Preghiera per lenire l’angoscia.

Guardando i funerali alla Tv.

Signore, accogli questi figli tuoi e figli nostri, generosi costruttori di pace; dai conforto ai loro familiari e conforta anche tutti noi che non comprendiamo e ci chiediamo:

  • Perché i migliori spesso ci vengono tolti tanto presto? Perchè non viene lasciato loro il tempo per compiere  la loro missione?
  • Signore, se tu consenti che chi si impegna per il bene, venga stroncato dalla violenza, chi potrà opporsi alla barbarie?

Forse non è giusto porsi queste domande e mi dico, come si legge in Giacobbe: chi siamo noi per sindacare la volontà e i disegni di DIO…

Un grido dall’Africa.

Solo un fatto luttuoso come quello che ci ha colpito ieri, l’uccisione dell’ambasciatore italiano in Congo e del carabiniere  sua guardia del corpo,  ha costretto i media italiani a occuparsi di ciò che accade in Africa. E’ stato come  un grido straziante che ha  squarciato un silenzio che durava da troppo tempo.

Da più di vent’anni, infatti, in quelle terre, le scorrerie di gruppi armati diversi terrorizzano la gente: piombano sui villaggi e sui centri abitati sparando all’impazzata, stuprando e  mutilando gente inerme. Spesso sequestrano  adulti per farli lavorare come schiavi e rapiscono i bambini per farne soldati.

Oggi hanno ritrasmesso in TV il film “Blood diamond” che dà un’idea di ciò che accade ancora oggi in quelle terre, con scene infernali davvero raccapriccianti, ma che fanno  ben capire quale cinica logica si nasconda dietro tutto quel caos. Credo che nessuno possa dirsi innocente: tutti sappiamo perché tanto sangue scorra  nelle terre africane, tutti sappiamo che a rinfocolare gli scontri armati sono speculatori senza scrupoli, ma stiamo tutti ben tranquilli, voltando la testa dall’altra parte. Ci scuote soltanto la paura di quelli che fuggono da quegli orrori e che giungono ai nostri confini, ma non ci interessa di sapere cosa li spinga a fuggire…

N.B.: E’ di questi giorni anche la notizia che in Costa D’Avorio vengono rapiti i bambini per farli lavorare come schiavi nella lavorazione dei baccelli di cacao …. a me piace molto il cioccolato, ma non credo che riuscirò a mangiarlo senza pensare al dolore di quei bambini…quindi lo abolirò dalla mia alimentazione.

Io sono Joy.

Sul sito “Vatican News” ho trovato questa storia, raccontata questa mattina durante un webinar sulla tratta di esseri umani. E’ una storia terribile, ma uguale a milioni di altre, visto che questa piaga coinvolge circa 40 milioni di persone  (due terzi sono donne e il 23% sono bambini). Sono persone costrette a prostituirsi o a lavori forzati, persone maltrattate, spesso torturate o usate come donatori di organi.

Joy è una donna nigeriana la cui storia è raccontata nel libro di Mariapia Bonanate, “Io sono Joy” (San Paolo), con la prefazione di Papa Francesco. Si tratta di una ragazza nigeriana che approda in Italia dopo un viaggio drammatico con l’illusione di trovare un lavoro, finendo invece sulla strada.

Joy racconta:“Il viaggio verso l’Italia è stato drammatico, mancavano acqua e cibo. Se qualcuno cadeva dalla macchina o dalle moto veniva abbandonato, non si tornava indietro. Siamo state quasi due settimane nel deserto”. Poi l’arrivo in Italia. “Mi hanno detto che dovevo lavorare in strada, il mio debito era di 35mila euro”. Sulla strada Joy è rimasta quasi un anno, anche incinta. “Mi hanno fatto abortire”, dice con la voce rotta dall’emozione. “Gesù, fammi conoscere persone che mi aiuteranno, io da sola non ce la faccio. Pregavo, pregavo sempre – racconta Joy nel video – ed ho sentito una voce, che mi diceva di non avere paura, di trovare il coraggio. Allora ho preso il telefono, il giorno dopo un poliziotto mi ha liberata e sono andata a Caserta”. Qui spunta il sorriso. La vita di Joy è cambiata, stavolta per sempre. (dal sito: Vatican news).

Joy ha trovato la salvezza grazie a questo numero verde telefonico: 800 290 290.  Questo numero può salvare altre persone e riportarle a una vita di dignità e di rispetto.

E le donne diventarono cittadine…

76 anni fa, fu riconosciuto alle donne il diritto di voto, furono considerate cittadine, ma non era la prima volta che lo stato italiano si ricordava che la metà dei suoi cittadini era rappresentato dal gentil sesso.

Infatti, 20 anni prima, il duce, per attirarsi le simpatie femminili, consentì alle donne di votare nelle elezioni amministrative, ma subito dopo tale diritto non poté più essere esercitato perché le cariche amministrative locali furono assegnate con nomina del governo.

