S. Lucia.

Oggi è S. Lucia e qui, in questa parte di Emilia dove mi trovo, molti bambini stamattina avranno trovato i doni sotto l’albero.  Non ho trovato spiegazioni per il fatto che sia proprio questa santa a portare i doni  e non è vero che la notte di S. Lucia sia la notte più lunga che ci sia (forse lo è per i bambini che aspettano i regali), infatti il solstizio d’inverno si avrà solo fra qualche giorno. Forse la spiegazione di tutto è in quel nome “Lucia”, derivante chiaramente da “lux” (luce) che la fa invocare nel periodo più buio dell’anno per  impetrare  il ritorno della luce.

Nei miei ricordi di bambina mi rivedo svegliarmi quando era ancora buio a cercare in fondo al letto il piccolo tesoro lasciato lì durante quella notte magica: qualche caramella, qualche cioccolatino, l’immancabile mandarino, un libro o un giocattolo, un pupazzetto di zucchero …. Fuori a volte nevicava, ma non mi sognavo certo di non andare a scuola, naturalmente a piedi come sempre: avrei potuto raccontare anch’io alla maestra quanto ero stata fortunata!

La magia però veniva presto smascherata e con la magia finivano anche i regali …..

Ritornando alla storia di Lucia, si sa che era una fanciulla di buona famiglia di Siracusa e che fu denunciata come cristiana da un suo pretendente respinto durante le persecuzioni di Diocleziano. Fu condannata al rogo, ma il fuoco non la uccise e fu quindi decapitata.

Ora è venerata, oltre che nella sua città natale, di cui è patrona, anche in molti paesi del Nord-Europa, dove la luce in questa stagione è un bene raro…

 

Il Centro Italiano Femminile: una storia lunga 70 anni.

img_20181211_220944_resized_20181211_115455233In un salone del Castello di Pomerio, gremito di pubblico, stasera sono stati insigniti di un riconoscimento di benemerenza gli sportivi erbesi che si sono fatti onore a livello regionale, nazionale e internazionale, le associazioni sportive e le associazioni che festeggiavano particolari anniversari di fondazione

Anche il Centro Italiano Femminile di Erba (di cui sono segretaria da un paio d’anni) è stato invitato per la consegna di un attestato di benemerenza  per i suoi 70 anni di attività nella nostra città. Siamo intervenute Maria Pellegrino (Mariuccia), Angela Parietti (Lalla) ed io (Diana). Quando il Presidente del Consiglio Comunale ci ha chiamate, ci ha preso un pizzico di emozione e con una certa fatica ho potuto ringraziare il Sindaco e l’amministrazione comunale che ci gratificano con questa  menzione. Mi sono però ricordata di puntualizzare il gran lavoro che hanno fatto nel passato grandi donne, come Mariuccia e Lalla, nel campo dell’educazione-assistenza dei bambini e per l’emancipazione femminile  negli anni del secondo dopoguerra, quando le donne si affacciavano per la prima volta sulla scena politica avendo finalmente ottenuto il diritto di voto; e ho ricordato il grande e preziosissimo lavoro che le donne del C.I.F. dimg_20181211_223619_resized_20181211_115401902i Erba (insieme a tanti altri collaboratori) continuano a fare da 25 anni nell’organizzazione e nella gestione dell’Università della Terza Età di Erba.

Da sette anni si ripete questa cerimonia: è un modo simpatico dell’Amministrazione Comunale di fare gli auguri di Buon Natale alle organizzazioni di volontariato che si spendono per rendere più bella e solidale la vita della città.

Alla cerimonia ufficiale ha fatto seguito un rinfresco, durante il quale è stato bello salutare  amici e conoscenti intervenuti a questa serata, di cui conserveremo un buon ricordo.

Le cose cambiano sempre più in fretta…

Ieri sera alla riunione del PD erbese sono venuta a conoscenza di cose molto interessanti, come ad esempio lo strano contratto che lega la municipalità ai gestori del centro sportivo Lambrone e come si intendano costruire altri centri commerciali ….

Proprio ieri leggevo che negli Stati Uniti i grandi centri commerciali ora sono tutte aree dismesse…sono vuoti, non ci va più nessuno e sono stati chiusi.

Il mondo cambia in fretta e le vendite via internet hanno costretto al fallimento i grandi magazzini che noi vogliamo costruire ora e che fra qualche anno non serviranno più a nessuno….pensarci prima non guasterebbe…

 

Leghismo e cattolicesimo: una contraddizione in termini.

