Quaresima, tra tradizioni e superstizioni.

Anche qui è cominciata la Quaresima, che, nel rito ambrosiano, dura 4 giorni in meno rispetto al rito romano.   L’imposizione delle ceneri non avviene perciò di mercoledì, ma la domenica e vuole  richiamarci a un rinnovamento spirituale a un rinnovato impegno.

Pare che la celebrazione della Quaresima (da quadragesima) risalga al II secolo dopo Cristo e che allora prevedesse non solo  l’astinenza dalle carni, ma anche da altri alimenti di origine  animale come il latte, il formaggio e le uova, per tutto il periodo quaresimale.

Durante la celebrazione dei riti religiosi in questo periodo il sacerdote indossa paramenti viola e si dice che l’ avversione della gente di teatro per questo colore sia legata al fatto che in Quaresima anticamente erano proibiti gli spettacoli teatrali e questo per gli attori significava non realizzare incassi e soffrire la fame.

“Nel territorio salentino si personificava la Quaresima con un fantoccio di paglia, chiamato “Quaremma, Coremma o Caremma“. Il fantoccio aveva le sembianze di una donna, vestita di nero, con in mano il fuso e la conocchia, si esponeva all’esterno delle case, sulle terrazze o sui balconi. In altre zone dell’Italia Meridionale la Quaremma veniva appesa ad un filo che correva da una casa all’altra, di finestra in finestra, per le vie del paese, e poi, pubblicamente bruciata o sparata con il fucile il giorno di Pasqua. Dare fuoco alla Quaremma metaforicamente significa dare fuoco alla povertà, bruciare collettivamente la miseria” (da Quaresima e Quaremma).

Buona Quaresima a tutti!

Bonus con inghippo.

C’era un tempo in cui le Poste Italiane stringevano accordi con una compagnia petrolifera per riconoscere uno sconto sulla benzina a chi pagava con il postamat.  Puntualmente, ogni volta che partiva questa campagna promozionale, la compagnia petrolifera alzava il prezzo del carburante. Così facendo il consumatore veniva illuso di poter usufruire di un beneficio,  invece era soltanto la compagnia petrolifera a trarne vantaggio.

Da quel che ho sentito questa mattina alla radio, pare che lo stesso giochetto sia stato messo in azione da tutte le compagnie petrolifere nelle zone in cui le regioni riconoscono il bonus-benzina per evitare che gli automobilisti delle zone di confine vadano a fare il pieno all’estero.

In questo modo i cittadini vengono doppiamente gabbati: non solo non hanno nessun beneficio dall’introduzione dei bonus, ma devono pure pagare con le tasse un surplus di guadagno alle compagnie.

11 febbraio.

11 febbraio: è una data importante sotto diversi aspetti.

L’11 febbraio 1929 furono firmati i Patti Lateranensi che stabilivano la normalizzazione dei rapporti tra Stato italiano e Chiesa  Romana, rapporti che erano stati pressoché interrotti con la Breccia di Porta Pia e la presa di Roma nel 1870.

lourdesL’11 febbraio 1848 avvenne la prima apparizione della Madonna a Bernadette Soubirous; da allora la cittadina di Lourdes che sorge ai piedi dei Pirenei è diventata la meta di continui pellegrinaggi di persone che arrivano da tutte le parti del mondo e tra esse molti sono i malati in cerca di speranza.  Penso sia per questo che da qualche anno l’11 febbraio è anche la giornata in cui la Chiesa prega per i malati e per coloro che ad essi prestano cure e assistenza.

Basta pensare a quanti vivono nella sofferenza continua, per sentirsi fortunati se si può vivere normalmente.

 

 

 

Ritornare…

Ritornare alla solita routine non è così semplice: sarà il jet lag che ancora scombina i ritmi del sonno? O sarà la nostalgia delle cose e delle persone lasciate? Come scordare le voci che ci hanno salutato l’ultimo giorno?

Vorrei ritrovare ogni giorno, qui, la dolcezza e la soavità dei modi, il verde perenne delle foreste, i sapori e i colori di un mondo che ora posso solo ricordare e sperare di riincontrare ….

 

Viaggiare è camminare verso l’orizzonte, incontrare l’altro, conoscere, scoprire e tornare più ricchi di quando si era iniziato il cammino.

(Luis Sepúlveda)

 

Bangkok, città degli angeli.

cropped-WP_20180129_09_46_05_Pro.jpgBangkok significa, se ben ricordo, “Città degli Angeli” e l’altra sera a vederla dall’alto del 55° piano dell’hotel, dove eravamo ospiti, veniva da pensare che meritava davvero questo nome.

Il giorno seguente, lunedì, siamo state guidate da due care amiche in un’escursione su barca su uno dei canali navigabili in cui si dirama il fiume Chao Phraya, sulle cui rive sorge Bangkok.

