Malafede.

“I 400 milioni di euro annunciati dal governo per aiutare le famiglie tramite i Comuni significano circa 7 euro a testa. Caspita, non sarà un po’ troppo? Forse pensavano all’uovo di Pasqua, ma agli Italiani serve ben altro! Noi vogliamo collaborare per il bene del Paese, ma servono coraggio, idee chiare e tutti i soldi necessari! Senza svendere porti, aeroporti, palazzi e monumenti…”. 

Queste sono le parole di commento allo stanziamento deciso dal governo a favore delle famiglie più in difficoltà e non certo da distribuire  a 60 milioni di Italiani. E’ stato un modo di disinformare l’opinione pubblica, fatto nella più plateale malafede.

Dice di voler collaborare per il bene del Paese, ma irridere, mistificare, disinformare non mi sembra il modo migliore per collaborare.  Forse non riesce a rassegnarsi al calo del suo partito, calo  che deve imputare solo a se stesso e al suo modo sguaiato di fare politica, sempre e solo in cerca di visibilità a qualunque costo.

Una foto, una carezza….

Nella cupa tristezza di questi giorni in cui arrivano solo notizie dolorose, stamattina sono stata svegliata da un raggio di sole: un ricordo lontano mi è stato riportato alla mente da una vecchia foto, inviatami da una cara vecchia compagna di scuola.

1958 in montagna con Franca e LucianaEravamo alla fine degli anni 50 del secolo scorso (1957 o 1958?).  In parrocchia ogni anno si faceva l’esame di catechismo, alla presenza di un sacerdote della diocesi.  Una volta venne don Tassi: alto, magro, pallido, ma dal sorriso dolcissimo; sapeva parlare al cuore e vedere nelle anime. Non so se fu proprio in quell’anno  che il nostro parroco, don Marri, decise di premiare chi si era mostrato più preparato con un contributo per poter partecipare a una vacanza a Ponte di Legno,  promossa dall’Azione Cattolica diocesana. Partimmo in due: Luciana ed io.

Alloggiammo in un albergo (si chiamava forse “Albergo delle Alpi) e  in camera con noi due c’era anche Franca,  ed è lei che mi ha mandato questa foto, scattata probabilmente durante un’escursione (forse al Passo del Tonale ?)

Che tenerezza! Non si usavano ancora le giacche a vento e per ripararci usavamo mettere in testa un foulard .  Portavamo tutte i capelli corti, forse perchè era più facile tenerli in ordine. Io non avevo nemmeno dei pantaloni: certamente i miei non avevano potuto dotarmi di un abbigliamento da montagna, era già un lusso straordinario poter avere questa vacanza che certamente è stata un momento importante nella mia  adolescenza.

Ringrazio vivamente Franca per avermi mandato questa foto, che io non avevo mai visto e che mi ha fatto tornare indietro nel tempo: richiamare certi ricordi  è come farsi una carezza, come vedersi da lontano con dolcezza rinnovando l’affetto per chi ha condiviso con noi un tratto della nostra vita.

Grazie, Franca!

 

Papa Francesco è con noi sulla stessa barca….

Copio da Avvenire:

«Da settimane sembra che sia scesa la sera… presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati… ma tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti». Le parole di papa Francesco risuonano davanti alle deserte braccia del colonnato di San Pietro bagnato dalla pioggia. Nel silenzio vuoto della piazza, dal sagrato della Basilica vaticana, come aveva annunciato, il Papa ha dato questa sera un appuntamento mondiale chiedendo a tutti i fedeli di unirsi spiritualmente attraverso i mezzi di comunicazione. Per dare voce a una invocazione comune in questo tempo di emergenza sanitaria di dimensioni planetarie.

Un’ora non ordinaria di preghiera, con l’ascolto del Vangelo, la supplica davanti al Santissimo Sacramento esposto sull’altare nell’atrio della Basilica e infine, con la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria, anche il rito della benedizione eucaristica “Urbi et Orbi”, come a Natale e Pasqua, perché possa rinfoderare la sua falce la spietata pandemia del Covid-19 in atto nel mondo.
Nella sue parole papa Francesco ha ripreso il noto episodio raccontato nel Vangelo di Marco, quello di Gesù che calma la tempesta. «Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città – ha commentato – si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi.

Ci siamo ritrovati impauriti e smarriti – afferma ancora il Papa – come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa». Ha poi parlato di come questa tempesta abbia smascherato e lasciato scoperte le false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito «le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità… i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine» e ha lasciato «scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli».

E riprendendo ancora il passo evangelico: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?» papa Francesco si è soffermato su quel «Non t’importa» detto dai discepoli pensando «che Gesù si disinteressi di loro, che non si curi di loro». «Tra di noi, nelle nostre famiglie, una delle cose che fa più male è quando ci sentiamo dire: “Non t’importa di me?”. È una frase che ferisce e scatena tempeste nel cuore – ha spiegato il Papa – Avrà scosso anche Gesù. Perché a nessuno più che a Lui importa di noi. Infatti, una volta invocato, salva i suoi discepoli sfiduciati».