Sono appena tornata dalla Messa domenicale: la chiesa era piena. Così come saranno affollate le altre chiese italiane in queste domeniche di Avvento.  Tanti ancora sentono questo  richiamo.

Mi chiedo però cosa penseranno all’uscita dalla chiesa, leggendo  quello che sta accadendo in queste ore: tante donne, bambini, giovani vengono cacciati dai centri di accoglienza in attuazione del cosiddetto “decreto sicurezza” e si trovano a bivaccare per le strade esposti al freddo di questa stagione, esposti ad ogni pericolo. Un ragazzo stanotte è morto bruciato nel tentativo di scaldarsi!!!

Riusciranno gli erbesi cattolici e i cattolici italiani a cogliere la contraddizione tra quello in cui “pensano di credere” e quello che approvano politicamente?

Dico “pensano di credere” perchè non si può essere cattolici e contemporaneamente leghisti: cattolicesimo significa “Chiesa Universale” aperta a tutti gli uomini considerati sempre come fratelli e non c’è posto per chi discrimina per provenienza geografica o colore della pelle. Il Cattolico dovrebbe sempre pensare alla Terra come patria di tutti gli umani, che hanno diritto al rispetto e a una vita degna di essere vissuta.

Ma temo che se si facesse qualche sondaggio all’uscita delle chiese molti continuerebbero a inneggiare a Salvini, nuovo “falso profeta”.

Parlando di treni

Un po’ di tempo fa scrivevo questo post in cui esprimevo il disagio di certi viaggi in treno e me ne sono ricordata stasera andando alla conferenza sui trasporti nell’erbese.

In questa conferenza ho potuto constatare che la situazione non è affatto migliorata, anzi forse si è aggravata per il disinteresse della regione che forse ritene marginale il nostro territorio. Basti dire che da mesi i pendolari usufruiscono di uno sconto sull’abbonamento per i continui ritardi dei convogli dovuti ai motivi più disparati: solo un treno su quattro arriva in orario

Ho imparato questa sera che esiste un’Agenzia per il TPL (Trasporto Pubblico Locale) che si occupa di monitorare tutta la rete dei trasporti ferroviari e su strada della zona Como, Varese, Lecco. Da questa agenzia vengono alcune proposte che mi sono parse interessanti, tra queste l’attivazione di una linea ferroviaria Erba-Merone-Como, che potrebbe togliere traffico automobilistico dalla statale sempre troppo intasata con tempi di percorrenza biblici per fare pochi chilometri.

E’ stata una serata ben riuscita: c’era parecchia gente (e, incredibile a dirsi, anche molti giovani!!!)  e ci sono stati anche numerosi e interessanti interventi da parte del pubblico presente. Speriamo che le proposte presentate possano andare a buon fine e non restino solo parole al vento….

 

Trasporto Pubblico: punto dolente….

Vivere in una piccola città ha molti vantaggi per quel che riguarda la qualità della vita: tutto è più a misura d’uomo…. Ma c’è anche il solito immancabile altro verso della medaglia: in una grande città i servizi pubblici ti consentono spostamenti più veloci e capillari, qui a Erba e dintorni, se non hai l’auto ti trovi troppo spesso in grosse difficoltà. Ne sanno qualcosa i numerosi pendolari che si servono delle Ferrovie della Nord o gli studenti che devono raggiungere Como o Lecco, per non dire Cantù…

E’ proprio per affrontare queste problematiche che si è pensato a una conferenza su questo tema spinoso. Vi attendiamo numerosi!!!

Ecco la locandina dell’evento:

trasporti-como

Attualità della “Populorum Progressio”

L’incontro promosso dal Granis di Erba come ogni anno  all’inizio dell’avvento, inizia con la lettura di una serie di brani tratti dalla “Populorum Progressio”:  il tema dell’incontro è infatti la figura di Papa Paolo VI, recentemente  elevato agli onori degli altari.

