Nuovi arrivi in giardino.

salvia indica
salvia argentea

Ho già parlato del mio cedro pendulo, che ora ha più di 40 anni ed ha una chioma che ormai   copre buona parte dell’aiuola e tenta di allargarsi anche sul vialetto.  Dai cinguettii che si sentono la mattina presto, si può dedurre che tra i suoi rami ci sono dei nidi .

Canna indica
Canna indica

 

Sarà forse grazie alla presenza costante di uccellini, che ai piedi del cedro sono nate spontaneamente alcune piante ornamentali , che, per la loro disposizione, non sembrano nate a caso, ma piantate appositamente da un esperto giardiniere.

E’ così che ora sta fiorendo una bella canna d’India (la mia amica Daniela l’aveva riconosciuta), accanto a una salvia argentea

Osmanthus aquifolium
Osmanthus aquifolium

dalle foglie grandissime, e un osmanthus aquifolium.

Un grazie di cuore agli uccellini giardinieri.

Gentilezza: costa poco, ma vale tanto…

Dovevo prenotare una visita e stavo per varcare i cancelli dell’ospedale , quando, vedendo la gente che ne usciva, mi sono fermata di botto: avevano tutti la mascherina!! E io ho perso l’abitudine a portarne almeno una con me. Stavo già per tornare a casa, quando a una signora  che stava uscendo chiedo: – Ma è obbligatoria la maschera all’interno dell’ospedale?- E mi sento rispondere, come temevo, che sì è obbligatoria…

-Peccato! Dovrò andare a casa e ritornare..- dico desolata all’idea di rifare il viaggio sotto il sole che diventerà sempre più forte, vista l’ora. Ma la gentile sconosciuta, senza esitazione, estrae dalla sua borsa una mascherina indubbiamente nuova e me la offre con un sorriso. Poi subito si allontana inseguita dai miei ringraziamenti.

Indosso la mascherina e intanto penso che il mondo è pieno di gente gentile che sa ancora fare gesti semplici, che però rendono migliore l’esistenza degli altri , anche se solo per un momento e mi riprometto che, in giornata, dovrò fare anch’io un gesto di solidarietà, dato che non posso ricambiarlo a chi lo ha fatto a me.

Se ognuno di noi si impegnasse a fare una gentilezza per ogni gesto di solidarietà che riceve, se riuscissimo a farla diventare “circolare”,   potremmo cambiare il mondo e renderlo migliore.

P.S.: non ho potuto prenotare la visita medica, perché le agende sono piene fino alla fine dell’anno …riproverò a settembre, come mi ha suggerito l’impiegata allo sportello.

I due Montalbano.

Stanno andando in onda sulla RAI alcune puntate della serie “Il giovane Montalbano” nelle quali il ruolo del famoso commissario è interpretato da Michele Riondino e viene spontaneo fare il confronto tra questi e Luca Zingaretti.

C’ è naturalmente qualche differenza: il Montalbano di Riondino è meno “caciarone” cioè parla con voce più sommessa di quanto ci si aspetterebbe e ha forse troppi capelli visto che la calvizie comincia a dare i primi segni già in giovane età, ma non si può pretendere l’impossibile.

Certamente i due interpreti  sono ottimi attori  e anche di bell’aspetto.  Il metodo investigativo è sempre quello disegnato da Camilleri: l’efficacia delle indagini non è mai disgiunta da un profondo senso di umanità.

Certamente non deve essere stato semplice il lavoro di chi doveva scegliere l’attore a cui assegnare la parte del giovane Montalbano: di bravi attori ce ne sono tanti …. Ma l’altra sera ho capito cosa deve aver fatto decidere per Riondino. In una scena, Montalbano veniva ripreso di spalle, mentre camminava per le vie di Vigata e … sorpresa!!! Pareva proprio di vedere il Salvo/ Zingaretti: aveva le stesse gambe arcuate da fantino!!!

25 luglio: 80 anni fa.

Dopo quasi 21 anni al potere, il 25 luglio 1943 in Italia cadeva il governo fascista. La data – di cui quest’anno ricorre l’80esimo anniversario – è quella della riunione del Gran Consiglio del fascismo nella quale si decise la deposizione di Benito Mussolini, che aprì la strada alla nomina di Pietro Badoglio alla guida del Paese da parte del Re Vittorio Emanuele III.

Per chi avesse bisogno di rispolverare la memoria di quegli eventi, consiglio questo articolo.

Esattamente 80 anni fa finiva la parabola di Mussolini dittatore. Salito al potere in modo “democratico” (aveva ricevuto l’incarico di primo ministro dal re, come previsto dalla Costituzione di allora) venne destituito con una votazione in una seduta del Gran Consiglio, non documentata da nessun documento ufficiale, infatti non esistono verbali di quella seduta, ma solo ricostruzioni fatte dai vari protagonisti di quella lunga notte.

 

Film: Clemency.

Segnalo questo film, che parla della pena di morte, ancora in vigore in molti stati degli USA.

