Poesia: La mia sera (G. Pascoli)

tramontoIl giorno fu pieno di lampi;
ma ora verranno le stelle,
le tacite stelle. Nei campi
c’è un breve gre gre di ranelle.
Le tremule foglie dei pioppi
trascorre una gioia leggera.
Nel giorno, che lampi! che scoppi!
Che pace, la sera!

Si devono aprire le stelle
nel cielo sì tenero e vivo.
Là, presso le allegre ranelle,
singhiozza monotono un rivo.
Di tutto quel cupo tumulto,
di tutta quell’aspra bufera,
non resta che un dolce singulto
nell’umida sera.

È, quella infinita tempesta,
finita in un rivo canoro.
Dei fulmini fragili restano
cirri di porpora e d’oro.
O stanco dolore, riposa!
La nube nel giorno più nera
fu quella che vedo più rosa
nell’ultima sera.

Che voli di rondini intorno!
che gridi nell’aria serena!
La fame del povero giorno
prolunga la garrula cena.
La parte, sì piccola, i nidi
nel giorno non l’ebbero intera.
Nè io… e che voli, che gridi,
mia limpida sera!

Don… Don… E mi dicono, Dormi!
mi cantano, Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!
là, voci di tenebra azzurra…
Mi sembrano canti di culla,
che fanno ch’io torni com’era…
sentivo mia madre… poi nulla…
sul far della sera.

In questa poesia il Pascoli dimostra la sua incredibile capacità di descrivere in versi  i paesaggi e i fenomeni naturali, accostando ad essi anche riferimenti alla sua vita e ai sentimenti più teneri e profondi, che qui vengono appena accennati, ma forse è proprio in questo non detto  che è da ricercare l’ efficacia comunicativa della poesia.

Tutti con Ursula!

Presentato lo scorso 11 dicembre alla stampa di tutto il mondo, il Green Deal ha come obiettivo rendere l’Europa il primo continente al mondo ad impatto zero Green+Dealentro il 2050.

Per raggiungere l’obiettivo ambizioso, la Commissione ha definito azioni specifiche nel campo dell’economia circolare, degli investimenti e della finanza verde, dell’energia, dell’innovazione, dell’alimentazione e degli stili di vita preservando sistemi e biodiversità. Il programma si prospetta come una rivoluzione economica, culturale ed innovativa in grado di mettere al centro i cittadini. Il piano porrà le basi sul principio di “giustizia sociale” in grado di assicurare che la fase di transizione ad una economia verde possa essere una transizione giusta per i cittadini affinchè nessuno rimanga indietro o paghi i costi di questo cambiamento radicale.”

(dal sito :europedirect. regione.Lombardia)

Ho copia-incollato le righe riportate qui sopra per evidenziare il cambio di marcia imposto dalla nuova Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen.  Si sa che non è sempre facile passare dalle intenzioni alle realizzazioni, ma già il fatto di essersi posti come primario l’obiettivo del contrasto al degrado ambientale è cosa molto lodevole.

Ci voleva una donna per porre mano a un problema impellente, ma da troppo tempo ignorato.  Ursula merita tutto il nostro appoggio e i nostri auguri di riuscire nel suo nobilissimo intento.

Quello che non ti aspetti.

In viaggio verso l’aeroporto, su una strada solitamente molto trafficata, ma resa meno affollata dal periodo festivo, mi sono vista le auto davanti a me fermarsi in un tratto in cui non ci sono semafori, nè  incroci ….. Mi sporgo a guardare cosa stia capitando e vedo…..un pastore affiancato da un cane e seguito da un gregge, e che gregge! Una marea di pecore stava invadendo la carreggiata e proseguiva di buon passo; in mezzo ad esse si intravedevano qualche capretta e anche alcuni muli che procedevano solenni insieme al gregge. Un secondo pastore chiudeva il lunghissimo corteo.

Non potevo credere ai miei occhi: non avevo mai visto tante pecore tutte in una volta e tantomeno le avevo viste camminare su una strada di traffico intenso.  Sembrava una scena surreale!

