Fukushima, dieci anni dopo.

Ho seguito una puntata di Atlantide su La7 sul disastro di Fukushima, accaduto 10 anni fa.

fukushima-5Il problema è ben lungi dall’essere risolto (infatti si prevede che occorreranno ancora non meno di 30/40 anni); nel frattempo, per  raffreddare gli impianti, è stata accumulata una quantità enorme di acqua contaminata, stoccata in contenitori, che ora attendono di essere svuotati, ….. ma dove?  L’unica soluzione praticabile sarebbe quella di sversare quell’acqua nell’Oceano, ma con quali rischi per l’ecosistema mondiale? Chi li può calcolare?

Dopo quel disastro, qui da noi sono diminuiti i fautori di nuovi impianti nucleari: i vantaggi derivati al Giappone dall’utilizzo dell’energia prodotta dalla centrale di Fukushima credo siano molto minori del costo della sua disattivazione…. senza contare che la capitale Tokio esiste ancora oggi solo per il malfunzionamento di una valvola che ha contribuito a raffreddare gli impianti e ha impedito che il disastro si trasformasse in un’apocalisse.

Ora non resta che sperare che per  l’acqua contaminata di Fukushima venga trovata una soluzione che non danneggi le acque degli Oceani e quindi la vita sull’intero pianeta.

 

Virus, varianti e vaccini …sfuggenti.

Torneremo in zona arancione? o rossa?

In Lombardia si va verso la creazione di mini-zone rosse, visto l’avanzare incalzante delle  varianti di coronavirus che circolano in Lombardia.

Ci saranno reazioni accese come per la chiusura delle piste da sci? E’ vero, questo ultimo provvedimento è arrivato troppo tardi, ma forse bisogna rendersi conto che a comandare per il momento è il virus con le sue varianti.

La Lombardia pare poco organizzata anche per i vaccini, visto che è così arduo accedere alle prenotazioni on line. Altrove gli ultraottantenni sanno già dove e quando potranno essere vaccinati …. qui chi è riuscito a collegarsi, dopo ore ed ore passate al computer, ha ricevuto in risposta un messaggio in cui gli si dice che riceverà un altro messaggio con le indicazioni del caso….. ottimo, direi!!!!

1 Gennaio: giornata per la pace.

Copio da Wikipedia:

«Giunga ora il Nostro saluto fraterno e paterno ed il Nostro augurio di pace, con quanto la pace deve recare con sé: l’ordine, la serenità, la letizia, la fraternità, la libertà, la speranza, l’energia e la sicurezza del buon lavoro, il proposito di ricominciare e di progredire, il benessere sano e comune, e quella misteriosa capacità di godere la vita scoprendone i rapporti con il suo intimo principio e con il suo fine supremo: il Dio della pace.»
(Paolo VI, Omelia per la prima celebrazione della «Giornata della pace», 1° gennaio 1968[2])

paceOggi si celebra la giornata per la pace, istituita da Paolo VI nel 1968, come si evince da quanto riportato sopra.

Poco fa, Papa Francesco ha esortato di nuovo il mondo a perseguire la pace, ma per costruire una pace vera non basta far tacere le armi, che pure anche in questo momento seminano morte e disperazione in tante parti del mondo.

Per costruire la pace bisogna combattere la povertà, bisogna evitare che poche persone al mondo detengano la maggior parte delle ricchezze del pianeta, bisogna riconoscere a tutti eguali diritti in nome dell’unica appartenenza all’umanità, bisogna smettere di investire in armamenti per creare occasioni di lavoro dignitoso.

Bisogna creare legami di solidarietà vera tra individui, tra gruppi, tra nazioni e prenderci cura gli uni degli altri in un clima di rispetto  per l’ambiente: uomo e natura non possono non vivere in simbiosi e dal benessere dell’una dipende il benessere dell’altro.

E’ una meta ambiziosa quella che ci propone Papa Francesco: potremo raggiungerla solo se sapremo metterci insieme, superando le barriere culturali e gli egoismi che ci dividono. Utopia? Forse sì,  ma forse è l’unica via sensata da percorrere.

 

 

L’acqua alta che non c’è.

Ecco come funziona l’informazione: questa mattina avremmo potuto sentire alla radio o in TV dell’ennesima invasione dell’acqua alta a Venezia, avremmo rivisto piazza S. Marco allagata, la gente camminare sulle passerelle, i negozi devastati ….. invece a Venezia stamattina è tutto tranquillo: il MOSE si è alzato di notte e ha fermato le acque del mare!!!

un'immagine che forse non rivedremo più...
un’immagine che forse non rivedremo più…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nessuno ne sta parlando, la cosa non fa rumore, così come non fanno rumore le cose buone che accadono nel mondo.