Non è certo il primo film, a parlare di questo tema, ma in Clemency esso viene visto da una prospettiva diversa da quella del condannato. Infatti la protagonista è una direttrice di un carcere che, per dovere d’ufficio, si trova a dover espletare tutte le formalità previste dai regolamenti per giungere all’esecuzione del prigioniero.

Lei sente come un peso insopportabile il dover sostenere lo sguardo e l’angoscia dei prigionieri nel braccio della morte e anche quello dei familiari, che non smettono di ricorrere a tutti gli organi preposti per ottenere una grazia che non verrà mai concessa. Il suo tormento è talmente profondo che rischia di compromettere anche la sua vita familiare.

Il film, che non si basa su una storia vera, tuttavia fa riflettere sulla disumanità della pena di morte, che arroga allo stato il diritto di uccidere: ma lo Stato può avere il diritto di togliere la vita a un cittadino? Lo stato non può diventare assassino per punire gli assassini: si macchia dello stesso delitto che vuole punire.   E che questo sia possibile ancora in tanti stati del mondo che si dicono civili è uno scandalo insopportabile.

Il film è molto ben fatto e molto ben interpretato: vale la pena vederlo.

Sera in cortile.

Il sole, tramontando, si è portato via il caldo opprimente di questo  luglio infuocato.

Ora nelle ultime luci del giorno, una brezza leggera è scesa a ristorare uomini e ose: respiro a pieni polmoni e guardo fiori e alberi ondeggiare felici aspettando il fresco della notte che sta arrivando.

 

Tasse: storia, attualità, populismo.

Il ministro Salvini non compare tra i miei contatti e quindi non posso inviargli questo link.

Credo che gli sarebbe utile conoscere la storia dell’imposizione delle tasse. Non esistono documenti che attestino il periodo in cui si è cominciato a pensare che tutti i membri di una comunità erano tenuti a contribuire ad esempio alla difesa del territorio o alla manutenzione delle fortificazioni. Immagino fossero contributi in mano d’opera, perchè ancora non si era pensato a introdurre il denaro come elemento di scambio.  Certamente però appena si sono costituite le prime comunità, i primi villaggi, le prime città si è sentita l’esigenza di mettere in comune parte delle proprie risorse per sopperire alle necessità della collettività.

E’ quindi un segno di civiltà pagare le tasse, anche se nella storia  (come si evince dall’articolo linkato) spesso i potenti hanno abusato di questo strumento e ne hanno fatto un’occasione  di oppressione.

Sarebbe forse redditizia, di questi tempi ( in cui la barba è ritornata di gran moda), l’ introduzione della tassa sulla barba come avveniva in Russia ai tempi di Pietro il Grande; più complicato sarebbe ai giorni nostri l’applicazione della tassa sulla pipì, come ai Tempi dell’imperatore Vespasiano (tassa che gravava solo sui poveri che dovevano servirsi delle latrine pubbliche)…

La nostra Costituzione, fortunatamente, prevede una tassazione progressiva basata sui redditi e sulle proprietà individuali, in modo che tutti contribuiscano in base alle proprie possibilità. Ma c’è chi non può evadere le tasse, perchè il prelievo viene effettuato sullo stipendio e c’è chi invece può decidere di pagare o meno le tasse o di pagarne solo una parte, danneggiando tutta la comunità e in particolare i più poveri.

Fare un condono come quello proposto dal ministro Salvini è come sputare in faccia a chi le tasse le paga sempre e fino all’ultimo euro; non credo che la sua proposta  andrà in porto, ma intanto il ministro sta già facendo campagna elettorale e si pone come paladino di tutti quelli che vogliono continuare a fare i furbi. Questo è populismo bello e buono.

 

Poesia: Afa di luglio (C. Sbarbaro)

Afa di luglio. Il canto che non varia
delle cicale; il ciel tutto turchino;
intorno a me, nel gran prato supino,
due fili d’erba immobili nell’aria.

Un sopor dolce, una straordinaria
calma m’allenta i muscoli. Persino
dimentico di vivere. Mi chino
coi labbri ad una bocca immaginaria…

E sento come divenute enormi
le membra. Nel torpore che lo lega,
mi pare che il mio corpo si trasformi.

Forse in macigno. Rido. Poi mi butto
bocconi. Nell’immensa afa s’annega
con me la mia miseria, il mondo, tutto.

Il poeta, sdraiato sull’erba, cullato dal frinire monotono e incessante delle cicale, viene preso dal torpore: egli vi si abbandona e immagina accanto a sé una presenza amata, poi si sente appesantire tanto da lasciarsi andare cercando di dimenticare ogni cosa attorno a lui.

Anche a me , in questi giorni di caldo eccezionale, capita di essere assalita dallo stesso torpore menzionato dal poeta e mi capita di vivere momenti in cui non mi pare di dormire, ma non sono nemmeno sveglia e resto abbandonata sul divano in attesa che la sera porti un po’ di ristoro.