Quand’ero piccola…

piazza di RoloQuand’ero piccola, sentivo a volte mio padre raccontare di essere andato nei paesi vicini con la sua bicicletta; allora parlava dello stradone di Reggiolo o di quello di Carpi e io, che non li conoscevo, me li figuravo nella mente come luoghi lontani e anche un po’ pericolosi.

Bisogna dire che a quel tempo ogni paese era una piccola comunità che poteva soddisfare tutte le proprie semplici esigenze entro i  confini del luogo di appartenenza.  In centro, un buon numero di negozietti offriva quanto poteva servire per ogni necessità che non fosse già soddisfatta attingendo all’orto, alla campagna, al pollaio….

Solo pochi possedevano un’automobile, ma erano anche rare le occasioni in cui si aveva bisogno di andare fuori paese.

Ora tutto è cambiato: in centro restano solo pochi esercizi commerciali e la gente con le auto raggiunge i supermercati e i negozi dei paesi vicini con grande facilità anche più volte al giorno. Ho come l’impressione che le persone si considerino ormai come appartenenti a un’unica grande comunità distribuita in più centri (sobborghi) abitati.

A quest’ ora, 78 anni fa…

rastrellamento nel ghettoA quest’ora, 78 anni fa, si era da poco concluso il rastrellamento nel ghetto di Roma ricostruito in questa pagina di Wikipedia.

A quest’ora, 78 anni fa, 1007 persone, per la maggior parte donne e bambini, si trovavano rinchiusi in una prigione provvisoria e improvvisata dopo essere stati strappati dalle proprie case in modo brutale e dopo aver pagato il riscatto in oro che era stato richiesto in cambio della loro libertà.

A quest’ora, i bambini (oltre 200) si stringevano alle loro mamme con le quali sarebbero morti poche ore dopo….

E’ tragicamente assurdo che, ancora oggi, dopo 78 anni di testimonianze dirette di quegli orrori, qualcuno possa irridere ai superstiti …come è avvenuto ieri a Bologna, dove è stata insultata Liliana Segre.

 

Agosto, mese di ricordi e di ferie.

Il mese di agosto mi ricorda sempre i miei genitori: oggi ricorre il 111° anniversario della nascita  di mia madre e due settimane fa ricorreva il 115° della nascita di mio padre. Non ci sono più da tanti anni, ma il loro ricordo è sempre così vivo in me.

In questi giorni in cui tutti corrono spasmodicamente ad affollare le località di vacanza, mi viene da pensare che loro non hanno mai fatto le ferie come si intendono oggi. Non sono mai andati al mare o in montagna, forse si concedevano qualche giorno di tranquillità in casa propria, cercando di ripararsi alla meglio dall’afa e dalle zanzare della pianura padana..

Forse dipende dalla memoria di quei giorni il fatto che nemmeno io sento il bisogno di allontanarmi da casa: per me le ferie più ambite sono quelle che trascorro qui a casa mia accogliendo figli e nipoti che, liberi da impegni di lavoro e di studio, possono ritornare alla base per un po’ e ritrovarsi insieme in famiglia anche se solo per pochi giorni o per poche ore.

E mi piace soprattutto vedere come i miei nipoti, pur vedendosi così di rado, sappiano subito entrare in sintonia tra loro, trovando il modo di mettere sottosopra i cuscini del divano e farne un campo di battaglia o innaffiandosi fino a inzupparsi  con le pistole ad acqua.

Io li sento ridere e scherzare mentre in cucina preparo per loro la merenda o una buona cenetta e mi sento pienamente in ferie.

 

Alleviamo dei perdenti?

Il mondo è  davvero cambiato!

Ai miei tempi, quando finiva l’anno scolastico, molti ragazzi  pensavano a come guadagnare qualche soldino durante l’estate per potersi pagare i libri per l’anno scolastico successivo o per contribuire al pagamento delle tasse universitarie. Ci si dava da fare per dare lezioni private ai bambini delle medie e delle elementari, o si andava come educatrici nelle colonie estive, o si andava come giornalieri a raccogliere mele, pere uva….

Ora sento invece che i nostri studenti sono rimasti bloccati in Grecia e addirittura a Dubai perché  alcuni  sono risultati positivi al COVID.

Capisco la voglia di festeggiare tra compagni la fine di un percorso scolastico, ma lo si può fare con una cena insieme; non capisco perché questo debba costringere le famiglie a un esborso finanziario tanto pesante e soprattutto non capisco perché chi ha fatto semplicemente il suo dovere (almeno si spera) debba pretendere un premio tanto dispendioso.

