Giovanni venditore.

giocare a vendereLa zia L. ha un negozio di cartoleria, che continua a gestire, nonostante l’età avanzata, per consentire ai dipendenti di raggiungere l’età della pensione (quanti imprenditori hanno la stessa sensibilità e onestà?).

Giovanni (8 anni) è sempre andato volentieri a trovare la zia sul luogo di lavoro, fin da piccolo, anche perchè c’erano sempre giocattoli nuovi da vedere, libri o altro e qualcosa riusciva sempre a portarlo a casa. Ora però è più grande e va un pomeriggio alla settimana in negozio per aiutare a sistemare la merce: riordinare gli scaffali, mettere in vista gli articoli più richiesti al momento;  qualche volta non esita a consigliare i clienti sugli acquisti più adeguati alle loro esigenze.

E’ stato così che un giorno c’era in negozio una signora molto incerta sul tipo di agenda da acquistare. Giovanni le ha illustrato con dovizia di particolari quanto fosse più bella, anche se un po’ più costosa, una certa agenda e la cliente ha seguito il consiglio del piccolo venditore. Giovanni era molto orgoglioso del suo successo …. chissà se da grande potrà mettere a frutto questa sua propensione alle attività commerciali.

E’ carnevale… ma c’è poco da scherzare

Il proverbio dice che “a carnevale ogni scherzo vale” , ma quest’anno c’è poca voglia di scherzare.

Si cerca di far finta che tutto sia come sempre, che si possa ridere, fare burle, mascherarsi … ma il pensiero va  a quella guerra che in questi giorni occupa tutti i giornali e i notiziari.

Viene sempre alla mente l’immagine dei bambini in lacrime, spaventati, costretti a rifugiarsi nei corridoi delle metropolitane delle città ucraine: non  sanno spiegarsi quello che sta accadendo, ma ne sentono tutto il dolore e la paura … certamente  loro non stanno pensando al carnevale.

Se Putin aveva pensato di fare uno scherzo di carnevale, sappia che non ci abbiamo trovato niente da ridere …

 

 

 

Per crescere un bambino ci vuole un villaggio.

Ieri ad Arcellasco la psicopedagogista Lucia Todaro, molto conosciuta ed apprezzata in zona per i suoi corsi nelle scuole superiori e per l’aggiornamento dei docenti, ha tenuto una breve conferenza sul “TEMA UNA FAMIGLIA DI FAMIGLIE”.

In tempo di pandemia si sono  accentuati i problemi relativi all’educazione, anche perchè gli stessi educatori si trovano spiazzatie in balia di molte insicurezze.

Ecco allora che la psicopedagogista ha prima suggerito temi che possono far recuperare serenità a tutti, giovani e adulti e poi ha evidenziato il beneficio che ogni famiglia può trarre dall’aprirsi alla collaborazione con le altre famiglie: si possono condividere problemi e fatiche, si possono scambiare consigli ed esperienze con reciproco vantaggio.

Il sapersi inseriti in una famiglia a sua volta appartenente a una comunità può dare molta serenità anche ai figli, oltre che ai genitori.

E’ sempre vero il proverbio africano che recita: per crescere un bambino, ci vuole un villaggio.

Gennaio.

potatura_meloSono le 17:22 del 19 gennaio e fuori c’è ancora un po’ di luce…

Il lento allungarsi del dì mi fa sempre sentire più leggera, come se potessi respirare meglio.

Esco in giardino, raccolgo i rami, rinsecchiti dal gelo, degli ultimi fiori autunnali, poto le ortensie, le rose, la salvia, il samumelo e cerco i segni della vita che presto tornerà a sbocciare.

I miei gioielli.

A Natale ci siamo ritrovati tutti insieme e i cinque nipoti si sono fatti un selfie: eccoli ! Sono bellissimi e sono molto felice quando li ho vicini.

Ho messo questa foto su Facebook e ha ottenuto molti like e molti commenti.  Loro sono davvero i miei gioielli, quanto di più prezioso può vantare la nostra famiglia.

Non passa giorno che non pensi a voi, ragazzi! Non passa giorno senza che una mia preghiera chieda per voi saggezza e coraggio.  Il Signore vi protegga sempre !

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W le tartine!!!

All’avvicinarsi delle vacanze di Natale, ogni maestra cerca di far vivere più consapevolmente le tradizioni locali e familiari. Anche in classe di Giovanni l’insegnante si sta impegnando in questo compito di educazione sociale e civile , tra  altre  riflessioni e considerazioni intorno alle tradizioni culinarie e gastronomiche, a un certo punto chiede:

-Chi di voi bambini ha la mamma che fa torte per il Natale?

Parecchi bambini alzano la mano e spiegano quali dolci squisitissimi siano capaci di fare le loro mamme. Giovanni (7 anni) non ha alzato la mano e teme che la sua maestra possa pensare male della sua mamma, allorasi alza dal banco, le va vicino e le sussurra: -La mia mamma non prepara la torta, ma sa fare delle tartine spettacolari!!!-

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Una storia da dimenticare.