Forse è per questo che dedichiamo così poca attenzione e così poche risorse alla difesa del suolo e dell’ambiente: se la montagna non frana e non travolge case, ponti, strade, nessuno ci farà caso; ma se la frana costringerà a opere di soccorso imponenti e costose e mobiliterà l’opinione pubblica per giorni, allora i soccorritori e le autorità che li gestiscono avranno grande visibilità, saranno elogiati per l’efficienza e la tempestività dei loro interventi e tutto ciò significherà consenso politico, cioè voti…..

Gli organi di stampa hanno in questo una grande responsabilità, ma essi non fanno che assecondare i “gusti” del pubblico.

Noi cittadini dovremmo cambiare il nostro modo di guardare alla realtà che ci circonda e sottolineare le cose positive, oltre che denunciare quelle negative.

Per questo oggi io voglio dire: viva il Mose! Viva Venezia!

2 dicembre: Santa Bibiana

La mia amica d’infanzia N. mi ha ricordato un vecchio proverbio dialettale di cui riporto la traduzione: Per Santa Bibiana quaranta dì e una settimana …

Così dicevano i nostri vecchi e se il proverbio profetizzasse il vero avremmo brutto tempo fino a metà gennaio.  Ma ecco che, documentandomi, ho trovato che questo detto riporta un equivoco nato da una errata interpretazione della frase latina “ut Sanctae Bibianae dies, sic quadraginta dies”, la quale non alludeva alle condizioni atmosferiche ma alle ore di luce, che sono le stesse il 2 dicembre come a circa metà gennaio.

Questo mi conforta, sia perchè oggi il tempo è veramente pessimo, sia perchè mi ricorda che presto le giornate cominceranno ad allungarsi….

Poesia: Dicembre è sempre stato… (di Lars Gustafsson)

Ciò che rende più pesante il trascorrere dei giorni in questo periodo dell’anno è certamente la mancanza di luce; il buio che incombe su gran parte del giorno induce alla malinconia, porta pensieri tristi. Se è così per tanti di noi che viviamo in queste nostre zone, possiamo ben immaginare quanto diventi oppressiva la fame di luce in chi vive nell’estremo nord del mondo , in cui per mesi non si vede un raggio di sole.

Dicembre è sempre stato il mese
in cui si smetteva di esistere.
Si diventava una parentesi nel buio, o poco più.
Si accendevano lanterne, lampade e candele.
Ma era evidente
che non bastavano
contro il fiume straripante delle tenebre.
È facile capire
un messaggio natalizio
più pagano, più primitivo:
A qualsiasi costo con torce e fiaccole
riavere una luce solare
il cui ritorno non era mai scontato.

La mancanza di luce, l’assedio delle tenebre, il tentativo di vincerle con torce e fiaccole è ciò che ricorda il poeta svedese Gustafsson del suo paese nel mese di dicembre.  La gente smetteva di esistere e si spiegano così gli antichi riti  nei quali con ogni mezzo si cercava di esorcizzare la paura di non rivedere più la luce del sole.dicembre svedese

E’ tempo di rinsavire.

Il coronavirus, che  sta sconvolgendo le nostre vite, è già un monito per tutta l’umanità a cambiare le regole del nostro vivere, ma se questo non bastasse ora arriva un altro segnale: il coronavirus dagli umani è passato ai visoni ed ha subito in loro una mutazione tale che potrebbe rendere inutili i vaccini che si stanno producendo. Perciò in Danimarca si stanno uccidendo migliaia di visoni. Qualche tempo fa è successo in Cina coi maiali anche se la pandemia in atto (e la ormai consueta omertà dei Cinesi) ha oscurato le notizie in merito.

Certo forse non è possibile tornare ai tempi in cui chi voleva una pelliccia doveva andare a caccia di animali selvatici per mesi, nè  è possibile fare in modo che ogni famiglia possa allevare il suo maiale nel porcile accanto alla sua capanna, ma forse è possibile allevare animali utili alla nostra sopravvivenza e al nostro benessere in modo diverso, non ammassandoli in spazi sempre più ristretti e costringendoli a sofferenze atroci.

La natura si sta ribellando al nostro modo di vivere improntato all’avidità becera: diamole ascolto prima che sia troppo tardi.

Un po’ di Sicilia in Alto Lario.

Ieri coraggiosamente noi del gruppo “terza età” di Arcellasco abbiamo preso il pullman (meno della metà dei posti era occupata)  e siamo andati a Gravedona.

La giornata soleggiata e il vento robusto che increspava le acque del lago, Foto da Diana Catellani (23)hanno messo in grande evidenza la bellezza  di tutti i paesi costieri dell’Alto Lario: acque azzurre scintillanti sotto il sole, prati verdeggianti, montagne vicinissime (le Prealpi) e Alpi dalle cime innevate che  si stagliano nel blu del cielo. Ogni tanto un porticciolo con tante piccole imbarcazioni in attesa di poter prendere il largo.

