La pace? non la conosco.

Che cosa è  la pace? – Sembra una domanda banale con una risposta molto ovvia.

Ma se a porre questa domanda è un bambino del Sud-Sudan (come in questo articolo) o dell’Afghanistan o della Cecenia allora la domanda diventa come un lampo che squarcia il buio che avvolge tragedie senza fine…. Vi sono paesi nel mondo in cui molti adulti e tutti i bambini sono nati e vissuti mentre intorno a loro imperversavano distruzioni, massacri e violenze di ogni genere e non sanno cosa voglia dire la parola “pace”, non l’hanno mai sperimentata. Loro non sanno cosa voglia dire sentirsi al sicuro e vivono costantemente nella paura …. pochi giorni fa 12 bambini in Afghanistan sono morti sotto le macerie della loro scuola colpita dai bombardamenti.

Secondo me, ha avuto troppo  poca eco l’evento che ha visto in Campidoglio l’incontro dei capi delle più diffuse religioni del mondo; tutti insieme hanno pregato per la fine di tutte le guerre  che continuano ad affliggere tanti popoli.

Le guerre sembrano tanto più assurde oggi, mentre la pandemia, che colpisce indistintamente tutti i paesi del mondo,  dovrebbe farci sentire più che mai tutta la nostra fragilità e dovrebbe farci capire quanto sia irrazionale e demenziale contrapporci gli uni  agli altri per meschini interessi economici  invece di combattere tutti insieme contro le piaghe della fame, della povertà e contro l’invisibile nemico subdolo che ci sta assediando.

Che senso ha?

Con l’avanzare degli anni, è diventato spesso per me  difficile prendere sonno e basta un nonnulla per costringermi a lunghe ore di veglia rigirandomi nel letto fino a quando, esasperata, mi rassegno a scendere in soggiorno e ad accendere la TV, se la lettura o le parole crociate non sono riuscite a consegnarmi nelle braccia di Morfeo.

E’ così che mi è capitato di vedere film orrendi. Spesso per decidere quale pellicola scegliere, guardo i nomi degli interpreti, convinta che attori importanti siano una garanzia di qualità…… ma non è sempre così.

Io mi chiedo che cosa spinga certi produttori e certi registi a raccontare storie di  depravazione tanto assurde che sembrano del tutto frutto di elucubrazioni di una mente malata, più che il ritratto di crude e crudeli realtà concrete.  E la cosa potrebbe anche essere giustificata se sottintendesse un messaggio di denuncia o un  seppur velato messaggio positivo, invece tutto sembra ridursi a pura ostentazione di crudeltà e di ossessioni maniacali.

Il senso di tutto questo mi sfugge……

Poesia: Raccolto (Louise Gluck)

by Snoron.com
by Snoron.com

E poi viene il gelo; del raccolto è inutile parlare.

Comincia la neve; finisce la finzione della vita.

La terra adesso è bianca; i campi splendono al sorgere della luna.

Io siedo alla finestra accanto al letto, guardo la neve cadere.

La terra è come uno specchio:

calma su calma, distacco su distacco.

Ciò che vive, vive sottoterra.

Ciò che muore, muore senza lotta.

Se non fosse stata premiata col Nobel per la letteratura, molto probabilmente pochi di noi avrebbero conosciuto  il nome di questa poetessa statunitense. Qualcuno la paragona a E. Dickinson e io non capisco il perché: la poesia di Emily Dickinson è sempre intrisa di valori positivi, di amore per la vita, di incitamenti alla solidarietà; nella poesia della Gluck si sente spesso profonda amarezza, pessimismo, si sente la fatica del vivere.

Anche in questa poesia intitolata RACCOLTO (ma poi dice subito che è inutile parlarne), per lei la vita è solo una “finzione di vita” (forse perchè destinata ad avere prima o poi una fine) e il suo sguardo è solo puntato su immagini fredde, su una terra avvolta dalla neve e dal gelo dove le forme di vita residue si nascondono sotto terra e quelle che soccombono muoiono quietamente, senza strepiti, senza dibattersi nel tentativo di resistere a un destino implacabile.

La verità vi farà liberi.

Cosa sta succedendo in Vaticano?

Il caso del card. Becciu (ma forse si dovrebbe dire ex-cardinale) sta riempiendo le pagine dei giornali. Fino a pochi anni fa, non eravamo abituati a vedere esposti in vetrina gli affari segreti  dello Stato Pontificio: tutti sospettavano che non tutto fosse limpido, ma la cura con cui si tenevano lontani gli sguardi indiscreti, faceva in modo che quasi  tutto restasse nell’ombra …e quel poco che non si poteva nascondere veniva spesso insabbiato e andava a ingrossare il numero dei misteri irrisolti.