Il Vangelo, come ha evidenziato il Vescovo di Roma, chiama adesso a cogliere questo tempo di prova come «un tempo di scelta». Non è – ha affermato – il tempo del giudizio divino, «ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri. E possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari, che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita».

«È la vita dello Spirito capace di riscattare, di valorizzare e di mostrare come le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermieri e infermiere, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. Davanti alla sofferenza, dove si misura il vero sviluppo dei nostri popoli, scopriamo e sperimentiamo la preghiera sacerdotale di Gesù: “che tutti siano una cosa sola”».

«Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza – sottolinea nella sua meditazione il Papa – avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti. La preghiera e il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti».

Ansa

Accanto a se Francesco ha voluto l’icona originale della Salus Populi Romani, la nota venerata effigie mariana della Basilica di Santa Maria Maggiore che la tradizione vuole realizzata da san Luca e il Crocifisso dei Miracoli di san Marcello al Corso, alla cui intercessione prodigiosa si attribuisce la sconfitta del flagello della peste che nel 1500 mise in ginocchio non solo la Città Eterna. E che è diventato oggi il simbolo della pandemia del Coronavirus, dopo l’atto di devozione compiuto da Papa Francesco il 15 marzo scorso. La supplica si è così conclusa con una particolare benedizione dal luogo «che racconta la fede rocciosa di Pietro». Da qui – ha detto il Successore di Pietro – vorrei affidarvi tutti al Signore, per l’intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta. Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori… non lasciarci in balia della tempesta».

 

Appello di Trapeiros.

20 lettera agli amministratori

Cliccando sul link soprastante, è possibile leggere l’appello che i “Trapeiros” della Comunità di Emmaus di Erba sta diffondendo .  Chiede aiuto per affrontare questo momento critico, visto che il loro settore, nei decreti di questi giorni, non compare tra le attività che possono chiedere contributi.

In fondo alla lettera è riportato l’IBAN.

Solo la solidarietà può consentirci di superare questi momenti di grave difficoltà per tutti.

Poesia: Le stelle (Mahvash Sabet)

Casualmente, navigando su internet, mi sono imbattuta in una poetessa che non conoscevo.
Mahvash Sabet è iraniana ed è stata condannata  per la sua appartenenza a una fede minoritaria nel paese. Dalla sua prigionia durata 9 anni, ha continuato a scrivere poesie. Ne pubblico una, copiata da questo sito.
                                Le stelle
stelleIl mio cuore soffre per il silenzio delle stelle,
per l’angosciosa sete del deserto
che anela allo scroscio della pioggia.
Il mio cuore soffre per il soffio del vento,
che spira sulle acque deserte.
La luna illumina il prato, nel livido tremore del lago.
La piana s’accende di una vivida luce.
Dov’è la folta chioma del salice dormiente,
che si chinava sulle verdi spalle delle acque?
Dov’è la penetrante fragranza della rosa rossa,
che impregnava il dorato giardino della gioia?
Perché trascorre nel dolore questa vita
e nel buio della notte non sorridono le stelle?
Quanta struggente malinconia traspare da questi versi! Il richiamare alla mente le cose belle della natura provoca nell’autrice, chiusa in una buia cella, un dolore profondo: lei ne è stata privata…..

Polemiche, polemiche, polemiche…uffa!

“No, dichiarare l’emergenza sanitaria il 31 gennaio non è stato un complotto, ma la prassi quando l’organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato lo stato di emergenza per il coronavirus in Cina.

Serviva per mettere in moto quel sistema di sorveglianza che ancora oggi ci sta dando una enorme mano nella gestione della crisi.

La durata di 6 mesi vuol dire che per 6 mesi a partire dal 31 gennaio il Sistema Sanitario Nazionale e la protezione civile sono in stato di massima allerta per il Covid-19.
Il chè è una cosa sacrosanta.

Mi auguro che chi sta diffondendo il panico e i complotti con video fuffa sia prima o poi chiamato a rispondere delle sue azioni nelle sedi più opportune.
E mi auguro per lui di non trovarmelo davanti.”

Questo è quanto scriveva ieri in un post su Facebook l’onorevole Giuditta Pini per confutare le numerose accuse che venivano rivolte al governo circa i ritardi con cui sarebbe intervenuto per fermare il coronavirus.

Mi pare di capire che:

  1. effettivamente il 31 gennaio è arrivato l’avviso dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) per allertare i governi sulla epidemia;
  2. è logico pensare che questo avviso sia stato mandato a tutti i governi, visto che ancora non si sapeva dove l’epidemia si sarebbe sviluppata uscendo dalla Cina; aveva la stessa valenza di “un avviso ai naviganti”
  3. come si poteva immaginare allora che proprio l’Italia sarebbe stata la prima dei paesi europei ad essere colpita?
  4. Come si poteva immaginare dove sarebbe sorto il primo focolaio?
  5. Bisognava bloccare allora tutta l’Italia? Su quali basi scientifiche?
  6. Se alla introduzione della prima zona rossa (su dati epidemiologici concreti) è successo un pandemonio di critiche durissime per allarme eccessivo, cosa sarebbe successo con un intervento ancora più precoce?
  7. Se quell’allarme della OMS doveva essere inteso come ordine di mettere in campo provvedimenti restrittivi, forse avremmo dovuto assistere a ordinanze generalizzate in tutti i paesi del mondo per costringere la gente a stare a casa, invece si sono mossi tutti peggio dell’Italia e con gravissimo ritardo….