La decisione del 1 febbraio 1945 fu presa certamente in considerazione del ruolo che tante donne avevano avuto durante la guerra  nelle attività produttive del Paese sostituendo nelle fabbriche, nei campi e negli uffici gli uomini che erano stati richiamati sotto le armi, ma anche in considerazione del loro apporto coraggioso nella lotta di  Resistenza.

Credo che se tutti fossimo consapevoli di quante battaglie e di quanti sacrifici sia costato il diritto di voto, nessuno rinuncerebbe ad esercitarlo con  leggerezza.

Anziani destinati all’isolamento e all’emarginazione?

Quasi 14 milioni di anziani over 65, e di questa la metà (7 milioni, quindi) sono over 75. L’Italia ha la popolazione più vecchia d’Europa con il 22,8% del totale che ha più di 65 anni a fronte del 20,3% della media dell’ Ue

Sono dati Eurostat riferiti all’anno 2019.

Dunque: quasi un quarto della popolazione italiana è anziana e per la quasi totalità non ha accesso alle nuove tecnologie; aggiungiamo a loro anche buona parte dei 50/60enni e avremo un numero enorme di persone che si troveranno sempre più a disagio in questo mondo che sta informatizzando molti aspetti della vita civile, persone destinate a sentirsi sempre più isolate ed emarginate.

IO quasi ogni giorno vengo contattata da persone anziane  afflitte da problemi facilmente risolvibili accedendo a internet, ma quasi insormontabili se non puoi accedere alle informazioni giuste.

Con l’UTE stiamo vedendo che, proponendo lezioni on line, un buon numero di soci è stato stimolato a consultare la propria mail, a installare l’app che permette il collegamento e ad attivarsi per partecipare. Col passaparola il numero di questi coraggiosi è via via aumentato ed è logico pensare che, se dovrà scaricare da internet gli esami del sangue, proverà a farlo e non dovrà più prendere il mezzo pubblico o l’automobile per andare a ritirare i referti.

Si sa che in questo campo l’ostacolo più difficile da superare è la paura di non farcela, di combinare pasticci, ma dopo i primi successi poi ogni giorno si può imparare una cosa nuova e non ci si sentirà più fuori dal mondo.

Ora mi pare ovvio chiedersi: chi si sta preoccupando di aggiornare questa parte  di popolazione? Credo che ne gioverebbe tutta la società.

Bambini e internet.

Dieci anni non sono forse troppo pochi per tenere tra le mani tutto un mondo sconosciuto e apparentemente tanto allettante?

Da molto tempo si moltiplicano gli appelli a non lasciare libero accesso a internet ai bambini troppo piccoli e il caso di Palermo non fa che confermare quali pericoli nasconda la rete.

Ascoltiamo perciò gli appelli di educatori e pedagogisti: nessuno di noi metterebbe un’automobile a disposizione di un bambino, che non è in grado di controllarla e guidarla; così non dobbiamo mettere i bambini in condizione di farsi sopraffare dalle insidie velenose della rete: anche se sanno navigare e interagire con disinvoltura maggiore di noi adulti, non hanno gli strumenti per discernere ciò che può essere utile o anche solo divertente da ciò che può essere dannoso e addirittura letale.

Se proprio per necessità logistiche  si dovesse dotarli di un cellulare, optiamo per quelli che non hanno accesso alla rete e se gli passiamo il nostro dispositivo, stiamo accanto a loro mentre ne fanno uso.

Pierantonio Costa: uomo giusto.

Fra pochi giorni celebreremo, come ogni anno la “Giornata della Memoria” per ricordare a tutti noi quali orrori siano possibili quando si mette a tacere la voce della coscienza e si fa finta di non sapere ciò che di disumano sta accadendo intorno a noi.

Stamattina alla radio, Alessandro Milan ha trasmesso la registrazione di un’intervista rilasciata in passato da Pierantonio Costa, morto solo qualche giorno fa senza che gli siano stati resi gli onori che meritava.

Costa era console in Rwanda quando in tre mesi un milione di persone fu massacrato a colpi di macete. Lui non guardò dall’altra parte, ma ascoltò la sua coscienza e usò il suo patrimonio personale (tre milioni di dollari) per salvare la vita a duemila persone che cercavano di fuggire da quell’inferno.

Con voce calma e senza nessuna retorica Costa, nell’intervista citata, raccontava la sua vicenda, sottolineando come l’uomo sia l’unico essere sulla terra che uccida per il piacere di uccidere e alla fine puntava il dito contro gli stati occidentali: non devono trattare con governi criminali facendo finta di non sapere quanto sangue abbiano versato. Sono parole che puntano senza ipocrisia il dito contro chi è corresponsabile ancora oggi dei  focolai di guerra che devastano  tanti paesi.