Poi è arrivato Francesco e i bubboni sono stati scoperchiati: quello che ne esce è maleodorante, ma si sa che solo un’incisione profonda può permettere ai tessuti sani di ricostruirsi.  Ci vuole coraggio per intraprendere questo genere di operazioni; ci vuole coraggio e una fede incrollabile nella natura e nella missione della Chiesa, fidando nelle parole del Vangelo:  “[Mt 16:18] E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa”.

C’è chi dice che questa operazione di trasparenza e di pulizia finirà per togliere l’alone di mistero che da sempre ha circondato le strutture temporali della Chiesa e  allontanerà molti fedeli, ma io sono invece certa che la verità è sempre il fondamento più sicuro per ogni realtà terrena. Ricordiamo queste parole: “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,32)

Un po’ di Sicilia in Alto Lario.

Ieri coraggiosamente noi del gruppo “terza età” di Arcellasco abbiamo preso il pullman (meno della metà dei posti era occupata)  e siamo andati a Gravedona.

La giornata soleggiata e il vento robusto che increspava le acque del lago, Foto da Diana Catellani (23)hanno messo in grande evidenza la bellezza  di tutti i paesi costieri dell’Alto Lario: acque azzurre scintillanti sotto il sole, prati verdeggianti, montagne vicinissime (le Prealpi) e Alpi dalle cime innevate che  si stagliano nel blu del cielo. Ogni tanto un porticciolo con tante piccole imbarcazioni in attesa di poter prendere il largo.

Giunti a Gravedona, abbiamo potuto visitare il complesso architettonico comprendente la Chiesa di S. Vincenzo (di epoca barocca) e la chiesa  romanica medioevale della Madonna del tiglio (così chiamata per un tiglio che era cresciuto sul campanile).

All-focus
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Ma direi che, a parte la suggestione del luogo testimoniata dalle foto, la cosa che più ha sorpreso tutti noi è stato ciò che la nostra guida ci ha raccontato.

Durante la disastrosa dominazione spagnola, caratterizzata da malgoverno, soprusi e epidemie di peste, i contadini e  i pastori della zona, per sfuggire alla fame, cominciarono  a migrare verso la Sicilia, allora fiorente centro di traffici commerciali con l’oriente e l’occidente. Là trovavano lavoro nei porti  scaricando e caricando le merci. Inviavano i loro risparmi alle famiglie rimaste sulle rive del Lario, che, per gratitudine verso la Sicilia e Palermo in particolare, diedero inizio alla costruzione di chiese dedicate a S. Rosalia, patrona della città

Foto da Diana Catellani (21)capoluogo della Sicilia.  Al loro ritorno a casa, i gravedonesi e gli abitanti dei paesi vicini, portavano in dono alle  donne di famiglia collane, orecchini , bracciali di corallo rosso, che come ex-voto ora adornano le statue della Madonna dei paesi dell’Alto Lario.

Forse se questa storia fosse stata più ampiamente conosciuta, si sarebbero potuti evitare contrasti e  incomprensioni quando il flusso migratorio portò tanti Siciliani in Lombardia.

La Prima Comunione al tempo del COVID

La cerimonia era prevista per Maggio, ma il COVID ha mandato tutto a monte, così domani i bambini del IV anno di catechismo di  Arcellasco faranno la loro prima Comunione.

In questi mesi molti di loro sono cresciuti tantissimo e i vestiti preparati la primavera scorsa non andavano più bene, perciò ci è voluto un bel pomeriggio di prove per poter assicurare a tutti l’abito adatto.

Le disposizioni governative di sicurezza ci hanno poi imposto di calcolare il numero di posti disponibili, di assegnare a ogni famiglia due posti per i genitori e 4 per i parenti e tutti questi avranno un gettone di diverso colore da presentare all’ingresso agli incaricati dell’accoglienza. I posti in chiesa sono stati assegnati in anticipo e saranno contrassegnati da cartellini nominativi. I bambini dovranno indossare sempre la mascherina e potranno toglierla solo per il momento della Comunione.

prima comunioneDue giorni fa abbiamo fatto le prove  perchè i bambini sappiano bene cosa fare e come muoversi mantenendo le distanze di sicurezza: sono stati tutti bravissimi nonostante l’emozione che si leggeva sui loro volti.

Spero che tutti questi preparativi non li distolgano dal significato più profondo del momento  che stanno per vivere e spero anche che la giornata di domani  sia  per loro e per le loro famiglie un bel giorno, da ricordare sempre con piacere e tenerezza.

Non un sorriso qualunque (poesia)

Ecco un altro bel regalo della mia carissima amica Piera ….

NON UN SORRISO QUALUNQUE.

Nei suoi occhi / non c’è spazio, non c’è tempo/ 

Tutto è lontano/inafferrabile

Nessuna espressione / ha il suo volto/ disteso e muto.

                                                                        Quand’ecco ….

anziana che sorridebasta una carezza/ un abbraccio, / che ciò che è senza vita

si anima,/ s’illumina, / gioisce, 

nasce una dolcissima comunicazione /a cui non si vuole porre fine.