Tornando dall’aeroporto, circa un’ora dopo ho rivisto quel gregge pascolare sui prati che fiacheggiano la strada e, approfittando della chiusura del passaggio a livello lì vicino, ho potuto scattare questa foto, che però ritrae solo una parte della bella  scena bucolica che si offriva ai miei occhi.

All-focus
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Due segnali per il 2020.

Il 2019 è agli sgoccioli e si può già guardarlo con distacco per vedere che cosa ci ha portato.

Come sempre ci sono state cose negative come i disastri ambientali in tutto il mondo legati alle variazioni climatiche, le guerre hanno causato distruzioni di interi paesi e costretto alla fuga e all’emigrazione popolazioni  disperate; i cambiamenti epocali cui stiamo assistendo nel campo della tecnologia e del lavoro non ci consentono di fare previsioni che diano certezze ai giovani…..

Ci sono tuttavia a mio modo di vedere due fenomeni che danno motivi alle nostre speranze.  Il primo è la mobilitazione dei giovani per l’ambiente: Greta è riuscita a far sollevare le teste dei ragazzi di tutto il mondo dal telefonini e li ha convinti a scendere in piazza per chiedere un cambiamento di rotta nelle politiche ambientali. I giovani, da decenni assenti dalle pagine dei giornali – se non per  fatti di cronaca poco edificanti – si sono svegliati da un lungo torpore e hanno fatto sentire la loro voce.

Il secondo motivo di speranza a mio parere è quel movimento denominato “sardine” che è certamente intrecciato con quello dei giovani ambientalisti, ma ha un risvolto diverso: rivendica una visione del mondo e della politica un po’ più ampia di quella che pare imperversare da un po’ di tempo in Italia e nel mondo e  proclama l’innalzamento di barriere materiali e psicologiche e politiche e soprattutto adotta un linguaggio che istiga alla divisione e all’odio. E’ un movimento eterogeneo, che non esprime un indirizzo partitico particolare, ma propugna scelte politiche più umane e rispettose delle buone maniere e dei principi della convivenza.

Sono due tendenze che sembrano voler significare un risveglio delle coscienze e questo è sempre un buon auspicio.

Trasgressione.

Approfittando delle temperature non troppo rigide di questa mattina inoltrata, mi son decisa a rimuovere le ultime foglie secche nell’orto e nel giardino.

Proprio mentre raccoglievo quelle  che si ostinavano a resistere al rastrello, ho visto sotto un cespuglio questa viola!!! A dicembre!!!! Cosa ci fa una viola  a dicembre?!! Cosa le è saltato in testa! ??

Dev’essere una giovane avventata viola con la fissa della trasgressione a tutti i costi. … Nel buio del suo angolino sottoterra si sarà detta:- Perchè aspettare? Tutte  sappiamo cosa accade a febbraio/marzo, ma nessuna di noi sa cosa accade a dicembre là fuori…. si vocifera di una gran festa …. voglio scoprire cosa c’è di vero! – E la sventatella è uscita allo scoperto ed è fiorita!!!

Se avesse aspettato la primavera, si sarebbe confusa tra le mille altre e avrebbe potuto continuare a vivere per molti giorni, invece, volendo fare la snob, ha attirato la mia attenzione e …. l’ho colta …. ora quasi me ne pento e cercherò di prolungare il più possibile la sua vita in un vasetto pieno di acqua fresca….

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Italica saggezza? Almeno una volta, sì…

Vi ricordate i dibattiti interminabili di qualche anno fa su “nucleare sì” “nucleare no”?

centrali-nucleari-tedescheDopo il disastro di Fukushima che ancora tiene in scacco i pur intraprendenti Giapponesi, nessuno parla più di costruire nuove centrali, anzi la Germania pensa di spegnerle tutte nel giro di qualche anno.