Note biografiche: Giovan Battista Montini nasce nel 1897 a Concesio, un piccolo centro vicino a Brescia, da una famiglia benestante; il papà è avvocato e viene eletto deputato nel Partito Popolare. Cresce in un ambiente di sicura osservanza cattolica e di culura elevata, ma ha salute cagionevole  e per questo non sarà chiamato alle armi durante la Grande Guerra. Nel 1920 viene ordinato sacerdote e ben presto viene inviato nella Nunziatura di Varsavia. Tra il 1924 e il 1933 è alla guida della FUCI (prima quella lombarda e poi quella nazionale) ed è in questo periodo che si rende conto della necessità di formare laici preparati culturalmente e politicamente.  Si scontra col fascismo per le continue ingerenze nelle università e nella cultura. Viene costretto a dimettersi dalla FUCI per contrasti con alcuni membri della Curia Romana, poco propensa alle innovazioni. Nel 1937 viene nominato sostituto alla Segreteria di Stato vaticana e qui comincia la sua collaborazione col futuro papa Pio XII. Nel 1954 viene nominato Vescovo di  Milano ed è qui che  impara a conoscere la  realtà vissuta dalla gente comune, la povertà degli immigrati e la vita difficile degli operai: visiterà più volte Sesto San Giovanni, che veniva allora definita la Stalingrado d’ Italia; dà il via al “Piano Montini” per la costruzione di nuove chiese nelle zone di recente urbanizzazione e indice una missione che vede impegnati 1288 sacerdoti, per contrastare la crescente scristianizzazione della società.  Nel 1963 viene eletto Papa col nome di Paolo VI e porta avanti il Concilio Vaticano II indetto dal suo predecessore Papa Giovanni XXIII.  E’ il primo papa che parla all’ONU dove fa risuonare alto il suo grido “MAI PIU’ LA GUERRA!!!”. E’ il primo papa che viaggia per il mondo per sottolineare l’universalità della Chiesa di Cristo e da questi suoi viaggi deriva la consapevolezza degli squilibri inaccettabili tra popoli ricchi e popoli poveri, consapevolezza che ispira la sua enciclica “Populorum Progressio”.

Qui si conclude la prima parte della biografia di Paolo VI (la seconda parte verrà ripresa nell’incontro del prossimo 17 marzo) e si procede a commentare l’enciclica al centro di questo incontro.

Pope Paul VI leaves the Basilica of the Annunciation in Nazareth after celebrating a mass, on January 05, 1964, during his visit to the Holy Land. It is the first visit ever of a pope to the Holy Land (Jordan, Israel, Jerusalem and the Palestinian territories).
Pope Paul VI leaves the Basilica of the Annunciation in Nazareth after celebrating a mass, on January 05, 1964, during his visit to the Holy Land. It is the first visit ever of a pope to the Holy Land (Jordan, Israel, Jerusalem and the Palestinian territories).

In essa  si afferma con forza il concetto che lo sviluppo non può essere solo economico, ma deve essere uno sviluppo integrale; si afferma che la sfida non è avere di più, ma promuovere la capacità di pensiero, lo sviluppo solidale dell’umanità fondato sul dialogo, sulla giustizia, sulla pace,  sulla fraternità: i popoli più avanzati devono prendere per mano quelli più poveri e accettare di destinare un po’ delle loro ricchezze a favore di chi è nel bisogno. Negli appelli finali si afferma che il mondo soffre per mancanza di pensiero.

A questo punto il nostro relatore, Don Walter Magnoni, interrompe la sua riflessione e ci pone una domanda su cui soffermarci durante il breve intervallo: -Cosa dice Paolo VI al mondo di oggi?

Nella seconda parte del convegno, ci sono  molti interventi dei presenti volti a sottolineare diversi punti della riflessione mattutina: la necessità di ritornare a formare le coscienze, di abituare i ragazzi delle scuole a pensare, a rendersi conto che , oltre ai diritti, abbiamo anche dei doveri cui non ci possiamo sottrarre; l’esempio di coraggio datoci da Papa Montini nell’affrontare la solitudine delle decisioni difficili e nel rompere consuetudini consolidate, coraggio che dovremmo dimostrare anche noi oggi di fronte a situazioni inaccettabili (come la chiusura del centro di accoglienza di Como); l’attualità della figura di Paolo VI. L’ultimo intervento, quello di Enrico Ghioni merita di essere ripotato più ampiamente: “Paolo VI, ha detto Enrico, è il punto di svolta per capire il nostro tempo. La povertà dà fastidio, disturba le coscienze e da ciò dipendono le distorsioni cui assistiamo oggi in campo sociale e politico. L’avarizia, si legge nella Populoruma progressio, è forma di sottosviluppo morale e le politiche di discriminazione di oggi sono una forma meschina di avarizia. Nella gestione della cosa pubblica non si può improvvisare e invece oggi ogni proposta di riforma è frutto di improvvisazione ed ha il solo fine di vincere la prossima tornata elettorale; si procede per slogan e non per logica riflessione”.

Il relatore, dopo aver commentato i vari interventi, si è soffermato su come la pastorale sociale della Diocesi di Milano è stata portata avanti dai vescovi del dopoguerra fino ad oggi. E’ sempre più necessario trovare il tempo per pensare, valutando bene le conseguenze anche a lungo termine delle decisioni prese.