Sapremo preservare il ricordo dell’esempio dato da Pierantonio Costa, uomo GIUSTO?

Nel giorno della Memoria, dovremmo ricordare tutti i GIUSTI come il console Costa insieme a tutti  gli Olocausti perpetrati ogni volta che l’uomo dimentica di essere UOMO e lascia libero sfogo alla bestia che si annida nel profondo della sua anima.

1 Gennaio: giornata per la pace.

Copio da Wikipedia:

«Giunga ora il Nostro saluto fraterno e paterno ed il Nostro augurio di pace, con quanto la pace deve recare con sé: l’ordine, la serenità, la letizia, la fraternità, la libertà, la speranza, l’energia e la sicurezza del buon lavoro, il proposito di ricominciare e di progredire, il benessere sano e comune, e quella misteriosa capacità di godere la vita scoprendone i rapporti con il suo intimo principio e con il suo fine supremo: il Dio della pace.»
(Paolo VI, Omelia per la prima celebrazione della «Giornata della pace», 1° gennaio 1968[2])

paceOggi si celebra la giornata per la pace, istituita da Paolo VI nel 1968, come si evince da quanto riportato sopra.

Poco fa, Papa Francesco ha esortato di nuovo il mondo a perseguire la pace, ma per costruire una pace vera non basta far tacere le armi, che pure anche in questo momento seminano morte e disperazione in tante parti del mondo.

Per costruire la pace bisogna combattere la povertà, bisogna evitare che poche persone al mondo detengano la maggior parte delle ricchezze del pianeta, bisogna riconoscere a tutti eguali diritti in nome dell’unica appartenenza all’umanità, bisogna smettere di investire in armamenti per creare occasioni di lavoro dignitoso.

Bisogna creare legami di solidarietà vera tra individui, tra gruppi, tra nazioni e prenderci cura gli uni degli altri in un clima di rispetto  per l’ambiente: uomo e natura non possono non vivere in simbiosi e dal benessere dell’una dipende il benessere dell’altro.

E’ una meta ambiziosa quella che ci propone Papa Francesco: potremo raggiungerla solo se sapremo metterci insieme, superando le barriere culturali e gli egoismi che ci dividono. Utopia? Forse sì,  ma forse è l’unica via sensata da percorrere.

 

 

Croazia, tra terremoto e violazione dei diritti umani.

Nei giornali e alla TV se ne parla molto poco, ma sul confine tra Bosnia e Croazia, da tempo si compiono soprusi e violenze ai danni di migranti che tentano di raggiungere i paesi del centro-Europa. In questi giorni poi alle violenze si aggiunge il tormento del freddo per gente che non ha di che ripararsi e riscaldarsi.

Ora la Croazia è stata sconvolta da un violento terremoto e non avrà certo tempo e voglia di occuparsi dei migranti, visto che sarà già difficile per il governo soccorrere i propri concittadini.
Una cosa però forse allevierà  la situazione di chi sta bivaccando alla frontiera: forse i militari saranno occupati altrove e avranno altro da fare che tormentarli con lanci di pietre e percosse miranti a spaccare le gambe, non saranno lì a frustarli, a derubarli di vestiti, scarpe e telefoni.

E pensare che tutto questo sta accadendo anche  oggi, in questo momento, ai confini dell’Europa …. c’è di che vergognarsi…

E’ giusto accorrere in soccorso dei terremotati croati, ma sarebbe altrettanto giusto porre termine alle sofferenze dei migranti.

Pandemia e volontariato.

Oggi una videoconferenza organizzata dall’Università Cattolica ha messo a fuoco il mondo del volontariato in questo tempo di pandemia.

I relatori parlavano della realtà di Brescia, una delle città più duramente colpite dalla prima ondata di contagi e hanno evidenziato come tante persone, e tra queste tanti giovani, abbiano sfidato il pericolo di ammalarsi e abbiano superato le loro paure per mettersi a disposizione di chi aveva più bisogno di aiuto. In molti casi le associazioni hanno dovuto inventarsi nuovi modi di operare, perchè le situazioni erano del tutto nuove e impreviste, ma esse hanno comunque saputo dare risposte rapide ed efficaci.

Si è detto anche che i giovani, che non amano essere inquadrati in organizzazioni ufficiali, sanno però farsi avanti nelle situazioni di emergenza e alcuni giovani che partecipavano alla videoconferenza hanno testimoniato quanto sia stata preziosa per loro stessi questa esperienza.

Una relatrice, la responsabile del CSV di Brescia  ha affermato che nel volontariato i giovani hanno modo di sperimentare ed acquisire capacità che potranno arricchire il loro curriculum e facilitare quindi il loro ingresso nel mondo del lavoro e ha concluso esortando i giovani a fare qualche Master in meno e un po’ di volontariato in più.

Sapere che tra noi esiste un vero silenzioso esercito di persone generose e coraggiose non può che confortarci e riempirci il cuore di speranza.