Il Pianeta blu.

Programme Name: Blue Planet II - TX: n/a - Episode: Blue Planet II - early release (No. n/a) - Picture Shows:   - (C) BBC/Lisa Labinjoh/Joe Platko - Photographer: screengrab/Lisa Labinjoh/Joe Platko
Programme Name: Blue Planet II – TX: n/a – Episode: Blue Planet II – early release (No. n/a) – Picture Shows: – (C) BBC/Lisa Labinjoh/Joe Platko – Photographer: screengrab/Lisa Labinjoh/Joe Platko

Ci sono documentari un po’ noiosi e documentari che ti lasciano senza fiato dalla meraviglia.

BLUE PLANET II fa parte della seconda categoria: un’esperienza non solo visiva, ma anche contemplativa ….sì perchè la visione di immagini straordinarie catturate con lavoro di anni di appostamenti e spostamenti nelle acque di tutti gli oceani può indurre veramente alla contemplazione della bellezza della vita su questo nostro pianeta.

Io ho visto quelle immagini solo davanti al piccolo schermo, ma è facile immaginare la meraviglia che possono suscitare sullo schermo cinematografico.

Nonostante lo stiamo maltrattando in molti modi, il nostro Pianeta è ancora bellissimo e conserva una straordinaria vita selvaggia: abbiamo  il dovere di preservare tanta bellezza per fare in modo che anche i nostri nipoti possano continuare ad ammirarla.

Letture: Le otto montagne.

La mia amica Piera, che mi tiene sempre aggiornata sulle ultime novità letterarie, mi ha suggerito la lettura dell’ultimo libro vincitore del Premio Strega “Le otto montagne” di Paolo Cognetti.

Il libro parla  di una lunga amicizia nata e cresciuta alle pendici del Monte Rosa, tra un ragazzo di città (l’autore) e un pastorello che conosce ogni segreto dei monti e dei boschi in cui vive. I genitori dell’autore, appassionati di montagna fin dalla loro giovinezza, hanno scelto di passare le loro vacanze in una baita dove si recano ogni estate e lì i due bambini si conoscono e passano le giornate andando per boschi e torrenti, immersi in una natura splendida. Dopo il periodo dell’adolescenza, che segna un certo allontanamento tra loro, i due giovani si riincontrano e la loro amicizia si consolida. Il montanaro però non riuscirà ad adattarsi alla logica del mondo moderno e sceglie di restare da solo tra le sue montagne, dove troverà la sua fine in un inverno particolarmente freddo e nevoso.

E’ stata una lettura piacevole, che a tratti mi ha fatto sentire molto vicina ai genitori dell’autore (probabilmente miei coetanei) soprattutto quando nelle prime pagine si racconta del percorso in auto, che ogni mattina doveva portare l’autore a scuola e i suoi genitori al lavoro, nel traffico dell’ora di punta a Milano :

“…certe mattine lei (la madre)intonava una vecchia canzone. Attaccava la prima strofa nel traffico e dopo un po’ lui (il padre) la seguiva. Erano ambientate in montagna durantela Grande Guerra: La tradotta, la Valsugana, Il testamento del capitano. Storie che ormai conoscevo a memoria anch’io: in ventisette erano partiti per il fronte ed erano tornati a casa solo in cinque. Laggiù sul Piave restava una croce per una madre che prima o poi sarebbe andata a cercarla. Una morosa lontana aspettava, sospirava, poi si stancava di aspettare e sposava qualcun altro….. C’erano parole in dialetto, in queste canzoni, ….così capivo che le canzoni , chissà come, parlavano di lorodue…..altrimenti non si spiegava la commozione che le loro voci tradivano così chiaramente”

Anche a me è rimasto nel cuore, dai tempi della mia adolescenza, l’amore per la montagna e per quei canti che l’autore cita, imparati durante le lunghe camminate in mezzo ai boschi o accanto a un camino acceso dentro un rifugio o attorno a un falò. e ricantarle mi procura sempre una certa commozione.

 

 

 

Il Polittico di Annone.

polittico-della-passione-ad-annoneChe straordinario paese è il nostro: in ogni più sperduto angolo puoi trovare gioielli artistici di grande pregio.

Ecco ad esempio questo Polittico della Passione: è un’opera  di grande bellezza; restaurato, tornerà nella sua  “casa” ad Annone, in provincia di Lecco, il 23 settembre prossimo; presenzierà all’inaugurazione il card. Angelo Scola.

Le ochette del pantano…

wp_20170626_18_04_25_proLe ochette del pantano
vanno piano, piano, piano,
tutte in fila come fanti,
una dietro e l’altra avanti.
Una si pettina, una balbetta
con voce bassa la stessa parola,
una è nell’acqua come una barchetta
fatta d’un foglio del libro di scuola. (Renzo Pezzani)

 

Da piccola ho sentito molte volte cantilenare la prima strofa di questa filastrocca, ma non ne conoscevo per nulla il seguito. La credevo una filastrocca popolare, di autore sconosciuto, invece scopro che è di un poeta piuttosto noto … E’ perfetta per accompagnare la foto scattata sulle rive del Segrino.

Meno plastica, please!!!