Questo incontro del Granis è stato tra i più interessanti cui io abbia partecipato, per cui agli organizzatori e al validissimo relatore va il mio più sentito ringraziamento.

Belle storie.

Non so se ancora oggi  le maestre assegnino ai loro scolari il tema “Cosa farò da grande…”. Io ricordo che ero in quinta, una mattina dovetti svolgere questo tema e scrissi che mi sarebbe piaciuto diventare una campionessa dello sport oppure una missionaria in terra d’Africa (certo le due cose erano molto diverse, ma  la cosa non mi aveva per nulla dato pensiero).

Come mi era venuta quella seconda idea? Certo ne avevo sentito parlare in casa, a scuola o in parrocchia, perchè era un tempo in cui la gente ammirava chi, spinto da fede religiosa o da spirito di solidarietà, aveva il coraggio di lasciarsi tutto alle spalle: famiglia, amici, possibilità di successo, per andare in terre lontane ed essere di aiuto a chi era sofferente, a chi era povero, a chi era orfano…..

Sì, un tempo questi eroi della solidarietà riscuotevano l’ammirazione di tutti e non di rado accendevano nei giovani un tale spirito di emulazione da indurli a seguire le loro orme sulle strade del mondo. La generosità, la dedizione al prossimo, il coraggio, l’abnegazione erano  valori importanti e condivisi.

Oggi, leggo sui social commenti da far rabbrividire sul rapimento della ventitreenne milanese in Kenya…. e questo mi fa capire che il mondo ha intrapreso una strada pericolosa, forse di non ritorno….

Io, per parte mia continuo ad ammirare chi sa anteporre le sofferenze degli altri al proprio tornaconto e qui ci sono le belle storie di alcuni di loro che ancora oggi sanno intraprendere strade diverse da quelle suggerite dalla logica imperante.

Cartoline brianzole: Agliate.

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Pieve di Agliate (non è pendente come parrebbe nella mia foto !!!! 😀 :D)

Non solo non conoscevo Agliate, ma ne ignoravo l’esistenza….. eppure quello che oggi è solo un piccolo borgo nel cuore della Brianza, un tempo ne era un centro importantissimo, dato che la via che collegava Milano a Como passava proprio per Agliate.

Importante  ai tempi dell’Impero Romano, già nella preistoria vi si era insediata una comunità che traeva beneficio dalla vicinanza del Lambro.

Il monumento più importante di Agliate è senz’altro l’ antichissima Pieve costruita proprio con i sassi  del fiume, là dove un tempo sorgeva un tempio pagano. Quella che vediamo ora risale probabilmente all’XI secolo (alcune fonti dicono IX secolo) ed è uno splendido esempio di romanico, austero, spoglio, semplice eimg_20181114_153206_resized_20181115_033144516ppure profondamente suggestivo.

Accanto alla chiesa sorge un altrettanto ben conservato battistero a pianta ottagonale con vasca per il Battesimo a immersione e con alcuni affreschi sfuggiti agli effetti deleteri del tempo e dell’incuria.

img_20181114_162417_resized_20181115_033006922Come ho detto, la Pieve  sorge vicinissimo alle rive del Lambro, che ieri era particolarmente impetuoso e gagliardo, viste le copiose piogge recenti.

Se vi capita di passare da quelle parti, fermatevi per una breve sosta: ne vale la pena!

 

Caro SSN!

Sento molti lamentarsi dei tickets da pagare per farmaci ed analisi ed è vero: certe prestazioni hanno quasi lo stesso costo sia presso le strutture pubbliche sia presso quelle private.

Tuttavia io continuo a dire che dobbiamo sostenere il nostro Serviszio Sanitario Nazionale e pagare serenamente quanto ci viene richiesto …. Racconto quanto è accaduto a una persona di mia conoscenza: facendo un’ecografia all’addome di routine, viene a scoprire di avere un grosso aneurisma all’aorta addominale: la sua vita è appesa a un filo….!!!

Nel giro di una settimana vengono fatti tutti gli accertamenti del caso e viene operato!!!! Costo? NEMMENO UNA LIRA!!!

E questo capita a tutti coloro che affollano i reparti oncologici o a quelli che comunque soffrono di patologie gravi.

Credo che valga la pena di pagare per le prestazioni volte a curare e a diagnosticare i malanni più comuni, se poi quando siamo veramente in pericolo possiamo affidarci serenamente a chi può salvarci la vita in strutture efficienti e con personale altamente specializzato.