                                                                         Caro cuore,

bambino e puro/ combatti, se puoi,

non lasciarti ingannare/ dal silenzio e dal nulla,

non abbandonare / la via faticosa / del vivere.

Continua a dare luce / a chi ti sta intorno/

E fa’ che prevalgano / bontà e speranza. 

   (Piera)

Sì, Piera, ognuno di noi, anche chi pensa di non aver nulla da dare, può sempre donare un sorriso, una parola amichevole, un gesto di gentilezza e illuminare la vita di chi ci sta vicino e si sente abbandonato e inutile.

Basta un momento come quello che hai descritto tu, cara Piera, per riempire di significato un’intera giornata o forse  una vita intera, come dice  E. Dickinson in una poesia : non si è vissuto invano se avremo  aiutato un pettirosso a rientrare nel suo nido.  Nessuna vita è inutile finchè può donare o ricevere un gesto di umanità.

Grazie, Piera, per avermi regalato un momento di profonda commozione.

Fratelli tutti.

Papa Francesco, in un momento difficile come questo, ha voluto mostrare cosa sia la Chiesa  al di là di scandali e meschinità e a tal fine  ha scelto come data di pubblicazione della sua terza Enciclica proprio la festività del Santo di cui, primo nella storia della Chiesa, ha voluto assumere il nome.

Ne ho letto, per ora, solo la parte iniziale e mi ha emozionato il grande respiro che emana da quelle parole: lo sguardo del Papa si allarga a tutto il mondo a tutti gli uomini del mondo a tutte le fedi di tutti gli uomini del mondo, a tutte le persone di buona volontà che ancora possono e devono impegnarsi per cambiare rotta all’umanità che si è incamminata su una strada che porta a creare sempre più disuguaglianze e  divisioni,  a innalzare muri, a depredare la terra dei beni che custodisce, a sottomettere buona parte del genere umano alle prepotenze e all’avidità di una minoranza che ha come unico obiettivo i propri vantaggi economici.

E’ un’analisi severa  dello stato attuale del mondo quella che troviamo nelle pagine iniziali dell’enciclica di  Papa Francesco, che denuncia quanto sia miope chi vede solo il tornaconto immediato.

E’ anche sorprendente come Francesco dica esplicitamente che le sue riflessioni si ispirano al documento firmato da lui insieme a un grande imam arabo ad Abu Dhabi non molto tempo fa.  Anche per questo aspetto dell’enciclica Papa Francesco ha tenuto conto dell’insegnamento del Santo di Assisi, che, in un momento in cui si combattevano le crociate, ha trovato la forza e il coraggio di intraprendere un viaggio difficilissimo per incontrare il Sultano e portare parole di rispetto e di pace.

L’enciclica “Fratelli tutti” va letta con calma e va meditata, ma soprattutto va calata nella realtà di oggi, allo scopo di modificarla, di renderla più umana e più giusta, nel rispetto della Madre Terra e dei  diritti di tutti i “fratelli” che la abitano.

Turbolenze.

Lo scrosciare furioso della pioggia mi ha svegliato questa mattina; volevo aprire la persiana per vedere cosa stava succedendo, ma il vento fortissimo e la pioggia che cadeva proprio contro la finestra me lo hanno impedito. Sono andata all’altro lato della casa e lì ho potuto guardare fuori solo per constatare che  la violenza del vento “polverizzava” la  pioggia  tanto da impedire la visione oltre pochissimi metri.

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Erano le 8, ma c’era un gran buio, che è durato per tutta la mattina. Poi  pian piano il cielo si è rischiarato   e il pomeriggio è ora rallegrato da un sole radioso che si è fatto largo tra i nuvoloni..

Spero che la violenza delle piogge non abbia causato troppi danni qua attorno…. c’è però chi gode di queste giornate piovose: sono le paperelle che affollano il solito lago-fantasma che si forma qui nel prato antistante il nostro cortile ad ogni acquazzone.

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Il duello.

Ho ascoltato i commenti al dibattito Trump – Biden e pare che le cose che più hanno impressionato gli osservatori siano state:

  • gli insulti reciproci
  • il ciuffo pettinatissimo di Trump

Per quanto riguarda gli insulti pare sia stato il confronto più tumultuoso e violento (violenza verbale, s’intende) della storia americana e questo non può far piacere, anche se davanti a un tipo come Trump e al suo linguaggio si deve per forza ribattere per non soccombere.

Per il ciuffo di Trump tutti facevano un sacco di complimenti al suo parrucchiere che, pare, abbia superato se stesso.

Alla fine però sembra che ne sia uscito meglio il vecchio Biden, ma gli Americani avranno colto la differenza fra i due modi diversi di porsi davanti agli elettori e la differenza sostanziale delle proposte o si saranno lasciati impressionare da chi urla di più?