I due barcaioli ci hanno fornito di giubbotti salvagente e ci hanno portato a vedere gli angoli più suggestivi della città, invitandoci a visitare i templi buddisti più importanti, così maestosi e ricchi di colori.

Sulle rive del fiume puoi vedere bene come la città  stia rapidamente modificando la sua fisionomia attraverso costruzioni modernissime e ardite, ma puoi anche vedere le ultime case sull’acqua: autentiche palafitte dall’aspetto poverissimo entro cui ancora vivono famiglie di pescatori. Lungo il tragitto, spesso movimentato da ondate improvvise provocate dai numerosi battelli turistici, ci è venuta  incontro una piccola imbarcazione su cui una donna esponeva la sua merce da vendere: frutta di ogni genere, che qui da noi non arriva e che ci è totalmente sconosciuta.

Qua e là sui pontili o davanti alle case affacciate sul fiume, si potevano vedere grossi lucertoloni addormentati al sole: sembravano varani, ma non saprei indicarne il loro vero nome. A un certo punto i barcaioli ci hanno dato due sacchetti di pane e ci hanno invitato a sbriciolarlo e a lanciarlo in acqua: immediatamente l’imbarcazione è stata circondata da una miriade di pesci anche di grandi dimensioni e di specie diversissime tra loro. Incredibile!!!

Prima di partire abbiamo poi voluto provare a girare la città a bordo di un took-took, il caratteristico mezzo di trasporto che si vede per le vie di Bangkok. Il conducente era un giovane (ma sarà stato davvero giovane? Sembrano tutti ragazzini e poi scopri invece che hanno un bel po’ di anni sulle spalle) thai molto intraprendente, che voleva a tutti i costi portarci a fare un nuovo giro in barca e quando finalmente ha capito che non ci interessava, ci ha portati davanti a un negozio di abiti e stoffe…. era chiaro che voleva accaparrarsi la percentuale sugli introiti  procurati a negozianti e battellieri.

Viaggiare su un took-took è un’esperienza da non ripetere: questo piccolo mezzo motorizzato viene lanciato a tutta velocità in mezzo al traffico caotico della città, senza curarsi troppo di rallentare in prossimità di dossi e curve e ti senti sempre come se da un momento all’altro dovessi essere catapultato fuori dal veicolo per trovarti tra le ruote di furgoni e auto, che, al contrario dei took-took , viaggiano lentissimi , quasi a passo d’uomo.

Il nostro conducente doveva sentirsi molto bello e affascinante visto che voleva 20 bat per farsi fotografare!!!

 

Templi e chiese.

wp_20180129_10_39_59_proTempli buddisti e chiese cristiane in Thailandia, riflettono il raffinato gusto estetico del popolo Thai.

I primi sono maestosi, ricchi di ori, di mosaici, di statue dorate  rappresentanti il Buddha seduto o in piedi o addormentato (quest’ultimo veramente gigantesco), ma sempre con la stessa espressione di serena meditazione.  Sono rappresentate varie altre “divinità” (non so se questo sia il termine più appropriato) femminili e maschili e le pareti sono tutte dipinte di colori molto vivaci.

wp_20180126_10_42_29_proLe chiese cristiane sono ovviamente molto più rare, ma anch’esse suscitano subito, al primo impatto, una sensazione di gioiosa serenità: pareti bianche su cui spiccano l’oro e il rosso degli arredi semplici, ma intonati al gusto orientale, unica navata ampia.

In Thailandia si lasciano sempre le scarpe fuori dalla porta e così si fa anche  nei templi (dove ti danno un sacchetto per riporle)   e nelle chiese. I pavimenti sono ovunque lucidissimi e pulitissimi. I fiori vengono disposti sempre con grande cura, badando a creare macchie di colore in armonia tra loro e a creare equilibrio di forme e volumi. Credo che questa sia un’arte innata nel DNA dei Thailandesi.

I canti nelle chiese cattoliche thailandesi sono di una dolcezza infinita, sia per la loro esecuzione delicata, sia per la morbidezza delle melodie; al confronto i nostri canti sembrano  quasi un po’ rozzi. Ho assistito a qualche messa e ho notato che anche le omelie erano “sorridenti”: il celebrante infatti interponeva alla spiegazione delle Scritture, frasi che pronunciava con fare divertito e i fedeli reagivano con ampi sorrisi…

Pochi, ma buoni…

Pochi, ma buoni …  e intraprendenti…..

Così definirei i cattolici in Thailandia. Qui la religione di stato è senz’altro il Buddismo e  tutto il paese è disseminato di templi dedicati a Budda. Sono tutti bellissimi, rilucenti di fregi dorati e di marmi preziosi. Tuttavia ogni altra religione viene rispettata.

I Cattolici sono solo una minoranza  (Wikipedia dice che sono 300.000 su una popolazione di 60 milioni), ma gestiscono molte scuole, che sorgono tutte in ambienti molto belli. Tali scuole sono  frequentate da migliaia di bambini appartenenti a religioni diverse ed è curioso passare accanto agli edifici scolastici e vedere allineate sul marciapiede centinaia di scarpe; a me sembra impossibile che ognuno riesca a recuperare le proprie, visto che molte sono simili tra loro e della stessa misura….