E ricordate quando si diceva che noi avevamo fatto la scelta sbagliata quando con un referendum ci siamo opposti alla produzione di energia nucleare? Si diceva che tanto le centrali sono tutte sui nostri confini  e che intanto gli altri ne traevano grandi vantaggi economici e dividevano con noi l’inquinamento che ne derivava?  E’ vero, i paesi vicino a noi si sono avvantaggiati economicamente per l’energia a poco prezzo, ma ora vorrei che la Germania rendesse pubblici i costi dello smantellamento delle centrali e della costruzione del sito  per custodire (per milioni di anni) le scorie radioattive.

Sarebbe interessante poter calcolare costi e benefici nei tempi lunghi e lunghissimi …… Sarà un caso che ora non si dice più che le rinnovabili non potranno mai sostituire le fonti fossili?

Noi Italiani siamo sempre biasimati come popolo pasticcione, ma devo dire che per una volta, con quel referendum, ci siamo mostrati saggi e lungimiranti.

La città che muore.

Ieri  sulla pagina Facebook de “Il Dieci”, giornale di informazione gratuito cittadino, è stata pubblicata una foto di un complesso di stabili in grave stato di abbandono a commento di un articolo che parla di Erba come città che muore . La foto ritraeva uno scorcio di un comune in provincia di Trapani, ma nessuno dei moltissimi visitatori della pagina si è chiesto  che angolo di Erba fosse ritratto in quell’immagine, nemmeno io, che la attribuivo a una viuzza vicino alla stazione.

Questo significa a mio avviso che molti erbesi vedono ogni giorno lo stato di degrado di molte aree dismesse,  anche nel centro cittadino, e  hanno dato per scontato che da qualche parte ci fosse proprio quel complesso di edifici cadenti che la foto mostrava.

Forse  ci stiamo abituando a vedere la nostra città in stato di abbandono  e non ci chiediamo nemmeno se sia possibile cambiare questo stato di cose. Erba che può vantare un passato glorioso come meta preferita dell’élite milanese, che può vantare una posizione geografica che la pone al centro di un territorio di grande bellezza, non può essere lasciata morire nell’indifferenza di tutti.

Mi chiedo: se un immobile abbandonato diventa col tempo un pericolo potenziale per la comunità, non può essere espropriato? Quali mezzi ha la collettività per tutelarsi?

La tecnica non è mai solo tecnica.

Stamattina a Eupilio nella sede dei Padri Barnabiti, si è tenuto il solito incontro organizzato dal GRANIS di Erba per l’inizio dell’Avvento.

Il tema proposto è più che mai interessante ed attuale, anche se trae spunto dall’enciclica di Papa Benedetto XVI “Caritas in veritate” pubblicata dieci anni fa (con due anni di ritardo rispetto al previsto, perchè lo scoppio della crisi ha indotto il Papa a ripensare l’argomento tenendo conto della nuova situazione).

Il pensiero espresso in questa enciclica si richiama al concetto di Paolo VI di sviluppo integrale della persona e al concetto di ecologia integrale  di Giovanni Paolo II, tema quest’ultimo che verrà poi approfondito da Papa Francesco.

L’argomento su cui si è incentrato l’incontro odierno, “La tecnica non è mai solo tecnica”, ci interpella sul modo di interpretare lo sviluppo  da parte della Chiesa e dei cristiani: non c’è altro modo che rifarsi a come Gesù ha vissuto la carità, fondamento dell’azione ecclesiale.

Nel mondo attuale, dati i moderni mezzi di comunicazione che enfatizzano gli eventi, si corre il pericolo di lasciarsi trascinare dalle emozioni, che durano un attimo, senza però concretizzare azioni veramente efficaci.

Senza Dio l’uomo non sa dove andare e questo è vero anche in campo economico e sociale: se ci pensiamo come soli autori dello sviluppo, siamo destinati a fallire. L’approccio cristiano al tema dello sviluppo riconosce il valore del dono e della gratuità: la fraternità ha bisogno dell’economia del dono.

