La Nuova Terra dei fuochi.

La Cina non vuole più i nostri rifiuti? La camorra non ha più mano libera per portarli nella terra dei fuochi? Ecco allora che si rivela la verità che, da sempre si è cercato di sottacere: è l’industria del Nord-Italia che produce scarti pericolosi. Smaltirli secondo le regole viene a costare caro e allora adesso li si accumula in capannoni dismessi che poi “casualmente” e ripetutamente prendono fuoco, come è successo due giorni fa e come è successo decine e decine di altre volte negli ultimi anni.

E’ la zona del Pavese la nuova Terra dei Fuochi.

Sacchetti biodegradabili?…polemica immancabile…

Quanto sia invasivo il gusto della polemica sterile è dimostrato in questi giorni dallo scalpore che si fa intorno alla norma che introduce i sacchetti biodegradabili a pagamento.

E’ in atto una campagna di associazioni ecologiste contro l’uso smodato della plastica, che, ridotta in particelle invisibili ad occhio umano, ci ritroviamo anche nelle acque potabili, quelle che sgorgano dai rubinetti di casa nostra e che noi accumuliamo inconsapevolmente nel nostro organismo. Queste associazioni ci chiedono di limitare ovunque sia possibile l’uso della plastica, che ha anche  già formato isole enormi galleggianti negli oceani.

Detto questo mi parrebbe che ogni iniziativa tendente a eliminare almeno una fonte di inquinamento dovrebbe essere accolta con alto gradimento, invece no: tuti a lamentarsi perchè i sacchetti biodegradabili potranno costare anche 2 centesimi e non tengono conto che la norma europea che li introduce fa espressamente obbligo ai commercianti di farli pagare ai consumatori per abituarli a un uso responsabile, nè si tiene conto che potranno essere riutilizzati per i rifiuti organici (i sacchetti in uso non costano certo meno di due centesimi).

Secondo me non c’è nulla da polemizzare, ma va molto “cool” gesttarsi a capofitto contro qualunque proposta che venga dal governo nazionale, anche se imposta dalla Comunità Europea.

Nuvole cinguettanti.

stormi-di-passeriNel gelo di questa giornata limpida, stormi di passeri volano rapidi sul cortile; sono una nuvola che volteggia  e poi si posa un istante sui prati  coperti di brina o sui rami stecchiti degli alberi. E cinguettano striduli senza posa….forse per non sentire il freddo.

Letargo per due.

wp_20171123_23_00_04_proNon so come ci sia capitata: una cavalletta da due giorni sta abbarbicata alle foglie di una pianta che tengo sul davanzale interno di un finestrone, che non apro mai.

Ho provato a disturbarla per vedere di poterla prendere e portare in giardino, ma non sono riuscita nell’impresa.

Credo stia pensando che quelle foglie possono costituire un buon rifugio per passare l’inverno…… io seguo l’evoluzione della situazione e, in fondo, forse non mi dispiace sapere che non sarò  da sola ad affrontare queste  sere sempre più lunghe e sempre più buie….

Il Pianeta blu.

Programme Name: Blue Planet II - TX: n/a - Episode: Blue Planet II - early release (No. n/a) - Picture Shows:   - (C) BBC/Lisa Labinjoh/Joe Platko - Photographer: screengrab/Lisa Labinjoh/Joe Platko
Programme Name: Blue Planet II – TX: n/a – Episode: Blue Planet II – early release (No. n/a) – Picture Shows: – (C) BBC/Lisa Labinjoh/Joe Platko – Photographer: screengrab/Lisa Labinjoh/Joe Platko

Ci sono documentari un po’ noiosi e documentari che ti lasciano senza fiato dalla meraviglia.

BLUE PLANET II fa parte della seconda categoria: un’esperienza non solo visiva, ma anche contemplativa ….sì perchè la visione di immagini straordinarie catturate con lavoro di anni di appostamenti e spostamenti nelle acque di tutti gli oceani può indurre veramente alla contemplazione della bellezza della vita su questo nostro pianeta.

Io ho visto quelle immagini solo davanti al piccolo schermo, ma è facile immaginare la meraviglia che possono suscitare sullo schermo cinematografico.

Nonostante lo stiamo maltrattando in molti modi, il nostro Pianeta è ancora bellissimo e conserva una straordinaria vita selvaggia: abbiamo  il dovere di preservare tanta bellezza per fare in modo che anche i nostri nipoti possano continuare ad ammirarla.

Letture: Le otto montagne.

La mia amica Piera, che mi tiene sempre aggiornata sulle ultime novità letterarie, mi ha suggerito la lettura dell’ultimo libro vincitore del Premio Strega “Le otto montagne” di Paolo Cognetti.