Corriamo il rischio di allevare generazioni di ragazzi  pronti solo  a pretendere sempre di più, senza sentirsi mai in dovere di dare il proprio contributo; corriamo il rischio di avere cittadini solo ripiegati su se stessi, indifferenti a quello che accade intorno a loro. Già ne vediamo gli effetti: nel mondo delle associazioni si fa una gran fatica a coinvolgere le nuove generazioni  e se qualche giovane risponde all’appello, spesso è uno di quei nuovi italiani, figlio di immigrati, che ha alle spalle esperienze di fatica e di sacrifici e che  per questo è più motivato a impegnarsi nella vita sociale.

I nostri giovani sono troppo abituati ad avere tutto senza sforzo e temo che  il prossimo futuro li vedrà perdenti nel mondo del lavoro, dove  la competizione è sempre più spietata.

 

Quasi pronti….

Come già detto, stiamo preparando una mostra sul tema “LA SCUOLA SIAMO NOI” che ci ha permesso di raccogliere documenti e testimonianze che coprono oltre un secolo di vita della scuola italiana (fino alla DAD), oltre a varie testimonianze su scuole indirizzate ai carcerati, ai lavoratori (scuole serali)  agli stranieri.

In questi ultimi giorni abbiamo avuto anche la disponibilità di preziosi “pezzi” di arredamento, materiale didattico e di cancelleria.

unnamedTra le cose che potremo esporre avremo anche un vecchio banco di legno a due posti, con leggio sollevabile, foro per il calamaio e scanalatura per cannucce e matite. Stiamo anche predisponendo un libretto di testimonianze: ricordi, brani di poesia e letteratura,  notizie storiche.

Speriamo che il risultato del nostro lavoro possa offrire lo spunto per riflettere sul valore e sull’importanza della scuola, come bene da custodire e valorizzare.

Ascoltando Draghi, ho ricordato….

Draghi in Emilia ha elogiato gli imprenditori per lo spirito di collaborazione e per la  positiva visione del futuro, che fanno da sempre dell’Emilia uno dei motori della nostra economia.

Già, …lo spirito di collaborazione…credo sia incorporato nel DNA degli Emiliani.

Forse è la stessa conformazione del territorio, così piatto, a rendere più facili i contatti tra la gente e gli spostamenti da una zona all’altra e ciò ha probabilmente reso inevitabile il confronto e la collaborazione, fin dai tempi più remoti, per affrontare le piene del Po e i lavori stagionali nelle campagne.

spannocchiatura pascoliRicordo quando, verso la fine dell’estate, si raccoglieva il granturco.

Sulle aie delle fattorie si vedevano enormi cumuli di pannocchie in attesa di essere liberate dalle brattee ormai secche.  Allora correva voce per le strade della borgata: – Stasera si va a spannocchiare da… –

E dopo cena ci si ritrovava sull’aia, seduti sulle balle di paglia sistemate in cerchio attorno alla montagna di pannocchie e si procedeva alla spannocchiatura.

Era una festa: alla luce fioca  di qualche lampada,  gli adulti si davano da fare ad aprire le pannocchie per estrarne i chicchi dorati incastonati nel tutolo legnoso, mentre il cartoccio esterno veniva scartato (in parte veniva poi utilizzato per rinnovare i pagliericci che fungevano da materassi). L’aia si riempiva di chiacchiere allegre e ogni tanto una battuta più spiritosa o più maliziosa faceva scoppiare una risata generale. Noi bambini ci divertivamo a giocare tra di noi nella penombra dell’aia. Il contadino ospite offriva da bere a chi gli forniva preziosa mano d’opera gratuita, ben sapendo che presto avrebbe ricambiato lo stesso favore ai vicini.

Tra il gracidare delle rane nei fossi e il fastidioso ronzio delle zanzare sempre fameliche e sempre in agguato, a volte qualcuno intonava un canto, subito seguito da altri: le loro voci diverse, non sempre aggraziate, formavano però un coro gradevole la cui melodia si espandeva nella notte.

Quando la montagna di pannocchie era ormai sparita, poteva anche succedere che una fisarmonica cominciasse a suonare una polka o un valzer e   l’aia diventava una pista da ballo.

Poi alla fine tutti si salutavano e si davano appuntamento per andare a spannocchiare il granturco in un’altra cascina.

 

La scuola siamo noi.

Il COVID 19 ha sconvolto la nostra quotidianità e la scuola non è certo sfuggita alla bufera: l’imposizione del lockdown ha costretto gli insegnanti a inventarsi un nuovo modo di fare lezione, utilizzando tecnologie mai prima sperimentate. Anche alunni e genitori hanno dovuto velocemente attrezzarsi con cellulari e computer e imparare a gestirli.