Essendo così pochi, i cattolici mantengono  tra di loro rapporti di vera fraternità, costituiscono una grande famiglia pronta alla solidarietà. Abbiamo potuto constatarlo vedendo con quanta sollecitudine i cristiani sostengono i monasteri delle monache e noi stesse siamo state invitate a cena in un ristorante in riva al mare da una persona che non ci aveva mai visto prima. A noi si è unito con tutta semplicità il vescovo di questa diocesi , di passaggio al convento per la consueta visita mensile e si è intrattenuto con noi in piacevolissima conversazione, dato che è stato per molto tempo in Italia e parla benissimo la nostra lingua. Eravamo in un posto veramente bellissimo e il parroco ha contribuito ad allietare la serata cantando e suonando per noi musiche tailandesi.

Da noi non sarebbe proprio immaginabile!!!!

Scherzi da jet lag.

Riabbracciare mia sorella dopo sette anni è stata una grande emozione;  il tempo passa per tutti, si sa, e noi tre sorelle non facciamo certo eccezione, però le rughe in più e qualche acciacco di troppo hanno reso ancora più bello e dolce il ritrovarsi per ricordare insieme gli anni della giovinezza e le persone care, sia quelle rimaste a casa, sia quelle che ci hanno lasciato per un viaggio senza ritorno.

Le emozioni provate, la stanchezza del viaggio e l’effetto jet lag (effetto fuso orario) si sono fatti sentire in modo strano in particolare per me e mia sorella, le due viaggiatrici seniores del gruppo. Infatti al momento di sistemare i bagagli nelle stanze della foresteria, mi sono ricordata che all’aeroporto avevo affidato i bat (moneta tailandese) e il passaporto a Ilva e le ho quindi chiesto se poteva ridarmi il tutto.

Prontamente ha cominciato a estrarre il contenuto della borsetta e a metterlo in ordine sparso sul letto. Ho visto a un certo punto alcune banconote e ho pensato che fossero le mie, ma mancavano all’appello quelle sue. E’ ricominciata così la rassegna delle carte sparse qua e là con una certa angoscia di mia sorella, che pensava con dispiacere che certe cose le capitano troppo spesso e io allora cercavo di consolarla raccontando quante volte anch’io perdo gli oggetti più svariati e passo ore intere per rintracciarle. Intanto continuavamo a rivoltare carte e pacchettini e finalmente ecco che abbiamo rintracciato quanto  andavamo cercando, ….. ma a quel punto ci siamo accorte che dovevamo scambiarci le due mazzette di banconote: non erano mie quelle che mi ero tenuta!!

Per quanto riguardava i soldi ora tutto era in ordine, ma ecco affacciarsi un altro problema: mancava all’appello il mio passaporto!!!! e allora sono stata io a sbiancarmi in viso e a sentire un sudore freddo gelarmi la schiena: e come potevo averlo perduto ? lo avevo perso sul pulmino di don Antonio? Come potevo fare a rientrare in Italia senza quel documento? Ho passato alcuni momenti veramente angoscianti…..poi eccolo spuntare da sotto un mucchietto di carte!!!! A quel punto mia sorella Ilva ed io siamo scoppiate a ridere a crepapelle per lo stato confusionale in cui eravamo precipitate tutte e due ….- Speriamo sia solo colpa del jet lag- ci dicevamo a vicenda.

Quel po’ di Emilia…..

bimbo-che-mangia-pngGioele, ultimo dei miei cinque nipotini, ha ormai 17 mesi e, oltre sapere  bene quel che vuole, è anche una buona forchetta.

A tavola è diventato autonomo molto in fretta, non vuole mai essere imboccato…. e ciò comporta conseguenze facilmente immaginabili intorno al suo piatto e al suo seggiolone….

Oggi aveva tanta fame e io ero un po’ preoccupata perchè avevo preparato dei cappelletti fatti in casa, piatto del tutto nuovo per lui: chissà se li avrebbe mangiati… Ne ho messo alcuni nel suo piatto e ne ho tagliato uno con la forchetta per farglielo assaggiare: è sembrato gradire. Allora glieli ho tagliati tutti e stavo per aiutarlo a mangiare, ma lui ha voltato il viso con fare deciso: -Ci siamo! – mi sono detta – Non gli piacciono…. – A questo punto Gioele ha voluto la forchetta in mano e ha cominciato a mangiare da solo: in un attimo ha ripulito il suo piattino e la stessa cosa si è ripetuta per almeno altre due volte. I cappelletti erano buoni e Gioele, che dava chiari segni di soddisfazione, ne ha fatto una scorpacciata!

Quel po’ di Emilia che gli scorre nelle vene è emerso con prepotenza….