Il modello del consumismo come strada per la felicità è ampiamente fallito ed è piuttosto evidente che “La vita economica ….ha bisogno di leggi giuste e di forme di redistribuzione guidate dalla politica e inoltre di opere che rechino impresso lo spirito del dono”.

Anche grandi dirigenti di impresa oggi asseriscono che  non si può continuare perseguendo solo il massimo dei profitti: così facendo le ricchezze si concentrano sempre più in mano a pochissime persone e cresce l’ingiustizia sociale.

E’ necessario invece avere responsabilmente cura  delle persone e del creato:  tutto è creato da Dio e dobbiamo trovare Dio in tutto il creato.

Lo sviluppo è strettamente legato al progresso tecnologico, che libera l’uomo dalla fatica e migliora le condizioni di vita, ma la tecnica non è mai solo tecnica: essa esprime il desiderio dell’animo umano di superare i condizionamenti materiali, ma si corre il rischio di intenderla come elemento di libertà assoluta, senza limiti, come nuova ideologia. Spesso lo sviluppo dei popoli è inteso solo come problema tecnico ed è forse per questo che non si sono ottenuti risultati apprezzabili. Gli algoritmi e la robotizzazione non potranno risolvere tutti i problemi

Lo sviluppo è impossibile senza uomini retti, senza operatori economici e uomini politici che vivano fortemente nelle loro coscienze l’appello del bene comune” (Caritas in veritate, 71).

A questo primo commento dell’enciclica è seguita una breve pausa e una discussione interessante su come realizzare concretamente i dettami dell’enciclica, sul modo migliore di coinvolgere anche i giovani nell’approcciare i problemi del mondo d’oggi, su come porre fine a logiche di sfruttamento ancora presenti nel mondo del lavoro, sulla mancata cooperazione coi paesi poveri. Ci si è poi soffermati sulla necessità che i cristiani si sentano impegnati a cambiare stile di vita nel rispetto dell’ambiente, senza aspettare che tutti lo facciano; ognuno di noi deve sentirsi impegnato in prima persona, senza alibi.

La Grande Muraglia Verde.

Noi che temiamo il cambiamento climatico e l’invasione dell’Europa da parte degli Africani (di questo qualcuno vuole convincerci, saremo forse “salvati” da entrambi questi incubi proprio dagli Africani?

grande-muraglia-verdeParrebbe di sì. Se in Asia troviamo la Grande Muraglia Cinese, unica costruzione umana visibile dallo spazio, in Africa stanno costruendo la Grande Muraglia Verde: una fascia di terra ai confini della zona desertica in cui vengono piantati da anni milioni di alberi e dove vengono coltivati ortaggi per l’alimentazione delle popolazioni locali. Si tenta così (e pare con successo) di fermare l’avanzata del deserto che costringe tanta gente a migrare verso terre più ospitali.

Questa opera sta creando posti di lavoro  e potrà produrre effetti benefici anche sul clima globale, contribuendo a diminuire la quantità di anidride carbonica nell’atmosfera e quindi anche a ostacolare l’aumento dell’effetto serra.

Nell’articolo linkato sopra si dice che la Grande Muraglia Verde  è stata realizzata solo al 15% fino ad ora per mancanza di fondi; se davvero vogliamo fermare le migrazioni, cerchiamo di finanziare questo progetto e gli Africani, potendo vivere dignitosamente a casa loro, si guarderanno bene dal venire a farsi schiavizzare qui da noi.

Il Lago Che Non C’è.

In questi giorni di piogge intense ecco che riappare il lago fantasma di Via Lecco: il Lago Che Non C’è (nelle carte geografiche).

Si forma da qualche anno (probabilmente da quando una colata di cemento ha chiuso le vie di drenaggio sotterranee), quando le piogge diventano più abbondanti e subito accorrono le anatre selvatiche a popolarlo e a fare man bassa (forse si dovrebbe dire “becco basso”) di quanto il laghetto può  offrire.  Se arriverà presto il gelo, potremmo avere una seconda pista di pattinaggio sul ghiaccio proprio di fronte a casa.

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