Giunti a Gravedona, abbiamo potuto visitare il complesso architettonico comprendente la Chiesa di S. Vincenzo (di epoca barocca) e la chiesa  romanica medioevale della Madonna del tiglio (così chiamata per un tiglio che era cresciuto sul campanile).

All-focus
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Ma direi che, a parte la suggestione del luogo testimoniata dalle foto, la cosa che più ha sorpreso tutti noi è stato ciò che la nostra guida ci ha raccontato.

Durante la disastrosa dominazione spagnola, caratterizzata da malgoverno, soprusi e epidemie di peste, i contadini e  i pastori della zona, per sfuggire alla fame, cominciarono  a migrare verso la Sicilia, allora fiorente centro di traffici commerciali con l’oriente e l’occidente. Là trovavano lavoro nei porti  scaricando e caricando le merci. Inviavano i loro risparmi alle famiglie rimaste sulle rive del Lario, che, per gratitudine verso la Sicilia e Palermo in particolare, diedero inizio alla costruzione di chiese dedicate a S. Rosalia, patrona della città

Foto da Diana Catellani (21)capoluogo della Sicilia.  Al loro ritorno a casa, i gravedonesi e gli abitanti dei paesi vicini, portavano in dono alle  donne di famiglia collane, orecchini , bracciali di corallo rosso, che come ex-voto ora adornano le statue della Madonna dei paesi dell’Alto Lario.

Forse se questa storia fosse stata più ampiamente conosciuta, si sarebbero potuti evitare contrasti e  incomprensioni quando il flusso migratorio portò tanti Siciliani in Lombardia.

Fratelli tutti.

Papa Francesco, in un momento difficile come questo, ha voluto mostrare cosa sia la Chiesa  al di là di scandali e meschinità e a tal fine  ha scelto come data di pubblicazione della sua terza Enciclica proprio la festività del Santo di cui, primo nella storia della Chiesa, ha voluto assumere il nome.

Ne ho letto, per ora, solo la parte iniziale e mi ha emozionato il grande respiro che emana da quelle parole: lo sguardo del Papa si allarga a tutto il mondo a tutti gli uomini del mondo a tutte le fedi di tutti gli uomini del mondo, a tutte le persone di buona volontà che ancora possono e devono impegnarsi per cambiare rotta all’umanità che si è incamminata su una strada che porta a creare sempre più disuguaglianze e  divisioni,  a innalzare muri, a depredare la terra dei beni che custodisce, a sottomettere buona parte del genere umano alle prepotenze e all’avidità di una minoranza che ha come unico obiettivo i propri vantaggi economici.

E’ un’analisi severa  dello stato attuale del mondo quella che troviamo nelle pagine iniziali dell’enciclica di  Papa Francesco, che denuncia quanto sia miope chi vede solo il tornaconto immediato.

E’ anche sorprendente come Francesco dica esplicitamente che le sue riflessioni si ispirano al documento firmato da lui insieme a un grande imam arabo ad Abu Dhabi non molto tempo fa.  Anche per questo aspetto dell’enciclica Papa Francesco ha tenuto conto dell’insegnamento del Santo di Assisi, che, in un momento in cui si combattevano le crociate, ha trovato la forza e il coraggio di intraprendere un viaggio difficilissimo per incontrare il Sultano e portare parole di rispetto e di pace.

L’enciclica “Fratelli tutti” va letta con calma e va meditata, ma soprattutto va calata nella realtà di oggi, allo scopo di modificarla, di renderla più umana e più giusta, nel rispetto della Madre Terra e dei  diritti di tutti i “fratelli” che la abitano.

Turbolenze.

Lo scrosciare furioso della pioggia mi ha svegliato questa mattina; volevo aprire la persiana per vedere cosa stava succedendo, ma il vento fortissimo e la pioggia che cadeva proprio contro la finestra me lo hanno impedito. Sono andata all’altro lato della casa e lì ho potuto guardare fuori solo per constatare che  la violenza del vento “polverizzava” la  pioggia  tanto da impedire la visione oltre pochissimi metri.

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Erano le 8, ma c’era un gran buio, che è durato per tutta la mattina. Poi  pian piano il cielo si è rischiarato   e il pomeriggio è ora rallegrato da un sole radioso che si è fatto largo tra i nuvoloni..

Spero che la violenza delle piogge non abbia causato troppi danni qua attorno…. c’è però chi gode di queste giornate piovose: sono le paperelle che affollano il solito lago-fantasma che si forma qui nel prato antistante il nostro cortile ad ogni acquazzone.

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