Tutti abbiamo percepito la fatica, e direi la sofferenza, di tutto il mondo della scuola, che è sempre stato uno dei perni fondamentali della nostra società, visto che alle sue cure vengono affidati i cittadini di domani.

Noi del gruppo culturale “G. Lazzati” di Arcellasco, abbiamo cercato di interpretare l’apprensione di tutti  per le difficoltà affrontate da docenti e famiglie, dedicando a loro la  mostra che, ormai da parecchi anni, viene allestita in occasione della festa patronale.

Abbiamo pensato di intitolarla “ LA SCUOLA SIAMO NOI: dalla scuola dei nonni alla DAD”. Per questo stiamo chiedendo la collaborazione di tutti per raccogliere foto, documenti, oggetti, grembiulini disegni dei bambini sulla loro scuioloa, e anche brevi testimonianze o ricordi scritti da consegnare in segreteria parrocchiale (indicando sempre nome, cognome e numero di telefono) o da inviare via mail  a: grandmere4@gmail.com. Per ulteriori informazioni si potrà chiamare il numero : 031 64 43  77.

Si accettano volentieri suggerimenti su come e dove reperire vecchi arredi scolastici (un banco, una lavagna, il cancellino, …. )

Ringraziamo fin da ora chi vorrà raccogliere questo nostro appello.

 

Sfogliando vecchi documenti…

Stavamo facendo una ricerca e stavamo consultando l’archivio parrocchiale per ricostruire la storia della parrocchia e della chiesa di Arcellasco.

Nel fascicolo che conteneva i documenti risalenti alla fine del ‘700 e ai primi anni dell’800, ci ha veramente colpiti un fatto a cui non si pensa quando si studia la storia sui libri di testo.

Si sa che nel periodo napoleonico i cambiamenti politici erano repentini e anche le vicende del nostro territorio mutarono all’unisono con le alterne fortune di Napoleone. A brevi periodi di pace si susseguivano  guerre sanguinose e da qui la chiamata alle armi dei giovani.

Tra le scartoffie ingiallite e polverose, abbiamo trovato le lettere dei vescovi del tempo che esortavano i parroci a fare opera di convincimento presso le famiglie perché consentissero l’arruolamento dei giovani, in nome della lealtà dovuta al governo del momento.

Leggendo quelle lettere, mi sono sentita rabbrividire immaginando lo strazio delle madri e dei padri che si vedevano, a più riprese,  strappare i loro figli a difesa di interessi che forse nemmeno riuscivano a comprendere.

In quei momenti ho capito la fortuna di noi mamme di oggi che non dobbiamo mettere in conto di dover mandare a morire i nostri figli su qualche lontano campo di battaglia.

1954: gita a S. Luca.

Ho trovato questa vecchia foto; risale forse all’anno scolastico 1953-54.

Eravamo andate (era una classe femminile) in gita scolastica a Bologna e al Santuario di San Luca, guidati dalla nostra maestra Maria Mari. Pare strano che a distanza di tanto tempo riemergano dalla memoria i nomi di visi mai dimenticati…

Riconosco molte compagne: Chiara Barbieri, Vanna Mantovani ( morta pochi anni dopo), Carla Torelli, Luciana Bertellini, Maria Rosa Aldrovandi, Giacomina Negri, Arianna, Paola Venturi, Norma Ascari, Vanna Fantini, Orsola Lugli, Oletta Pacchioni, Adele Vezzani, Gabriella Falavigna, … altre sono troppo nascoste. Dietro al gruppo riconosco le mamme di Luciana, di Mariella (una delle bambine nascoste), di Carla  e la mamma di Oletta.

E’ stata la mia prima gita scolastica, un vero viaggio lontano dal paese: che emozione!

 

classe a S.- Luca

Il tempo è galantuomo.

“Il tempo è galantuomo” è un noto proverbio a cui ricorro spesso anche parlando coi miei figli.

Quando si è immersi in una situazione è difficile scorgerne tutti gli aspetti e si rischia di non comprenderla appieno, di rimanere confusi dalla nebbia che emozioni e interferenze varie possono creare.  Col passare del tempo però tutto ciò che non è essenziale subisce un processo di decantazione, a poco a poco tutto diventa più chiaro e la verità dei fatti, quasi sempre, emerge inesorabile.

genocidio armenoPer oltre 100 anni, la Turchia ha sempre negato il genocidio armeno, ma anche per questa tragedia sembra arrivato il momento di quella verità che era stata raccontata solo nei film o nei romanzi. Pare accertata anche la collaborazione dei tedeschi nella deportazione e nello sterminio degli armeni e che proprio a quei fatti si siano ispirati, in seguito, i seguaci di Hitler per la persecuzione contro gli ebrei e contro tutti gli oppositori o le minoranze scomode.