezzata in zona per i suoi corsi nelle scuole superiori e per l’aggiornamento dei docenti, ha tenuto una breve conferenza sul “TEMA UNA FAMIGLIA DI FAMIGLIE”.

In tempo di pandemia si sono  accentuati i problemi relativi all’educazione, anche perchè gli stessi educatori si trovano spiazzatie in balia di molte insicurezze.

Ecco allora che la psicopedagogista ha prima suggerito temi che possono far recuperare serenità a tutti, giovani e adulti e poi ha evidenziato il beneficio che ogni famiglia può trarre dall’aprirsi alla collaborazione con le altre famiglie: si possono condividere problemi e fatiche, si possono scambiare consigli ed esperienze con reciproco vantaggio.

Il sapersi inseriti in una famiglia a sua volta appartenente a una comunità può dare molta serenità anche ai figli, oltre che ai genitori.

E’ sempre vero il proverbio africano che recita: per crescere un bambino, ci vuole un villaggio.