Come Giuditta anche io mi arrabbio molto quando in questi giorni si vuole buttare fango a tutti i costi sull’operato di questo governo, che avrà pure commesso qualche sbavatura, ma che, ricordiamocelo, sta operando in una situazione mai verificatasi da cent’anni a questa parte e che ha avuto come palla al piede la resistenza degli imprenditori a fermare le imprese.

 

Dopo un mese di clausura.

E’  da un mese che dura questa clausura: sono uscita una volta sola per fare la spesa e una volta per  una visita medica.

Sono sola in casa, quindi ho avuto modo di stare in silenzio per molte ore e di rabbrividire ogni volta che si sentiva l’urlo di una sirena  passare nella strada vicina, sia di giorno che nel cuore della notte.

Ogni volta il mio pensiero andava a chi era in quell’ambulanza: prima di tutto a colui che veniva portato all’ospedale  e poi a chi lo assisteva e a chi guidava il mezzo: tutti accomunati in una guerra  del tutto nuova senza avere la certezza di aver tra le mani le armi più adatte.

Immagino quanto sia terribile trovarsi improvvisamente trasformati in una fonte di contagio, essere diventati tutt’uno col virus che ti porti dentro: oltre alle sofferenze derivanti dalla malattia, che dicono essere terribili, deve essere straziante doversi sentire un pericolo per chi ti sta vicino e per chi ti soccorre .

So di persone anziane rimaste sole in casa in quarantena dopo aver visto morire più di un familiare….. dev’essere atroce essere da soli a piangere i propri cari senza averli potuti salutare un’ultima volta.

Se penso a queste cose, mi sento molto fortunata: sono al sicuro in casa mia e sto bene; posso spendere il mio tempo come più mi piace, posso cominciare mille cose e lasciarle a metà perchè so che potrò finirle poi, in un momento successivo, non c’è fretta… E le mie giornate sono per fortuna  rese meno monotone dalle telefonate e dai messaggi di figli, nipoti, amici e amiche.

Da un paio di giorni si sentono meno sirene di ambulanze e questo mi aveva fatto sperare in un rallentamento del contagio, cosa  che ieri i dati hanno confermato. I nostri sacrifici cominciano a dare frutti? Speriamo di sì e questa speranza deve renderci ancora più fermi e più convinti che stare alle regole è l’unica strada per uscire da questo incubo.

 

Scaffali vuoti anche a Londra.

scaffali vuoti a LondraCredo che le giravolte di BJ (Boris Johnson) e di Trump a proposito del coronavirus siano da record.

In particolare il premier inglese in pochi giorni è passato da “la polizia costringerà le scuole a restare aperte per creare l’immunità di gregge”  a “chiudiamo tutte le scuole e si consiglia di restare a casa” ed è bastato questo per scatenare la corsa all’accaparramento di generi alimentari, come è avvenuto qui da noi qualche tempo fa…. Ecco cosa scrive oggi “The Times”:

Tesco came in for particular criticism, with shoppers reporting that many shelves were empty by the time its elderly hour started at 9am because panic buyers had started clearing lines from 6am. Others reported that some staff did not appear to know about the initiative.

La gente ha assalito il ssupermercato fin dalle 6 del mattino e alle nove gli scaffali erano già vuoti…..c’era forse qualcuno che diceva che certi comportamenti sono prettamente italiani?

Se ben ricordo un giornalista inglese ha anche detto nei giorni scorsi , commentando i provvedimenti del nostro governo, che per gli Italiani ogni scusa è buona per non lavorare …..ora pare che il fancazzismo abbia contagiato anche gli inglesi ….il coronavirus è democratico, non fa differenze …

Poesia: il vento portò da lontano…. (Aleksandr BloK)

E anche quest’ anno è arrivata la primavera: le ordinanze governative non hanno potuto nulla contro la sua ostinazione a voler risvegliare il mondo come sempre, come se nulla di tragico stesse accadendo.

Nella poesia che copio-incollo qua sotto, il poeta, Alexandr Blok, è triste, come lo siamo noi oggi: le sue corde cupe e profonde piangono, nel suo cuore è ancora inverno, ma il vento che porta un canto di uccelli e apre uno squarcio d’azzurro intenso nel cielo parla di speranza…. speriamo anche noi  che questa primavera possa portare il sereno nei nostri cuori, oltre che nei nostri cieli.

primavera di BotticelliIl vento portò da lontano
l’accenno di un canto primaverile,
chissà dove, lucido e profondo
si aprì un pezzetto di cielo.
In questo azzurro smisurato,
fra barlumi della vicina primavera
piangevano burrasche invernali,
si libravano sogni stellati.
Timide, cupe e profonde
piangevano le mie corde.
Il vento portò da lontano
le sue squillanti canzoni.