Il libro parla  di una lunga amicizia nata e cresciuta alle pendici del Monte Rosa, tra un ragazzo di città (l’autore) e un pastorello che conosce ogni segreto dei monti e dei boschi in cui vive. I genitori dell’autore, appassionati di montagna fin dalla loro giovinezza, hanno scelto di passare le loro vacanze in una baita dove si recano ogni estate e lì i due bambini si conoscono e passano le giornate andando per boschi e torrenti, immersi in una natura splendida. Dopo il periodo dell’adolescenza, che segna un certo allontanamento tra loro, i due giovani si riincontrano e la loro amicizia si consolida. Il montanaro però non riuscirà ad adattarsi alla logica del mondo moderno e sceglie di restare da solo tra le sue montagne, dove troverà la sua fine in un inverno particolarmente freddo e nevoso.

E’ stata una lettura piacevole, che a tratti mi ha fatto sentire molto vicina ai genitori dell’autore (probabilmente miei coetanei) soprattutto quando nelle prime pagine si racconta del percorso in auto, che ogni mattina doveva portare l’autore a scuola e i suoi genitori al lavoro, nel traffico dell’ora di punta a Milano :

“…certe mattine lei (la madre)intonava una vecchia canzone. Attaccava la prima strofa nel traffico e dopo un po’ lui (il padre) la seguiva. Erano ambientate in montagna durantela Grande Guerra: La tradotta, la Valsugana, Il testamento del capitano. Storie che ormai conoscevo a memoria anch’io: in ventisette erano partiti per il fronte ed erano tornati a casa solo in cinque. Laggiù sul Piave restava una croce per una madre che prima o poi sarebbe andata a cercarla. Una morosa lontana aspettava, sospirava, poi si stancava di aspettare e sposava qualcun altro….. C’erano parole in dialetto, in queste canzoni, ….così capivo che le canzoni , chissà come, parlavano di lorodue…..altrimenti non si spiegava la commozione che le loro voci tradivano così chiaramente”

Anche a me è rimasto nel cuore, dai tempi della mia adolescenza, l’amore per la montagna e per quei canti che l’autore cita, imparati durante le lunghe camminate in mezzo ai boschi o accanto a un camino acceso dentro un rifugio o attorno a un falò. e ricantarle mi procura sempre una certa commozione.

 

 

 

Il Polittico di Annone.

polittico-della-passione-ad-annoneChe straordinario paese è il nostro: in ogni più sperduto angolo puoi trovare gioielli artistici di grande pregio.

Ecco ad esempio questo Polittico della Passione: è un’opera  di grande bellezza; restaurato, tornerà nella sua  “casa” ad Annone, in provincia di Lecco, il 23 settembre prossimo; presenzierà all’inaugurazione il card. Angelo Scola.

Le ochette del pantano…

wp_20170626_18_04_25_proLe ochette del pantano
vanno piano, piano, piano,
tutte in fila come fanti,
una dietro e l’altra avanti.
Una si pettina, una balbetta
con voce bassa la stessa parola,
una è nell’acqua come una barchetta
fatta d’un foglio del libro di scuola. (Renzo Pezzani)

 

Da piccola ho sentito molte volte cantilenare la prima strofa di questa filastrocca, ma non ne conoscevo per nulla il seguito. La credevo una filastrocca popolare, di autore sconosciuto, invece scopro che è di un poeta piuttosto noto … E’ perfetta per accompagnare la foto scattata sulle rive del Segrino.

Meno plastica, please!!!

C’è una fonte di inquinamento da fibre di plastica confermata, e probabilmente ce l’avete indosso. Gli indumenti sintetici emettono fino a 700.0006 fibre a lavaggio, secondo quanto scoperto dai ricercatori dell’Università di Plymouth. Gli impianti di depurazione delle acque reflue negli Stati Uniti ne intercettano oltre la metà7: il resto finisce nei corsi d’acqua, per un totale di 29.000 chilogrammi8 di microfibre di plastica al giorno, secondo uno studio. Secondo alcuni esperti, queste fibre vengono portate dai sistemi idrici negli insediamenti più a valle, ed entrano nelle case attraverso le condutture. «Siamo tutti a valle di qualcuno», sottolinea la Mason. (brano tratto da questo articolo di Repubblica.it).

Che la plastica, che è diventata così importante nella nostra vita quotidiana, fosse un inquinante pericoloso nelle acque degli oceani era cosa risaputa, ma che inquinasse ormai anche le acque potabili di tutto il mondo è certo una scoperta inquietante.

L’imperativo è dunque: meno plastica, please!