La storia della bambina ( Serenella) abbandonata in Ucraina lascia esterrefatti, ma dice chiaramente quanto sia contro natura la pretesa di avere un figlio anche a costo di comprare un’altra donna che lo partorisca per te.

Nell’articolo di Avvenire si parla di 5 donne che hanno avuto parte nella vita di Serenella, 5 donne che potrebbero con qualche motivo dirsi mamma di questa bambina che ora ha un anno.

Se la povertà e il bisogno ci fanno essere più indulgenti (senza giustificare) verso chi vende i propri ovuli o il proprio utero, non è tollerabile chi approfitta di questa situazione per avere un neonato tra le braccia, come fosse una bambola senza diritti e senza anima.

Per fortuna in questa storia ci sono anche due donne con un ruolo positivo, due donne che hanno saputo amare Serenella e accoglierla: la prima è la babysitter ucraina, che, sì, era pagata per accudire la bambina, ma ne ha avuto buona cura; la seconda è la mamma che ora ha preso con sè Serenella in preaffido. L’amore e la generosità di questa donna potrà dare un po’ di normalità a questa bimba? Io lo spero veramente, ma come si sentirà Serenella il giorno in cui, malauguratamente, venisse a sapere la sua storia? Non posso nemmeno pensarlo e prego perchè nessuna traccia possa condurla a conoscere tutta la verità.

Giovanni e l’ordine pubblico.

Dopo cena, si sta conversando sui fatti dell’attualità ed è inevitabile parlare delle manifestazioni anti green-pass che da molto tempo movimentano e agitano le piazze di tante città nei fine settimana.

Siamo tutti d’accordo nel biasimare questi che pretendono di non vaccinarsi gratuitamente e vogliano poi essere curati gratuitamente con grande dispendio e spreco di risorse pubbliche; tutti approviamo la scelta di disperdere i manifestanti in modo energico, deciso.

Giovanni (7 anni) parrebbe non ascoltare, ma ad un certo punto interviene chiedendo:- Come hanno fatto a mandare via la gente? – Io rispondo:- L’hanno innaffiata per bene e la gente ha dovuto correre via per cambiarsi gli abiti fradici!-

Alla mente di Giovanni certamente affiorano i ricordi estivi, quando ingaggiava  battaglie all’ultimo spruzzo  coi cugini ed esclama: – Ci sarei andato anche io con la mia pistola ad acqua ad aiutare la polizia!-

Tutti scoppiamo a ridere: è molto divertente pensare ai poliziotti impegnatissimi a fronteggiare la folla con le pistole ad acqua…..Non so quanto sarebbe popolare Giovanni come ministro dell’Interno….

Ciao, ragazzi!

E finalmente è arrivato il giorno!

I ragazzi di prima media, divisi in due gruppi, hanno ricevuto il Sacramento della Cresima dalle mani di Mons. Maurizio Rolla. Avevano già incontrato mons. Rolla, che, generosamente, era venuto a incontrarli all’inizio del mese, perché la Cresimazione non assumesse solo l’idea di un atto burocratico-amministrativo come un timbro su una cartolina postale.

Le disposizioni anti-COVID, che per le chiese non sono cambiate dai tempi del lockdown più stretto, ci hanno costretto a una laboriosa preparazione, ma, alla fine, quello che conta è che tutti erano presenti e ben compresi dell’importanza del momento.

Un grosso grazie va ai genitori, ai padrini e alle madrine, al parroco don Claudio per la cura con cui ha seguito tutto il percorso catechistico e a Mons. Rolla per la sua vicinanza.

Ai ragazzi invece va il mio abbraccio più caloroso, la mia esortazione a non sprecare il tesoro di amicizie e di solidarietà che hanno costruito così mirabilmente in questi anni e raccomando loro di continuare a incontrarsi il Venerdì sera in parrocchia, dove troveranno altri amici e altre guide per affiancarli nel cammino che li attende. Ciao, ragazzi!

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“Pagella in tasca”

pagella in tascaE’ una iniziativa encomiabile. Penso che abbia preso il nome e l’ispirazione da quel ragazzo che volendo giungere in Italia aveva portato con sè la sua pagella: voleva dimostrare di essere un bravo ragazzo con tanta volontà di studiare. Purtroppo la sua pagella è servita solo a farne identificare il cadavere dopo uno dei tanti naufragi.

Per evitare ad altri ragazzi la stessa sorte ecco l’iniziativa rivolta a bambini dei campi profughi che abbiano dimostrato buone capacità nello studio: possono arrivare in Italia e frequentare le nostre scuole senza dover affrontare i pericoli e le sofferenze di un viaggio da clandestini.

Spero che iniziative del genere vengano poste in essere in tanti altri paesi ….sono tanti i bambini da salvare…