C’è una fonte di inquinamento da fibre di plastica confermata, e probabilmente ce l’avete indosso. Gli indumenti sintetici emettono fino a 700.0006 fibre a lavaggio, secondo quanto scoperto dai ricercatori dell’Università di Plymouth. Gli impianti di depurazione delle acque reflue negli Stati Uniti ne intercettano oltre la metà7: il resto finisce nei corsi d’acqua, per un totale di 29.000 chilogrammi8 di microfibre di plastica al giorno, secondo uno studio. Secondo alcuni esperti, queste fibre vengono portate dai sistemi idrici negli insediamenti più a valle, ed entrano nelle case attraverso le condutture. «Siamo tutti a valle di qualcuno», sottolinea la Mason. (brano tratto da questo articolo di Repubblica.it).

Che la plastica, che è diventata così importante nella nostra vita quotidiana, fosse un inquinante pericoloso nelle acque degli oceani era cosa risaputa, ma che inquinasse ormai anche le acque potabili di tutto il mondo è certo una scoperta inquietante.

L’imperativo è dunque: meno plastica, please!

Che nubifragio!!

Ecco un effetto spettacolare (aeroporto di Orio al Serio allagato) e senz’altro molto fastidioso del nubifragio che si è abbattuto stamattina sul nord della Lombardia.

In quel momento io ero in autostrada, da sola sulla mia vettura,  e vedevo con preoccupaqzione l’avvicinarsi di nuvoloni neri e minacciosi…. Pensavo: speriamo che mi lasci uscire dall’autostrada, poi che scoppi pure…

Invece rapidissimamente dal cielo sempre più nero son cominciate a scendere le prime gocce, che son diventate ben presto una pioggia violenta, intensissima, mista a grandine…. Non si vedeva più nulla e mi sono fermata vicino ad altre macchine sulla corsia di emergenza: il fragore dell’acqua e della grandine sul tettuccio dell’auto rimbombava dentro l’abitacolo e non riuscivo nemmeno a sentire la radio che avevo lasciato accesa.

Poi, dopo forse un quarto d’ora, è sembrato che stesse spiovendo e con difficoltà mi sono riimmessa nel traffico, ma subito dopo un altro rovescio violentissimo ha costretto tutti gli automobilisti a procedere a 30/40 all’ora in fila indiana.

Quando finalmente ho visto il cielo rischiararsi, ho ricominciato a respirare…

 

Pensando a Roma.

wp_20170828_14_02_01_proRoma antica : ruderi maestosi;

Roma Imperiale: monumenti imponenti che sfidano il tempo;

Roma medioevale:  chiese austere;

Roma Rinascimentale: fontane mirabili, sculture, palazzi da sogno.

Roma moderna: in evidente difficoltà, ma neanche la meschinità dei suoi amministratori può offuscare la bellezza dei suoi parchi e lo splendore dei tesori che conserva nel suo ventre. Nonostante tutto non l’ho mai vista così bella…

Considerazione: in via dei Fori Imperiali cammini in mezzo al più spettacolare dei musei a cielo aperto….perchè non far pagare anche solo un piccolo pedaggio ai turisti?  Il ricavato potrebbe contribuire alla custodia dell’immenso patrimonio artistico della città.

Il conto da pagare.

L’abusivismo edilizio è la manifestazione estrema dell’arte di arrangiarsi e dell’intenzione furbesca di farsi gli affari propri in barba alle regole. Questo modus operandi a volte pare avere successo e i furbi sembrano più in gamba dei “poveri fessi” che rispettano banalmente le leggi. Ma a volte succede che, se anche lo Stato non arriva a punire i trasgressori, questi si vedano presentare il conto da un esattore inesorabile: la natura.

E’ quello che è successo a Ischia, dove, a detta degli esperti, un terremoto di non eccezionale violenza, ha raso al suolo soprattutto le case frutto di abusivismo.

Chi sperava di poter sanare tutto con una multa o con l’ennesimo condono, ora si trova con un cumulo di macerie e spero proprio che le case abusive non vengano ricostruite a spese dello Stato….sarebbe una beffa inaccettabile.

A Motta.

img-20170807-wa0001Ieri sono stata in Valchiavenna per accompagnare un’amica, che doveva raggiungere i suoi familiari a Motta. E’ stata per me un’occasione per rivedere, in estate, luoghi che avevo già visto una volta in inverno.

Se allora mi aveva affascinato lo splendore della neve che ricopriva i fianchi delle montagne, ieri sono rimasta incantata dal verde incontaminato (almeno apparentemente) dei boschi e dei prati.

Arrivate alla meta (quota 1850), tra le baite costruite pietra su pietra tanto tempo fa, sono rimasta colpita dal silenzio interrotto solo dai richiami degli uccelli e dal suono dei campanacci delle mucche che pascolavano nei recinti.

A proposito di recinti, sono rimasta piuttosto sorpresa nell’apprendere il numero infinito di norme che regolano i rapporti tra i proprietari di baite e di pascoli.

Poco distante c’è anche un laghetto, alimentato da una sorgiva: è piccolo ma delizioso, così incastonato in mezzo ai boschi come una gemma. Tuttavia anche il Lago Azzurro (questo è il suo nome) risente della siccità e il suo livello è ai minimi storici.

Lassù sono previste piogge: speriamo non siano come quella che è caduta qui stamattina, che non è bastata nemmeno a bagnare per terra…